11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 29 agosto 2012

1684


Atto III

Scena I

(Si alzi il sipario. Il palco appaia nuovamente vuoto, con la sola eccezione della presenza di Ah’Reshia al suo centro. Ella sia camminando, stratta all’interno di una coperta. Ogni tanto si guardi alle spalle e riprenda a camminare. E dal suo movimento sia chiaro come ella si stia allontanando fra molti alberi, con movimenti non diversi da quelli già resi propri nella caccia al coniglio, seppur, ora, animati da un entusiasmo nettamente inferiore.)
(Sia evitato l’ingresso, in questa scena, allo scopo di evidenziare un netto distacco da tutte le scene e gli atti precedenti. Quanto sta accadendo ora è qualcosa di inedito: se prima la tragedia era frammista spesso a commedia, con qualche possibile ragione di riso nell’osservare l’interagire di taluni personaggi, soprattutto nella prima scena del primo atto e nella prima scena del secondo atto; ora nulla di tutto questo avverrà più e, purtroppo, vi sarà quasi sempre cupa tragedia, nella carne quanto nello spirito.)
Ah’Reshia – Sto camminando ormai da ore… e non si vede ancora il termine di questa dannata foresta. O non esiste, o, sciaguratamente, sto seguendo un cammino circolare, che mi riporta sempre su passi già seguiti. (Sospira, amaramente.) Tuttavia, certamente a quest’ora la mia assenza si sarà fatta notare e dubito che non sarà inviato qualcuno a cercarmi. A meno che, anche per me, non sia scelta una giustificazione simile a quella che sarà adottata per spiegare ove sia finito mio zio, Mu’Reh…
Cosa mai potrà dire mio padre per giustificare la nostra scomparsa, e quanto accaduto a sua moglie, mia madre?! Perché mia madre confiderà la propria pena con qualcuno… non è vero?! (Si domanda, subito stringendo le labbra e piegandole verso il basso.) No. Non è vero. Mia madre non condividerà la sua pena con alcuno, perché non vorrà certamente essere resa oggetto del pubblico ludibrio. E questo, maledizione, Mu’Sah lo sapeva bene quando ha deciso di agire in termini tanto gravi… e ben sapendolo, si è mosso in tal modo certo che alcuna ritorsione gli sarebbe mai stata imputata.
(Un momento di silenzio, nel mentre in cui, stringendosi maggiormente alla propria coperta, Ah’Reshia si arresti e si guardi attorno, in cerca di segni di pericolo a proprio potenziale discapito.)
Ah’Reshia – Il cielo imbrunisce… e io non ho la benché minima idea di dove potrò mai trascorrere la notte. (Denota, scuotendo il capo.) E in questi casi un posto vale l’altro, sperando di non finire per essere sbocconcellata da qualche predatore notturno… (Storce le labbra, non apprezzando simile eventualità.)
(Si segga a terra, avviluppandosi nella coperta, proprio unico, attuale, possedimento, sia per difendersi dal freddo, sia, ragione non meno importante, cercare in minima parte di mimetizzarsi con l’ambiente circostante, per lei necessariamente ostile e sconosciuto.)
Ah’Reshia – Non so quanto questa coperta potrà essermi d’aiuto a nascondermi dall’attenzione di animali selvatici, ma, spero, che quantomeno renderà meno fredda e umida la mia note all’addiaccio. (Sorride, fra sé e sé.) Ora che ci penso è la prima volta che dormo fuori casa. Un’esperienza nuova e interessante, se non fosse condotta per ragioni tutt’altro che positive, così come sarebbe stato meglio fosse.
(Tremi, lasciando incerto se ciò sia per il freddo, o per il timore derivante da troppi pensieri accavallati, uno sopra l’altro. Si guardi ancora attorno e, solo dopo un lungo istante, riprenda parola, per tenersi compagnia.)
Ah’Reshia – Potessi almeno accendermi un fuocherello… (Lamenta, non completamente a torto.) Ma ovviamente non me lo posso permettere, non desiderando attirare sguardi indiscreti nella mia direzione… non solo da parte delle guardie, ma anche di altri balordi che potrebbero essere qui attorno. (Cita, con chiaro riferimento agli eventi del giorno precedente.)
Come diamine farà Midda Bontor ad affrontare situazioni di questo genere?!
