11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 11 agosto 2012

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Scena II


(Come nella scena precedente, e come nel resto della rappresentazione, il palco resterà pressoché vuoto. Quanto, ora, deve essere però offerto dagli attori al pubblico ha da essere considerata l'impressione di un ambiente interno, una vasta stanza, dagli alti soffitti, austera nelle proprie scelte di arredo, in contrasto con la consueta opalescenza y'shalfica. Unico elemento di scena concesso, che entrerà solo dopo le prime battute, sarà uno scanno, adagiato per l'occasione su una piattaforma dotata di piccole ruote, utile a permetterle di scivolare da dietro le quinte senza difficoltà. Su tale trono, di legno e spoglio di particolari ornamenti, al momento opportuno, sarà seduto Mu'Sah, il padrone di casa.)
(A rendere più partecipe il pubblico del momento di tensione, in contrapposizione alla leggerezza della prima scena, Sha'Maech dovrà apparire ancor più serio e composto di quanto non lo fosse in precedenza, leggermente ingobbito e con il capo appena piegato in avanti, a dimostrare una sorta di timore reverenziale per l'interlocutore con il quale è stato convocato a interloquire.)
(Entri in scena, da destra, Sha'Maech, passando le mani ripetutamente sulle vesti, quasi a volerle rassettare e ripulire, prima di ricomporsi e chinare il capo, come suddetto, per rispetto verso colui che lì si attende di trovare.)
Sha'Maech – Mio signore? (Richiama, con tono sottomesso, timoroso di levare eccessivamente la voce e, in tal modo, di infastidire colui che lì lo attende.) Mi è stato riferito che mi cercavi, o principe. (Annuncia, a voler prendere le distanze da un eventuale errore, per non subire le ire dell'uomo ove ciò fosse occorso.)
Mu'Sah – Vieni avanti, Sha'Maech. (Richiama una voce esterna al palco, da dietro le quinte alla sinistra degli spettatori, sul fronte opposto rispetto a quello da cui è entrato il non più giovane mentore.) Non ti hanno riferito il falso, poiché io, quest'oggi, necessito della tua scienza per risolvere i miei problemi, per trovare una via di fuga da tutte le mie afflizioni. (Scandisce, facendosi sì che alcuno, fra il pubblico, abbia da dubitare delle sue parole.) Vieni, vecchio amico mio…
Sha'Maech – Non così vecchio, spero. (Sorride con trasparente tensione, mentre avanza a passi lenti, che abbiano da apparire ben più lunghi di quanto non siano, per offrire una sensazione di progresso benché egli abbia da restare sostanzialmente immobile.)
(Nel contempo dell'avanzare del mentore, venga altrettanto lentamente sospinta in avanti, da sinistra, la piattaforma con lo scanno, e con, sopra lo stesso, Mu'Sah. Sia egli il primo attore della compagnia, tanta è l'importanza e la profondità del suo personaggio, in bilico fra la consapevolezza e la follia, fra l'amore che, invero, prova ancora per la moglie, e la gelosia più scatenata, che non riesce a sopportare l'idea di offrire un qualche barlume di libertà alla medesima, ove in ciò ella potrebbe allontanarsi da lui. Vesta abili eleganti, principeschi, qual meglio possano confarsi al suo ruolo.)
Mu'Sah – Certo non più di quanto, a giorni, non mi senta io stesso, Sha'Maech. (Scuote il capo, restando seduto sullo scanno, e in ciò mostrandosi soltanto di profilo al pubblico, qual elemento quasi distaccato dalla scena.) Mi sento quale una reliquia del passato, vecchio mio, incapace a trovare la propria collocazione nel presente, al di fuori di una teca di vetro entro la quale restare conservata.
Sha'Maech – Non dire così, mio signore. La giovinezza delle vostre membra è ancor palese, nel vostro fisico che troppo semplicemente potrebbe competere con quello di vostro nipote, ancor prima che con quello di suo padre, vostro fratello. (Omaggia il proprio signore, con tono apparentemente sincero, benché ovviamente animato da una necessaria lusinga.)
Mu'Sah – E' una fortuna che tu sia uomo, Sha'Maech. (Sorride, trattenendo una risatina a quelle parole.) Perché come donna il tuo senso estetico avrebbe di che ridire. (Puntualizza, appoggiando ora le mani ai braccioli e facendo atto di sollevarsi, con evidente sforzo, quasi a quello scanno fosse stato legato da una forza invisibile.) Fortunatamente non è per il tuo gusto estetico, ma per la tua intelligenza, che tu sei famoso… e che io ti ho voluto alla mia corte, per offrire il meglio alla mia unica figlia ed erede.
