11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 8 aprile 2013

1904


Che in tale argomentazione, a Howe e, di riflesso, a Be’Wahr, apparissero allor carenti di quel romanticismo che, altresì, avrebbe dovuto essere considerato lì proprio per Midda, nelle sue proposte nuziali, avrebbe potuto essere riconosciuto qual oggettivo. Che in tale argomentazione, tuttavia, avesse da considerarsi, in loro, un qualche genere di torto, neppure la stessa Figlia di Marr’Mahew avrebbe avuto ragione di esprimere giudizio o condanna, qual, del resto, mai era stato suo interesse compiere.
La mercenaria dagli occhi color ghiaccio, dopotutto e al di là di cosa desiderasse ricercare per il rapporto da lei instaurato con Be’Sihl, non avrebbe mai potuto obliare il proprio passato né, tantomeno, avrebbe potuto trascurare ipocritamente le esigenze pur proprie dei suoi due ormai storici alleati, in un rapporto di collaborazione fra i più lunghi avrebbe mai potuto vantare nel corso della propria vita. Con Howe e con Be’Wahr, ella condivideva infatti la propria professione, la propria occupazione quotidiana e, forse, anche la propria vocazione di vita, quel richiamo per la guerra e per la ventura che non tutti i mercenari avrebbero potuto vantare qual proprio e che pur, tanto l’uno quanto l’altro, in quella bizzarra accoppiata di fratelli di vita seppur non di sangue, le avevano offerto riprova di poter fare. Come lei, anche quei due compari, spesso litigiosi, in realtà incredibilmente legati l’uno all’altro, avevano abbracciato uno stile di vita che, nell’amplia predominanza del proprio tempo, li spingeva inesorabilmente a rischiare la propria sopravvivenza, il proprio domani, nei peggiori e più pericolosi angoli del pianeta, negando loro, suo pari, l’occasione di trovare appagamento in quell’aspetto della propria fisicità che pur, al di là di ogni bigotteria, contraddistingueva qualunque uomo o donna esistenti, mai esistiti in passato e che mai sarebbero un giorno esistiti. Come lei, anche loro erano soliti ricercare, nei momenti di libertà, nei momenti di quiete, una possibilità, anche fugace, anche e soltanto estremamente fisica, di soddisfare tale esigenza, gettandosi fra braccia che avrebbero saputo essere pronte ad accoglierli, e a offrire loro tutta la pace di cui mai avrebbero potuto abbisognare. Differentemente rispetto a lei, tuttavia, né Howe né Be’Wahr avrebbero potuto vantare la certezza di trovare sempre qualcuno disposto ad accoglierli, fosse anche e soltanto un ex-amante quali, pur, non si erano mai concessi l’occasione di avere.
Così, nel mentre in cui lei avrebbe potuto fare riferimento a Be’Sihl, ora, o ad altri compagni, in passato, contro i corpi dei quali rifuggire piacevolmente, sottraendosi, per qualche ora, alla confusione dell’esistenza che pur, ella stessa, aveva voluto e alla quale, ancor peggio, non avrebbe mai rinunciato; i suoi due amici preferivano ridestinare una buona parte dei propri compensi in alcool e professioniste del settore, donne con le quali non avrebbero mai ricercato un legame duraturo e che, del resto, da loro non lo avrebbero mai preteso, ma con le quali, in maniera onesta e priva di ipocrisia, avrebbero ottenuto quella soddisfazione fisica che, soltanto, loro interessava, lasciando perdere qualunque e troppo ingombrante sentimento. Una scelta, quella da loro compiuta, che non si sarebbe mai proposta scevra da critiche, soprattutto da parte di chi, all’interno di quella stessa società che mal giudicava l’esistenza dei mercenari salvo poi, puntualmente, servirsene, avrebbe voluto condannare qual inappropriata, svilente, squallida, anche l’esistenza delle prostitute salvo poi, nella maggior parte dei casi, essere i primi a ricercarne i servizi. Una scelta, ancora e comunque, che non avrebbe mai trovato la donna guerriero, malgrado la propria emancipazione, malgrado la propria costante lotta a ogni discriminazione verso tutte le donne, a ogni sessismo e, peggio ancora, a ogni misoginia, schierata in loro giudizio, non ove sufficientemente sincera, con se stessa e con il mondo a sé circostante, da evitare di assumere determinate posizioni, soprattutto ove consapevole di non poterle mantenere, di non poterle difendere senza ricadere, a propria volta, nella più inappropriata, svilente e squallida ipocrisia.
In ciò, pertanto, entro i confini di Kriarya, la città del peccato che l’aveva eletta propria Campionessa, con una popolazione costituita, nella propria quasi totalità, da mercenari e assassini, ladri e prostitute, Midda era arrivata a preoccuparsi personalmente di mettere in contatto, anche grazie al proprio amato Be’Sihl, Howe e Be’Wahr con delle meretrici adeguate ai loro desideri, soddisfacendo la propria coerenza, i propri principi personali in difesa delle donne, nel prestare attenzione a scegliere soltanto coloro che, entro quelle mura, avrebbero potuto essere riconosciute quali professioniste libere, mercenarie consapevoli e volontarie non di meno di quanto ella non lo fosse nel proprio settore, seppur operanti non tanto nel campo della guerra, quanto e piuttosto in quello dell’amore, in tal modo potendo riservarsi sicurezza, quantomeno, che non finissero coinvolte in simili affari delle vittime innocenti, che mai avrebbero potuto desiderare offrire il proprio corpo in maniera sostanzialmente sì priva di qualunque romanticismo. In verità, inoltre, altra e non di meno importante ragione per la quale ella stessa si era da sempre preoccupata di offrire ai propri due alleati le estemporanee compagne per le loro notti, almeno in quel di Kriarya, avrebbe dovuto essere riconosciuta una certa apprensione per la stessa incolumità dei suoi due, talvolta ingenui, soci, i quali, soprattutto quand’ancor nuovi dell’ambiente della città del peccato, con le sue leggi estranee a qualunque altra capitale del regno di Kofreya, avrebbero potuto troppo facilmente ritrovarsi cadaveri, scaricati in mezzo ai rifiuti di un qualche vicolo, vittime della crudeltà di quell’urbe che alcuna pietà avrebbe rivolto a chi dimostratosi incapace a difendere il proprio diritto a esistere.
Al di là, quindi, di quanto apparentemente contestabile avrebbe potuto essere considerato il problema esposto da Howe al fratello, soprattutto nel confronto con le emozioni che, nelle ultime ore, avevano avuto occasione di vivere; critica non sarebbe mai certamente giunta da colei che, più di chiunque altro, avrebbe avuto motivo per giudicarli… in una sin troppo magra consolazione, tuttavia, nel confronto con la ferma, e irrimediabile, sussistenza della questione.

