11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 16 aprile 2008

097


M
idda si sollevò con energia e rapidità lungo la rete di corda, al di sopra delle casse così fissate sui lati della stiva: il movimento continuo e brusco della nave spesso tentò di impedirle quella breve ascesa, ma la di lei determinazione, nonostante il buio totale in cui si era volontariamente rinchiusa, era tale da non concederle possibilità di fallimento. In pochi battiti di cuore ella si pose così sopra il legno e la canapa, costretta dal breve spazio offertole a restare a carponi, quasi schiacciata contro il soffitto della stiva: tenendosi con braccia e gambe larghe in tutta l’estensione a lei concessa, iniziò a muoversi lentamente, quasi simile a ragno, ad avanzare in quella posizione, cercando di spingere i propri sensi ad offrirle una visuale su ciò che l’attendeva.
Fu l’olfatto il primo, però, a giungerle in soccorso, laddove nell’odore di salsedine e di acqua marina, fra la fragranza del legno e quella della corda, il gusto del sangue si impose chiaro come il peggiore dei fetori o il migliore degli aromi: cruore, linfa vitale che in grandi quantità aveva impregnato l’ambiente a lei frontale, la zona verso cui si stava dirigendo. Un corpo morto non era a lei distante, un cadavere doveva essere stato lì stipato e nel momento in cui la di lei mano sinistra si appoggio su una forma morbida, su pelle fredda ma vellutata, ella comprese di aver ritrovato Ja’Nihr. I resti della cacciatrice erano stati gettati, senza troppe premure, sopra alle casse, quasi ella fosse una vecchia bambola di pezza ora rotta ed inutile: i di lei arti, accartocciati in maniera innaturale, si intrecciavano in molteplici punti alle reti, lasciandola lì legata ed immobile nonostante la tempesta. Solo il capo si agitava in continuazione, ad ogni movimento della nave, gettandosi macabramente privo di controllo a destra ed a sinistra, digrignando i denti in un funereo canto di morte. La donna guerriero cercò di isolare l’immagine mentale così realizzata della compagna perduta per non avere distrazioni, per non disonorare il ricordo della defunta nel fallimento della propria missione.
Solo in quel momento, nell’esatto istante in cui nella stiva venne scordata la presenza del corpo di Ja’Nihr, la mercenaria poté individuare il proprio avversario: al di lei udito giunse il suono ritmico del respiro di egli, dissimulato al pari del proprio nel suono delle onde, nel fragore della tempesta; al di lei tatto fu un accenno di umano calore, in assoluto contrasto con il freddo umido di quella stiva; al di lei olfatto fu l’odore della digestione di una cena a base di pesce, condito con forti spezie di origine orientale.
Come ella si accorse di lui, così egli non poté mancare di cogliere la di lei presenza ed, in conseguenza a questo, una lunga lama venne mossa con mortale silenzio verso la guerriera, verso il di lei viso e collo: ma, senza farsi cogliere alla sprovvista, la mano destra di Midda non mancò di saettare con velocità non meno inferiore a quella dell’offesa offerta, lasciando infrangere in uno scintillio metallico l’arma avversaria contro le di lei difese. Immediata, a quel punto, fu la reazione della donna che, chiudendo il proprio pugno destro con forza, torse il polso per spezzare con violenza la lama avversaria e rilanciarla verso egli prima di lasciarsi rotolare di lato a gettarsi oltre il bordo delle casse, verso il pavimento della stiva sotto di loro.
Nell’attimo in cui ella appoggio a terra i piedi, ammortizzando l’impatto al punto da emettere solo una vibrazione praticamente impercettibile, un sussulto si avvertì nell’unico altro respiro presente in quell’oscurità: il frammento di metallo da lei gettato come pugnale era andato a segno, colpendo il nemico, ma egli, in quel suo trattenere ogni gemito di dolore, dimostrò ancora una volta la propria temibile preparazione. La donna a quel punto non ebbe più dubbi: il di lei avversario non era divino o ultraterreno. Era un guerriero, suo pari, un uomo addestrato alla guerra, all’omicidio, alla lotta, alla sofferenza ed alla morte: e proprio quelle due ultime qualità sarebbero state le uniche che ella gli avrebbe concesso di adoperare, le sole che ella avrebbe riservato nel suo immediato futuro.

