11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 13 aprile 2008

094


L’
assenza di Salge dal ponte della nave apparve eterna, nel crescere incessante della tempesta: Noal, come secondo al comando, gridava gli ordini ad ogni membro dell’equipaggio, cercando di mantenere il controllo sulla nave e sul timone, tentando di contrastare l’impeto, l’irruenza del mare che contro loro scagliava tutta la propria furia. Già tre volte il vento e le onde li avevano sospinti oltre le balaustre della goletta, ed in ogni occasione solo la robustezza delle funi di salvataggio aveva permesso loro di non perdersi, arrancando faticosamente per ritornare a bordo, per ritrovare un minimo di riparo: nulla in tutto quello, comunque, era nuovo per l’equipaggio della Jol’Ange e per quanto la burrasca potesse apparir violenza, psicologicamente accentuata dagli eventi che l’avevano preceduta, a tutti gli effetti essa non dimostrava nulla di peggio rispetto ad altre affrontate prima d’allora.

« Scogli a babordo! » gridò Masva, improvvisamente.

Per quanto i sensi della giovane dai corti capelli rossi non fossero neppur vagamente equivalenti a quelli di Ja’Nihr, ella si stava impegnando oltre le proprie possibilità per assolvere al proprio ruolo di vedetta, sfidando l’impeto della pioggia e delle onde, contrastando la quasi completa oscurità in cui erano gettati e ritrovando, paradossalmente, come unico aiuto i violenti lampi che nel cielo scaricavano la propria ira ed in essa la propria luce.
Rapido ed efficiente, Noal virò verso tribordo, senza perdere tempo ad avvertire di quella manovra. Del resto, tutti a quell’avviso avevano trovato ancoraggio sicuro in qualche punto del ponte, prevedendo l’immediata reazione del timoniere: se solo egli avesse infatti tardato di un singolo istante, le rocce avrebbero potuto infrangere lo scafo, condannandoli tutti a morte.

« Per Tarth! » esclamò la voce di Salge, improvvisamente, in risposta a quella brusca manovra « Ma chi ti ha insegnato a navigare, marinaio di acqua dolce? Quasi ci lasciavo il collo… »

A quel suono, a quell’imprecazione, tutti volsero il capo verso l’ingresso alla stiva, da cui un bagliore violaceo fuoriusciva, spezzando con forza le tenebre della tempesta, preannunciando il ritorno tanto sperato: egli infatti, dopo pochi istanti, mostrò nuovamente il proprio volto sul ponte della nave, suscitando uno spontaneo boato di gioia e di supporto da parte di ogni uomo e donna lì presente. Fra le braccia il capitano della goletta conduceva un grosso sacco di grezza stoffa scura, dalla cui apertura superiore una luminescenza viola si mostrava già viva, ardente quasi simile a fuoco: la sua missione aveva avuto successo ed, in contrasto ad ogni dio furente, egli aveva portato alla superficie la loro scorta di pietre fosforescenti, a fornire la possibilità di poter spingere lo sguardo oltre quanto permesso dalla luce dei fulmini, oltre a quanto la natura sembrava voler loro offrire.

« Tamos. » richiamò immediatamente l’uomo « Distribuisci le pietre: voglio che l’intero ponte risplenda a giorno! »

Ed il marinaio ubbidì. Nell’infuriare sempre crescente della tempesta, nello scatenarsi incontrollato delle più primordiali forze della natura, la Jol’Ange aveva ora la possibilità di risplendere sopra i mari simile a stella, diffondendo la propria luce oltre le onde, a concedersi una concreta speranza di attraversare intatta i mille pericoli loro offerti.
Proprio nell’atmosfera innaturale creata da quelle pietre, a Midda fu offerto di vedere per la prima volta il loro avversario e di assistere, impotente, alla di lui azione. Dalle tenebre misteriose e mortalmente pericolose della stiva, un’oscura figura emerse improvvisa ed inattesa, alle spalle del capitano della Jol’Ange: essa si mostrò solo come un lungo manto nero più della notte, apparentemente priva di viso o di corpo sotto il cappuccio in cui le ombre lasciavano intravedere unicamente un orrendo abisso. Carne ed ossa dovevano essere comunque fra quelle forme, perché le stesse sollevarono rapide e silenziose un lungo pugnale dietro al capo del comandante, e si mossero in un battito di ciglia per recidere di netto la di lui colonna vertebrale, come fosse un esile stelo di fiore.

« Salge! » tentò di gridare la mercenaria, slanciandosi verso l’uomo.

