11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 17 aprile 2013

1913


« Forse non posso essere considerato la persona più qualificata per dirti questo, dal momento che, dopotutto, ci conosciamo in termini poco più che superficiali… » premesse il capitano della Jol’Ange, riprendendo voce verso il giovane a meno di cinque piedi sotto di lui, lì ancora appeso sebbene, estemporaneamente, non più impegnato con la propria attività di pulizia, nella quale, sino a un istante prima, tanta dedizione stava investendo « Probabilmente questo è un genere di cose che dovrebbero essere Howe o Be’Wahr a dirti, laddove, almeno in apparenza, il rapporto che intrattieni con loro è animato da una maggiore confidenza… » soggiunse, quasi a tentare di giustificarsi anticipatamente per quanto avrebbe potuto dire in contrasto a quello che il suo interlocutore avrebbe potuto preferire ascoltare da parte sua o, piuttosto, a quanto avrebbe potuto preferire non ascoltare da parte sua, in quell’indifferenza che, probabilmente, avrebbe potuto da lui essere auspicata nei propri stessi riguardi da parte di chi a lui così fondamentalmente estraneo « Tuttavia… se hai voglia di parlare con qualcuno, fosse anche soltanto per sfogarti, sappi che io sono qui a tua disposizione. Perché tenersi tutto dentro, a lungo, finisce col nuocere. »

Un intervento allor trasparentemente animato da una premurosa volontà di sostegno, di supporto nei riguardi di quella controparte, tale per cui lo stesso scudiero non avrebbe potuto evitare di riconoscersi quantomeno onorato da così tanto interesse verso se stesso, verso il proprio stato di salute o, anche e solamente, verso le proprie emozioni, il proprio umore, soprattutto da parte di chi, obiettivamente, avrebbe potuto completamente disinteressarsi a lui, sia per il proprio ruolo, che per l’incarico da se stesso altresì occupato.
Alla luce di tali considerazioni, pertanto, e quasi a non permettere a tanto cortese atteggiamento di risultare completamente vanificato da una propria inadeguata reazione, da una propria irriconoscente replica, Seem volle valutare attentamente in quali termini ancor rispondere, anche in tal senso prendendo in esame l’idea di a lui rivolgersi con assoluta sincerità, con totale onestà, condividendo allora quel genere di riflessioni, di pensieri, che a stento era solito accettare di condividere persino con se stesso, non per mancanza di trasparenza addirittura con colui la cui immagine era solito incontrare negli specchi, quanto e piuttosto per un incontrollato, e forse incontrollabile imbarazzo, all’idea di esplicitare un certo genere di posizioni, emotive e intellettuali. Un imbarazzo con il quale difficilmente sarebbe stato in grado di scendere a patti e con il quale, nonostante tutto, in quel particolare momento, in quell’insolita occasione, sarebbe stato pronto a confrontarsi quasi alla pari, anche e soltanto per la curiosità di sapere quale possibile analisi, quale eventuale consiglio il capitano avrebbe saputo dedicargli per riconquistare quell’occasione di serenità interiore evidentemente venuta meno nel confronto con l’annuncio della propria signora.

« Ti ringrazio. » annuì pertanto, decidendo di procrastinare l’attività in corso sullo scafo esterno della goletta per dedicare qualche istante a quel dialogo, arrampicandosi, in ciò, nuovamente in direzione della balaustra e del ponte sopra la propria testa, per lì issarsi e, in tal modo, porsi alla pari con il proprio interlocutore, a permettere a quel dialogo una migliore opportunità di svolgimento « E forse, strano a dirsi, un certo genere di discorsi può essere considerato più semplice a svilupparsi nel confronto con chi a sé meno vicino, se non, esplicitamente, più estraneo, che con chi, altresì, è a noi unito da un legame più forte, o comunque, da un rapporto quotidiano. » ammise, a definizione del perché del proprio ripensamento nel merito di quel confronto, solo un attimo prima negato nella propria possibile utilità, nella propria più semplice necessità od occorrenza « Senza, in ciò, alcuna volontà d’offesa, sia ben chiaro. »
« Nessuna offesa… » minimizzò l’altro, scuotendo il capo e, anzi, dimostrando tutta la propria inalterata e sempre migliore predisposizione a quel dialogo tendendo verso di lui la propria destra, per aiutarlo a sollevarsi oltre il parapetto e, di lì, sulla coperta « Del resto in quanto dici non vi è nulla di tanto paradossale, dal momento in cui è il giudizio delle persone che ci stanno vicine a preoccuparci maggiormente, diversamente da quello che dei potenziali estranei ci potrebbero dedicare. » confermò, stringendosi appena fra le spalle, nel mentre in cui, afferrato il giovane per il proprio braccio sinistro, lo aiutò a completare quell’ultima tratta, quell’ultima parte di arrampicata, tenendolo saldamente a ovviare al rischio di qualche spiacevole caduta, con conseguente tuffo involontario nelle quiete acque di quel mare straordinariamente trasparente, al punto tale da offrire l’impressione che la Jol’Ange stesse allor galleggiando in aria.

