11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 26 aprile 2013

1922


Per quanto alcuna particolare reazione emotiva nel vicario parve conseguire i tentativi da lei pur spesi nel desiderio di spingerlo a sbilanciarsi, a perdere il controllo sulla situazione per così come lì a lui riservata, la Vedova di Desmair non poté ovviare a cogliere quanto, comunque, egli fosse apparentemente rimasto vittima del suo esplicito intervento nella questione, nell’aver repentinamente concentrato tutti i propri sforzi, tutto il proprio interesse a discapito di quella singola figura e nell’aver, conseguentemente, obliato ogni altra possibilità di distrazione, a incominciare dall’idea stessa di distruggere l’intera Licsia, sterminando tutti i suoi abitanti, così come, inizialmente, proposto. Ovviamente, dietro a un tale cambio di priorità, dietro a una revisione così subitanea di interessi, facile sarebbe stato ipotizzare quanto, da parte sua, o, più precisamente, da parte della sua signora e mandante, non vi fosse mai stato un qualche effettivo interesse a trucidare la propria stessa famiglia, nell’isola anche per lei, o per una parte di lei, natia. Tuttavia, permettersi una simile illusione, concedersi una tale opportunità di giustificazione dietro a quelle azioni, avrebbe potuto rivelarsi estremamente pericoloso, seppur affascinante: perché se pur vero avrebbe avuto a considerarsi che, se solo ella avesse avuto ragione, la propria famiglia, proprio padre e tutti i propri parenti, non avrebbero corso rischio alcuno; altrettanto vero avrebbe avuto a doversi ritenere come, se solo ella avesse avuto torto, una qualche distensione da parte sua, il semplice abbassare la guardia innanzi a quell’antagonista fosse anche solo nella serenità di considerare salva la propria gente, avrebbe potenzialmente comportato l’occorrenza di un’immediata, e devastante, strage, con il peso sulla coscienza della tale ella non avrebbe potuto permettersi di sopravvivere né, nel caso in cui fosse fortunatamente morta, avrebbe avuto possibilità di presentarsi innanzi agli dei, allora realmente colpevole di una blasfemia oltre luogo, oltre misura, nell’essere stata causa dell’assassinio sistematico di così tante vittime innocenti.
A prevenire l’eventualità peggiore, quindi, ella ebbe sola ragione di concentrarsi su di essa, escludendo qualunque speranza, escludendo qualunque illusione di facile risoluzione di quell’impiccio per così come tanto spiacevolmente presentatosi innanzi a lei, e abbracciando, soltanto e a piene mani, quello straordinario e terribile problema, forse privo di soluzione.

« Senza offesa, testone… ma ritengo che il mio rapporto con gli dei abbia a doversi considerare una questione sufficientemente personale, per la quale non debba venire a rendere conto né a te, né ad altri… » replicò la mercenaria, a compendio dell’ultima affermazione a lei rivolta, trattenendosi dal tornare a offrire un tono eccessivamente duro, troppo severo, benché l’ironia con la quale volle caratterizzare quell’ultima presa di posizione ebbe ragione di che contrastare duramente con le parole scelte e lì scandite « Poi, se non sei d’accordo, posso sempre spedirti a confronto diretto con loro, affinché ti possano spiegare come abbiamo preferito gestire la questione sino a oggi. »

