11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 3 agosto 2012

1658


N
on un orrore più grande avrebbe mai potuto riversarsi sulla sua psiche e sul suo spirito, qual quello che, in tutto ciò, le si impose con violenza dirompente, lasciandola completamente privata di ogni amor proprio, di ogni orgoglio, di ogni istinto di sopravvivenza. Così, colei che mai aveva temuto avversari, che mai aveva indietreggiato con animo propenso alla resa; mosse esitante alcuni passi all'indietro sulla bianca sabbia che aveva appena accolto numerosi frammenti metallici di quella che, poco prima, era stata la sua mano destra, abbandonando la spada per recuperare la quale tanto rischio aveva corso, e con essa abbandonando qualunque desio di battaglia e guerra, non riuscendo a trovare alcun significato in tutto ciò. Una scelta che la pose, proprio malgrado o, forse e peggio, per sua stessa volontà, completamente vittima di ogni possibile ritorsione da parte della propria controparte, della regina Anmel Mal Toise!

« Se solo avessi immaginato che il mio nome ti avrebbe potuto imporre tanto sconvolgimento, mi sarei presentata in maniera più esplicita sin da quando ti ho imposto di restituirmi gli scettri… » commentò la voce di Nissa, tramite delle parole invero scandite dalla regina Anmel, per qualche strano giuoco di possessione divenuta proprietaria di quel corpo « Mi rallegra, comunque, constatare quanto il mio nome si riservi ancora un qualche effetto innanzi a un mortale e, soprattutto, innanzi a te, anche ove, troppo precipitosamente, ti avevo classificata qual fonte di sicuro disturbo per i miei piani. »

Di quanto scandito dalle labbra della propria gemella, in verità, nulla avrebbe potuto interessare in quel momento a Midda, la quale a malapena si prese la briga di ascoltarla, ove comunque costretta a sentirla. Che la sua nemica avesse da essere riconosciuta la sua storica nemesi, oppure una strega regina del passato, sinceramente, a lei alcun disturbo avrebbe portato. E, se solo tutto quello non avesse avuto un ruolo di conferma per terribili timori personali, per l'idea dell'impossibilità a rifuggire al proprio destino, difficilmente avrebbe riservato alla propria antagonista tanta apparente riverenza.
E nella disperazione di quel momento, quanto attrasse la sua attenzione, i suoi pensieri, fu il ricordo delle parole dell'ultimo possessore degli scettri del faraone, l'ultimo, per lo meno, da lei conosciuto… il nobile Be’Gahen, della città di Teh-Eb, in Shar'Tiagh.

« Nessuno, a parte lei, dovrà toccare questi oggetti maledetti, perché essi sono muti testimoni di così tante tragedie da non poter essere portatori di alcuna speranza per colui o colei che dovesse tentare di render proprio il loro potere. » aveva annunciato, morente, definendo la volontà che gli scettri ritornassero nelle mani della mercenaria che li aveva condotti al proprio cospetto, o quasi « Forze al di là della nostra possibilità di comprensione hanno condotto questi scettri nelle mani di Midda Bontor… e sotto la sua custodia dovranno restare, sino a quando non sarà in grado di distruggerli per sempre. »

A tal punto il suo destino era stato preordinato? Ella era stata davvero incaricata da forze al di là di ogni possibilità di comprensione di recuperare quegli scettri, per ostacolare, in tal modo, il cammino di ascesa di Anmel? Possibile che l'esistenza intera di una donna, con i propri momenti di gioia e le proprie sofferenze, fosse stata pianificata solo in vista dello scontro con una singola avversaria?
Ella non aveva mai creduto agli eroi prescelti di molte ballate. Ella non aveva mai voluto accettare l'idea che qualcuno potesse divenire qualcuno di importante solo perché ciò era stato profetizzato secoli prima della sua nascita. Ella, al contrario, aveva sempre adorato i racconti di coloro che dal nulla erano sorti in grazia alle proprie sole forze, opponendosi sovente a destini crudeli, che avevano sterminato le loro famiglie, che avevano distrutto le loro città, o che avevano minacciato la sopravvivenza dei loro mondi.
La differenza fra gli uni e gli altri non era banale, non era inconsistente. Ai primi, ai predestinati, nessun merito, nessun onore sarebbe dovuto essere riconosciuto anche ove vittoriosi, dal momento che tale vittoria era stata preannunciata da tempo e, in tal modo, essi avrebbero semplicemente compiuto il loro destino. Ai secondi, coloro che, invece, sorgevano in grazia unica delle proprie energie, tanto la sconfitta quanto il successo non sarebbero potuti essere tolti, in quanto non frutto di una benevolenza divina già accordata, ma solo conseguenza di ciò che essi avrebbero dimostrato di valere.
Ed ella, sin da bambina, aveva sognato di poter ricadere in quest'ultima classe.

