11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 3 aprile 2013

1899


« Midda… » ripeté l’anziano pescatore, ormai non sforzandosi un solo istante di più per trattenere le lacrime, ma offrendo loro libero sfogo, la possibilità di lasciare i propri occhi al solo fine di inondare le sue gote rugose, con la stessa intensità di una tempesta estiva, e, ciò nonostante, con la stessa delicatezza di una pioggia primaverile « … figlia mia! »

Alcuno, in Licsia, avrebbe potuto affermare, in fede, di non conoscere la storia delle due figlie gemelle di Nivre Bontor, Midda e Nissa.
Nel considerare come, in effetti, pochi fossero gli abitanti di quella piccola isola non imparentati, per sangue o per matrimonio, con un qualche Bontor, così come del resto consueto all’interno di quelle piccole realtà locali; le vicende che avevano visto coinvolte quelle due tanto particolari protagoniste non avrebbero mai potuto evitare di riecheggiare in maniera quasi assordante entro quei limitati confini, sicuramente smarrendo una qualunque speranza di obiettività, e pur risultando allora inevitabilmente note, quasi riguardassero esplicitamente la propria famiglia, i propri genitori e le proprie sorelle, benché Nivre e sua moglie Mera non avessero avuto altri figli al di fuori di quella straordinaria e complessa coppia. E in ciò tutti, in Licsia, ricordavano quanto fosse avvenuto all’inizio di quella terribile faida… tutti, inclusi anche coloro che, all’epoca, neppure erano nati o, comunque, avrebbero dovuto essere considerati quali troppo giovani per conservare effettiva memoria di quegli stessi eventi.

« Thyres! E’ Midda Bontor! » esclamò il giovane Keri, il quale certamente non era neppure nato negli anni in cui la sua ormai celebre cugina aveva già lasciato il mare, e che pur non avrebbe avuto dubbi di sorta a rievocare ogni vicenda a lei collegata quasi gli fosse stata concessa l’opportunità di viverla in prima persona, come probabilmente neppure al padre era stata effettivamente garantita.

Chiunque, in effetti, avrebbe potuto raccontare, nei più minimi dettagli, giusti o errati che essi fossero, cosa fosse accaduto quando la piccola Midda era scomparsa, lasciando dietro di sé solo una sin troppo esigua lettera d’addio, a spiegazione del proprio desiderio di cercare l’avventura lontano da quelle bianche spiagge, da quel mondo nel quale, sino ad allora, aveva vissuto, era cresciuta, aveva riso e giocato, talvolta sofferto e pianto, e pur sempre era stata amata e protetta, con tutto l’amore che mai una figlia avrebbe potuto sperare di ricevere dai propri genitori e dai propri nonni. Chiunque, ancora, avrebbe potuto riportare, con improprio amor di dettaglio, lo straziante dolore che aveva afflitto quella già spiacevolmente colpita famiglia nel momento in cui Mera, moglie di Nivre e madre di Midda e Nissa, era venuta a mancare, a seguito di una penosa malattia, che aveva veduto l’unica figlia rimasta al fianco costretta ad affrontare da sola quegli eventi, quell’orrore, per quanto, proprio malgrado, ancora ben distante dal potersi considerare pronta a confrontarsi con tutto ciò, con tanta pena, con tanta angoscia, qual, del resto, chiunque, anche più forte o più maturo rispetto a quanto lei non avrebbe potuto affermare di essere, sarebbe inevitabilmente stato nel confronto con tutto ciò.
Chiunque, inoltre e pertanto, avrebbe saputo ricordare, con dispiacere e smarrimento, la furiosa lite che era esplosa fra le due sorelle il giorno in cui Midda aveva osato fare ritorno alla propria casa, alla propria terra natia, e a una gemella ormai avvelenata dal risentimento al punto tale da maledirla e da maledire il loro identico aspetto, nel confronto con il quale ella si sarebbe sempre ritrovata innanzi al volto della propria odiata nemica in qualunque momento fosse finita innanzi a una superficie troppo liscia e troppo lucida, e in grado di offrirle il proprio stesso riflesso. Chiunque, infine, avrebbe potuto testimoniare la pena, pur priva di ogni possibilità di comprensione, che si era ineluttabilmente impadronita dell’animo e del cuore del povero Nivre nel momento in cui, dopo una figlia e la moglie, si era ritrovato privato dell’ultimo membro della propria famiglia, il solo rimastogli, la giovane Nissa a sua volta partita nel silenzio della notte, all’inseguimento dei propri propositi di vendetta, vendetta contro la sorella che l’aveva tradita, vendetta contro la gemella che l’aveva abbandonata, vendetta contro l’amica che le si era rifiutata.
Con altrettanta attenzione, poi, tutti, in Licsia, avevano seguito a distanza l’evolversi degli eventi, per così come, nei racconti delle poche navi lì di passaggio, era permesso loro di conoscere. E così, se su un fronte non era loro mancato l’eco delle sempre più epiche imprese compiute da Midda, divenuta mercenaria nel continente di Qahr; sul fronte opposto non erano venuti meno dettagli in merito alle certamente meno apprezzabile carriera che Nissa aveva voluto abbracciare, divenendo non soltanto pirata, ma, ancor più, regina di tutti i pirati dei mari del sud. Perché ove anche talune cronache, portate dalle onde, non sarebbero mai giunte a turbare la quiete della gente del continente, fra i figli del mare, tutti i figli del mare, non avrebbero potuto ovviare a espandersi con incredibile rapidità, nella perfetta comprensione di quanto ciò avrebbe potuto significare: non più orde scomposte di navi pirata fra loro sovente addirittura in conflitto, quanto e piuttosto un’unica temibile flotta coordinata nei propri movimenti e nei propri saccheggi, offerenti riferimento a una sola, unica entità allor divenuta quasi divina nel proprio potere, nella propria importanza: quella di Nissa Bontor, loro signora e padrona, loro regina e conquistatrice.

