11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 9 luglio 2008

181


I
l cielo, già bruno per l’incombente calare della sera, sembrò oscurarsi improvvisamente a seguito di quelle parole, come se ogni energia, come se ogni residuo di luminosità fosse assorbito dall’anziano nobile, negli occhi del quale la nuova e sconcertante luce continuava a brillare con vigore inumano, quasi abbagliando la vista di chiunque a lui rivolgesse lo sguardo, di chiunque a lui ardisse di volgere la propria mortale attenzione.
Le leggende a cui egli si era aggrappato in quegli ultimi anni della sua vita, i miti che narravano dell’immortalità concessa a chi avesse ardito a quell’impresa impossibile, a sfidare la fenice per potersi nutrire di essa, del di lei fuoco, del di lei potere, stavano in quel momento trovando conferma reale davanti agli occhi di tutti, vedendolo elevato sopra agli uomini, non più mortale fra mortali, non più limitato dalla propria decadente fisicità, dal peso dei troppi anni accumulati sopra le proprie spalle.

« Io ho il potere! » ripeté, trasformando ciò che prima era stato un lieve e stentato sussurro in un grido trionfante, un urlo d’esaltazione verso il cielo.

Nella forza concessagli da quell’incanto, dall’uovo di fenice diventato parte di sé, egli si levò di scatto in piedi, come se ogni stanchezza, ogni malattia, ogni debolezza che fino ad un istante prima gravava sulle sue membra, sulle sue ossa, fosse improvvisamente scomparsa, dimenticata. Evidentemente rigenerato dall’essenza di creazione dell’animale, egli si eresse fiero, gettando le braccia al cielo e respirando a pieni polmoni come da anni non si poteva concedere di fare, godendo di quella nuova energia, di quel potere privo di eguali che era diventato proprio, che aveva conquistato dopo troppe ricerche, troppe fatiche, troppa spesa, tutto ampliamente ripagato in quell’istante, in quel nuovo divino stato: nulla gli sarebbe più stato negato, nulla gli sarebbe più stato proibito, oltre ogni uomo, oltre ogni dio, oltre ogni naturale limitazione.

« Lo sento… io sento l’universo intero, attorno a me, in me. » gridò, ridendo in maniera folle, quasi isterica, dimentico di tutti coloro che lo circondavano e che, in ogni istante, retrocedevano a cercare di porre maggiore distanza fra sé e quella pazzia, quella possessione oscura « Con un gesto della mia mano potrei creare dal nulla la vita, potrei generare nuove meravigliose creature… e con un altro cenno potrei cancellare da ogni mappa potenti nazioni, sterminare intere popolazioni: ogni capriccio mi è concesso, ogni desiderio mi è riservato! »

Midda osservò ciò che si stava compiendo davanti a sé con orrore, terrore per ciò che ella aveva permesso, per ciò che tramite di lei era stato compiuto: aveva sperato, aveva creduto che nell’istante in cui egli avesse dischiuso l’uovo, si fosse spinto ad accedere a quel potere privo di eguali, esso l’avrebbe divorato, nella rinascita del mitico uccello di fuoco, nella sua resurrezione. Null’altro, del resto, le avrebbe permesso di comprendere il perché di ciò che era stato, del sacrificio della fenice sotto la di lei mano: laddove egli avesse mantenuto quel potere, quella forza, quella’energia, per lei e per i bambini che desiderava salvare il destino sarebbe stato segnato, laddove nulla avrebbe potuto opporre, neppure con tutta la propria volontà, con tutta la resistenza della lega metallica della propria lama, della propria spada già stretta nella mancina, che inutile sarebbe stata contro un simile entità se fosse giunta ad uno scontro diretto dall’esito scontato.

« Fenice… » sussurrò a labbra socchiuse la donna guerriero, retrocedendo insieme ai bambini stretti a lei « … spero che tu fossi conscia delle conseguenze di ciò che mi hai fatto fare. »

Mentre ella formulava quell’invocazione, quella personale preghiera verso la creatura a cui aveva offerto la propria fiducia, le proprie speranze, la luce negli occhi di lord Alidan continuò a crescere istante dopo istante, con un’intensità sconvolgente, con una forza dirompente: il corpo stesso dell’uomo inizio a risplendere come bruciante di fuoco vivo, quasi la carne si stesse trasformando nelle fiamme della fenice di cui aveva acquisito l’energia, la forza.

