11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

martedì 7 maggio 2019

2903


A fronte di una popolazione di circa quattro miliardi e mezzo di persone, entro i soli confini del pianeta madre, e di un’altra mezza dozzina di decine di miliardi sparsi nelle varie colonie a controllo diretto, valutare il numero di accusatori esistenti e operati all’interno dell’organizzazione dell’omni-governo di Loicare qual al di sotto del milione avrebbe avuto a doversi considerare, a tutti gli effetti, stupefacente. E stupefacente per il numero estremamente esiguo che, in tal senso, essi avrebbero avuto a rappresentare, in un’assenza di proporzione a dir poco disarmante, con meno di un accusatore ogni sessantacinquemila abitanti.
Ciò non di meno, da tempo immemore, la legge aveva fissato il limite degli accusatori al numero di un milione, meno uno, e, nel rispetto della legge, tale numero non sarebbe mai stato superato, a meno di non aver a cambiare, prima ancora, la legge. Una scelta, quest’ultima, che avrebbe avuto a doversi riconoscere qual quietamente e ipoteticamente fattibile, benché, a margine della sua fattibilità e della sua razionalità, quei novecentonovantanovemilanovecentonovantanove accusatori avrebbero avuto a doversi riconoscere più che sufficientemente commisurati nell’entità del loro operato, in termini tali per cui, pertanto, semplicemente inutile sarebbe stato mutare un simile, collaudato, stato di cose: inutile se non, addirittura, pericoloso, e pericoloso quanto, allora, avrebbe potuto rappresentare estendere a un numero ancor maggiore il potere straordinario riconosciuto a un accusatore, e un potere che, in sé, avrebbe potuto racchiudere quello proprio della forza stessa della legge, e di quella legge della quale, ognuno di loro, avrebbe avuto a doversi riconoscere inappellabile interprete e attuatore.
Solo un milione, meno uno, quindi, avrebbero avuto a dover essere considerati gli accusatori al servizio dell’omni-governo di Loicare esistenti nell’universo conosciuto. Un milione meno uno di cui, in verità, quasi due terzi avrebbero avuto a doversi considerare quotidianamente impegnati entro i confini propri del pianeta madre, del centro del vasto sistema di Loicare, nel mentre in cui ai restanti, in una sproporzione ancor più significativa, avrebbe avuto a essere affidato il controllo di tutto il dominio periferico. Così, se nel pianeta centrale sarebbero stati presenti accusatori nell’ordine di misura di uno ogni settemilacinquecento abitanti; nel resto dell’amplio dominio spaziale dipendente da Loicare tale proporzione sarebbe mutata come uno ogni centocinquantamila abitanti, e abitanti, allor, decisamente più dispersi di quanto non avrebbero potuto essere quelli sotto il controllo dei loro privilegiati colleghi.
Così, nel poter stimare attorno ai seicentomila gli accusatori operanti in tutta Loicare, e in non meno di centomila quelli attivi all’interno degli amplissimi confini propri della capitale, della città principale, nonché sede stessa dell’omni-governo; sufficientemente palese sarebbe stato comprendere quanto per uno di essi, e per uno di essi pur famoso, pur celebre come avrebbe avuto a dover essere considerato Pitra Zafral, avere a conoscere tutti i propri colleghi, o anche e soltanto tutti i propri colleghi operanti nella capitale, avrebbe avuto a dover essere ritenuto pressoché improbabile, se non addirittura impossibile. Motivo per il quale, nel momento in cui, al di sotto dell’autorizzazione a procedere per l’azione condotta dalla squadra capeggiata dal caporal maggiore Tora Ghiedel, ebbe a trovare il nome dell’accusatore Mudi Torr, obiettivamente ragionevole sarebbe stato per lui non avere a poter riconoscere tale nome, senza che ciò potesse suscitare in lui una qualsivoglia ragione di dubbio: in effetti, dal momento in cui egli stesso avrebbe avuto a dover essere giudicato la celebrità, sarebbe stato più ragionevole ritenere che Mudi Torr avesse a riconoscere il nome di Pitra Zafral, piuttosto che il contrario.
Al di là dell’assenza di un qualche pregresso comune, comunque, nel momento in cui Mudi Torr avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual un accusatore, e un accusatore dell’omni-governo di Loicare, tutt’altro che difficile da rintracciare avrebbe avuto a dover essere considerato, soprattutto da parte di un altro accusatore. A ogni accusatore, infatti, al momento dell’inizio del proprio mandato, era impiantato, in corrispondenza della quinta vertebra cervicale, un sistema di monitoraggio remoto, in grado di verificare, in tempo reale, non soltanto la posizione dell’individuo, ma anche, e ancor più, il suo stato di salute, attraverso un quadro completo di tutti i propri valori diagnostici: informazioni che, per ragioni di sicurezza, erano poi trasmesse, per l’appunto, al sistema, assicurando in ciò l’omni-governo di avere un’esatta percezione, in qualunque momento, della posizione e dello stato di salute di tutti i propri accusatori. Per questa ragione, nella volontà di raggiungere il proprio collega, Pitra Zafral non ebbe a doversi riservare alcuna difficoltà, limitandosi, in grazia ai propri diritti qual accusatore, a richiedere l’informazione sulla di lui attuale posizione al sistema e, dal sistema, ottenendo tutte le informazioni a tal riguardo.
Fu così che Mudi Torr ebbe a essere raggiunto in un palazzo di giustizia, là dove, nella propria quieta abitudinarietà, stava affrontando alcuni casi portati alla sua attenzione, per definire, sulla base della legge, il proprio giudizio e la propria condanna. E dal momento che non soltanto scortese, ma addirittura privo di professionalità, da parte sua, sarebbe stato interrompere un collega nel corso del proprio operato, Pitra Zafral ebbe a presidiare, quietamente, l’ingresso alla sala da lui occupata sino a quando, alla fine del proprio turno, non fu egli a uscire.

