11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 15 aprile 2013

1911


Lungo, quasi eterno, fu il silenzio che seguì a quell’affermazione. Silenzio necessario a Midda per comprendere quale effetto quelle sue parole potessero aver avuto sul padre. Silenzio necessario a Nivre per comprendere quale effetto quelle parole avrebbero dovuto avere su di lui. Silenzio, ancora, necessario a Be’Sihl per comprendere a quale conclusione tutto quello avrebbe mai potuto condurre.
Sebbene l’anziano pescatore non potesse conoscere la verità che la stessa sua figliola aveva scoperto solo poche settimane prima, alfine rivelatale nella propria integrità dalla Portatrice di Luce, lesivo per la sua dignità sarebbe stato ritenere che egli non avesse ragione alcuna per sospettare, e per temere, una tragica conclusione di quel conflitto fratricida, così come appena e correttamente descritto da una delle due parti in causa. Una conclusione che lo avrebbe veduto comunque qual irrimediabilmente sconfitto, qual ineluttabilmente vittima, nel ritrovarsi costretto ad assistere, in maniera passiva, alla caduta di una delle proprie due, sole figlie, per mano dell’altra. Una consapevolezza, per lui, indubbiamente non nuova, non inedita, nell’aversi a dover riconoscere qual tale sin dall’inizio di quell’avversità, di quell’inimicizia che egli aveva visto, impotente, germogliare nel cuore di Nissa e crescere giorno dopo giorno, alimentato dalla rabbia e dal dolore, sino alla loro prima occasione di confronto diretto, quando da parte della stessa non era stato espresso altro che odio verso la propria gemella nella stessa misura in cui, un tempo, null’altro che amore incondizionato le era stato rivolto. In conseguenza a tutto ciò, purtroppo, null’altro che un’oscena corsa all’annichilimento reciproco sarebbe dovuta essere riconosciuta qual ormai scatenata, in misura tale da non permettere ad alcuna delle due parti di ritirarsi senza, in ciò, autonomamente e irrimediabilmente condannarsi alla disfatta e alla morte.
E laddove solo morte avrebbe potuto attendere l’una o l’altra, se non, peggio, entrambe; soltanto lacrime amare, cariche di dolore e di frustrazione per un destino crudele, avrebbe potuto attendere Nivre, il quale, a prescindere da chi avesse alfine vinto, avrebbe comunque e tristemente perduto.

« Vi è stato un tempo in cui, l’origine delle tue scuse aveva a doversi ricercarsi un qualche birichinata, in qualche piccolo e inoffensivo danno conseguente alla disattenzione nei confronti di quelle semplici regole che tua madre, tua nonna e io cercavamo di imporre a tua sorella e a te, per il vostro stesso bene. » rievocò l’anziano pescatore, con voce ancor contraddistinta da un carico di nostalgia e di angoscia quasi privo d’eguali, nella difficoltà ad accettare quanto quello avesse a doversi ora considerare il loro presente in tanto straordinario contrasto a quel molto più semplice e innocente passato.
« Ora, le tue scuse sono animate dalla necessità di giustificare questa assurda, ventennale, guerra con tua sorella, e, lo comprendo, la necessaria conclusione verso la quale, presto o tardi, dovrete ritrovarvi costrette a giungere. » asserì, proseguendo nella propria risposta alle parole da lei rivoltegli, offrendo in tal modo trasparenza nel merito della propria impossibile ignoranza a tal riguardo, a simile proposito, proprio malgrado maledetto da tale conoscenza come mortale avvicinatosi troppo all’onniscienza soltanto propria degli dei, ove, forse, sicuramente, sarebbe stato meglio per lui godere di stolida, ma serena, insipienza « Ciò nonostante, per quanto io comprenda la necessità di questa follia, della tragica e sanguinosa fine d’ogni giuoco a cui la nostra famiglia è stata condannata troppo tempo fa, spero che tu comprenda quanto, nel confronto con tutto questo, io non possa considerarmi né felice, né entusiasta, né tantomeno propenso ad accettare con la rassegnazione che mi è richiesta l’ineluttabilità del sacrificio di una delle mie figlie… o di tutte e due. »