« Io… il potere… Gorl… il potere… è troppo! » gemette in quel mentre, trasformando l’esaltazione sul suo viso in panico, in raccapriccio, in terrore puro.

Sotto una pelle sempre più tenue nella propria mortalità, trasparente quasi come leggera e velata membrana priva di forze, priva di coesione, la sue membra realmente mutarono in fuoco e fiamme, bruciando in un’esplosione, in una deflagrazione incontrollata, nel calore della quale i muscoli e le ossa, le vesti e gli organi del nobile furono inceneriti. Ed egli ebbe solo la possibilità di offrire un ultimo disperato grido di dolore: « E’ troppo... troppo… troppo… » prima di svanire nel nulla, nel momento in cui il potere della fenice si manifestò nella propria pienezza, nella propria integrità.
Dove prima era l’uomo che aveva voluto divenire un dio, in tutta la propria fierezza ora riluceva ardente la fenice, creata dal dio Gorl, risorta a nuova e più splendida vita come decantavano da epoche remote le leggende in suo onore, ad essa dedicate: lord Alidan, in quel rogo di resurrezione, fu raggiunto così dalla morte dalla quale troppo a lungo era sfuggito, quale punizione per ciò che aveva osato cercare, quale prezzo per ciò in cui aveva voluto sperare, per la propria bramosia di potere nel quale, infine, era stato annientato completamente, non concedendo al mondo neanche della semplice polvere in proprio ricordo.
In tale spettacolo i mercenari della Confraternita restarono atterriti, spaventati, disorientati, privati di ogni possibilità di comprensione, non desiderando invero neanche spingersi alla ricerca di verità troppo elevate per loro, troppo lontane dalle loro quotidianità per essere accessibili, per essere accettabili. Tutti loro, non diversamente dalla donna guerriero, erano semplici combattenti, addestrati a condurre a termine le proprie missioni, a menar i propri migliori e più mortali colpi senza esitazione contro qualsiasi genere di avversario: in un simile frangente, però, in eventi così superiori a loro ed a ciò che essi avrebbero mai potuto raggiungere con le proprie lame, con le proprie armi, restarono attoniti, inermi, osservando quali silenti spettatori la morte del loro mecenate. Nessuno fra loro, forse ed invero, poté negarsi un certo sollievo nell’ascoltare il di lui ultimo urlo di terrore, nel timore comune e certamente fondato che se non fosse stato per quella fine, per quell’evoluzione inattesa e non sperata, forse sarebbero stati loro ad essere condannati a morte nella follia di quell’uomo, nell’impossibilità di raziocinio per un mortale di fronte a poteri divini, nella sua intrinseca malvagità d’animo.

“Lo ero.” commentò la creatura di fuoco nella mente di Midda, a rispondere alla di lei invocazione precedente, trasmettendole in quelle due semplici parole una sensazione di pace, una sentimento di serenità forse corrispondente a quello che sarebbe potuto essere un tranquillo sorriso.

Dopo essere rimasta un istante sospesa nel vuoto, osservando la donna guerriero con la quale aveva condiviso un sospiro d’eternità, un fremito di ciglia nell’esistenza priva di fine che le era propria, con quell’ultimo saluto privo di addio essa si levò alta nel cielo, illuminando a giorno la notte incombente, diradando le nuvole formatesi nei cieli in un verso animale mai udito prima e, probabilmente, che mai nessuno avrebbe avuto occasione di ascoltare nuovamente. E mentre il fiato in quell’ascesa venne negato a tutti i presenti, ad eccezione della mercenaria ad essa tanto vicina in quel momento, mentalmente e emotivamente, la fenice si gettò con violenza al suolo, scomparendo nel terreno sotto i loro piedi, tornando in quella che era la di lei casa, il di lei santuario, nell’unico luogo ove le era concesso di vivere in serenità la propria esistenza perpetua.

