11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 10 aprile 2013

1906


In conseguenza a tale interrogativo, fu allora il turno di Av’Fahr di ricercare, qual proprio, un momento di silenzio, un’occasione di pausa necessaria non tanto per analizzare le parole pronunciate dalla propria interlocutrice, sufficientemente chiare, indubbiamente trasparenti di ciò che avrebbe mai dovuto essere inteso e apprezzato; quanto, e piuttosto, a prendere in esame quelle che egli stesso avrebbe potuto offrire in risposta… in una risposta dalla quale, evidentemente, sarebbe dipeso molto più di una semplice risata, di un’occasione di giuoco qual pur, tutto quello, avrebbe avuto iniziale apparenza d’essere.
Il figlio dei regni desertici centrali, del resto, per quanto contraddistinto da un corpo incredibilmente possente, degno di una statua, e d’una magnifica statua, non avrebbe dovuto essere equivocato, nel proprio intelletto, nella propria perspicacia, qual carente o, addirittura, tardivo, così come, nel prestare attenzione allo stereotipo egli avrebbe dovuto essere e pur non era, vittima pertanto di non diverso pregiudizio rispetto al quale, sovente, si poneva a sua volta bersaglio la stessa Campionessa di Kriarya, l’abbondante circonferenza toracica della quale, oltre alla sua semplice condizione di donna, aveva troppe volte apparentemente avallato l’errata impressione, nei suoi avversari, di una limitata capacità d’analisi qual, altresì, avrebbe dovuto essere riconosciuta la sua prima risorsa, nonché più importante caratteristica. Per tal ragione, egli non avrebbe mai dovuto essere considerato così stolido da non aver colto, con assoluta cura del dettaglio, le implicazioni di quanto stava allora accadendo, e di quanto, soprattutto, avrebbe potuto accadere o non accadere a seconda di quale replica egli avesse offerto nei confronti di Masva. Tuttavia, benché chiare fossero, dal suo personale punto di vista, le implicazioni di quanto stava succedendo e, ancor più, di quanto avrebbe potuto o non potuto succedere; non così immediato sarebbe stato, da parte sua, comprendere effettivamente quale scelta, avrebbe dovuto essere considerata più corretta, più giusta, da abbracciare, nel desiderio, comunque, di non perdere quanto egli già aveva, nell’amicizia e nella complicità allora garantiti nel proprio rapporto con lei.
Non un dilemma suo esclusivo, quello allora impostogli, Av’Fahr lo comprendeva, quanto e comunque una situazione comune e condivisa con molti, forse anche con troppi, laddove posti a confronto con la medesima, difficile scelta allora a lui lì riservata. E così come la maggior parte degli uomini e delle donne, di ogni nazionalità e di ogni fede, nel momento in cui si trovavano posti a confronto con quella medesima, difficile scelta, non avrebbero potuto offrir fede a una qualche formula chiave, a una qualche soluzione sicura, a una regola certa per comprendere in quale misura seguire il proprio cuore o, piuttosto, la propria mente; così come anche la stessa Midda, o, suo pari, lo stesso Be’Sihll, a tempo debito si erano ritrovati costretti a fare la propria scommessa, benché la posta in palio, in tale azzardo, fosse ben più alta di quanto entrambi avrebbero preferito porre in giuoco; allo stesso modo anch’egli, e Masva con lui, avrebbe dovuto giungere a definire la direzione verso la quale concentrare i propri sforzi, accettando il rischio che, in entrambi i casi, non avrebbe mancato di essergli proprio e, a prescindere dalla soluzione trovata, impegnandosi a essere comunque soddisfatto di aver deciso di agire in maniera coerente con il proprio spirito, solo a poter trovare il corretto equilibro fra le altre due, importanti, parti di sé li in scena.
E, nel ricordare le parole di Noal, comprendendo di non potersi concedere l’eternità prima di definire una scelta a tal riguardo, il colossale marinaio dalla pelle nera come la notte, sciolse alfine la riservatezza nella quale si era chiuso nell’analizzare quell’annosa questione, compiendo la propria scelta e pregando, nel profondo del proprio cuore, tutti gli dei nei quali egli aveva da sempre creduto, e non solo loro, di aver compiuto la giusta decisione…

