11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 4 agosto 2012

1659


« T
hyres! »

Un grido, il suo, or non più simile a un rimprovero per la dea che aveva percepito averla abbandonata, quanto a un'invocazione di aiuto, di benedizione, per la follia che stava compiendo e che, era certa, nessuna profezia avrebbe potuto predire. Perché nel momento in cui il tridente di Nissa sfiorò la pelliccia della sfinge, ella si lasciò ricadere al suolo, scivolando sotto la spinta della propria corsa sulla fine sabbia, nel raccogliere al volo la propria arma e, con essa, continuando a slittare in avanti, non mancando, tuttavia, di concedersi di colpire con tutta la violenza del letale filo della propria lama bastarda il braccio destro della propria antagonista, quello impegnato a sorreggere il tridente, colpendolo poco sopra il gomito e, senza pietà alcuna, amputandolo di netto, in una sequenza di movimenti tanto veloce, di sì improbabile coordinazione, che difficile sarebbe stato persino per lei negare una certa fortuna in tutto ciò.
Laddove ella avrebbe dovuto già essere infissa nel tridente della propria avversaria, pertanto, la straordinaria Figlia di Marr'Mahew, inevitabile da definire in tal termine, non solo evitò un fato di apparente morte certa, non solo recuperò la propria spada estemporaneamente perduta, non solo superò la propria avversaria, portandosi oltre di lei, alle sue spalle, senza che questa potesse comprendere cosa fosse accaduto, ma, ancor più, ebbe successo nell'amputarle un intero braccio poco sotto la spalla, nel restituire alla propria gemella, con i dovuti interessi, l'orrore al quale ella l'aveva condannata oltre quindici anni prima, nel lasciarla mutilata al di sotto del gomito.
E un grido di dolore non poté che esplodere dal profondo della gola della regina, a prescindere da quale mente avesse allora il controllo in lei, per quanto subito, per quella ferita sì tremenda che, immediatamente, non venne neppur elaborata dal cervello, ma che, subito dopo, vide il medesimo rispondere a quell'orrore con tutto il dolore che sarebbe mai stato in grado di elaborare…

« Fa male… non è vero?! » domandò, rialzandosi in piedi prima che la sabbia, con la propria frizione, potesse iniziare a bruciarla, subito voltandosi nuovamente verso la propria antagonista « Non immagini quanto abbia fatto male a me, nell'essere punita per colpe che non erano mie… Nissa! »

Nissa. Era lei la chiave e Midda l'aveva inteso. Possessione o no, quando aveva spinto la gemella all'ira, questa aveva recuperato il controllo sul proprio corpo, sulle proprie azioni, perdendo gli strabilianti poteri dei quali Anmel era altresì investita. E se anche la Campionessa di Kriarya non aveva competenze mistiche sufficientemente approfondire utili a definire come o perché Anmel fosse riuscita a prendere il controllo del corpo di sua sorella; abbastanza esplicita sembrava ancor essere la separazione fra le due identità, senza alcuna reale integrazione fra loro, senza alcuna fusione tale da rendere Nissa consapevole dei poteri che le sarebbero potuti essere propri.
Per tale ragione, volendo riuscire a sopravvivere a quell'incontro e a scappare dall'isola, ancora da definire se con o senza gli scettri, Midda Bontor non avrebbe potuto evitare il ricorso a ogni trucco ammissibile, primo fra tutti quello di pretendere qual propria l'identità di Nissa in luogo a quella di Anmel.

« Hai danneggiato il corpo che mi ospita. Ma non me, sciocca! » sibilò la voce di Nissa fra denti mantenuti stretti al punto tale da rischiare di incrinarli, tanto lo sforzo speso in ciò « Possibile che tu non capisca con chi tu abbia a che fare? Con quale forza primogenita ti stia confrontando?! » soggiunse poi, accostando la mancina al braccio destro mutilato e, con il tocco della punta delle proprie dita arginando immediatamente la fuoriuscita di sangue, onde evitare di correre il rischio di morire in maniera tanto stupida in assenza di una sutura su quella ferita aperta « Io ho il potere di plasmare interi corpi dal nulla… e niente di quanto potrai compiere mi potrà fermare! »