« Perché? »

Quella domanda le nacque spontanea, trovando naturale formalizzazione nella di voce della mercenaria.
Nel momento in cui la natura del di lei avversario apparve chiaramente umana, nel momento in cui l’odore di un nuovo sangue iniziò a diffondersi nell’ambiente offrendo un mal celato piacere nel cuore della donna, solo quella domanda restava priva di risposta, simile ad una questione di fede.
Ma il nemico incognito non volle rispondere ed, anzi, tentò di approfittare di quel momento, reputandola distratta, per gettarsi dall’alto verso di lei: ella, tutt’altro che priva di guardia, si lasciò ricadere all’indietro, sulla schiena, per accogliere con i propri piedi il corpo in movimento e slanciarlo alle proprie spalle, sfruttando contro di egli la stessa energia offerta in quel tentativo d’offesa. E prima ancora che al guerriero fosse concessa possibilità di ripresa, ella si lascio rotolare, a completare la capriola così iniziata per gettarsi con la violenza di entrambe le ginocchia contro la cassa toracica dell’avversario. Il colpo fu potente e preciso, nonostante tutte le condizioni negative di quello scontro, e l’uomo, ora, non poté evitare di gemere nell’avvertire chiaramente le proprie costole incrinarsi sotto tanta passione, in conseguenza di tale attacco, al contempo freddo ed iracondo.
Rapidamente nuovi colpi seguirono i primi, alternandosi con forza e con enfasi contro quel corpo ora a lei sottomesso: ma in quel sostare eccessivo sopra il corpo avversario, ella commise un’imprudenza che volse a favore dell’uomo, il quale poté, con non poca forza di volontà, muovere le mani a cogliere gli arti di lei in movimento per afferrarli, bloccarli e, con decisione, sospingerli lontano da sé. Midda si vide pertanto gettata verso l’alto, scoperta a possibili offese avversarie che non mancarono di presentarsi nella forma di una nuova lama, estratta apparentemente dal nulla e diretta con velocità letale contro il di lei ventre. Se ella non avesse posseduto la prontezza di riflessi derivata da una vita di combattimenti, da una lunga ed ininterrotta sequenza di vittorie contro contendenti sempre più pericolosi dei propri predecessori, sicuramente quell’arma avrebbe aperto in due il suo addome: al contrario, ella sfruttò il movimento forzatamente offertole dalla reazione avversaria per puntare le proprie mani al suolo e roteare con l’intero corpo in avanti, evadendo ad una morte sicura.
Il guerriero nemico a quell’insuccesso reagì subitaneo, senza permettersi alcun genere di sconforto emotivo, guidando una nuova serie di affondi contro di lei con la propria arma, un lungo pugnale probabilmente, forse il medesimo con cui aveva ucciso Salge: ma la donna guerriero, già in movimento, non gli concesse di trovare in lei alcun bersaglio, alcun obiettivo, allontanandosi rapidamente in direzione della prua della nave, unica concessale, con una serie di rotazioni continue, ininterrotte. L’inseguimento fra i due fu avvincente, nell’oscurità completa, nel frastuono assoluto della tempesta che non concedeva loro alcuna tregua, alcuna possibilità di chiara percezione sensoriale: la lotta non era solo fisica ma, al contrario, soprattutto mentale, in uno scontro che avrebbe visto perire il primo fra loro che si fosse distratto, perdendo il controllo sull’ambiente circostante e, conseguentemente, donandosi in totale balia delle azioni nemiche. Midda, in quell’azione evasiva, si ritrovò a dover fare anche i conti con la limitata lunghezza della goletta che, dopo troppo poco spazio, presentò la curva anteriore della propria chiglia.

« Sei morta! » esclamò l’uomo, spingendosi in un ultimo affondo, verso di lei.

E la donna, ritrovatasi con il viso contro il legno della nave e le spalle rivolte ad egli, nell’udire la voce dell’avversario non poté evitare di sbarrare gli occhi, in un naturale gesto di stupore e smarrimento.

2 commenti:

coubert ha detto...

:o

E ora chisarà questo misterioso assalitore? Mi pare evidente si conoscano... che c'entri qualcosa con il capitano che voleva parlarle al porto?

Sean MacMalcom ha detto...

Leggi il nuovo episodio... leggi leggi! :D