11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 17 agosto 2012

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Scena V


(A differenza delle scene precedenti quasi completamente prive di scenografia, con la sola eccezione del trono di Mu'Sah, in questa alcune comparse vestite da servitori, trasportino rapidamente in scena un lungo tavolo e almeno cinque sedie, tanti quanti saranno i protagonisti poi presenti. Le sedie, allo scopo di permettere al pubblico di seguire meglio gli eventi, vengano disposte tutte da uno stesso lato del tavolo, in modo che, una volta seduti, gli attori offrano il proprio volto alla platea. Si allestisca con tutto ciò, in maniera ancor sufficientemente povera, pertanto, quello che abbia da immaginarsi qual un salone opalescente, pronto per la cena già preannunciata nelle parole di Reja.)
(Alla cena sarà presente, oltre a Ah'Reshia, Mu'Sah, Mu'Reh e Mu'Rehin, già introdotti, anche Ah'Lashia, madre di Ah'Reshia e consorte di Mu'Sah, sospettata da questi di tradimento col proprio fratello minore. Ah'Lashia si offra qual una donna effettivamente carica di fascino e carisma, tal da giustificare in maniera più che adeguata l'ancor immatura, ma già presente, beltà che, un giorno, potrà rendere Ah'Reshia qual una delle donne più desiderate di tutta Y'Shalf. Purtroppo per Ah'Lashia, però, proprio la sua beltade sembra essere causa di folle gelosia nel marito, qual già questi ha condiviso con Sha'Maech nel pomeriggio.)
(Entrino in ordine sparso i partecipanti alla cena. Ultima resti proprio Ah'Reshia, che giungerà dalla destra del palco la sala da pranzo con passo affrettato, ora in un abito tanto lungo da costringerla a sollevare la gonna fin sopra le ginocchia per potersi permettere di correre sino a lì. Sopraggiunta, ella si mantenga ancora per qualche istante lontana dal resto del gruppo già seduto a tavola, per potersi rivolgere direttamente al pubblico in quelli che abbiano da intendersi quali sue intime riflessioni personali.)
Ah'Reshia – Ed eccomi qui… (Esordisce, lasciando ricadere la gonna sin sulla punta dei propri piedi e, dopo di ciò, roteando su se stessa, quasi a volersi presentare al proprio pubblico.) Lavata e imbellettata, profumata e rivestita, più simile a una prostituta di quanto non avrei potuto sembrare questo pomeriggio.
Sia chiaro che, per quanto nulla abbia contro delle brave professioniste del settore, non è tuttavia mia ambizione quella di apparire simile a loro, per quanto, purtroppo, gli usi e i costumi della nostra cultura sembrino insistere in senso contrario. (Geme, sentendosi soffocata dalle restrizioni impostile da quell'abito.) E' davvero questo ciò a cui ambisce un uomo? Avere un prostituta in luogo a una moglie? Eppur non credo che mio padre sarebbe lieto di veder mia madre fra le braccia di un altro uomo…
(Resti per un istante in silenzio, dando luogo alla platea di riflettere sulla verità che ha appena pronunciato, per quanto del tutto inconsapevole dei problemi esistenti fra i propri genitori, o della gelosia del padre verso la madre, lì ritenuta ancor peggio di una meretrice.)
Ah'Reshia – Io non sono tutto questo… eppur, per compiacere i miei genitori e la mia nutrice, per essere degna del nome che porto, sono costretta a indossare questa maschera. (Si porta la destra al viso, a coprirlo per simulare, in tal modo, la maschera che la riveste, stando ben attenta a non coprire la bocca, per non rendere incomprensibili le sue altre parole.) Ecco a voi Ah'Reshia, la bella principessa di Y'Shalf, priva di ogni velleità guerriera, e desiderosa, soltanto, di sposare un buon partito che possa ben amministrare le mie proprietà, la mia eredità.
Dei… (Esclama, allontanando la mano dal volto con violenza, quasi stesse strappandosi via qualcosa… una maschera, probabilmente.) Quanto vorrei che la mia vita potesse essere come quella di Midda Bontor, senza restrizioni, senza ipocrisie, libera di esistere come io desideri e non come altri possano aver deciso per me. Libera di vestire senza tutti questi fronzoli, senza tutto questo inutile spreco di stoffa, ma con comode brache e, al più, una casacca appena utile a non mostrare al mondo le mie grazie…
(Porti le mani ai vestiti, dando l'impressione, per un momento, di volerseli strappare via, salvo, poi, voltarsi appena indietro e incontrare, con il proprio sguardo, i volti della propria famiglia, in sua attesa per iniziare a consumare la cena. E, in questo, si arrende, liberando le stoffe dalla pressione delle proprie dita.)
