11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 31 agosto 2012

1686


Scena II

(Cambi nuovamente la scena e, dalla foresta presentata per voce della sola Ah’Reshia, si torni a un’ambientazione non meglio definita a palazzo, forse il giardino, già contesto della prima scena nel primo atto, forse un corridoio, non dissimile a quello ove è stato assassinato Mu’Reh. Tale contesto, come già nel resto della tragedia, venga espresso in grazia alla recitazione degli attori, e non con altri mezzi, semplicemente, e come già chiarito, non abbisognandone.)
(Entrino, da destra, Reja e Sha’Maech, mentre da sinistra compaia, praticamente contemporaneo a loro, Mu’Sah, il principe. Quanto avvenuto nel corso della notte non è stato ancora reso noto ma, nonostante tutto, sul volto della nutrice si manifesti palese preoccupazione. Preoccupazione per la sorte di Ah’Reshia, come immediatamente espliciterà.)
Reja – Oh, mio principe. (Esclama, correndo quasi verso di lui, con affanno.) Tua figlia… tua figlia, la principessa… oh, principe. Non riusciamo a trovarla!
Sha’Maech – (Approssimandosi con maggiore cautela al signore.) E’ così, mio signore. Tua figlia è scomparsa. Nulla di più, nulla di meno di tua figlia, del tuo tesoro più grande. (Ribadisce il concetto, insistendo sul medesimo.)
Mu’Sah – (Dimostrandosi subito preoccupato all’annuncio.) Potrebbe essere stata rapita?! (Interroghi la coppia, in una domanda forse più retorica che pratica.) Qualche lurido villano potrebbe essere ritornato, nel cuore della notte, per completare quanto i suoi compagni non sono riusciti sotto la luce del giorno…
Reja – Impossibile! (Esclama d’istinto.) Chi potrebbe mai entrare a palazzo, tanto di notte, quanto di giorno, se non invitato?! Le guardie di Mu’Rehin sono in costante vigilanza, e non permetterebbero neppur a uno scoiattolo di oltrepassare i confini di questa dimora.
Sha’Maech – Nulla è impossibile. (Intervene a commento delle parole della nutrice.) Solo fortemente improbabile. (Puntualizzi.) Al di là di ciò, mi ritengo scettico su una simile eventualità. (Offrendole, alfine, ragione.) Parrebbe, piuttosto, che ella abbia scelto personalmente di andarsene…
Mu’Sah – Come puoi dir questo, mio saggio amico?! (Domandi, offrendo fiducia alla sua tesi e, pur, desiderando esser informato nel merito dei ragionamenti compiuti per giungere a un tale risultato.) Mi sfugge la ragione alla base di tanta sicurezza…
Sha’Maech – Con l’aiuto di mero raziocinio, mio signore. (Chini appena il capo, in segno di immancabilmente dovuto rispetto.) Ove ella fosse stata rapita, non sarebbe mancato un qualunque segno di un tanto crudele attentato fosse un tentativo di ribellione da parte di tua figlia, degna erede di suo padre; o, comunque, un pur minimale oggetto posto al di fuori alla propria consueta quotidianità, fosse anche a opera involontaria dei rozzi suoi rapitori. Questo dimenticando, ovviamente, la premessa appena compiuta, nel merito dell’improbabile possibilità di accedere senza essere veduti…
Reja – Ciò nonostante potrebbero esserci mille altre spiegazioni nel merito del perché sia accaduto quanto è accaduto. (Scuote il capo, ancora poco convinta.) Non obbligatoriamente una sua fuga volontaria di casa… non, per lo meno, ove completamente priva di ragioni.
Sha’Maech – Io non sto pretendendo di offrire una risposta certa. Neppure gli oracoli possono concedere una tale garanzia e io, di certo, non mi considero un oracolo. (Protesta, ora quasi indignato.) Quanto posso affermare è ciò che la logica mi può suggerir di proporre, ossia che laddove tanto complesso potrebbe essere per un estraneo intrufolarsi all’interno delle nostre mura; tanto più semplice potrebbe essere per qualcuno a noi famigliare violare simile sorveglianza, lasciando questo palazzo con discrezione sufficiente a non porre alcuno in allarme. (Spiega, ora con parole assolutamente trasparenti.) Poi, per carità… ognuno è libero di pensarla come meglio desidera. Ma questa, se mi è richiesta, è la mia opinione.
Mu’Sah – Non siamo qui per decidere chi debba avere ragione o torto. (Interviene, serio.) Siamo qui per capire a quale destino gli dei abbiano voluto crudelmente indirizzare mia figlia, sia nell’eventualità di un rapimento, sia in quella di un stolida scelta in favore di una fuga volontaria.
