11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 24 aprile 2013

1920


E se in merito alla saggezza di Be’Sihl, o, persino, in merito alla stessa esistenza in vita di una creatura dal suo punto di vista del tutto insignificante qual non solo era il locandiere ma anche qualunque altro uomo o donna esistenti in Licsia e, più in generale, nell’intero Creato, primo-fra-tre non avrebbe avuto desiderio di sbilanciarsi con un qualunque genere di commento, non provando a tal riguardo il benché minimo interesse; in merito alla saggezza di Midda Bontor, unica, straordinaria eccezione lì necessariamente riconoscibile, egli ebbe di ragione di che intervenire, esprimendosi con persino eccessiva veemenza.

« E’ estremamente spiacevole constatare come gli anni trascorsi dal nostro ultimo incontro non ti abbiano in nulla aiutata a maturare, mia cara. » riprese, ora rivolgendosi esplicitamente verso di lei e, nel compiere ciò, apparentemente, mutando nelle proprie dimensioni, nella propria estensione prima incontestabilmente significativa, nel riuscire a dominare sull’intera isola, e allora, istante dopo istante, sempre più contenuta, forse allo scopo di facilitare quel relazionarsi con la figura mortale a lui tanto scortesemente rivoltasi, sino a raggiungere quelle di una semplice testa, ammesso che tale attributo avrebbe avuto ragion d’essere nel definirlo « Da stolida arroganza eri animata l’ultima volta che abbiamo avuto occasione d’incontrarci e da stolida arroganza sei tutt’ora governata nelle tue parole e nelle tue azioni, ancora incapace a comprendere l’enormità di chi ti sta innanzi, del vicario in contrasto al quale ambisci offrirti… »
« Forse colei che rappresenti, mio caro vicario, non ti ha informato come, in tempi recenti, abbia avuto occasione di scontrarmi con qualcuno ben più grosso e molto più brutto di quanto tu non possa sperare di essere o di divenire, per quanto ciò possa apparire sostanzialmente paradossale. » commentò ella, senza sorridere, senza lasciar trapelare la benché minima ironia nelle proprie parole, ma, soltanto, scandendo quell’asserzione con una freddezza e un distacco se possibile ancor più inumano di quanto non avrebbe potuto dimostrarsi il proprio comunque inumano antagonista, la propria crudele e assolutamente aliena controparte « E, se proprio vogliamo sprecarci in amor di dettaglio, non mi dispiacerebbe sottolineare quanto, in termini di arroganza, io possa avere sempre e soltanto da apprendere da parte tua… nel considerare quanto vano risultato tu sia riuscito a conseguire in passato, a prescindere da ogni reboante promessa di morte a discapito mio e dei miei compagni. »

Un azzardo, quello che ella allora consapevolmente compì nel rivolgersi al vicario, laddove proprio malgrado perfettamente consapevole delle ragioni per le quali, e soltanto per le quali, ella era riuscita a sopravvivere al proprio antagonista in occasione del loro precedente scontro, malgrado l’incommensurabile potere distruttivo da lui dimostrato; e che pur, allora, non la vide in alcun modo frenata da ciò, non la vide in alcun modo inibita innanzi alla prospettiva rappresentata allora da una sfida all’impossibile, così come, del resto, mai l’aveva veduta in passato, mai le era stata occasione d’ostacolo, ragione di resa.
Per tutta la propria vita, e, soprattutto, per tutti quegli ultimi vent’anni della propria esistenza, ella si era impegnata a ricercare singolar tenzone nei confronti del fato, e di ogni limite ritenuto sino ad allora inviolabile, con una dedizione, con un’attenzione quasi maniacale e, quasi, giudicabile trasparente di un intento suicida, un impegno volto alla ricerca di una prematura occasione di morte, benché, oggettivamente, tutto ciò non fosse mai rientrato nei suoi piani, nelle sue intenzioni, nei suoi desideri. Non che ella avesse avuto mai ragione di temere la morte, beninteso: con essa, al contrario, ella aveva da sempre intrattenuto un ottimo e sereno rapporto, offrendole lo stesso rispetto che, in contraccambio, sperava le sarebbe stato tributato. Semplicemente, e pur non così ovvio a comprendersi, ella era sempre stata consapevole di come, da tale appuntamento, presto o tardi, non si sarebbe potuta sottrarre, ragione per la quale avrebbe fatto soltanto bene a spendere ogni singolo istante della propria esistenza, della propria quotidianità, lasciandosi solo e straordinariamente animare dalla volontà di non vederlo in alcun modo sprecato, in alcun modo sperperato, per non arrivare a quel fatidico e improcrastinabile momento con il rimpianto per tutto ciò che avrebbe potuto dire o fare e non aveva, alfine, detto o fatto, preferendo, a tale eventualità, il rimorso per aver osato troppo, per essersi spinta più in là di quanto, probabilmente, non avrebbe fatto meglio a osare spingersi.

