11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 28 agosto 2012

1683


(Estragga Mu’Sah nuovamente, dalla propria manica destra, il pugnale con cui ha già ucciso suo fratello Mu’Reh, mostrandolo, ora, terribilmente insanguinato. Il sangue, ovviamente, deve essere aggiunto nel momento di intervallo fra la sua scomparsa in conclusione alla scena precedente e l’inizio di questa.)
Mu’Sah – Sai che cosa è questo, mia cara?! (Domanda, con uno sguardo carico di rancore verso di lei.)
Ah’Lashia – Non… farlo…
Mu’Sah – E’ il pugnale con il quale ho scavato all’interno del ventre del tuo amante, lurida sgualdrina! (Si risponda, sollevandola per un istante dal letto nel tenerla sempre stretta al collo e, subito dopo, rigettandola con forza sul letto.) Questo è ancora il suo sangue, il sangue caldo e pulsante di un corpo ormai freddo e privo di vita, una vita che io ho preteso qual giusto compenso per il suo ignobile tradimento! Per il vostro ignobile tradimento… (Soggiunge, a non escluderla dalle colpe così accumulate.)
Ah’Lashia – Mu… Sah…
Mu’Sah – Sai… in un primo momento ho pensato di uccidere anche te. E ovviamente quell’idiota di nostro nipote, che difficilmente avrebbe sopportato la morte del padre senza reagire. (Spiega, scuotendo il capo.) Poi mi sono reso conto che, in fondo, tu non hai agito per cattiveria. Hai agito solo per insoddisfazione.
(Ah’Lashia tenti di scuotere il capo, ormai priva di voce per la stretta di lui di fronte alla quale non può reagire in alcun modo.)
Mu’Sah – Sì… insoddisfazione. Erano anni che non ti concedevo un’occasione di intimità e tu, povera vittima delle tue pulsioni carnali, hai cercato di rimediare nel modo più discreto possibile… tradendomi con mio fratello! (Parli al contempo con desiderio di giustificazione e con rabbia, altalenando fra il desiderio di farla a pezzi e quello di lasciarla sopravvivere.) E’ vero che meriteresti la lapidazione per ciò che hai fatto; è vero che dovresti essere denudata e gettata in pasto a degli sporchi kofreyoti o mes'eriani per ciò che hai compiuto; ma è anche vero che io, sposo di sì indegna moglie, sono un uomo ricco di misericordia, che non vuole gettare lo scandalo sulla nostra famiglia e su nostra figlia.
Amo troppo mia figlia, la mia bambina, per imporle lo scandalo derivante da una madre adultera, un’ombra maledetta sul suo futuro, tale, persino, da rischiare di renderla troppo poco desiderata da nobili pretendenti, che dovrebbero, altresì, essere pronti a scannarsi reciprocamente per lei. (Afferma, con tono che, malgrado la violenza intrinseca in ciò che sta compiendo, sembra voler riconoscere reale affetto alla propria erede.)
(Mu’Sah sospiri profondamente al pensiero della figliola, che, non immagina, essere celata sotto il letto.)
Mu’Sah – Per Ah’Reshia e solo per Ah’Reshia, tu vivrai. (Afferma con tono persino solenne.) Non te lo meriti, moglie, così come non meriti di poterti fregiare ancora di questo titolo.
Tuttavia, riconoscendo il tuo errore come semplice conseguenza di un desiderio lussurioso inappagato, cercherò di fare il possibile per soddisfare le tue brame… (Sorride, rigirando il pugnale nella mano e, ora, lasciando puntale la lama verso il basso mentre una parte dell’impugnatura e un elaborato pomello geometrico al di sopra della mano.)
(Ah’Lashia comprenda le intenzioni del marito e, con tutte le proprie forze, cerchi di opporsi, scalciando come una forsennata, nel terrore di quanto è certa stia per avvenire.)
Ah’Lashia – No… no… no… (Gridi soffocata, piangendo copiosamente.)
Mu’Sah – Cercherò di essere più delicato possibile… te lo prometto, amore mio. (La rassicuri, abbassando il proprio pugnale verso le sue gambe.)
