11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 25 agosto 2012

1680


Scena IV

(Entri nuovamente Ah’Reshia dalla destra del palco, sola.)
(Cammini con lo sguardo verso il cielo, quasi a studiare il nulla sopra di lei e, in pratica, a fantasticare ancora come, sino a un istante prima, ha compiuto in compagnia di Kona.)
Ah’Reshia – Potrei cambiare nome… qualcosa di più aggressivo e incisivo di Ah’Reshia. Non so cosa, ma qualcosa che resti subito in mente. E che, magari, non gridi al mondo che sono figlia d’Y’Shalf, o mi potrei precludere ogni possibilità di impiego a occidente dei monti Rou’Farth… (Parla da sola, esprimendo i propri desideri e le proprie volontà, mentre ora, addirittura, inizi a camminare in un amplio tondo, circoscrivendo il perimetro dell’intero palco.) Devo trovare qualcosa di forte, associabile a un’arma forte. Uno spadone magari, che possa incutere timore a chiunque attorno a me.
E poi… poi devo farmi un tatuaggio. Un bel tatuaggio come quelli di Midda Bontor. Anzi, addirittura migliori. (Si ferma un attimo e poi scuote vigorosamente il capo.) No! Non possono esistere tatuaggi migliori di quelli di Midda Bontor! (Si corregge, quasi rimproverandosi per quanto appena detto.) I suoi sono tatuaggi da vera guerriera. Tatuaggi capaci di gridare al mondo la sua identità e la sua missione!
(Un profondo sospiro, a sottolineare l’immensa devozione vissuta per quella straordinaria figura.)
Ah’Reshia – Oh, cielo. (Riprende poi, osservandosi attorno, quasi alla ricerca di qualcosa.) Cosa mai potrò farmi tatuare che sia degno di lei? Forse, addirittura… la sua immagine?! (Si propone, riflettendo su tale pensiero per un lunghissimo momento.)
No. Probabilmente è meglio di no. (Scuote nuovamente il capo.) Desidero che il giorno in cui ci incontreremo, ella possa accettarmi qual una sua pari, e non una sua subordinata. E farmi tatuare il suo viso sulla pelle potrebbe essere un atto fraintendibile.
(Un secondo profondo respiro, e ancora un’immediata ripresa.)
Ah’Reshia – Fremo all’idea di poter divenire anch’io una mercenaria suo pari. Di poter vivere le avventure che ella vive. Di poter combattere i nemici che ella combatte. E di poter conquistare la gloria che ella conquista, non per bramosia di fama, ma per il semplice piacere di farlo. (Sorride, esprimendo questo proprio manifesto d’intenti.) Ma… (Si sofferma.) So che non succederà mai nulla di tutto ciò. (Conclude, chinando il capo ora verso terra.)
Come potrebbe mai accadere, del resto?!
(Terzo sospiro, ora malinconico.)
Ah’Reshia – Io non sono una mercenaria. Non sono una guerriera. Non sono ancora neppure una donna. (Elenca rassegnata.) E difficilmente mi sarà mai concesso di divenire la prima o la seconda. Forse neppure la terza, trasformandomi direttamente da figlia a moglie, in un passaggio non desiderato e mai ricercato.
Come ha fatto Midda Bontor a divenire quanto è divenuta? Come è riuscita a superare le inibizioni culturali a lei imposte dal mondo intero?
Perché, sicuramente, ella non è nata ciò che è… ma lo è dovuta divenire. Avrà avuto anche lei un padre e una madre. Avrà avuto anche lei dei parenti. Possibile che abbia potuto realmente divenire ciò che è divenuta con l’appoggio di tutti? Senza alcuna voce in contrasto ai propri desideri?!
Oppure, è più probabilmente, ella è divenuta ciò che è, ponendosi in contrasto a tutto e a tutti. Ponendosi in contrasto a proprio padre e a propria madre. Ai propri parenti. E, in tutto ciò, perdendo irrimediabilmente il rapporto costruito con tutti loro, esiliata per propria stessa volontà, per propria stessa scelta, da quanto rappresentava la sua vita precedente, il suo mondo ormai perduto. E’ stato così?!
(Si volti di scatto, al termine immediato delle proprie parole, e perscruti verso la sinistra del palco, posta in allarme da qualcosa che, ovviamente, non è ancora visibile agli spettatori.)