Ah'Reshia – Midda Bontor è Midda Bontor. E io, purtroppo, sono io. (Sospira, scuotendo il capo e lasciandosi andare.) Per quanto il mio spirito sogni la libertà, il mio cuore è troppo affezionato alla mia famiglia per poter supporre di abbandonarla e di procurare un dolore tanto intenso qual, son certa, loro procurerei. Inutile, quindi, sognare, inutile ambire a grandi avventure, ricche di difficoltà e di gloria in egual misura. Perché la mia unica difficoltà, per il resto della mia vita, sarà quella di accettare gli abiti che il mio rango da me esigerà… e la mia sola gloria sarà quella che deriverà dai figli che metterò al mondo, per onorare mio marito.
(Chini il capo e, con un misto di rassegnazione e di malinconia, si diriga verso la tavola, là dove il resto della sua famiglia è in sua attesa. Prenda posizione fra sua madre e suo cugino, mentre alle estremità del gruppo siano posizionati i due fratelli, il capofamiglia accanto alla moglie, e il minore accanto al figlio.)
Mu'Sah – Che gli dei possano rivolgere il loro sguardo misericordioso su questo convivio e sui di noi, suoi commensali… (Invoca, qual capofamiglia, in una formula rituale e benaugurante sulla cena che di lì a breve andrà a incominciare. Nel pronunciare tali parole, uno sguardo malevolo viene tuttavia rivolto in direzione della moglie e del fratello, la sospettare relazione dei quali, proprio malgrado, non riesce a tollerare.)
(Un istante di silenzio segua la preghiera rivolta agi dei, prima che qualcuno, seduto a tavola, riprenda a parlare. Nel contempo gli attori si dimostrino impegnati a consumare un lauto banchetto, ovviamente inesistente su quella tavola e, ancora una volta, affidato all'immaginazione degli spettatori.)
Mu'Sah – Credo che in questa occasione sia d'uopo rivolgere un ringraziamento a nostro nipote. (Riprende voce, cercando ora di concentrarsi, come da consiglio di Sha'Maech, solo sul bene della propria erede.) Senza il valore suo e degli uomini da lui addestrati, questa sera la nostra cara figlia ed erede, la principessa Ah'Reshia, non sarebbe potuta essere presente a questo tavolo.
Mu'Reh – Parole sagge le tue, fratello. (Annuisce, non sospettando la gelosia vissuta a proprio discapito.)
Mu'Sah – Sagge come saggio è stato il comportamento di tuo figlio, fratello. (Pronuncia tali parole con un certo nervosismo, quasi ringhiando il termine "fratello".) A differenza di molti altri, Mu'Rehin ha saputo distinguere i propri interessi personali dai propri doveri, e non ha anteposto i primi ai secondi, come solo un uomo d'onore saprebbe compiere.
Mu'Rehin – Non comprendo, caro zio… (Interviene, scuotendo il capo a dimostrazione di quanto, da parte sua, non sia ben intesa l'ultima asserzione pronunciata dal capofamiglia.)
Mu'Sah – E ciò è sol dimostrazione di quanto, caro Mu'Rehin, in te scorra il sangue migliore della nostra famiglia, degno erede del nostro nome. (Conferma, visibilmente soddisfatto.) Non come alcuni tuoi predecessori, dai quali avresti potuto ereditare sol sangue marcio… (Soggiunge, non riuscendo a trattenersi e pur, ancora, non formulando un'accusa diretta, qual non vuole formulare per il bene di Ah'Reshia.)
Mu'Reh – Io credo che tuo zio, mio fratello, desideri sottolineare come, nella prematura scomparsa della nostra amata Ah'Reshia, alla quale auguro solo ogni bene, tu saresti potuto essere riconosciuto qual possibile erede per le ricchezze della nostra famiglia, in quanto unico discendente della nostra stirpe, del nostro sangue. (Puntualizza, cercando di rendere più trasparenti le parole del fratello, per quanto forse troppo truci per essere proposte a tavola.)
Mu'Sah – Fortunatamente in te non vi è mai stata neppure l'ipotesi di una tale, oscena idea, mio carissimo Mu'Rehin. E, in questo, hai anteposto la salute di tua cugina alla tua stessa, compiendo quanto possibile per salvarla… (Insiste, in un'implicita critica al fratello che, al contrario, ha preso più che in esame tale ipotesi, come appena dimostrato.)
Mu'Rehin – Zio. Zia. Padre. (Richiama l'attenzione dell'intera famiglia lì presente, prima di proseguire.) Io non saprei definire quanto il mio possa essere riconosciuto qual valore o meno… ma, ciò nonostante, sappiate che sarei disposto a morire non una, non due, ma cento, e mille volte per la salute della mia amata cugina, di Ah'Reshia. (Afferma, con convinzione.) Perché ella rappresenta quanto di bello, giusto e buono esista nella mia vita, e, senza di lei, alcuna ragione avrei di proseguire in questo assurdo cammino una sola, singola, ulteriore ora.

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