11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 10 luglio 2008

182


C
on l’addio della fenice, il silenzio calò finalmente nella piana ai piedi del colle ospitante i ruderi della rocca di Korya, accompagnando le tenebre di una nuova e serena sera.
In tutti i presenti una consapevolezza risultava essere condivisa, quella del pericolo occorso nell’aver offerto un potere divino ad un semplice uomo, nell’aver operato al fine di lasciarglielo ottenere e nel non aver impedito tale follia. In particolare, gli uomini e le donne della Confraternita del Tramonto, pur restando chiaramente ed indiscutibilmente legati alla natura mercenaria del loro lavoro, non potevano ignorare le conseguenze della leggerezza con cui avevano accolto quell’incarico, la responsabilità delle azioni compiute senza porre dubbi, senza esitazioni: il successo che essi avevano raggiunto, per il quale erano già stati pagati ed avrebbero atteso altri compensi, aveva rischiato infatti di porre l’intero regno di Kofreya, se non l’intero continente o l’intero mondo, in un pericolo al di fuori della portata di chiunque. Una situazione nella quale nessuno fra loro avrebbe, poi, ottenuto un qualche tornaconto personale.
Ritrovando per prima la propria usuale freddezza ed il controllo pieno sul corpo e sulla mente, Midda gettò innanzitutto una rapida occhiata ai bambini che, ancora, si stringevano attorno a lei, terrorizzati ma sani e salvi, per poi spostare la propria attenzione verso i mercenari della Confraternita. Essi, a loro volta, avevano iniziato a recuperare lentamente coscienza di sé, scossi per quanto avevano veduto, per ciò a cui avevano assistito: in quel loro ritorno alla realtà, ella avrebbe potuto trovare una nuova sfida, l’inizio di una nuova battaglia, laddove lord Alidan era certamente morto, ma un esercito di possibili avversari ancora la circondava con le proprie truppe.

« State tranquilli… » commentò in quel mentre verso i bambini, cercando di rassicurarli con un tono forte e deciso, ma anche dolce nelle proprie note.

H’Anel e M’Eu, più di chiunque altro, alle di lei gambe si stringevano cercando protezione, rifugio, conforto: osservandoli con malinconia, la donna guerriero non poté evitare di considerare come, probabilmente, i due bambini non potessero immaginare la sorte a cui loro padre era stato destinato, non potessero ancora sapere di essere rimasti soli al mondo o la luce di speranza, che nonostante tutto ciò che avevano passato ella riusciva ancora a scorgere nei loro sguardi, si sarebbe spenta.
Come avrebbe fatto a rivelare loro la verità? Come avrebbe potuto spiegare a loro ed a tutti i loro compagni che le famiglie a cui di certo ormai confidavano di poter tornare, di poter presto riabbracciare, erano state distrutte per i folli desideri di un pazzo? Come avrebbe potuto assumersi agli occhi di quelle creature innocenti il prezzo delle proprie responsabilità in tutto quello che era accaduto, laddove tutto era stato unicamente a causa sua? Sinceramente ed egoisticamente non sapeva e non voleva ancora cercare risposte a simili questioni: lungo sarebbe stato il viaggio di ritorno verso i monti che li avrebbe attesi e, sicuramente, nel corso dello stesso avrebbe trovato le parole giuste per invocare il loro perdono.
Ma ora altre questioni richiedevano la di lei attenzione, per garantire loro la possibilità di un ritorno.

« Lasciatemi spazio. » ordinò ella con serenità verso i pargoli, per potersi assicurare libertà di movimento « Vedrete che presto torneremo fra le montagne a voi care. »

Ubbidendole senza porre domande, senza ardire negazioni, confidenti in quella realtà di guerra forse più di quanto ella non ne volesse avere coscienza, più di quanto non volesse ammettere, il gruppo si ritrasse appena da lei: essi erano perfettamente consapevoli della battaglia che avrebbe potuto iniziare da un momento all’altro, ed in questo erano anche certi che l’unica propria speranza di salvezza sarebbe stata rappresentata da ella, da quella donna che, chi più e chi meno, ancor poco tutti conoscevano, ma della quale sapevano essere stata accolta senza remore, senza timori, dalle loro famiglie, nel loro accampamento, nelle loro tende, trattata da pari fra pari.