Ah’Reshia – Mio padre e mio zio! (Esclama, quasi spaventata dal loro sopraggiungere.) Non voglio farmi trovare e rischiare, per questo, di sorbirmi qualche nuovo resoconto su quanto è occorso ieri. Sorbirmi, sì, perché non a me è stato richiesto di esporre i fatti, unica presente a essere sopravvissuta a quella piccola battaglia; quanto a mio cugino che, malgrado tutto l’incondizionato affetto che provo verso di lui, non avrebbe potuto considerarsi, qual altresì si considera, effettivamente partecipe allo scontro, essendo subentrato solo a questione conclusa.
Meglio che mi allontani… che mi nasconda… affinché non abbiano a considerarmi qui presente.
(Si muova alla rinfusa per il palco, cercando qualche punto utile a scomparire.)
Ah’Reshia – Qui… dietro questa statua. (Indicando un punto ovviamente vuoto.) Andrà benissimo!
(Si celi, pertanto, dietro a un’immaginaria statua, vicino al bordo del palco verso la platea, accucciata al suolo e con le mani sopra la testa, a rendersi, se possibile, ancor più piccola di quanto già non sia.)
(Entrino Mu'Sah e Mu'Reh dalla sinistra del palco, il primo spintonando il secondo con fare tutt’altro che delicato che riguardevole per lui.)
Mu'Reh – Ehy! Piano, fratellone! (Protesta, a quello spintonare.) Non ho idea a quale giuoco tu desideri giocare, ma, sinceramente, tutto questo mi ha già stancato…
Mu’Sah – Ha stancato te… vero?! (Domanda, con tono simile a un grido di rabbia represso, imponendogli un nuovo spintone che lo porti fino al centro del palco.) Te, vero?! Non me. Non colui che solo dovrebbe dichiararsi stanco e, peggio, insultato, da tanta beffa alle proprie spalle…
Mu'Reh – Non comprendo… (Sgrana gli occhi a quelle aggressive affermazioni, senza reagire con eguale violenza.) Hai detto che mi dovevi parlare e sono venuto con te in giardino. Ora che ti prende, fratello? Ho fatto o detto qualcosa in tuo contrasto?! Se così è stato, credimi… non è avvenuto in maniera volontaria e, di ciò, invoco il tuo perdono. (Afferma, con tono assolutamente sincero, sgomento per tanta violenza nel proprio familiare, nel proprio amato fratello.)
Mu’Sah – Non è stato in maniera volontaria? (Ripete, con tono in parte iracondo, in parte sarcastico.) Non è stato volontario ciò che è avvenuto… lo capisco. Certo. Certamente! (Insiste.) In fondo non sono cose che avvengono in maniera volontaria… no?! (Questiona, rivolgendosi verso l’altro con fervore.)
Mu'Reh – Non so di cosa tu stia parlando, Mu’S… e, se devo essere onesto, mi stai anche spaventando ora. (Ammette, ritraendosi appena da lui, non apprezzando gli sviluppi che tutto quello potrebbe avere.) Sei forse ubriaco, a quest’ora del mattino?!
Mu’Sah – Oh no… no… (Scuote il capo.) In verità non sono mai stato più sobrio in tutta la mia vita, mio caro fratello. (La parola “caro” venga pronunciata con evidente disprezzo.) Non so come abbia fatto a tollerare per tanti anni il tuo tradimento, il tuo continuo complottare alle mie spalle, forse per ottenere ciò che, altresì, è mio per diritto di nascita. Ma…alla fine ho aperto gli occhi. E quanto ho visto non mi è piaciuto…
Mu’Reh – Io…
Mu’Sah – Tu… tu… tu! Sempre tu, Mu’Reh! (Lo interrompe, prima che possa continuare.) La tua vita si è basata ignorando i valori della famiglia, e badando solo e semplicemente ai tuoi sporchi interessi. Ai tuoi sciocchi interessi. Ai tuoi lussuriosi interessi!
Mu’Reh – Che cosa stai cercando di dire? (Domanda, interrogativo in parte sovrapposto alle parole dell’altro.) Quali sono le tue accuse, Mu’Sah?! (Si fa appena più avanti, tornando quasi a contatto con lui.) Stai forse pensando che io possa...
Mu’Sah - … che tu possa esserti preso mia moglie nel letto ove lei ha deciso di dormire separandosi da me. Sì! (Esclama, con violenza, sollevando la mancina per afferrarlo all’altezza del collo.) Vuoi forse negarlo, lurido verme, figlio indegno del sangue che scorre nelle tue vene?!
Mu’Reh – C-c-cosa?! (Balbetti, colto in contropiede non tanto dall’aggressione, alla quale subito reagisce chiudendo le proprie mani attorno al polso della mano sua antagonista, quanto all’accusa, dal suo punto di vista del tutto priva di fondamento.) Ti sbagli, Mu’Sah, se pensi questo! Io sono ancora fedele al ricordo di mia moglie… della madre di mio figlio. E non ti tradirei mai. Non ti tradirei mai, fratello!

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