Perché, ove anche ella avesse potuto ancora godere del privilegio derivante dalla propria acquisita appartenenza alla famiglia della regina Anmel, attraverso il proprio pur forzato matrimonio con l’orrido e semidivino figlio della medesima, tale da renderla immune agli effetti dei peggiori attacchi che primo-fra-tre avrebbe potuto dedicarle; alcun indizio, alcuna risorsa le sarebbe comunque stata fornita nel merito di come poter risolvere definitivamente la questione, eliminando lo stesso vicario da quel complicato contesto, da piano sul quale quel letale giuoco stava venendo giocato.
Per quanto, infatti, le fosse stato concesso di apprendere a suo riguardo, in occasione del loro precedente scontro, del loro primo e unico confronto, quel mostro, quella creatura, sembrava offrirsi del tutto indifferente a qualunque ipotesi di offesa formulata a suo discapito, a qualunque risorsa ella avrebbe potuto ipotizzare di scagliargli contro per definire sua giusta condanna, privandolo di quell’esistenza comunque difficile da considerare vita. E sebbene ella non fosse mai stata abituata a considerare alcun antagonista qual immortale e, soprattutto, invincibile, in misura tale da dover ritenere vana ogni speranza di vittoria in sua opposizione, nell’aver, al contrario, sempre combattuto con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze, anche e soprattutto in contrasto a coloro che, uomini o mostri, erano ritenuti, o, addirittura, ritenevano se stessi, privi di qualunque debolezza, privi di qualsiasi possibilità di sconfitta o di morte; parimenti ella non avrebbe potuto negare quanto sovente, soprattutto in quell’ultimo periodo della propria esistenza, si fosse ritrovata posta a confronto con controparti a lei nettamente superiori, considerabili qual appartenenti a un diverso piano d’esistenza, in contrasto alle quali, sebbene sopravvissuta, non aveva altresì riportato alcuna vittoria degna di essere considerata tale. Akeri e mahkra, giusto per citare le prime due esemplificazioni a cui la sua mente avrebbe potuto offrire riferimento, creature così aliene a qualunque concetto di mortalità da non permetterle neppure di ipotizzare una qualsivoglia possibilità di trionfo in loro contrasto, a loro discapito; ma anche lo stesso Desmair, suo defunto sposo, che pur ella aveva ripetutamente cercato di uccidere, arrivando a mutilarlo e decapitarlo in più di un’occasione, e pur, non di meno, ritrovandosi sempre e comunque a confronto con la frustrazione derivante dall’impotenza, con quella sgradevole impossibilità a qualunque risoluzione definitiva, alfine raggiunta soltanto per intervento di un dio… un dio minore, qual Kah, e pur, ciò nondimeno, sempre un dio.

« Che senso ha, per me, continuare a offrir credito alla tua voce? Continuare a prestare attenzione alle tue parole?! » domandò il vicario, con incedere retorico, tutt’altro che effettivamente desideroso di scandire un qualsivoglia genere di interrogativo in quel momento, in quel contesto « E’ forse interesse del lupo ascoltare l’opinione dell’agnello? E’ forse desiderio del boia confrontarsi con la frustrazione del condannato? » insistette, esemplificando con tali metafore la propria posizione, il proprio personale punto di vista su quell’inutile, almeno per lui, dialogo « Stai per morire, Midda Bontor. Cerca di affrontare con dignità questi ultimi istanti nel regno dei vivi, dimostrando tutta la tua intelligenza, tutto il tuo buon senso, nell’accettare il fato a cui sei stata destinata qual sola e giusta conclusione per il persino eccessivamente ardimentoso cammino che hai scelto di percorrere in questi anni… e in queste ultime settimane! »

Alla luce di tali esperienze, nel confronto con tali sconfitte mascherate da vittorie, escludere ciecamente e stolidamente l’impossibilità di uccidere primo-fra-tre avrebbe probabilmente soltanto significato condannare non solo se stessa, ma tutti in Licsia, a una morte atroce e imperdonabile, il peso della quale non avrebbe mai potuto affrontare con tanta leggerezza.
Nell’escludere, però, l’ipotesi di abbatterlo, l’idea di ucciderlo, cosa le sarebbe allor rimasto? Quale risorsa avrebbe potuto lì impiegare per ovviare all’eventualità di quella strage annunciata oltre che della prematura conclusione della missione proclamata qual propria in contrasto a sua sorella Nissa e, con lei, ad Anmel Mal Toise e all’Oscura Mietitrice?
Una domanda non scontata, la risposta alla quale ella non avrebbe potuto ricercarla nella propria rapidità. Né nella propria agilità. Né, ancora, nella propria coordinazione. Qualità straordinarie, incredibili e, indubbiamente, conturbanti, le sue, che pur, forse contribuendo alla sua estemporanea sopravvivenza, innanzi a quelle offensive, a quegli attacchi, nulla avrebbero altresì potuto per partecipare alla sua vittoria e, in ciò, alla sconfitta di primo-fra-tre. Perché, ella ne era conscia, quanto in passato le aveva permesso di superare le straordinarie prove impostele dagli akeri così come dai mahkra, non era stato nulla di tutto ciò, non era stata la sua pur stupefacente forma fisica, per così come anche curata, giorno dopo giorno, attraverso sessioni di allenamento condotte con una serietà quasi religiosa; quanto e piuttosto la propria devastante determinazione, la propria sconvolgente tenacia, che, sola, le aveva permesso di non arrendersi, di non chinare mai il capo innanzi anche al destino più avverso, rifiutandole ogni ipotesi di sconfitta, negandole qualunque possibilità di resa, e costringendola a continuare a combattere, e combattere con tutte le proprie forze, fisiche e mentali, per riuscire a individuare quella forse improbabile, sicuramente celata, e pur sempre presente possibilità di concludere quella giostra letale.


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