« Hai intenzione di dirmi dove sono i miei scettri, ora, oppure no…?! » tornò a pretendere la sua attenzione Anmel, quasi le sue pretese avessero valore all'attenzione della mercenaria « Ora che hai capito con chi hai a che fare, spero che tu possa essere più collaborativa con me. E non sia mai che, alla fine, fra noi non possa ritornare a essere l'amicizia di un tempo… prima del tuo tradimento. » ipotizzò, ancora offrendo riferimento a fatti del tutto ignoti alla sua interlocutrice « Dopotutto mi sei sempre piaciuta, Midda Bontor. E non desidero che si abbia a dire che la futura dominatrice di ogni terra emersa non conosca benevolenza tale da perdonare chi ha commesso un errore, per quanto grave come il t... »
« Ma stai zitta! » sbottò la Figlia di Marr'Mahew, interrompendola e interrompendo il silenzio nel quale era brevemente ricaduta dopo l'acquisita consapevolezza di tutto quanto.
« … come?! » esitò la sovrana, non riuscendo evidentemente a elaborare l'eventualità di un tale intervento in proprio contrasto.
« Stai zitta, stupida, arrogante ed egocentrica ombra! » protestò la donna guerriero, sputando ogni singola sillaba pronunciata, carica di amarezza per quanto accaduto e di ira per il ruolo che la sua controparte aveva riservato qual proprio in tutto questo « Mi hai rotto la protesi… e sai che ti dico? Ma va in gola a Gorl, lurida cagna! » proseguì, arricciando le carnose labbra a scoprire i bianchi denti sotto le stesse « Se pensi che me la stia facendo sotto per tutta questa tua orazione, non hai capito nulla di me! »
« Come os… » tentò di intervenire l'altra, salvo essere repentinamente interrotta.
« Senti. A me non cale meno di niente di tutti i tuoi propositi di dominio sul mondo o sull'universo intero. Davvero. » puntualizzò, stringendo con forza l'unico pugno rimastole sino a sbiancarne le nocche, mentre l'avambraccio del destro, privato della propria estremità, sembrava comunque intento a imitare la tensione del mancino « Di te, del tuo figlio cornuto, di quel dio che ti sei portata a letto o di chiunque altro della tua famiglia non mi interessa nulla! » sostenne, del tutto disinteressata, in quel momento, persino di citare il possibile ruolo che quell'infame di Desmair poteva aver avuto in tutta questa commedia « Qualcuno ha deciso che noi due dovessimo combatterci in terra, in mare o nei cieli?! Bene! Questo qualcuno dovrà ricredersi, perché oggi qualcuno dovrà morire su questa spiaggia… e non intendo essere io! »

E completamente disarmata, in quello che avrebbe potuto rappresentare un suicidio ancor prima di un attacco, Midda Bontor si slanciò verso la propria avversaria, decisa a ogni costo a screditare i propri sogni, le profezie derivate per lei dagli scettri del faraone, per dimostrare, fosse anche con la propria morte, quanto gli dei, o chi per loro, si fossero sbagliati nel credere che ella si sarebbe lasciata muovere come una marionetta in una scena più grande di lei e di quanto mai ella avrebbe potuto comprendere.
Ella non rallentò alla vista del moncherino cavo che era rimasto in luogo al proprio pugno destro, e al pensiero di quanto dannoso sarebbe potuto essere per se stessa quel proprio attacco. Non rallentò alla vista della propria spada distesa al suolo, lì inerme e priva d'ogni possibilità di sostegno per lei. Non rallentò alla vista del tridente stendersi orizzontale, pronto ad accoglierla in quel proprio proposito di morte, ove nessuna pietà le sarebbe mai stata concessa dalla propria avversaria in conseguenza a tanta ottusità, a tale mancanza di collaborazione.
Ella non rallentò per alcuna di queste ragioni… e quando solo un piede la separava ormai dall'impatto con le punte letali dell'arma della propria nemica, ella spinse con maggior foga il proprio corpo in avanti, decisa a compiere tutto quanto sarebbe stato necessario per difendere il proprio diritto a poter dire "sono".

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