11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 6 aprile 2013

1902


Per il primo, da sempre ambiguo era stato il sentimento vissuto nei riguardi della straordinaria figura che aveva pur voluto, con incredibile forza di volontà, eleggere a proprio cavaliere, arrivando, per tale scopo, a cambiare radicalmente il corso della propria vita. Indubbiamente affascinato da lei, attratto tanto fisicamente quant’ancor più psicologicamente non soltanto dalla sensualità della donna quanto e ancor più dalla sua forza, per Seem neppure l’evidente differenza di età esistente fra loro, e tale da renderlo potenzialmente suo figlioccio, avrebbe avuto valore se solo ella avesse avuto desiderio di accettarlo al suo fianco. Ciò nonostante, il sentimento da lui provato per lei, pur non privo di malizia e di fantasie di natura esplicitamente erotica, non avrebbe che potuto essere considerato un surrogato del sentimento che non si era concesso occasione di vivere per la propria madre naturale, eleggendola, in tal modo, a una sorta di madre putativa ancor prima e ancor più di possibile amante. Parimenti, sempre dal suo personale punto di vista, anche il ruolo intimamente assegnato a Be’Sihl non avrebbe dovuto essere considerato così privo di ambiguità. Quell’uomo, del resto, era stato il padre che egli non aveva mai conosciuto o che, quantomeno, avrebbe desiderato conoscere benché non gli fosse mai stata concessa una tale opportunità. Nella propria casa lo aveva accolto quando alcun’altra casa lo avrebbe mai ospitato. Nella propria locanda gli aveva offerto un lavoro quand’anche alcuna esperienza avrebbe potuto vantare in tal senso in un’occasione che, oggettivamente, non avrebbe avuto ragione di garantirgli. Nella propria vita lo aveva accettato, non qual semplice subalterno, non quale uno dei tanti garzoni che pur servivano e vivevano all’interno della sua locanda, ma al pari di un figlio mai avuto, arrivando, persino, a riconoscergli fiducia nell’incarico più importante in uno dei momenti più difficili da affrontare: quello volto a vigilare sul riposo e sulla salute della donna da lui amata nel momento in cui questa era stata ridotta in fin di vita da un dardo scoccato a tradimento e da una non piacevole caduta, dal tetto di un edificio, in conseguenza a tale attacco a opera di un antagonista mai individuato. In ciò, in tutto ciò, Seem non avrebbe mai potuto che provare sincero affetto per il locandiere, affetto in conseguenza al quale non avrebbe mai potuto che essere meno che felice in conseguenza alla sua stessa felicità, meno che gioioso in conseguenza alla sua stessa gioia. Così, ove anche la parte più egoistica del suo animo non avrebbe potuto che soffrire all’idea di perdere, potenzialmente, chi pur non aveva mai posseduto, né aveva mai avuto possibilità di possedere, differentemente rispetto alla propria amata Arasha, la giovane che, altresì, gli aveva sempre concesso tutto quell’amore del quale egli non avrebbe avuto neppure l’audacia di sperare di ricevere; la restante parte del suo cuore, del suo spirito e della sua mente non avrebbe potuto che accogliere con straordinario entusiasmo quell’annuncio, oggettivamente lieto per la straordinaria notizia che, in tale scelta da parte della mercenaria, sembrava volta a sigillare definitivamente il legame che univa fra loro quelle due figure così prossime a essere genitori per lui.
Per gli altri due, non maggiormente definita, più certa, era stata l’emozione da sempre vissuta nei confronti della loro compagna, della loro amica, di colei che, con il passare del tempo, era divenuta al pari di una sorella all’interno della loro già eterogenea famiglia. Midda Bontor, agli occhi di Howe e di Be’Wahr aveva sempre rappresentato un’interessante occasione mancata, una conquista che avrebbero voluto poter vantare qual propria e che pur, alcuno dei due, si era mai neppure avvicinato a sperare di riuscire. Donna e guerriero, ella racchiudeva in sé, infatti, tutto ciò che avrebbero potuto sperare di trovare in una compagna e, nel considerare come ella, a differenza dell’altra loro storica alleata, Carsa Anloch, non avesse a noia le attenzioni maschili, inevitabile sarebbe stato per entrambi sperare un giorno di poter rendere propria, godendo della compagnia della quale non solo sul campo di battaglia ma, anche, nel proprio letto. A questo, inoltre, aggiungendo anche la consapevolezza nel merito di quanto, il suo corpo, potesse valere realmente qualunque prezzo malgrado l’età non più fanciullesca, avendo tanto l’uno, quanto l’altro, avuto più di un’occasione per godere della vista del quale completamente nudo, difficile sarebbe stato ipotizzare da parte di alcuno di loro un volontario disinteresse, un’esplicita rinuncia a quanto ella, sapevano, avrebbe potuto loro offrire. Rinuncia, tuttavia, che entrambi, per affetto verso di lei, e del ruolo che ella era stata in grado di conquistare nelle loro vite, si erano dimostrati più volte pronti a compiere in passato, non assediandola e non assillandola con sgradite proposte, con spiacevoli approcci, ma, solamente e semplicemente, accettando l’occasione già loro garantita al suo fianco, così come neppure lo stesso Be’Sihl, suo amato, avrebbe potuto in fede vantare di avere. Nel confronto con tutto ciò, con tale mai realmente svanito desio nei riguardi suoi e del suo corpo, e, al tempo stesso, con l’evidenza di quanto, comunque, quell’evento fosse allora stato da lei esplicitamente voluto, tanto chiaramente ricercato per la propria felicità, per il proprio appagamento, né Howe, né tantomeno Be’Wahr, avrebbero mai potuto sollevare la benché minima ragione di obiezione, a contrastare, stupidamente ed egoisticamente, la felicità di quella loro sorella, e sorella maggiore. Così, soltanto stupore, e soddisfazione, non poté che colmare i loro cuori, spingendo il mercenario di origine shar’tiagha a levare un grido di incitamento nel confronto della coppia di futuri sposi e il suo biondo compare a coprirsi appena il viso con una mano, per cercare di celare due lacrime, conseguenza dell’emozione lì vissuta.

