11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 20 aprile 2013

1916


Né uomo né donna, così come suggerito dalla sua voce, estraneo probabilmente a qualunque idea di genere o di età e pur, malgrado ciò, apparentemente straordinariamente anziano, come dimostrato da una pelle oscenamente rugosa, tale da rendere quasi indistinguibile qualunque possibile tratto somatico, la principale caratteristica fisica riconoscibile in primo-fra-tre, al di là del naso e in conseguenza alla totale assenza di capelli a contornare tale spiacevole quadro, avrebbe dovuto essere indicata quale quella presentata da due piccoli, piccolissimi occhi, forse incisi all’interno della maschera di cuoio che egli… ella… esso avrebbe mai potuto definire qual proprio volto, e lì risplendenti quali perle nere, privi di qualunque possibile distinzione fra pupilla e iride, o fra l’iride e la sclera. Occhi, i suoi, che, malgrado la straordinaria luce da lui stesso emessa, sarebbero necessariamente apparsi simili a due pozzi oscuri, a due piccole, e pur straordinariamente vaste, finestre spalancate sulle tenebre della morte, di quella morte che egli, senza particolare esitazione, incertezza, dubbio, si stava proponendo rappresentare per chiunque, in quel momento, stesse inesorabilmente rivolgendo nella sua direzione il proprio inerme sguardo, ognuno da lui necessariamente terrorizzato e tutti, comunque, al contempo quasi affascinati, quasi attratti verso tale letale orrore, come falena innanzi alla fiamma.
Una testa priva di corpo, un volto laido imperante sull’intera Licsia, la cui sopraggiunta presenza non poté trovare contenti o soddisfatti Howe e Be’Wahr, i quali, al contrario, ebbero allora ragione di porre subito mano alle proprie armi e, contemporaneamente, di rivolgere una mezza dozzina di bestemmie in direzione di diverse divinità, alcune da loro neppur riconosciute quali tali, a titolo di ringraziamento per quanto, in tal modo, avevano permesso avvenisse, e per la condanna che, in tutto ciò, avevano destinato a discapito dell’intera isola e di tutti i suoi abitanti…

« Dannazione… » concluse Be’Wahr, a denti stretti « Temo proprio che Midda non sarà per nulla felice di questa sorpresa. »
« … tu dici?! » domandò sarcasticamente Howe, nel mentre in cui, obbligando il proprio corpo a reagire, i propri muscoli a ritrovare la mobilità estemporaneamente perduta, mosse un primo passo verso la direzione ove, presumibilmente, avrebbero potuto incontrare la loro amica, la loro sorella, per essere pronti, accanto a lei, a offrirle tutto il proprio aiuto in quella nuova, e probabilmente disperata, impresa.

Che Midda Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Campionessa di Kriarya, Vedova di Desmair, non avrebbe potuto essere considerata felice per tutto quello, in effetti, avrebbe dovuto essere riconosciuto quantomeno retorico. E, in effetti, ella non solo non avrebbe dovuto essere considerata felice, quanto e piuttosto assolutamente furiosa, adirata oltremisura per l’ostilità dimostratale in maniera tanto ostinata dal fato, dalla sorte se non, addirittura, dagli dei tutti, in una scelta che forse avrebbe dovuto essere, da parte loro, intesa qual punizione per aver osato levare la mano contro uno di loro, contro lo stesso Kah, dio minore e pur sempre un dio, che ella aveva ucciso, a pareggiare i conti con lui per l’uccisione di Desmair, così come pretesa dalla di questi impietosa e crudele madre.
Impietosa e crudele madre, quella che aveva richiesto al proprio amante, nonché padre del proprio mostruoso erede, la morte del medesimo, altri non avrebbe poi dovuto essere considerata che colei sicuramente presente dietro alla ricomparsa, in quel momento, in quel luogo, di primo-fra-tre, il suo vicario, rappresentante, in sua assenza, di tutto il suo potere, di tutta la sua forza distruttiva. Impietosa e crudele signora, ancora, colei a cui primo-fra-tre offriva tutta la propria devozione, altri non avrebbe dovuto essere considerata che la medesima che, in un’epoca lontana, era stata conosciuta con il nome di Oscura Mietitrice, che aveva corrotto l’animo della regina Anmel Mal Toise e che, per suo tramite e per mezzo di un diadema maledetto, in tempi recenti era riuscita a giungere sino a Nissa, sua sorella gemella, trovando in lei terreno fertile per attecchire, per crescere e prosperare nuovamente come, probabilmente, mai in passato, nello sfruttare a proprio favore, a proprio sostegno tutto l’odio, il risentimento e il desiderio di vendetta che per lunghi anni, decenni addirittura, ella aveva covato nel profondo del proprio cuore, del proprio animo, traendo da ciò ispirazione per ogni propria scelta, per ogni propria iniziativa, per ogni propria decisione.
Soltanto animata da giusta furia e ira, pertanto, la mercenaria avrebbe potuto reagire a tutto quello, nella consapevolezza di come dietro a primo-fra-tre fosse l’Oscura Mietitrice e, di conseguenza, Anmel e, soprattutto, la propria un tempo, e forse ancora, tanto amata sorella… la sola che, del resto, avrebbe potuto indicare a quella creatura di colpirla proprio in quel momento, proprio in quel luogo, benché, volendo, non sarebbero mancate, né erano mancante nel corso di quegli ultimi mesi, altre opportunità di confronto, altre occasioni di battaglia, soprattutto nel non ritenere qual allora esistenti particolari limiti geografici alle possibilità di azione di quella creatura, di quel mostro osceno.