« … Midda Bontor?! » commentò, con assoluto disorientamento Mari, non limitandosi, in ciò, a sgranare tanto lo sguardo dal rischiare di spingere tanto i bulbi oculari fuori dalle proprie orbite al punto tale da vederli rotolare a terra, ma, addirittura, lasciando ricadere la mandibola, senza controllo, quasi a battere contro il proprio stesso collo, come fosse stata disarticolata.

Proprio malgrado, per la nuova dominatrice dei mari del sud, nell’abbracciare qual propria simile scelta, tale controversa decisione, si era lasciata sospingere soltanto dal proprio egoismo e dal proprio odio, senza considerare, quanto, così facendo ella null’altro avrebbe ottenuto che inimicarsi la propria stessa gente, la propria stessa famiglia, in misura maggiore rispetto a quanto, per il proprio supposto tradimenti, non avrebbe mai potuto compiere la sorella reietta.
Perché Midda, pur fuggita dalla propria casa, dalla propria terra, aveva pur guardato sempre e solo ai valori di coloro che rispetto rivolgevano alla dea Thyres e ai suoi precetti, alle sue leggi e alla sua volontà, scegliendo di divenire marinaia almeno sino a quando soltanto per colpa della propria gemella era stata costretta a rinunciare a tutto il proprio mondo, a tutto ciò che aveva tanto faticosamente conquistato, con il sudore della propria fronte e con l’azzurro metallo della propria lama. Mentre Nissa, non di meno scappata alla propria casa, alla propria terra, aveva scelto di abbracciare valori antagonisti agli dei del mare, alla loro benevolenza e alla loro sempre giusta equità. Divenendo pirata, prima, e regina dei pirati, poi, ella aveva fondamentalmente ripudiato ogni valore che, da sempre, aveva contraddistinto con orgoglio e con umiltà i propri antenati, la propria stirpe: non una dinastia aristocratica, non un retaggio da sovrani, ma, non di meno, per quanto semplici pescatori, povera gente, sempre fieri della propria fedeltà ai valori propri del mare, nella forza del quale solo ai giusti, a coloro che avrebbero votato sinceramente la propria esistenza a Thyres o alla sua controparte maschile, Tarth, sarebbero stati accolti in gloria agli stessi dei, nel giorno in cui essi li avrebbero convocati al proprio cospetto. Per gli altri, per tutti gli altri, sarebbe stata soltanto l’eterna perdizione, in modi e termini che alcuno avrebbe avuto anche soltanto il coraggio di immaginare.
Tutti, in Licsia, non avrebbero potuto, pertanto, che provare sincera angoscia per la sorte a cui, in tal modo, Nissa Bontor aveva scelto di votarsi, non affidandosi al mare, qual ultima fra tutti i sudditi, ma pretendendo di dominarlo, qual prima fra tutte le sovrane, innanzi, persino, alla stessa dea Thyres. E tutti, in Licsia, non avrebbero potuto, parimenti, che provare sincera solidarietà per quanto, in tutto ciò, era accaduto a Midda Bontor, per la vita alla quale la sua gemella aveva deciso di condannarla, lontana dal mare entro soli i confini del quale qualunque suo figlio o figlia avrebbe trovato gioia e pace.

« E’ Midda Bontor! »


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