11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 17 aprile 2008

098


N
el mentre in cui la lama avversaria venne diretta verso il cuore di Midda, con un movimento simile a quello nel quale Ja’Nihr aveva incontrato la conclusione della propria esistenza, la donna guerriero si voltò ad una velocità quasi disumana, conducendo il proprio braccio destro ad offrirle difesa. Ma in quel gesto, ella non si limitò a proteggere il proprio corpo dal nemico: al colpo che impose sopra il polso dell’uomo, infatti, la mercenaria offrì tanta forza da spezzare senza incertezze l’arto diretto contro di lei, generando un raccapricciante suono di ossa rotte.

« Tu?! » esclamò ella, con orrore, nel gettare la propria mano sinistra in avanti, alla ricerca del collo avversario, per afferrarlo, per stringerlo, per massacrarlo se possibile.

La fredda ira della donna, dopo aver riconosciuto l’identità di egli, aveva raggiunto un livello tale che avrebbe strappato la di lui carotide a mani nude con selvaggia violenza primordiale, se solo egli non le fosse riuscito a sfuggire. Ma il guerriero si sottrasse di fronte ad ella, gemendo per il polso frantumato.

« Perché? » domandò nuovamente la donna, avanzando verso di lui, in un’inversione dei ruoli che vide ora l’uomo tentare una disperata fuga « Perché?! »

Nell’arretrare da lei, l’avversario cercò di offrirle nuovi attacchi, scagliando contro la donna due corti pugnali da lancio: Midda, ora distratta dal desiderio di morte per egli, non ebbe modo di accorgersi di quell’attacco e se la prima delle lame rimbalzò contro il di lei braccio destro, la seconda si conficcò nella carne della di lei stessa spalla destra, evitando fortuitamente le ossa e trapassandola quasi da parte a parte nella morbidezza di quelle membra. La donna, però, non si fece fermare da quell’attacco e con un movimento deciso della mancina strappò dalla propria spalla l’arma, ignorando il danno minimale subito, per rilanciarlo con violenza contro il nemico.
Un nuovo gemito di dolore, ora non più controllato, segnalò come quella reazione fosse andata a segno, colpendo l’avversario già ferito, già leso: ed il sentire quel lamento fu per la mercenaria un vero e proprio incentivo, lasciando crescere la di lei forza, il di lei desiderio di vendetta.

« Perché? » insistette, riprendendo a muoversi verso di lui, senza fretta ma inesorabile, temibile, terribile.

Un rumore metallico contro il legno comunicò alla donna che il proprio nemico si era liberato della lama in lui conficcata per lasciarla poi ricadere: il fatto, poi, che non avesse tentato una nuova offesa le indicò chiaramente come ormai egli stesse retrocedendo, cercando una qualche fuga lontano dalla di lei ira, dalla furia in lei incarnata. Ma non vi sarebbe stata per lui possibilità di vittoria, non vi sarebbe stata per lui possibilità di vita.
Ella, raggiungendo con il piede il pugnale a terra, accennò un inchino per poterlo raccogliere ed in quel mentre avvertì un repentino spostamento d’aria: un calcio, in quella sua presunta distrazione, era rivolto al di lei viso, indirizzato al di lei capo, forse in un tentativo di coglierla nuovamente alla sprovvista, in una fugace speranza di salvezza da un destino ormai scritto. A quell’attacco ella offrì nuovamente il proprio braccio destro, afferrando con forza la gamba diretta contro di lei e ripiegandola di netto verso l’alto: un nuovo macabro suono di ossa rotte seguì quel gesto accompagnato da un alto gemito di dolore, impossibile da contenere, da trattenere.
La donna guerriero, impossessatasi qual era del pugnale con la mano sinistra avrebbe potuto porre fine a quello scontro, vendicando i compagni perduti: ma ella, ormai, non desiderava solo la morte del proprio avversario. Doveva comprendere, doveva capire il perché di quelle morti assurde, cosa poteva averlo spinto a commettere quegli omicidi a sangue freddo: tutto ciò che era successo, infatti, appariva assurdo, totalmente privo di ogni logica e di ogni movente.

