11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 26 agosto 2012

1681


(Silente spettatrice dello scontro fra il padre e lo zio, Ah’Reshia si porti una mano innanzi alle labbra, per evitare che un solo gemito possa sfuggire dalle sue labbra. E’ spaventata per quanto sta accadendo, e non sa assolutamente come potersi permettere di reagire… o no.)
Mu’Sah – Tante parole vane. Tante suppliche da parte di chi sa di esser ormai prossimo alla morte e, malgrado ciò, non desidera accettare l’ineluttabilità del fato…
Mu’Reh – Vaneggi, fratello! Vaneggi! E se desideri realmente portar a termine quello che temo tu voglia fare, te ne avrai a pentire per il resto della tua esistenza, nel rimpianto per esserti macchiato le mani del sangue del tuo sangue, del sangue di nostro padre… (Spiega, senza cercare di reagire ma, piuttosto, tentando di far ragionare il proprio interlocutore, per evitare possa compiere un gesto irrimediabile.)
Mu’Sah – Perché non tenti di scappare? Perché non cerchi di aggredirmi?! (Domanda, sorpreso da tanta remissività.) Eppure non ti sei riservato così tante remore prima di prendere ciò che è mio!
Mu’Reh – Ah'Lashia è una donna stupenda, Mu’Sah… ma non ho mai agito con lei diversamente da quanto il mio ruolo richieda! (Insiste nel ripetere una verità già narrata.) Se non credi a me… domandalo a lei. Chiedilo alla tua sposa, se non ti è stata fedele…
Mu’Sah – Sposa?! (Aggrottando la fronte.) Sgualdrina forse! (Replica, sputando veleno.)
Mu’Reh – Non dire cose di cui ti pentirai, fratello. Non fare cose di cui ti pentirai. (Cerca ancora di ripetere, nell’invitarlo, in ciò, a desistere dai propri propositi.) Io sono innocente e il mio sangue sarà sangue di innocenti, versato per una colpa inesistente, per un delitto immaginario!
Mu’Sah – Hai modo di dimostrare quello che dici? (Suggerisce, in verità non allentando la propria morsa e, anzi, stringendola maggiormente, quasi fosse sua intenzione quella di infrangergli la trachea.)
Mu’Reh – Ho necessità di dimostrare l’inesistenza di una colpa?! (Protesta, non accettando di essere trattato alla stregua di un comune criminale.)
Mu’Sah – Così dice la legge! (Resta saldo nelle proprie posizioni.) Allora… hai modo di farlo?!
Mu’Reh – No, per gli dei tutti. No! (Scuote il capo, o, per lo meno, desidererebbe farlo se non fosse in tal modo bloccato dalla presa del fratello.) Come potrei produrre prove a dimostrazione della mia innocenza, partendo dall’ipotesi della mia colpevolezza? Ti rendi conto quale assurdità stai pretendendo?
Mu’Sah – Ti rendi conto della disperazione intrinseca nelle parole che dici? (Domanda, senza mutare opinione.) Stai mettendo in dubbio il principio sul quale dalla notte dei tempi si fondano la quasi totalità dei regni esistenti nelle terre conosciute per salvaguardare la tua sola esistenza in vita! No. Non è disperazione questa… è consapevolezza della propria sorte. E’ consapevolezza della propria colpa e, in ciò, dell’ineluttabilità della condanna!
Mu’Reh – Fratello… smettila immediatamente! (Tenta di ordinare, con tono fermo.) Non sei padrone dei tuoi pensieri e delle tue azioni. Cessa ogni aggressione, prima che…
(Nella destra di Mu’Sah compaia inaspettatamente un pugnale, estratto dalla manica dell’abito, che venga subito diretto verso l’addome di Mu’Reh, affondandovi senza pietà o esitazione alcuna.)
Mu’Reh – … tu… possa… (Geme, mentre del sangue gli colma la bocca, fuoriuscendo dalle sue labbra insieme a quelle parole.) … uccider...
(Muoia Mu’Reh, ricadendo qual peso morto contro il fratello, suo assassino.)
(Accucciata a terra, Ah’Reshia spinga il volto contro il suolo, a lì soffocare l’orrore che teme di non poter ulteriormente trattenere con la forza delle proprie mani. Il suo volto si copra immediatamente di abbondanti lacrime, non potendo tollerare, malgrado tutta la propria ipotetica audacia, lo spettacolo del quale è appena stata testimone involontaria.)