« Accusatore Torr…? » domandò quando lo vide sopraggiungere, in una richiesta più retorica che pratica, giacché, nel contempo di tutto ciò, si era già ampliamente documentato a riguardo del proprio interlocutore e avrebbe potuto riconoscerlo anche in celato fra un centinaio di persone.
« Sì…?! » replicò l’altro, un uomo di mezza età, di statura contenuta e di fisico decisamente poco prestante, proponendosi, in buona sostanza, quasi equivalente alla metà del proprio statuario e colossale interlocutore, per riuscire a scorgere il viso del quale, allora, ebbe persino a dover levare il proprio sguardo verso l’alto, rivolgendo verso il medesimo una coppia di grigi occhi spenti, privi di ogni particolare vitalità « Oh… accusatore Zafral! » esclamò, riconoscendo senza difficoltà la controparte, e muovendo un passo di lato per potersi riservare, da lui, distanza sufficiente per poterlo osservare senza, in questo, essere costretto ad assumere qualche scomoda postura « Salute! » sorrise, benaugurante nei suoi riguardi.
« Salute a lei, accusatore Torr. » replicò quindi Pitra Zafral, annuendo appena in quello che avrebbe potuto essere considerato quasi un lieve inchino, a dimostrare cortesia e rispetto professionale vero il collega « Non desidero disturbarla, ma avrei necessità di confrontarmi con lei su una questione. »
« Nessun disturbo, nessuno disturbo. » scosse il capo Mudi, accennando un sorriso che avrebbe voluto dimostrare entusiasmo da parte sua e che pur si ritrovò a essere caratterizzato dalla stessa carica positiva che avrebbe potuto contraddistinguere l’immagine di un pagliaccio triste, a dimostrazione di quanto, comunque, lo spirito proprio di quell’individuo non avrebbe avuto a dover esser frainteso qual particolarmente vivace « E’ sempre un piacere per me avere a poter dedicare del tempo a un collega. E per un collega famoso come lei, Zafral, non potrebbe che essere ancor più gratificante, per me, avere possibilità di offrire la mia umile consulenza… » confermò, offrendo all’altro tutta la propria più volenterosa collaborazione « … fra l’altro… come sta? Ho avuto notizia di quanto le è accaduto stamattina: essere aggredito in casa propria, da una donna del calibro di quella Mudde Banter, deve essere stato decisamente sgradevole per lei. »
« Midda Bontor… » lo corresse Pitra, non potendo ovviare a provare un certo disappunto per la storpiatura di quel nome, essendo quella donna stata al centro della sua vita negli ultimi quattro anni e, in ciò, non avendo potuto ovviare a sviluppare una certa familiarità con lei al punto tale da non poter concepire un simile errore « In effetti è proprio riguardo a questo evento che desidero disturbarla, Torr. » soggiunse poi, cogliendo al volo l’opportunità di esprimersi in tal senso « Mi risulta che, a seguito dell’aggressione da me subita, lei abbia autorizzato l’intervento di una squadra d’élite, guidata dal caporal maggiore Ghiedel. » riassunse, a non permettere alcun equivoco nel merito del caso, nel mentre in cui, per ulteriore e più evidente chiarezza ebbe a presentare innanzi al volto dell’interlocutore il documento in oggetto, sullo schermo del proprio dispositivo di interfacciamento al sistema informatico dell’omni-governo di Loicare « E’ corretto quanto sto dicendo…? »

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