« Perché?! » ripeté per l’ennesima volta, lasciando andare la gamba dell’uomo e spingendolo indietro, verso la fine della stiva, verso l’uscita dalla stessa, incentivandolo a ritornare verso il ponte, verso il destino che lo avrebbe atteso davanti agli occhi di tutto l’equipaggio della Jol’Ange.

Con due ferite da lama in corpo ed un polso ed una gamba spezzati, all’uomo non fu concessa più libertà di azione, non venne offerta più alcuna speranza: liberato dalla stretta di lei e sospinto, egli ricadde a terra, iniziando a strisciare verso l’uscita, in un istintivo tentativo di sopravvivenza, in un primordiale ed assolutamente improbabile desiderio di fuga.

« Pensavi… veramente che lei ti avrebbe concesso… di tornare ai mari? » gemette la voce dell’uomo, prendendo finalmente parola.
« Lei?! » domandò Midda, arrestandosi di colpo e sbarrando gli occhi in un momento di stupore.
« Sì… lei! » rispose egli, sputando sangue ed arrancando ormai fuori dall’oscurità della stiva, nel corridoio dove la pietra viola era stata lasciata dalla mercenaria.
« E’ lei che ti manda? E’ per lei che lavori? » domandò ella, con rinnovata foga, con evidente frustrazione nel cogliere il riferimento a quella donna, a quel maledetto passato di cui non sembrava potersi liberare.
« Midda… Bontor… grande guerriera… » ridacchiò l’avversario, mostrando un volto straziato dal dolore ma traspirante un orrido sadismo nell’osservarla « Fuggire non ti… servirà… ella ti scoverà… sempre… »
« Perché Salge? Perché Ja’Nihr? » gridò la donna, afferrando l’avversario all’altezza del collo con la mano destra, sollevandolo da terra con rabbia ormai non più fredda, non più controllata.
« Lei vuole… vuole… che tutti attorno… a te… muoiano. » sussurrò egli, ora quasi soffocato da quella presa « Ucciderti… sarebbe troppo… semplice… »
« Maledetto! » ruggì ella, lanciandolo letteralmente verso l’alto, verso il ponte della Jol’Ange straziato dalla tempesta incessante.

E Ron-Hun ricadde sul legno bagnato e scivoloso, avvolto ancora nel nero manto impregnato del suo stesso sangue, gemendo per il dolore degli arti fratturati e delle ferite riportate subito ricoperte dalla salina acqua del mare.
L’intero equipaggio della goletta sembrò pietrificarsi a quella vista, nel riconoscere il volto del loro compagno creduto morto ora illuminato dalla fosforescenza violacea delle pietre legate in ogni punto della nave, ad illuminarne il cammino: incredulità, stupore furono i primi sentimenti che nei loro cuori, nelle loro menti si proposero frastornanti. Ma quando Midda riemerse dopo di egli dalla stiva, quando la donna si mostrò sprezzante e furente verso il proprio prigioniero, tutti compresero e non dubitarono neanche per un istante dell’evidenza.

« Uccidermi non sarà MAI semplice, lurido cane! » ringhiò la mercenaria, prima di levare il capo verso i compagni, verso il resto dell’equipaggio, con pupille tanto espanse nelle iridi da far apparire i di lei occhi completamente neri.

2 commenti:

coubert ha detto...

Wow! Midda ha nemici potenti, non c'è che dire!

Cioè, quella signora ha messo un suo uomo lì per chissà quanto tempo, nell'ipotesi che un giorno la guerriera vi tornasse. E lui, che nel frattempo sarà diventato sicuramente amico fraterno dell'equipaggio, ancora seguiva i suoi ordini, malgrado tutto.


A parte che ora bramo le spiegazioni che spero entro il 100 arriveranno, voglio vedere Av'Fahr incacchiarsi con Midda, e molto.

E voglio vedere cosa faà Midda quando capirà che, oltre al fatto che Ja'Nihr è morta per colpa sua, tutto sommato, ancora più colpa lei ha nella morte di Salge, visto che ha impedito a Av'Fahr di uccidere Ron-hun.

Sean MacMalcom ha detto...

[si mette una pezza in bocca per evitare di offrire qualsiasi risposta e non offrire spoiler]