11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 16 aprile 2013

1912


Rimasto volontariamente escluso dalla visita alla dimora in cui il proprio cavaliere era nato e cresciuto, tanto qual forma di rispetto a lei tributata al fine di non risultare eccessivamente invadente in un momento percepito qual necessariamente carico di emotività, quant’anche, e in parte, nella necessità di riservarsi un momento di intima riflessione sugli ultimi avvenimenti occorsi e, in particolare, sull’annuncio offerto dalla propria signora di voler convolare a nozze con Be’Sihl; Seem, lo scudiero della Figlia di Marr’Mahew, si ritrovò intento, anche in quell’occasione di presumibile libertà, a impegnare il proprio corpo, le proprie membra, nelle più consuete attività di manutenzione della Jol’Ange, approfittando della sua sosta in porto per poter ripulire la parte esterna dello scafo, liberandolo dalle più impegnative incrostazioni lì accumulatesi e verificandone le condizioni, per assicurarsi dell’efficienza del suo stato. Un’attività, quella allora formalmente non richiestagli, non attribuitagli, soprattutto nel confronto con l’ipotetico momento di festa che tutti avrebbe dovuto coinvolgere, alla quale egli pur si volle votare con passione e dedizione, fortunatamente ormai immune ai disastrosi effetti del mare, che in passato non gli avevano permesso neppure di mantenere all’interno dello stomaco i suoi stessi succhi gastrici alla sola vista del medesimo, e, in grazia ai suoi pur saltuari impegni per mare, ormai sufficientemente confidente con quel genere di impegni, propri delle competenze tipiche del mozzo, da non necessitare di ulteriori, particolari indicazioni per sapere come compiere quanto avrebbe dovuto essere compiuto. Così, in quel particolare momento, in quella precisa situazione, nel ritrovarsi appeso al parapetto del ponte solo in grazia a una semplice cima avvolta attorno ai fianchi; scalzo e a torso nudo, vestito solamente con delle corte brache a concedergli di mantenere intatto il proprio senso del pudore; quel figlio di Kriarya, città del peccato del regno di Kofreya, che soltanto qualche anno prima si sarebbe dichiarato certo di morire innanzi alla prospettiva di porre piede sul ponte di una nave, sarebbe ormai potuto essere quietamente frainteso per un qualunque membro regolare dell’equipaggio della goletta, non diversamente dal di poco più giovane Ifra, il quale, diversamente da lui, sul mare era nato e cresciuto.
Una maturazione straordinaria, quella della quale il giovane Seem si era reso protagonista in così poco tempo, che, lontano da ogni possibilità di dubbio, avrebbe dovuto individuare principale responsabile, o, più precisamente, principale motivazione, proprio la stessa Campionessa di Kriarya, suo cavaliere, per seguire la quale era stato disposto ad affrontare l’idea di solcare le acque dell’atavicamente pur tanto spaventoso mare, e per salvare la quale, in occasione del suo primo viaggio attraverso quelle infinite distese d’acqua, era stato pronto a gettarsi, addirittura, entro il suo gelido abbraccio, del tutto incapace a nuotare, del tutto privo di una qualunque prospettiva di sopravvivenza, ma, ciò non di meno, pronto al sacrificio pur di onorare il proprio ruolo e di salvare la donna che aveva non soltanto promesso, ma addirittura giurato, di servire e proteggere a costo della propria stessa vita. Un atteggiamento indubbiamente vincente, un positivo e propositivo proporsi, il suo, che pur non aveva mancato di sorprendere positivamente la propria signora e, in sola grazia al quale, gli aveva garantito la possibilità di rendere proprio quel ruolo da alcun altro mai occupato in precedenza, né, più semplicemente, da alcun altro mai neppure sperato di poter essere occupato prima di lui, per quanto egli avesse iniziato tale percorso senza alcuna pur minima competenza utile a permettergli di conquistare un tanto importante obiettivo. E allo stesso modo in cui, da semplice garzone egli aveva saputo reinventarsi scudiero, in quel particolare frangente non avrebbe potuto che confermare ogni giudizio positivo a proprio riguardo, dimostrando di essere stato capace di scoprirsi addirittura mozzo, in contrasto a ogni possibile valutazione in senso contrario, in contrasto a ogni inibizione abitualmente propria di chiunque nato e cresciuto lontano dal mare.
Non che il mare non lo spaventasse più, in verità. Ma a conti fatti, egli aveva compreso esistere avversari peggiori rispetto a quello, e tali da rendere la prospettiva di un pur non apprezzabile bagno non così spiacevole, non tanto ineluttabilmente letale, così come, pur, un tempo non avrebbe esitato a ritenere.