« Per Midda e Be’Sihl… » suggerì Howe, levando il braccio destro in aria, per accompagnare quell’emozionato sfogo, offrendo accanto alla propria già sufficientemente esplicita voce un gesto visivo che potesse rendere ancor più palese il suo intento in quel momento.

Un grido, quello proposto allora da Howe, che non mancò di suscitare immediata risposta in tutto l’equipaggio della Jol’Ange, in quegli uomini e quelle donne che, per ragioni diverse, avevano avuto modo di avvicinarsi maggiormente chi alla protagonista, chi al protagonista, di quell’importante momento, e che, per questo, non avrebbero potuto evitare di esultare, aggregandosi con compiacimento all’esultanza collettiva.
Un’esultanza collettiva, ancora, alla quale non avrebbero potuto evitare di aggregarsi anche i pescatori di Licsia lì radunatisi, i quali, già resi entusiasti dal ritorno della loro figlia prediletta a casa, non avrebbero potuto negarsi sincera felicità all’idea di quanta gioia, da quell’unione, avrebbe potuto derivare, anche senza conoscere alcun particolare nel merito della stessa, delle vicende che avevano condotto Midda a tale decisione né, tantomeno, di chi potesse effettivamente essere Be’Sihl. Quanto, per loro, avrebbe soltanto dovuto essere riconosciuto qual importante, sarebbe stata la felicità della loro parente… felicità che, nella scelta da lei così annunciata, non avrebbe potuto che considerarsi ineluttabilmente presente.

« … oaaah! » definì per primo il capitano della Jol’Ange, levando a propria volta il braccio destro in aria, con il pugno chiuso, per unirsi al mercenario e, insieme a lui, indirizzare il grido dei proprio compagni e non solo, in quel verso che a bordo della sua goletta, sovente, era stato impiegato per salutare i morti, la tragedia di una perdita, e che, per una volta tanto, poteva essere allora speso in un momento di gioia, per rendere omaggio alla vita e alla speranza per il futuro.
« Oaaah! » si aggregarono tutti, a partire da Howe e Be’Wahr, passando da Seem, e ancora da tutto l’equipaggio della nave per giungere sino ai cugini di Midda e a tutti i pescatori di Licsia, appena rientrati da una notte in mare « Oaaah! Oaaah! Oaaah! » insistettero, con un entusiasmo sempre crescente che, ove qualcuno si fosse ancora concesso addormentato all’interno della piccola isola, di certo, in conseguenza a tanto vociare, sarebbe stato svegliato di soprassalto.

Solamente tre voci, in quel coro, mancarono allora all’appello: quelle dei due diretti interessati, Midda e Be’Sihl, i quali, sicuramente, avrebbero avuto molto nel merito del quale confrontarsi, in un dialogo che, per ovvie ragioni, avrebbero preferito posticipare a un’occasione contraddistinta da meno esposizione pubblica di quella loro lì riservata in quel momento; e quella di Nivre Bontor, il quale, ancora troppo emozionato all’idea di star riabbracciando la figlia temuta persa per sempre, non aveva avuto occasione di comprendere, al pieno, la situazione o le implicazioni proprie dell’annuncio che ella gli aveva riservato, fonte di tanta, incontenibile eccitazione.


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