« Ed ora? » domandò la Figlia di Marr’Mahew, indi rivolgendo tali parole verso tutti i mercenari a lei di fronte e circostanti, verso le armate che attorno a loro stringevano la propria presenza.

Un istante di silenzio accolse quella domanda, nella comune incertezza su cosa sarebbe potuto e dovuto accadere, nel dubbio diffuso fra tutti gli uomini e le donne lì presenti sulla nuova mossa da compiere. Un solo sentimento era comune a tutti loro, dopo troppe ore di attesa, dopo tanti giorni, settimane e mesi di patimento dietro ai comandi di lord Alidan, ora perduto: la stanchezza. Ed in virtù dell’inutilità di tutta quella situazione, del proseguo della medesima verso nuovi e certi spargimenti di sangue che probabilmente avrebbero visto sconfitta la donna guerriero posta davanti a loro, ma che di certo avrebbero richiesto troppi sacrifici privi di qualsivoglia ragione, i vertici di quella rappresentanza della Confraternita del Tramonto presero parola, rivolgendosi verso la probabile avversaria a proporre la propria opinione, le proprie decisioni in merito a ciò che era avvenuto e che sarebbe potuto avvenire, parole che sarebbero ovviamente state legge per tutti i loro subordinati lì presenti.

« Siamo mercenari, esattamente come te. » esordì uno dei comandanti di quell’esercito, avanzando appena verso la donna « Ciò che abbiamo compiuto è stato unicamente nell’esecuzione di ordini ricevuti dal nostro mecenate, giusti o sbagliati che essi fossero. »
« Ora che egli è morto, non abbiamo ulteriori ragioni per cercare conflitto con te. » intervenne un secondo comandante, una donna ora, affiancandosi al compagno « Se non desideri cercare conflitto con noi, puoi considerarti libera, Midda Bontor. »
« Almeno fino al giorno in cui le nostre strade non si incroceranno di nuovo, fino al giorno in cui non vi saranno per noi ragioni di cercare lo scontro con te. » precisò di nuovo il primo, come a voler difendere la posizione della Confraternita, il primato di forza essa tentava di imporre in Kofreya da lungo tempo.

Ella li osservò a lungo con un misto fra pietà e disprezzo, incerta fra esporre il messaggio che già aveva deciso di concedere loro o serbarlo gelosamente nel proprio cuore, in attesa di un momento migliore, di un futuro forse non lontano in cui avrebbe potuto riportare equilibrio là dove ora coglieva solo iniquità. Senza una parola, così, la donna guerriero prese la propria decisione, esplicitata in un gesto rotatorio della lama attorno al proprio corpo in anticipo al suo riposizionamento nel fodero: voltandosi, ella aprì le braccia ad accogliere e guidare i bambini con sé, invitandoli ad intraprendere il lungo cammino verso casa, ad allontanarsi da quel luogo troppo ricco di morte e di orrore per quelle creature innocenti.

« Oggi no. » si limitò a sussurrare, quasi in una promessa sommessa verso se stessa.

Con quella sua scelta, con quella sua decisione di ritirarsi senza rivolgere il benché minimo avvertimento ai propri avversari, ella considerò indegne di alcuna risposta le affermazioni a lei rivolte, immeritevoli di considerazione in un’arroganza quasi disturbante. Nella di lei mente, al di là di tutto ciò, restava certa una realtà che non si sarebbe permessa di scordare, una colpa a cui non avrebbe concesso perdono nonostante quanto essi avevano proposto in propria difesa: fra quegli uomini e quelle donne, infatti, ella sapeva essere celati coloro che si erano macchiati della strage fra i monti, della mattanza indiscriminata ordinata da lord Alidan all’unico scopo di convocarla a sé, fuggiti da quel luogo prima della battaglia nel rapire i bambini che ora stava liberando, nel catturare gli ostaggi che presto sarebbero ritornati alle loro case ritrovando solo le tenebre della morte laddove avrebbero atteso la luce della vita. In quel giorno ella stava offrendo loro le spalle, nell’interesse dei propri protetti, di coloro che aveva giurato di salvare, ma in tale gesto, in tale scelta non stava concedendo loro alcuna grazia: un credito di sangue sapeva di possedere nei riguardi della Confraternita del Tramonto ed, un giorno, sarebbe tornata a reclamare il proprio diritto.
Un giorno ogni debito fra loro sarebbe stato saldato.

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