Mu’Sah – Prima uno… poi l’altra. (Dichiara, levando il pugnale dal ventre del fratello e lasciandolo, nuovamente, scomparire nel nascondiglio entro il quale era stato sino a quel momento celato.) Rilassati, fratellino… non resterai solo a lungo là dove ti ho mandato…
(Stringendo a sé il corpo morto del fratello, si avvii verso il fronte destro del palco, passando a poca distanza dalla figlia ma non dando visibilità di essersi accorto o meno della sua presenza.)
(Esce Mu’Sah trascinando Mu’Reh.)
(Per lunghi istanti Ah’Reshia resti con viso premuto a terra e, quando alfine lo risollevi, si volti diretta verso il pubblico con il volto sporco di lacrime e della polvere sul palco, incrementando in ciò l’effetto drammatico.)
Ah’Reshia – Oh dei! Oh dei! (Gridi soffocata, tanto dalle proprie emozioni, quanto dalla paura di essere scoperta dal padre e di fare, in ciò, la fine dello zio.) L’ha ucciso… l’ha ucciso senza battere ciglio!
Mio padre ha ucciso suo fratello… e lo ha fatto con freddezza e, addirittura, gioia!
Oh dei… non posso crederci. Non voglio crederci.
Mio padre! Mio padre un assassino…
… per cosa, poi? Cosa può aver scatenato tutta la sua ira?! Il tradimento…?
No… dei. Non può essere avvenuto. Mia madre e mio zio non possono aver veramente…
… ma non importa. Che sia accaduto o meno, mio zio è morto e… qualunque possa essere stata la sua colpa, essa è morta con lui.
(Si passi il dorso della destra sul viso, per cercare di asciugarsi le lacrime, spargendo solamente lo sporco su tutta la faccia, mischiato al frutto del suo pianto.)
Ah’Reshia – E ora… cosa devo fare? Cosa posso fare?! (Si domanda, osservandosi attorno.)
Mio padre è un assassino e non posso permettergli di non rispondere delle sue azioni. Anche se, probabilmente, né il sultano, né alcun visir, lo condannerà per quanto ha compiuto. Ma ciò non toglie che l’ha fatto… l’ha fatto, forse spinto da un momento di follia, o, forse e peggio, da un momento di violenta lucidità, nel quale ha ben pianificato ciò che desiderava fare… l’omicidio che desiderava compier…
… oh, cielo…
… dei…
… madre!
(Si rialza rapidamente in piedi, con le mani fra i capelli, disperata all’idea di quello che potrebbe star per avvenire.)
Ah’Reshia – L’ha detto! Ha detto che lo avrebbe fatto! Che l’avrebbe fatta pagare anche a lei! (Rammenta, con orrore, se possibile, ancora maggiore rispetto a quello già vissuto.) Oh dei… oh dei… devo fare qualcosa! Devo fare qualcosa prima che questa casa si trasformi in un cimitero! Devo allarmare le guardie… le guardie sì! Le guardie potranno intervenire e...
…no. Non posso!
Le guardie rispondono innanzitutto al loro signore e, prima di fermare lui, fermerebbero me, credendomi pazza, credendomi uscita di senno o, peggio, appoggiando pienamente l’operato del loro signore malgrado tanta incomprensibile violenza, tanto ingiusta e folle aggressione..
Devo… devo occuparmene io.
Non posso permettere che mio padre sparga altro sangue in questa dimora. Non posso permettere che distrugga la nostra intera famiglia, così come sembra crudelmente desideroso di compiere.
Devo intervenire… così come interverrebbe Midda Bontor! (Esclama, cercando di sollevare il capo, di invocar, qual proprio, un pur minimo orgoglio. Ma, dopo un attimo, crolla nuovamente con lo sguardo verso il suolo e, in ciò, verso la platea tutta.)
Ho già affrontato questo discorso… e non mi sembra di aver raggiunto conclusioni piacevoli… (Si impone di ricordare, proprio malanimo, salvo immediatamente scrollare via tanta negatività.) Dei…
… devo reagire!
(E, con tale tanto chiaro proposito ad animare il suo cuore, ella si fiondi fuori dal palco, dal fronte opposto a quello del padre, per intraprendere una diversa via che le permetta di anticiparlo.)
(Esce Ah’Reshia, da sinistra.)

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