« … niente sesso… » somatizzò Be’Wahr, rielaborando ai minimi termini il concetto appena presentato dal fratello e, in ciò, rendendolo quale un problema anche proprio, qual solo, del resto, era.
« Niente sesso. » confermò lo shar’tiagho, storcendo le labbra verso il basso e, per un momento, volgendo un pensiero carico di rimpianto e di nostalgia a una coppia di prostitute con le quali aveva avuto occasione di trascorrere ore felici durante la propria ultima visita a Kriarya « A saperlo prima… » soggiunse e sospirò, rimproverandosi per non aver speso fino al proprio ultimo soffio d’oro con quelle ragazze, quand’ancora ne aveva avuto l’occasione.

Purtroppo, né l’uno né tantomeno l’altro, avrebbero avuto ragione di prospettare innanzi a sé simile scenario, disabituati all’idea che al mondo potessero esistere delle piccole eccezioni all’interno delle quali il sesso non si poneva oggetto di mercanteggiamento: realtà come quella di Licsia nella quale una prostituta, donna o uomo che fosse, non avrebbe mai avuto ragion d’essere, in quanto tutto ciò di cui, sotto tale profilo, si avrebbe potuto abbisognare, avrebbe trovato occasione di naturale appagamento in altri modi, senza coinvolgere in alcuna misura l’impiego di denaro.
Ma ormai il danno era stato compiuto e Howe e Be’Wahr, malgrado il naturale dispiacere nel confronto con tale idea, non sarebbero mai stati tanto disonesti, o così disperati, da rischiare di contrariare qualcuno, e la stessa Midda Bontor in primo luogo, nel circuire una possibile compagna per la notte senza alcun genere di concreto interesse neppure nel merito di quale avesse a considerarsi semplicemente il suo nome. Così, con invidiabile pragmatismo, fu lo stesso biondo che, nuovamente rischiando nell’esporsi a un possibile scherno del fratello, suggerì la sola, possibile soluzione a tale dramma, in parole decisamente inequivocabili…

« Speriamo, almeno, che da queste parti l’alcool sia davvero buono. » asserì, sforzandosi in tal senso di puntare l’attenzione verso una soluzione d’emergenza probabilmente non ammirevole e pur, allora, la migliore che riuscì a individuare.
E Howe, contravvenendo ancora una volta alle proprie regole, alle proprie abitudini tali per cui alcuna parola pronunciata dal fratello avrebbe potuto essere lasciata priva di adeguata risposta sarcastica o ironica, non poté evitare di concordare con lui, in quello che, del resto, era stato pocanzi anche un suo pensiero: « Già… buono e abbondante. Davvero tanto abbondante. »


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