Reja – Sì, mio principe. (Si inchini.) La mia, comunque, non desiderava essere scarsa considerazione per questo dramma, ti prego di credermi. Sono in pena per il destino di Ah’Reshia quasi fosse figlia mia.
Mu’Sah – E fai bene a esserlo. (Replichi, ora con tono addirittura crudele, non sol serio.) Perché se dovesse succederle qualcosa mentre era sotto la tua custodia, ti posso assicurare che né per tua figlia, né per te, vi sarà un roseo futuro…
(A quelle parole Reja si spaventi realmente, irrigidendosi e zittendosi, incapace a ipotizzare qualcosa da dire in un momento come questo. Sebbene ancora non sappia cosa sia accaduto nel cuore della notte trascorsa, ella conosce abbastanza il proprio principe per comprendere come quella non abbia a considerarsi una minaccia fine a se stessa. Al contrario, innanzi a ciò, teme sinceramente per la sua vita, e per la vita di sua figlia Kona, che mai vorrebbe veder coinvolta in un giuoco di potere a palazzo, nella consapevolezza di quanto, raramente, da tutto ciò possa derivare qualcosa di buono per qualcuno del loro ceto.)
Sha’Maech – Mio signore… sono certo che qualunque cosa sia accaduta non possa addebitarsi ad alcuno, né a Reja qui presente, né ad alcuna guardia di palazzo. (Interviene, a cercare, coraggiosamente, di prendere le parti della parigrado.) Ho verificato personalmente le condizioni delle stanze di tua figlia ed è assolutamente improbabile che ella abbia oltrepassato la loro porta ieri sera: neppure uno spettro avrebbe potuto attraversare quegli spazi lasciando tanto inalterato l’ambiente attorno a sé.
Se è avvenuto qualcosa, è avvenuto al di fuori delle sue stanze e, probabilmente, in un momento più che antecedente al pranzo e alla cena ai quali ha lasciato detto non avrebbe partecipato per recuperare studio arretrato…
Mu’Sah – Dei! (Esclama, sgranando gli occhi.) Quasi dimenticavo questo dettaglio. Quanto dici è corretto… e, purtroppo, sembrerebbe avallare l’ipotesi di una fuga!
Sha’Maech – Non volevo essere eccessivamente brutale ma… sì. E’ così. (Annuisce, privo di soddisfazioni nel conquistare ragione.)
Reja – Ma… se così fosse… per quale motivo…?! (Domanda, non riuscendo a immaginare una qualunque ragione in tal senso. Appare ancora timorosa di intervenire, sinceramente segnata dalle ultime parole a lei rivolte.) Per quale motivo… sarebbe fuggita di casa?
Sha’Maech – Impossibile a dirsi. (Si stringe nelle spalle.) Forse per un inappagato desiderio di avventura. O, forse, perché ha ravvisato delle situazioni problematiche entro le mura domestiche che l’hanno spaventata, e l’hanno sospinta a cercare altrove una serenità perduta… (Osserva il principe, nel mentre in cui pronuncia questa seconda ipotesi.)
Mu’Sah – Che genere di… situazioni problematiche?! (Questiona.)
Sha’Maech – Le stesse che, per esempio possono aver sospinto tuo fratello, nonché padre di Mu’Rehin vostro nipote, a partire di tutta fretta ieri mattina, abbandonando questa dimora senza concedersi neppure un’occasione di saluto al figlio adorato… (Ipotizza, conscio del pericolo intrinseco in questo proprio giocare con il fuoco e, ciò nonostante, sentendosi addirittura obbligato ad agire in tal senso, per l’affetto che, anch’egli, nutre per la giovane principessa e, in ciò, un’ansia non condivisa neppure con il proprio intelletto conscio, per lei e per il suo possibile fato.)
(Il principe si chiude in un frangente di silenzio a quella nota, che ben comprende qual sollevata in critica alle conseguenze di azioni non ancora condivise ma, forse, addirittura già intuite da parte del suo consigliere, non solo saggio, ma anche terribilmente intelligente. Così, dopo aver vagliato ogni possibilità, riprende voce, avvicinandosi alla coppia per cercare maggiore intimità.)
Mu’Sah – C’è una cosa di cui, forse, sarebbe meglio foste a conoscenza… per quanto, delicata. (Premette, prima di spingersi verso le loro orecchie e iniziare a sussurrare, in modo che alcun altro, neppure il pubblico, possa essere informato.)

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