Se pur, sino a quel momento, avrebbe potuto esistere in Seem il dubbio che, per Noal, il titolo di capitano di quella nave avesse a considerarsi una questione meramente ereditaria, allorché meritoria, nell’esser egli succeduto a Salge Tresand, del quale era stato il secondo in comando dopo l’abbandono di Midda Bontor a tale incarico, a simile ruolo; nel semplice ascolto di quella nuova asserzione, di quel nuovo intervento, savio e ponderato almeno quanto il primo era stato premuroso e cortese, non poté mancare di apprezzare le doti da lui dimostrate quali proprie, e non tanto nell’assolvimento del proprio incarico, del proprio ruolo di comando, quanto e piuttosto in un momento fondamentalmente privo di valore, privo di importanza qual, dopotutto, quel confronto avrebbe potuto essere obiettivamente giudicato. E, benché ancor giovane, ancor forse difettante esperienza, egli non avrebbe potuto mancar di cogliere il valore di simili qualità in tal situazione espresse, comprendendo quanto probabilmente facile, quasi ovvio e scontato, sarebbe stato per lui lasciar brillare la propria luce dall’alto della posizione assicuratagli dal proprio incarico, mentre indubbiamente meno naturale, meno spontaneo, lo sarebbe allor stato nel confronto con questioni apparentemente più banali, meno meritevoli di attenzione, al pari di quella a lui collegata, se realmente non fosse stato contraddistinto da una tale straordinaria presenza d’animo.
Così, ove già si era pocanzi dimostrato convinto a parlargli, a confrontarsi con lui, tutto ciò, simile valore aggiunto, non avrebbe potuto che vederlo maggiormente sicuro della propria scelta, ritrovarlo ancor più fermo nella propria decisione…

« Non so bene da dove cominciare… » anticipò, prendendo voce e cercando di riordinare, in tal modo, i propri pensieri, le proprie idee, in misura sufficiente a elaborare un discorso di senso compiuto, che l’altro potesse comprendere, nel non voler altrimenti vanificare la sua disponibilità all’ascolto e, ove possibile, al consiglio « Tengo ovviamente a sottolineare quanto sia estremamente affezionato a Be’Sihl, da ben prima di conoscere la mia signora. E, non di meno, quanto sia estremamente affezionato alla stessa Midda, motivo per il quale l’idea della loro felicità congiunta e condivisa, soltanto ribadita da un eventuale matrimonio, non possa che entusiasmarmi. » sancì, a definire quelli che avrebbero dovuto essere riconosciuti quali punti fermi attorno ai quali dar vita a qualunque ipotesi di dialogo fra loro « Ciò nonostante… credo… temo… che il mio entusiasmo innanzi a questa prospettiva non sia così assoluto come vorrei… come dovrebbe essere. » ammise, chinando appena lo sguardo per l’imbarazzo derivante dall’assumere una posizione tanto incoerente, con quanto solo un istante prima affermato, e tanto critica, nei riguardi dell’idea di quell’unione, di quelle nozze che, la parte sicuramente più egoista del suo cuore non desiderava accettare nelle proprie implicazioni, benché, in verità, da tempo avesse smesso di riservarsi qualunque illusione o fantasia sulla donna guerriero e avesse iniziato ad amare, e amare sinceramente, la dolce Arasha, che, per lui incredibilmente, lo ricambiava.

Non un solo commento, né verbale, né espressivo, si riservò occasione di palesarsi da parte di Noal nel mentre in cui egli scandì tale dichiarazione, rispettando quella sua ammissione e, soprattutto, l’onestà con la quale il giovane scudiero aveva deciso di aprirsi, anche a rischio di potersi ritrovare soggetto a critiche o, peggio, sberleffi da parte dello stesso proprio interlocutore, il quale avrebbe potuto reagire in maniera ben meno moderata di quanto, altresì, non si impegnò a rendere propria. Il capitano della Jol’Ange, del resto, nell’essersi proposto qual possibile confidente di quel giovane, era partito dall’idea, dal pensiero, di poter giungere a tale rivelazione, forse non poi così originale, non poi così sorprendente nel considerare il carisma e il fascino della Figlia di Marr’Mahew, innanzi alla quale, probabilmente, anch’egli sarebbe rimasto vittima se solo non avesse avuto un ben diverso, e del tutto incompatibile, genere di interesse sotto tale profilo.


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