Non riesco proprio a ricordare una cronaca nella quale si faccia riferimento a questo genere di dettagli o, anche, alla necessità, per lei, di espletare bisogni corporali. Non deve essere facile coprire completamente le proprie tracce, quando si è costretti a orinare e defecare con ritmi ordinari…
… evidentemente Midda non fa nulla di tutto questo o non sarebbe così facile, per lei, scomparire completamente, nascondendosi a qualunque genere di predatore, animale o no… mitologico o no. Io, ogni volta che mi sono chinata per fare qualcosa, ho vissuto nel timore di essere sorpresa da un serpente o qualcosa di simile, per poi essere, un giorno, ritrovata morta con le brache calate.
Non quella che si possa definire una fine decorosa, purtroppo. (Sospira.)
Ciò nonostante (Riprendendo il discorso.) Midda non ha mai corso questo genere di pericoli. Anzi… stando a sentire quello che si dice si è persino impegnata un sacco di volte a combattere quasi completamente nuda, senza che alcun genere di pericoli le gravasse in opposizione.
Combattere nuda…che fesseria. Solo un branco di maschi privi di cervello potrebbe credere che una donna come lei possa avere piacere di combattere nuda, per la gioia degli sguardi a lei circostanti. Perché gli uomini partono tutti dal presupposto che perché donna si abbia da essere necessariamente sgualdrine? Midda Bontor è una donna guerriero mercenaria, non una meretrice mercenaria… è tanto difficile da intenderlo?! (Domanda, con tono tale da poter lasciar intendere di starsi confrontando con un uomo nella formulazione di simile, importante, quesito.)
Stupida io, ovviamente, a pormi un certo genere di dubbi, laddove la risposta è intrinseca nella domanda. Non è difficile intendere chi sia Midda… semplicemente alcun uomo ha interesse a domandarselo, nel confronto con la mole dei suoi seni. Per un uomo ella non è una donna: è uno scomodo ingombro annesso a quelle generose forme, dotato, purtroppo, di una propria coscienza e, in ciò, non obbligatoriamente desideroso di ubbidire a qualunque brama maschile. (Sbuffa, dimostrando in tal modo tutta la propria sempre minore considerazione del genere maschile.)
Ma Midda non è nulla di tutto questo… (Scuote il capo.) Midda è una donna intelligente. E’ una donna combattiva. E’ una donna libera. E’ quel genere di donna che qualunque altra donna dovrebbe ambire a essere. (Afferma con convinzione.) Perché se io fossi stata Midda, sicuramente non avrei permesso a mio padre di… di… violentare mia madre. E se mia madre fosse stata Midda, certamente avrebbe steso mio padre ancor prima che egli potesse supporre di avvicinarsi.
Ho paura a immaginare quante oscenità siano state dette e pensate attorno a Midda Bontor, considerandola nulla di più di un appetibile quarto di bue. (Cerca di concludere il filo dei propri pensieri a tal riguardo.) Probabilmente persino il mio caro cugino, per quanto apparentemente anomalo rispetto alla normalità propria del suo genere di appartenenza, non si sarà risparmiato laidi pensieri, fantasticando sulle versioni erotiche delle sue avventure. Ovviamente, in ciò, non riflettendo neppur per un istante sul fatto che, magari, ella potesse anche avere un’anima, con dei propri pensieri, delle proprie emozioni, e, chi lo sa, un disgusto per tanta oscenità a lei associata.
Povera Midda, sfruttata nelle proprie incredibili gesta per soddisfare i capricci di un mondo patriarcale…
Povera Midda, trasformata in uno strano incrocio fra un’odalisca e una prostituta, affinché possa venire incontro alle fantasie di qualunque uomo ascolti la cronaca delle sue imprese…
Povera Midda, associata a qualunque perversione, a qualunque oscena brama di coloro suoi affezionati sostenitori, tali solo per non perdere colei ispiratrice di tanti maniacali sogni…
Povera Mid…
(Ma prima della conclusione dell’ennesima frase a supposto sostegno morale della sua eroina, una voce la interrompa bruscamente, sorprendendola e facendola sobbalzare violentemente tanto il timore in lei di poter essere scoperta.)
Midda Bontor – E basta! (Afferma dall’esterno del palco, là dove non ancora visibile.) Inizi a esagerare per i miei gusti, al punto tale che questo sostegno morale sembra più prossimo a una denigrazione che ad altro…

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