« Che cosa ci fai ancora lì appeso, Seem?! » domandò la voce di capitan Noal, sorprendendolo e, quasi, costringendolo a sobbalzare nel distoglierlo tanto repentinamente dai propri pensieri, dalle proprie elucubrazioni « Credevo che tu fossi andato con Ifra, Camne e tutti gli altri a fare quattro passi per Licsia. » ammise, dimostrando, in tal senso, quanto la sorpresa avesse a doversi riconoscere qual reciproca « Non ti sono stati sufficienti i giorni già trascorsi per mare, per restare ancora qui attorno…?! » scherzò, sorridendogli, nell’appoggiarsi alla balaustra sopra di lui e nell’osservarlo dall’alto della coperta, con sguardo sinceramente incuriosito da quel bizzarro comportamento.

In effetti, l’evidenza offerta dal fatto che egli si fosse reso conto di come Seem non fosse in giro per l’isola insieme al resto dell’equipaggio, avrebbe potuto essere facilmente interpretata come la dimostrazione che anche lui aveva preferito evitare di allontanarsi dalla propria nave, benché, oggettivamente, il fatto di esserne il capitano avrebbe avuto a considerarsi una ragione sufficiente per mantenersi lì nelle vicinanze, anche e soltanto nella volontà di sorvegliarla nel mentre in cui a chiunque altro stava venendo garantita l’opportunità di una breve licenza. In verità, comunque e al di là di simili e pur corrette considerazioni, da parte di Noal, a rendere ancor maggiormente attraente la prospettiva di restare a bordo della nave avrebbe avuto a riconoscersi la presenza, insieme a lui, del suo compagno e amante Hui-Wen, insieme al quale non gli sarebbero certamente mancate occasioni interessanti per spendere quel tempo insolitamente libero, quel momento di quiete prima dell’attesa, e temuta, tempesta che li avrebbe sorpresi una volta giunti a Rogautt.

« Chiedo scusa, capitano… » replicò allora lo scudiero, sollevando lo sguardo verso di lui ed esprimendosi con parole sincere in sua direzione, riconoscendo onestamente il valore del suo ruolo, la sua autorità a bordo di quella goletta e, in ciò, non avendo motivo alcuno per contrariarlo né, parimenti, canzonarlo, con risposte meno che rispettose « In verità l’idea di trascorrere qualche ora in ozio non mi attraeva particolarmente, ragione per la quale ho pensato sarebbe stato utile impegnarmi in un’attività più costruttiva, più utile per tutti. » esplicitò, non mentendo seppur, neppure, esprimendo apertamente ogni propria perplessità, in quella studiata ambiguità che aveva imparato dal proprio stesso cavaliere, utile a non mistificare la realtà dei fatti, pur senza neppure condividerla pienamente, non, quantomeno, entro i limiti di ciò che non si sarebbe stati certi voler promuovere troppo ingenuamente « Spero che la mia iniziativa non possa contrariarti. » soggiunse e concluse, in riferimento a quanto stava lì compiendo pur in assenza di una precisa direttiva a tal riguardo.

E se Noal non avrebbe potuto essere contrariato da tutto quello, ove, in fondo, quanto egli stava compiendo era un’attività che avrebbe dovuto essere comunque presto compiuta, e, oggettivamente, nessuna critica avrebbe potuto essere levata innanzi alla perizia con la quale stava conducendo tale attività; parimenti non si sarebbe mai potuto definire tanto superficiale nei propri giudizi, tanto ingenuo nella propria capacità di confrontarsi con la gente, e con le persone a lui circostanti, da non cogliere quanto, dietro a tanta dedizione al lavoro avrebbe dovuto essere intesa una brama di evasione fisica da dilemmi di ordine psicologico o, forse, emotivo, che, in tanta operatività, il giovane sperava in qualche modo di soffocare.
Del resto, presto o tardi, chiunque, nella propria esistenza, si sarebbe posto, almeno una volta, a confronto con una tale esigenza, con una simile opportunità, ragione per la quale anch’egli, che già aveva avuto occasione di confrontarsi in tal modo con i propri problemi, non avrebbe potuto ignorare la palese esistenza, dietro a tale scelta, di allontanarsi volontariamente da tutto e da tutti, di isolarsi autonomamente dal mondo e dalle sue dinamiche, soprattutto nel momento in cui queste avrebbero potuto offrire soltanto l’evidenza di una ragione di sofferenza, di dolore, allorché un motivo di gioia, di pace e di serenità, così come, dopotutto, chiunque avrebbe voluto avere soltanto occasione per godere della quale.


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