« Più che crederlo… mi piacerebbe poterlo sperare. » rispose, osservandola ora esplicitamente negli occhi, non rifuggendo al suo sguardo e, anzi, impegnandosi per cercarlo e per pretenderlo qual proprio, nello scandire quelle parole che pur non era in grado di prevedere in quali termini sarebbero potuto essere intese, forse apprezzate, forse e più spiacevolmente no.
« Nessuno ti ha mai detto che, quando ti impegni, sei capace di diventare veramente complicato, Av’Fahr?!... » sorrise e, pur scherzosamente, protestò la rossa figlia del mare, scuotendo appena il capo, con fare allora indubbiamente divertito, per quanto in tal senso apparentemente soltanto desiderosa di celare la sostanza di un concreto imbarazzo per la particolare scelta di termini da lui adoperata « Non sarebbe stato meglio un semplice sì o, al più, un no? Eppure sono concetti elementari… di quelli che dovresti aver imparato quand’ancora bambino, su al nord, mentre davi la caccia a gazzelle e leoni. » lo canzonò, sempre più esplicitamente, in una sorta di lento retrocedere psicologico nel confronto con quella risposta, probabilmente non disprezzata ma, sebbene attesa, di ancor troppo complessa gestione emotiva da parte sua, più di quanto, forse, non avrebbe creduto possibile.
« I concetti elementari sarebbero un insulto nel confronto con la tua straordinarietà, Masva. » insistette, tuttavia, egli, nella direzione alfine abbracciata gettatosi ormai a testa tanto bassa da non volerla più rialzare, né, tantomeno, da volersi fermare, nel timore che, allora, il più semplice passo indietro avrebbe potuto rappresentare la chiusura definitiva di quella romantica parentesi, così come, personalmente, non desiderava potesse succedere « E a dare la caccia a gazzelle e leoni era mia sorella Ja’Nihr… non io! » puntualizzò, non negandosi un’ombra di malinconia nello sguardo al ricordo della famiglia perduta in quell’unica, tragica e prematura scomparsa, la famiglia che Ja’Nihr, sin da quand’egli era ancora bambino, aveva rappresentato per lui, con affetto e premura prive d’ogni possibilità di critica.
« Mi stai lusingando, vecchio mio… » sottolineò Masva, or non sorreggendo ulteriormente lo sguardo di lui e, in ciò, lasciando chinare i propri occhi verso il basso, quasi in segno di resa « L’idea di questo viaggio verso Rogautt ha sconvolto tanto anche te, al punto tale da spingerti, addirittura, a lusingarmi in maniera tanto esplicita?! » domandò, in un sorriso ora esitante, del quale, per il suo interlocutore, sarebbe stato difficile riuscire a coglierne le ragioni, che avrebbero potuto sospingersi in maniera sin troppo variegata da un semplice momento di ansia, più che condivisibile, finanche a un meno piacevole imbarazzo altresì derivante dalla più semplice, e concreta, assenza di contraccambiato interesse, al di là del malizioso scherzare nel quale ella si poteva essere impegnata sino a pochi istanti prima.

Nell’eccessivamente vasta gamma di alternative possibili, al marinaio non avrebbero potuto che restare due, estreme e alternative, possibilità. Quella di credere oltremodo in se stesso e nelle proprie possibilità, dando per certa l’accettazione, da parte dell’altra, di quella propria poco velata dichiarazione… e, in tal senso, scegliendo di insistere magari tanto, addirittura, da cercare con lei un contatto più intimo rispetto a quello allora loro riservato. Oppure quella temere di aver allora compiuto un pessimo errore di calcolo, una terribilmente sbagliata valutazione e, in ciò, di essersi lasciato eccessivamente influenzare dai propri sentimenti al punto tale da fraintendere, completamente, ogni intenzione da parte della compagna, equivocandone le brame… e, di conseguenza, decidendo di allontanarsi da lei, offrendole le proprie scuse e, magari, sperando che da tutto ciò, in futuro, non sarebbe derivata una difficoltà di relazione fra loro, tale da compromettere in maniera irrimediabile ogni possibilità di ulteriore collaborazione fra loro, a dispetto di tutti gli anni già spesi insieme, lottando quotidianamente fianco a fianco contro ogni avversario e avversità. E dove, ancora una volta a dispetto del proprio aspetto fisico, Av’Fahr non aveva mai dimostrato una qualche particolare, e concreta, arroganza nel proprio rapportarsi con il mondo e, soprattutto, con i propri amici; semplicemente improbabile avrebbe avuto a considerarsi, da parte sua, la scelta di insistere, trascurando ciecamente la ritrosia da lei dimostrata.
Anticipando, tuttavia, l’allor ineluttabile ritirata da parte del proprio interlocutore, di colui che ella stessa aveva tanto apertamente stuzzicato al fine di ottenere proprio la risposta che le era stata fornita e che, tuttavia, sembrava averla sconvolta; fu Masva a riprendere il controllo della situazione e a definire, in un tanto semplice, e pur tanto appassionante, gesto, quanto ogni timore, ogni esitazione, ogni ritrosia da parte di entrambi, sul loro futuro, avrebbe avuto a considerarsi quantomeno sciocca e inappropriata, balzando letteralmente al collo dell’uomo, molto più alto di lei, per lì aggrapparsi e spingere le proprie labbra su quelle di lui, per un intenso bacio palpitante di sincero sentimento.


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