« Maledizione! Maledizione! Tre volte maledizione! » esclamò, imprecando verso il cielo e verso primo-fra-tre, nello spingersi sulla soglia di casa a quel suo proclama, per verificare se davvero quella voce odiosa, e purtroppo perfettamente ricordata, avesse a considerarsi allora riprova del ritorno in azione del vicario, con una pessima scelta di tempi, non solo nell’essere rientrato a far parte della sua vita proprio in occasione del suo ritorno a Licsia, quanto e peggio nell’aver fatto in tal modo irruzione proprio quand’ella stava per iniziare a cercare di spiegare a suo padre le ragioni per le quali non avrebbe potuto sottrarsi al confronto con sua sorella Nissa « Odio quella dannatissima testa volante… e solo Thyres sa quanto profondamente, visceralmente, io la stia odiando in questo istante! »
« Quello sarebbe il mostro che hai affrontato nella Terra di Nessuno, ai piedi di quella gigantesca piramide nera di cui mi hai raccontato? » domandò Be’Sihl, sopraggiungendo alle sue spalle e sentendosi incredibilmente sciocco nel formulare un tale interrogativo, benché, in quel frangente, difficile sarebbe stato dare voce a una qualunque questione, o affermazione, senza in ciò apparire comunque straordinariamente inadeguato, qual chiunque sarebbe allora stato innanzi a simile aliena dimostrazione di potere.
« Purtroppo sì… » confermò la donna guerriero, rivolgendo occhi quasi ciechi verso il proprio avversario, nell’aver, al loro interno, smarrito quasi completamente le proprie nere pupille, in parte per il confronto con la luce giallo-verdastra da lui emessa, e in parte per le forti emozioni da lei lì vissute.

A negarle, comunque, una pur vaga possibilità di rasserenamento in tale confronto, innanzi a un simile avversario, fondamentalmente mai sconfitto e che, ella temeva, improbabile sarebbe stato ancora da abbattere, o Nissa non sarebbe stata tanto sciocca da spedirlo in suo contrasto, in sua opposizione; fu lo stesso vicario a volersi riservare una nuova opportunità di intervento, atta a meglio chiarire il perché della terrificante condanna appena formulata a discapito dell’intera Licsia e di tutti i suoi abitanti, senza che potesse essere loro concessa la pur minima possibilità di appello…

« Non abbiate paura, non abbiate timori, uomini e donne mortali. » tentò di rassicurare il proclamatosi carnefice, risultando, invero, ben poco credibile in tale asserzione, per più che ovvie ragioni « Non abbiate a rifuggire spaventati innanzi alla prospettiva che, per conto della mia signora, io sto riservando a voi, ai vostri figli e ai figli dei vostri figli, abitanti di Licsia. Perché dall’alto del proprio equo senso di giustizia, l’Oscura Mietitrice non intende imporvi ragione di sofferenza, non intende destinarvi maggiore pena di quanto già la vita non ve ne abbia donata in questi anni. » sancì, in quello che avrebbe potuto essere considerato un macabro senso dell’umorismo se non fosse stato compreso quale, da parte sua, una semplice e sincera esposizione della propria posizione, della propria interpretazione dei fatti « Sua, infatti, non abbia a giudicarsi brama di sangue, o volontà di vendetta nei vostri confronti, povere vittime innocenti, ostie offerte in sacrificio sull’ara della propria gloria; quanto e piuttosto occasione per avvertire, e colpire, colei che, sciagurata, desidera offrir battaglia a chi era al Principio di ogni cosa e sarà alla Fine di tutto, con la stessa arroganza che l’ha caratterizzata in tutta la sua orgogliosa esistenza… Midda Bontor! »


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