(Essendo stata aggredita al fianco sinistro del letto, Ah’Lashia e Mu’Sah abbiano da apparire sdraiati in modo tale da offrire il proprio profilo sinistro al pubblico. In tale scelta, pertanto, quanto operato dal braccio destro di Mu’Sah non sarà visibile e lo stupro conseguente sarà espresso solo dalle grida di dolore di Ah’Leshia, che dovrà interpretare con la massima credibilità l’atto, torturando con le proprie grida, con la propria pena, ogni spettatore presente, spargendo un disagio totale fra il pubblico.)
(Non sia questa considerata violenza gratuita, offerta solo per spettacolarizzare l’opera: i fatti così come descritti sono realmente avvenuti e, con maggiore frequenza di quanto chiunque avrebbe piacere di tollerare, avvengono continuamente in molte famiglie, trasformando l’amore in un orrore privo d’eguali.)
(Non una parola contraddistingua l’atto. Mu’Sah resti in silenzio per tutto il tempo mentre Ah’Lashia offra solo grida di dolore qual propria unica interpretazione. Alla fine, con un urlo più alto, Ah’Lashia crolli svenuta sul letto qual estrema via di fuga da tanta oscenità, e Mu’Sah si rialzi soddisfatto, osservando la moglie lì giacere, come morta.)
Mu’Sah – Non credo che, per i prossimi mesi, avrai ancora desiderio di giacere con altri uomini, moglie. (Parlando come se ella possa sentirlo.) Tuttavia, se così non sarà, mi adopererò al fine di spegnere in te ogni fuoco di passione, rendendoti più simile a un’ancella votata alla verginità per la propria dea che a una meretrice, qual il tuo animo sembra spingerti a essere.
(Conclusa la minaccia, Mu’Sah si volti e si avvii in direzione della sinistra del palco, là da dove è entrato.)
(Esce Mu’Sah.)
(Per un lungo momento nulla si muova sul palco, dando l’impressione che l’atto sia finito in questo modo. Solo dopo che il pubblico avrà superato il momento di stupore per la violenza carnale a cui tutti hanno appena assistito, qualcosa di muova sotto al letto, e, lentamente, riemerga Ah’Reshia, terrorizzata e tremante. Con paura, appena fuori dal letto, scappi lontano dal medesimo e dalla madre, fermandosi sul fronte destro del palco.)
Ah’Reshia – Io… io… io avrei voluto intervenire. (Parli a bassa voce, rivolta verso la madre priva di sensi, a giustificarsi.) Lo giuro, madre. Io avrei voluto intervenire. (Insista, abbracciata a se stessa per la paura.) Ma… ma… ho avuto paura. Ero… ero terrorizzata. E i miei muscoli mi hanno tradita. Il mio cuore mi ha tradita… e non ho potuto fare nulla.
Non ho potuto fare nulla tranne che… ascoltare.
Oh dei…
… oh dei…
… io ho sentito tutto madre.
Ho sentito il tuo orrore e la tua pena.
Ho sentito la violenza di mio padre su di te.
E ho pianto insieme a te, madre.
… ma non ho potuto fare nulla per aiutarti. Per salvarti.
(Chini il capo, addolorata, piangente, terrorizzata per quanto è accaduto.)
Madre… io avrei voluto essere abbastanza forte da reagire. Da uscire da sotto il letto e aggredire mio padre.
Ma… io sono debole. Io non sono la guerriera che vorrei essere.
Sono solo una ragazzina che sogna sui miti di incredibili eroi e di grandi imprese, incapace a essere qualcosa di più. Incapace a divenire a propria volta colei che tanto ammira.
Perdonami madre…
Perdonami…
(E, con queste parole, fugga verso la sinistra del palco e, da lì, all’uscita dalla stanza, lasciando la madre priva di sensi e sanguinante sul letto.)
(Esce Ah’Reshia.)
(Nonostante la scena e l’atto siano conclusi, non cali immediatamente il sipario. Sia ancora offerta al pubblico, per qualche momento, l’immagine di Ah’Lashia svenuta sul letto, qual conseguenza dello stupro che ha subito. E in tale immagine, sia imposto a tutti l’orrore che già ha coinvolto Ah’Reshia, orrore che le ha impedito di agire a tempo debito e che, per questo, l’ha resa indegna, dal suo personale punto di vista, della madre. Il sentimento dell’una, così, abbia a divenire il sentimento di tutti.)
(Cali il sipario.)

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