Egli non ebbe il tempo di udire il richiamo di Midda, non gli fu concessa la possibilità di comprendere ciò che stava accadendo: nel frastuono della burrasca, nel subbuglio martellante della tempesta, l’assassino poté coglierlo in totale sorpresa, abbattendo la propria lama, strappando in un gesto freddo e violento la vita dal suo corpo, senza colpa, senza ragione, senza pietà.
In quel momento, in quella tragedia, un’onda più impetuosa di altre piegò la nave a dritta, sbalzando quasi come bambola priva di peso la donna guerriero nel di lei tentativo di raggiungere disperatamente il capitano, l’amante di epoche passate, l’amico di una vita intera: ed ella, gridando la propria ira ed il proprio dolore, si ritrovò con il braccio destro, lucente nel nero metallo bagnato, a tendere invano verso l’uomo, mentre il proprio intero corpo venne scaraventato oltre la balaustra, sprofondando nelle fredde acque del mare, le quali la accolsero con passione, la trascinarono con forza nelle proprie spire, tendendo la corda attorno al di lei ventre con una violenza tale da segnarne le carni, tagliarne la pelle. Il sapore salino le riempì all’istante la gola ed i polmoni, prim’ancora che potesse rendersi conto di non essere più sulla goletta: tutto si arrestò in quell’attimo ed ogni cosa sembrò perdersi nelle tenebre marine. Aveva perso.
Aveva nuovamente perso una parte di sé. Della propria esistenza. Della propria vera natura. Del proprio passato.
Aveva perso Salge.

« … »

« NO! »

Un grido, un urlo che in un attimo svuotò con forza, con prepotenza, con energia, con decisione i di lei polmoni, liberandoli del liquido che li aveva invasi, sottraendola all’infido destino a cui era sembrata legata. In quella forza d’animo, in quella rabbiosa potenza nascente nel di lei cuore ed estesa a tutto il suo corpo, ella ritrovò controllo sull’universo a sé circostante, riprese coscienza della realtà e della necessità di combattere, di lottare per cercare giustizia, per dissetarsi di vendetta.
Un assassino, umano o no che esso fosse, aveva osato troppo contro di lei, contro le persone a lei vicine, arrivando a colpire forse uno degli unici sinceri affetti che ancora possedeva in quel mondo maledetto, che mai nessuno avrebbe dovuto violare, mai nessuno avrebbe dovuto sol ferire.
Quell’assassino, umano o no che esso fosse, sarebbe morto: nulla, non il mare, non lo stesso Tarth, avrebbe potuto evitare la conclusione di quella vita, di quell’indegna esistenza.
E tale condanna a morte, così tacitamente espressa, le offrì l’energia necessaria a combattere, la forza utile a aggrapparsi nuovamente con le mani alla solida corda che l’univa alla nave, per poter ritornare a bordo a compiere il proprio letale dovere.
Non era tempo per morire… era tempo per uccidere.

5 commenti:

coubert ha detto...

Povero Salge :(

Spero solo che quando Midda tornerà sulla nave, trovi ancora qualcuno in vita... sono da soli con il bestio, e la scena mi ricorda tanto un tarrasque in mezzo a un greggie di pecore...

Palakin ha detto...

Non te la prendere... è quasi una mia maledizione indovinare in quei casi... Comunque, direi ceh ora sono cavoli per il killer...

Sean MacMalcom ha detto...

@Palakin:

l'unico con cui me la prendo è quell'autore psicopatico che passa un mese a descrivere dei personaggi e poi li elimina in poche righe!!!

...

Come dici? Sono io???
Wooops... =^.^="""

@Coubert:

Concordo con l'opinione di Palakin: "Ora sono cavoli per il killer"!!!! :((

Palakin ha detto...

Si, anche perché, piutosto che passare un mese solo a descrivergli( e lasciare un pò troppo in sottofondo Camne che comuqnue, mi sembra sia una presenza duratura... ma fa più macchietta che altro...) fargli vivere un pochino di più? Insomma non descrivergli solo, ma fargli agire...

Sean MacMalcom ha detto...

Posso risponderti dicendo solo: ogni cosa a suo tempo! :D

Non a caso nelle schede dei defunti non è ancora stata segnata l'indicazione dell'ultima apparizione, al contrario di quanto successo per il monaco oscuro! ;)
Sono cresciuto come te alla scuola Marvel... e l'insegnamento che ne dovremmo aver ricavato è che mai un personaggio finisce sprecato, per quanto minimo o minore esso sia! :D