A dimostrazione di ciò, nella volontà di rendere evidente come le sue non fossero parole pronunciate per il semplice piacere di farlo, Anmel si genuflesse verso la spiaggia ai suoi piedi e, con un nuovo gesto della mancina, fece sollevare una grande quantità di sabbia dal suolo, guidandola verso il punto ove, un istante prima sorgeva il suo arto destro, allora privo di vita a pochi piedi da lei. E quella sabbia, aggregandosi tanto solidamente da apparir simile a roccia, si plasmò nella forma di un nuovo braccio, del tutto identico a quello perduto per quanto, allora, non di carne e ossa, ma di sabbia o, più precisamente, di pietra, per quanto ancor capace di muoversi e di agire con la stessa agilità del suo predecessore, come se nulla fosse accaduto, come se alcun danno le fosse stato imposto.
Un rimedio indubbiamente più elegante, e più funzionale, di quello con il quale la donna guerriero si era accompagnata per oltre tre lustri, ma che pur ella non si ritrovò particolarmente intenta a contemplare, desiderosa di sfruttare quegli istanti di distrazione per muoversi fino al punto in cui aveva sepolto gli scettri e lì soffermarsi, in attesa del momento opportuno per dissotterrarli e fuggire.

« Tuo figlio lo sa fare meglio… » canzonò Midda, facendosi beffa del rimedio impiegato da Anmel a riparare il danno da lei impostole, indubbiamente più grezzo di quanto Desmair era stato in grado di compiere quando ella lo aveva fatto mutilato e, persino, decapitato « Senza contare che dubito che i figli di Nissa saranno entusiasti di questo cambio. » ironizzò, in cuor suo, in verità, più che lieta di scoprire quanto, al di là di ogni grande potere, Anmel non fosse dotata di maggiore invincibilità rispetto al corpo che la ospitava.
« E' già la seconda volta che offri riferimento a mio figlio. » osservò Anmel, sollevando la propria nuova mano destra innanzi al proprio volto, per contemplare l'opera compiuta aprendone e chiudendone le dita ripetutamente, nel mentre in cui la voce di Nissa continuò a scandire le sue parole « Il tuo è un semplice modo per schernirmi o, forse, vi è qualcosa di concreto dietro alle tue parole, per quanto impossibile? »

Midda aveva bisogno di tempo. Tempo per pensare a come agire per recuperare gli scettri. Tempo per pensare a come agire, ancora, per fuggire da quell'isola.
In questo, quindi, se la sua cara suocera avesse veramente desiderato avere notizie del suo tanto amato figliuolo, ella sarebbe stata ben lieta di fornirgliele. Concedendosi, tuttavia, la prudenza di non rivelarle il suo coinvolgimento personale in quella notte, nonché nel suo salvataggio dalla Mera Namile, onde ovviare al rischio di perdere in maniera troppo stolida un possibile alleato, qual egli aveva avuto tanto interesse ad apparire per la prima volta da quando erano entrati in contatto.

« In effetti vi è qualcosa dietro alle mie parole. » annuì la mercenaria, iniziando a scostare con fare apparentemente distratto, i sassi da sopra il punto in cui aveva sepolto gli scettri, con abili movimenti dei piedi sulla sabbia « Non so quanto tutto ciò potrebbe disturbarti ma… io e tuo figlio siamo convolati a gioiose nozze qualche anno fa, presso la sua dimora fra le montagne. »
« Menti! » esclamò la sovrana, chiaramente sorpresa da tale annuncio.
« Assolutamente no… » scosse il capo la Campionessa di Kriarya, provando un inedito sentimento di soddisfazione per quegli osceni eventi passati « In effetti fra noi è stato amore a prima vista, nel momento in cui ci siamo incontrati. » puntualizzò, domandandosi se Desmair stesse in qualche modo assistendo a tutto quello « Lui ha dimostrato di apprezzare parecchio le mie forme… e io ho dimostrato di apprezzare parecchio la possibilità di farlo a pezzi in ogni modo possibile e di non divenire, in questo, vedova inconsolabile. » strizzò l'occhio sinistro, con fare complice, verso la propria interlocutrice « Sai… al di là di quanto i rapporti fra suocera e nuora possono essere complicati, ti voglio rassicurare sul fatto che, corna e zoccoli a parte, tuo figlio è capace veramente di mandarmi in subbuglio: ogni volta che lo vedo non riesco a trattenermi dal saltargli addosso. » commentò, assolutamente sincera.

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