Un rifiuto, pertanto, quello a lei destinato in risposta alla propria richiesta di perdono, giustificato non tanto dalla mancanza di desiderio di riconciliazione con la figlia, volontà da lui pur ampliamente dimostrata sino a quel momento, quanto e piuttosto dall’impossibilità oggettiva di scendere a patti con ciò che ella non aveva ancora esplicitamente argomentato e che pur avrebbe dovuto essere riconosciuto qual sola, reale ragione di discordia fra loro. Perché il fatto che ella fosse fuggita senza offrire spiegazioni, non una volta ma, addirittura, due, scomparendo nei meandri della vita e rifiutando, in ciò, qualunque occasione di contatto con la  propria famiglia, con il proprio genitore; veniale colpa avrebbe dovuto essere riconosciuta innanzi alla gravità di quanto il fato sembrava averle reso inevitabile compiere, quel fratricidio privo d’ogni possibilità d’indulto, d’assoluzione, di grazia.
Una reazione di fronte alla quale ella non avrebbe mai potuto dirsi né sorpresa né disorientata, e che pur non poté evitare di gravare sul suo animo all’idea di quanto, ancora, il suo genitore non conosceva, di quanto ancora non gli aveva detto, e di quanto, una volta fosse stato riferito, sarebbe potuto apparire simile a uno sciocco tentativo di giustificazione, di legittimazione di quanto più che imperdonabile, più che intollerabile benché, a conti fatti, non desiderasse in alcun modo esserlo. Perché ella, sufficientemente onesta con se stessa, non avrebbe mai cercato di minimizzare il valore delle proprie azioni, non avrebbe mai cercato di ovviare alla colpa intrinseca nelle proprie scelte, benché, in quel momento, nel confronto con quel padre per troppo tempo ritenuto irrimediabilmente perduto, avrebbe gradito potersi illudere di avere da lui una qualche benedizione, un consenso a procedere e a procedere pretendendo la vita della propria sola sorella, della propria gemella.

« Lo comprendo. » chinò il capo ella, accettando quelle parole con triste rassegnazione, neppur tentando di obiettare innanzi a lui, non avendo alcuna possibilità di obiettare, non avendo alcuna speranza di argomentare qualcosa a proprio supporto, non in misura maggiore di quante non ne avrebbe allora avute di modificare il proprio destino, il fato che l’aveva posta in opposizione a Nissa, malgrado ogni suo impegno, da sempre, al fine di escludere qualunque influenza della sorte o degli dei nella propria vita, nella propria autodeterminazione « E non dirò nulla per tentare di escludere la mia responsabilità in tutto questo. » definì, a escludere categoricamente qualunque proprio sforzo in tal senso.
« Tuttavia… » riprese immediatamente voce, a proseguire quanto così appena introdotto « … non desidero neppure nasconderti la verità dei fatti, per evitare di permettere un’altra volta ai silenzi, al vuoto lasciato dalle parole non dette, di essere colmati da fraintendimenti, da emozioni e pensieri errati, così come già accaduto in passato… nello stesso modo che ci ha visti tragicamente separati per oltre venti lunghi anni. » proclamò, con ferma convinzione, decisa ora a spingersi sino in fondo alla questione, con la stessa trasparenza che aveva offerto ai propri compagni di viaggio, a Be’Sihl, a Seem, a Howe e Be’Wahr, e a tutti gli uomini e le donne della Jol’Ange, non volendo negare loro alcuna consapevolezza nel merito di quanto li avrebbe attesi, del mortale pericolo che avrebbero dovuto affrontare, ben maggiore rispetto a quello semplicemente rappresentato dalla pur letale regina dei pirati dei mari del sud, dalla sovrana di Rogautt « Perché la guerra fra Nissa e me, purtroppo, ha ormai trasceso i confini dei  nostri egoismi, della nostra ottusa incapacità a confrontarci in maniera più quieta, assumendo una dimensione tale per cui non potrò in alcun modo permettermi di fuggire ulteriormente innanzi a lei, di sottrarmi ancora una volta alla battaglia, e alla battaglia finale, dalla quale almeno una fra noi non potrà uscire viva. »

E se i toni da lei proposti, accompagnati da uno sguardo che poco o nulla di umano avrebbe potuto vantare, in due enormi iridi color ghiaccio all’interno delle quali improbabile sarebbe stato distinguere le nere pupille, ridotte a semplici capocchie di spillo, non avrebbero offerto spazio alcuno a fraintendimenti sulla serietà di quanto da lei allora asserito; non soltanto difficile, ma addirittura impossibile sarebbe stato per il povero Nivre Bontor riuscire a ipotizzare di quale temibile verità ella avrebbe voluto renderlo partecipe, una verità già solo per accettare la quale avrebbe dovuto rinunciare a considerare la quotidianità, per come sino ad allora da lui conosciuta, qual tale, accettando di vivere in un mondo nel quale gli dei, e forze a essi ancor superiori, non avrebbero dovuto essere considerati soltanto quali entità astratte, ma quali soggetti non meno reali e concreti rispetto all’acqua o alla terra, all’aria o al fuoco… e soggetti in giuoco con i quali, loro malgrado, entrambe le sue figlie, Nissa e Midda Bontor, si erano ritrovate a essere coinvolte. E coinvolte non quali vittime innocenti, ma in sola conseguenza alle proprie azioni, alle proprie scelte, a un’intera vita che, tanto nel bene, quanto nel male, le aveva sospinte sino a quell’apoteosi catartica.

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