« Sbagli, o sciocca. » negò, tuttavia, primo-fra-tre, fluttuando privo di peso, quasi fosse incorporeo, sopra di lei, davanti a lei, malevola stella discesa dall’alto dei cieli non per offrire speranza, per indicare una via verso la salvezza, quanto e peggio per promettere morte, in quella fine che, loro, sarebbe solo potuta essere per suo tramite riservata « T’inganni, o mortale, se credi che l’eco della tua blasfemia non sia risuonato qual nota stridula in contrasto all’equilibrio stesso dell’universo, dell’intero Creato, nel momento in cui, in contrasto a ogni legge naturale, la tua spada si è avventata a discapito di Kah, con una folle violenza, per la difesa di uno sposo da te mai voluto, mai desiderato, ma, non per questo, disapprovato nel momento in cui i benefici derivanti dal suo rango si sono offerti utili a preservarti da pur giusta morte, qual quella alla quale io avrei dovuto condannarti con maggior semplicità rispetto a quella propria del sole ne succedere alla notte… »
« Ciò nondimeno, ora Desmair è morto. » ricordò la mercenaria, impietosa verso il marito trapassato e, soprattutto, verso se stessa, sua vedova, ponendo spiacevole accento, in tal modo, su quanto ormai ella non avrebbe potuto più godere della sua protezione, ritrovandosi costretta ad affrontare il proprio avversario, la propria controparte, soltanto e semplicemente qual donna guerriero, qual la comune mortale, e pur la straordinaria combattente, che ella era sempre stata, nell’affrontare qualunque letale minaccia, qualunque mostro e creatura le si fosse mai parata innanzi, prescindendo da quanto qualunque canzone, qualunque mito e leggenda, si fosse prodigata a sottolineare quanto, tutto ciò, non avrebbe potuto essere considerata allor possibile, non a meno di trascendere dai limiti propri della condizione umana per ascendere al rango d’eroe, personaggio, ancor prima che persona, in grado di prevalere in contrasto a qualunque sfida, qual condizione fondamentale, qual risultato obbligatorio semplicemente in quanto eroe.
E se pur, per lei, nulla era mai stato semplice, persona ancor prima che personaggio, avventuriera e non eroina; tal pensiero, simile coscienza, non sembrò ancora in grado di ostacolarla neppure in misura utile a zittirla e a evitare di vederla pronunciare un’ulteriore provocazione: « Ora siamo solo tu e io, vicario. Tu e io. E, ben presto, sarò soltanto io. »

Per quanto Be’Sihl avesse assistito in più di un’occasione a una simile strategia da parte della propria amata, a una tale scelta tattica volta a spingere il proprio avversario al compimento della prima mossa, con tutti gli oneri derivanti da una tale iniziativa; nel ritrovarsi a essere testimone, ancora una volta, di tale copione, di simile recita, volta a lasciarla apparire qual animata da una sprezzante arroganza qual, mai, in verità, le avrebbe potuta essere propria, trascendendo dal suo stesso carattere, dal suo animo, spontaneamente modesto e istintivamente paranoico, in misura tale da non vederla mai sottovalutare neppure il più imbarazzante fra i propri sfidanti; egli non poté ovviare a provare un certo senso di disagio, di ancor più vivo e intenso timore, per l’esito che avrebbe potuto contraddistinguere quello scontro, quella prova, in contrasto a un mostro caratterizzato da un potere qual quello di cui ella stessa gli aveva offerto passata cronaca, e tale da non poter perdonare alcuna leggerezza, alcuna errore di valutazione. In ciò, quindi, egli si ritrovò per un istante dominato dal dubbio, dall’incertezza nel merito di quanto la propria amata stesse allora forse osando troppo, nel confronto con una creatura che avrebbe potuto effettivamente definirne la fine con eccessiva facilità, con troppa banalità, estirpandola dal regno dei vivi senza che ella potesse avere occasione di opporsi.
Purtroppo, però, se tale pensiero fosse stato realmente giustificato, qual pur sembrava essere, nel confronto con un vicario della loro reale nemica, con un semplice rappresentante di colei contro la quale avevano pianificato l’assalto, in cosa la loro scelta, la loro decisione, non avrebbe avuto a ritenersi tragicamente suicida?


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