Sha'Maech – Le tue parole riempiono il mio cuore d'orgoglio, mio principe. (Si inchina, piegandosi completamente innanzi a lui, a dimostrare tutta la propria fedeltà.) Spero di continuare ad agire in misura tale da meritarle in futuro così come nel presente e in passato.
Mu'Sah – Purtroppo, però, non ti ho invitato per parlare di noi e per scambiarci complimenti vicendevolmente, sebbene tutto ciò offra una certa, seppur effimera, gratificazione. (Cambia tono, ora incupendosi.) Perché quanto io, ora, ti devo domandare è… riconosci la verità?
Sha’Maech – La verità? (Ripete con aria sorpresa, non comprendendo cosa l’altro possa voler intendere con un simile significante.) Cosa intendi mio signore? Questo è un termine troppo generico. Forse, persino, astretto, ove difficile ha da considerarsi la verità, nel confronto con la relatività del punto di vista umano. (Spostandosi verso la parte del palco più prossima al pubblico, alzando le mani come ad appoggiarle su una colonna, ovviamente lì non presente.) Per te, probabilmente, questa ha da considerarsi una semplice struttura architettonica, mentre per me è la rappresentazione fisica di un concetto matematico, nella traslazione di una superficie circolare lungo il terzo asse. (Muovendo le mani dal basso in alto, ad abbracciare tale forma.) Quale è la verità? E’ questa una colonna? E’ questa una rappresentazione matematica? O è entrambe le cose? O forse nessuna delle due…
Mu’Sah – Apprezzo la tua intelligenza, Sha’Maech. Ma non quando tenti di adoperarla al solo scopo di trarmi in inganno o di distrarmi da una mia intenzione. (Sollevandosi del tutto dallo scanno e ridiscendendo allo stesso livello del proprio interlocutore.) Ti grazio solo in quanto la tua ha da considerarsi un’innocente tentativo di evasione dalle responsabilità proprie del tuo ruolo: se così non fosse, ti avrei già condannato a morte. E avrei eseguito la condanna con le mie stesse mani.
Sha’Maech – Mie responsabilità?! (Sgranando gli occhi e voltandosi verso il proprio signore.) Credevo che mia responsabilità fosse solo quella di occuparsi dell’istruzione di vostra figlia…
Mu’Sah – … e di consigliarmi. (Puntualizza, avvicinandosi a lui.) Non dimenticartelo. Devi anche consigliarmi. E quello che io ora da e chiedo è solo un consiglio. Un consiglio da un uomo saggio, un uomo di scienza, un uomo che non si affida agli dei per risolvere le proprie questioni, ma cerca confronto solo con il presente, con ciò che lo circonda, con i fatti… la verità!
Sha’Maech – Sì, mio signore. (China maggiormente il capo, nel timore di attrarre l’ira dell’altro.) Ti domando perdono per aver cercato di sottrarmi alle mie responsabilità nei tuoi confronti, ai miei doveri, come da te giustamente rimproveratomi.
Mu’Sah – Basta salamelecchi… (Scuote il capo, appoggiando le proprie mani sulle spalle dell’altro.) Non desidero un servo idiota capace solo di rispondere di sì. Quello che cerco è un consigliere, che mi sappia offrire le risposte che cerco.
Sha’Maech – Farò il possibile, mio signore. (Annuisce, non osando ancora alzare lo sguardo verso di lui.) Quella che, però, credo che mi sia fuggita, è proprio la questione alla quale tu cerchi una risposta. Quale verità è da te cercata, o principe? Perché se essa è in mio possesso, farò di tutto per condividerla con te.
Mu’Sah – Non lo indovini?! (Domanda sorpreso, aggrottando la fronte, non riuscendo a credere da parte dell’altro tanta mancanza di recettività.) Un uomo del tuo intelletto non riesce davvero a cogliere quale possa essere la mia domanda?
Sha’Maech – No, mio signore. (Scuote il capo.) Onestà è nella mia voce e nel mio cuore, nel dirti ciò. Non riesco a immaginare quale verità tu possa desiderare da me. E per questo non posso fare altro che invocare la tua comprensione… e la tua compassione.
Mu’Sah – Basta, Sha’Maech. Basta. Davvero. (Lo lascia, facendo qualche passo all’indietro, e poi iniziando a camminare attorno a lui, forse a valutarlo, forse a riflettere sulle parole da offrire, impossibile a dirsi dalla sua espressione, a metà fra il creditore e il debitore.) La questione per la quale necessito di una tua risposta, della verità che solo nelle tue parole sono certo di poter trovare è questa: è possibile che mia moglie e mio fratello… abbiano una relazione alle mie spalle?

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