« Grazie. » sorrise la donna guerriero rivolgendosi al nulla ormai di fronte a lei, non potendo evitare di ritrovare i propri occhi pieni di lacrime in quello che coscientemente sapeva essere un addio ad una carissima amica, a ciò che di più bello e buono nella propria vita probabilmente le era stato concesso di incontrare.

6 commenti:

coubert ha detto...

Bello bello bello!

Speravo sarebbe successo qualcosa del genere:)

Sean MacMalcom ha detto...

Ne sono lieto! :D

Palakin ha detto...

Bene! Ho finalmente ricuperato il ritardo di lettura... :P

Sinceramente, ora che lo visto all'opera, i libro-game non è che mi facciano impazzire.

Per il resto, ci stava tutto, seppure, forse mi aspettavo un finale un pochino diverso...

Sean MacMalcom ha detto...

Benritrovato! :D

Spezzo la risposta al tuo commento in due parti. :D

Questione librogame: se non hai mai letto un librogame ti consiglio vivamente di NON prendere il mio come esempio di riferimento per un librogame. :D
Non prenderla come falsa modestia ma come semplice e sincera considerazione ed autovalutazione. Questo episodio di Midda, del resto, non nasce per essere un librogame ma, semplicemente, decide di svilupparsi nella sua parte centrale più classica in un modo "una tantum" (non verrà ripetuto o diventa noioso alla lunga :P) più originale, in un desiderio di richiamo ed omaggio ai librigame pur tradendone la filosofia di fondo. Nella mia ibridazione, infatti, al lettore non è praticamente concesso di morire, di vedere fallire Midda nella propria missione: qualsiasi strada viene scelta (come del resto avevo anche premesso in una nota all'epoca), essa condurrà comunque al finale comune, dove in un vero librogame una scelta errata avrebbe dovuto portare alla morte della protagonista. Diciamo che, quindi, più che un librogame la parte centrale di questa avventura mostra diverse possibilità alternative offerte a Midda e le di lei diverse reazioni ad ognuna di esse. :D Se vuoi assaggiare il sapore vero dei librigame, ti consiglio vivamente di provare a cercare qualche vero librogame... e vedrai che non ne resterai deluso! :D

Questione finale: nel ritenere che tu ti riferisca unicamente alla conclusione del recupero dell'uovo della fenice (e non dell'avventura intera che finirà solo dopodomani), accetto la nota che mi poni pur non rinnegando o disprezzando la soluzione raggiunta.
Nell'idea originale, per la cronaca, la fenice non avrebbe dovuto dialogare con Midda ma, semplicemente, essere una creatura non diversa dall'ippocampo di due avventure fa, che la donna guerriero sconfiggeva in duello ottenendo in conseguenza di ciò l'uovo desiderato (con ciò che ne seguiva esattamente identico a quanto è stato poi scritto). La decisione di rendere invece intelligente la fenice è maturata nel corso della scrittura, allo scopo di voler "spiazzare" qualche convinzione di Midda, laddove ella non voleva prendere in considerazione l'ipotesi di trovarsi di fronte a qualcosa di più di una semplice bestia da fronteggiare ed uccidere. :D
Una piccola lezione di umiltà (ricordargliela non fa male) che il suo autore ha voluto offrirle... laddove altrimenti si sarebbe magari gasata un po' troppo! :D

Detto questo... grazie tantissimo per i tuoi commenti, anche laddove critici, in quanto mi fanno sempre piacere e mi stimolano enormemente nel mettermi in discussione! :)

That's all! :D

Anonimo ha detto...

Figurati! Gli faccio volontieri, ma mi riferivo più alla fine del lord schizzato :PPPPP

Per i librigame, sinceramente non mi hanno mai attratto molto.Nel senso che se leggo una storia, sto leggendo quella. Non so se mi spiego... Saro chiuso io, ma non mi ispira in partenza...

Sean MacMalcom ha detto...

@Anonimo Palakin (sei tu, vero?): ahhhh... avevo frainteso pensando alla fine dello scontro con la fenice! :D Come già detto quello era già stato deciso in partenza, quindi in ogni caso ti avrei scontentato! :)))