11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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E con 2900 episodi di serie regolare, inizia oggi la grande corsa verso il mitico appuntamento del numero 3000!

Nota di costume: considerando tutti gli speciali e le tre storie sotto l'etichetta "Reimaging Midda", in verità, saremmo già al 3137... ma non importa!)

Sean, 4 maggio 2019

mercoledì 8 maggio 2019

2904


« Certo. » annuì quietamente il piccolo uomo, ancora lasciandosi sfuggire un sorriso sì privo di qualsivoglia parvenza di entusiasmo, di vitalità, da risultare addirittura inquietante nella propria innaturale presenza « E’ corretto. E sono felice di constatare come tutto sia andato a finire nel modo migliore, in conseguenza alla sua presenza qui, in questo momento. »
« La ringrazio. » annuì il colosso statuario, cercando i termini migliori nei quali avere a esprimersi per non rischiare di risultare gratuitamente scortese all’indirizzo dell’interlocutore, di quel collega a discapito del quale, pur, non avrebbe avuto a poter vantare alcuna ragione per mancare di rispetto « Ovviamente non posso che essere lieto anche io nel merito dell’evoluzione finale della questione. » sottolineò, per poi immediatamente riprendere e continuare « Ciò non di meno, e sperando di non aver a offrire offesa di sorta con quanto potrebbe apparire irriverenza da parte mia, posso chiederle come mai gli estremi dell’autorizzazione da lei firmata risultano incompleti in alcune loro parti…? »

Per un fugace istante, lo sguardo prima vitreo e spento dell’omuncolo posto a confronto con il gigante ebbe a offrire un guizzo di inattesa vitalità, riaccendendosi appassionatamente e, anzi e addirittura, risultando persino animato da una certa ferocia nei riguardi del proprio interlocutore, di quell’inquisitore che, proprio verso di lui, verso un altro accusatore suo pari, stava ponendo una simile domanda e una domanda che, senza troppe possibilità di fraintendimento, avrebbe avuto a sottintendere, troppo facilmente, un qualche rimprovero, una qualche evidenza di mancanza da parte sua e, di conseguenza, una sua colpa, e una colpa che un uomo del calibro e della fama di Pitra Zafral non avrebbe mancato di punire, se soltanto ne avesse avuto l’occasione. Fu questione di un attimo, e pur un attimo sufficiente a restituire a quell’ometto insipido una parvenza di umano vigore, di viva e vivace virilità, salvo, un attimo dopo, tornare a scomparire, dissipandosi con la stessa rapidità con la quale aveva fatto la propria apparizione e null’altro lasciando, sul suo volto, che un’espressione semplicemente inebetita, l’espressione propria di qualcuno contraddistinto da una viva difficoltà a comprendere il senso stesso delle parole che gli stavano venendo rivolte e, soprattutto, la ragione per la quale quelle parole stavano venendo rivolte proprio a lui, e a lui che, in fondo, lì non avrebbe probabilmente neppur avuto a essere.
Tanto abissale la distanza fra quei due accusatori in quella consueta e insipida presenza propria di Mudi Torr, quanto, e al contrario, minima la vicinanza fra essi in quel fugace momento già perduto nel tempo. Così che se, nel confronto con quell’ultima, pur avrebbe potuto essere compreso il perché dell’elezione di Mudi al ruolo di accusatore, parimenti, e al contrario, a confronto con la prima improbabile sarebbe stato riuscire a comprenderne il ruolo, e riuscire a comprenderlo, allora, al servizio di uno dei più potenti sistemi planetari di quell’angolo di galassia. Un uomo che, nelle proprie mani, avrebbe potuto vantare il potere proprio di un accusatore, e di un accusatore di Loicare, ineluttabilmente, avrebbe avuto a potersi immaginare più prossimo a quanto allora offerto dal possente Pitra Zafral, ancor prima che di quanto altresì presentato dal piccolo Mudi Torr, benché, in verità, quest’ultimo avrebbe avuto a poter incarnare più propriamente quello stereotipo di piccolo burocrate così come pur, mai, sarebbe altresì stato possibile per l’altro rivestire.
Al di là, comunque, di quel già dimenticato istante, Mudi Torr, in quel preciso momento avrebbe quindi avuto a dover essere ancor riconosciuto qual impegnato a osservare il proprio interlocutore con la stessa profondità intellettuale che ci si sarebbe potuti attendere di ritrovare nello sguardo proprio di un bovino intento a ruminare dell’erba a bordo strada… in un paragone a confronto con il quale, invero, un pensiero di scuse avrebbe avuto a dover essere rivolto proprio in direzione del medesimo bovino, dopotutto privo d’ogni colpa per avere a poter meritare di essere impiegato qual si sgradevole metro di paragone.

« Mi scusi… ma non credo di aver compreso. » dichiarò pertanto Mudi, stringendosi fra le spalle a domandare, implicitamente, perdono per la propria mancanza, e per quella mancanza il conseguenza alla quale, purtroppo, il proprio interlocutore si sarebbe ritrovato costretto a ripetersi « Cosa intende dire, accusatore Zafral…? »
« Desidero riferirmi a tutti gli “omissis” che hanno contraddistinto le parti più importanti dell’autorizzazione da lei firmata, accusatore Torr. » insistette il primo, non desiderando permettere alla controparte, tanto per un’effettiva carenza nella propria presenza di spirito, quanto per un semplice impegno a proporsi qual tale, di eludere la sua questione, e di eluderla in maniera altresì banale qual avrebbe, quindi, potuto sperare di riservarsi occasione di compiere « In particolare, gli “omissis” relativi al soggetto presentante denuncia dei fatti che stavano occorrendo entro i confini del mio appartamento, così come del diretto responsabile per il coinvolgimento della suddetta squadra d’élite… » continuò, non desiderando allentare la presa « Suppongo che non vi sia necessità di ricordarle quanto prescrive la legge nel merito della responsabilità di un accusatore alla firma di un simile atto. »
« E io suppongo che non vi sia necessità di ricordarle quanto prescrive la legge nel merito dell’indipendenza di un accusatore nell’adempimento del proprio operato…  » suggerì l’altro, scuotendo appena il capo e socchiudendo gli occhi, quasi a voler soppesare il senso proprio di quelle accuse, e di quelle accuse formulate con sufficiente eleganza da ovviare a risultare eccessivamente palesi e, ciò non di meno, indubbiamente tali « … senza contare che, se davvero desiderasse ipotizzare di muovere una qualsivoglia azione di controllo nei miei riguardi, la deontologia professionale, ancor prima che la legge, la inviterebbe a rendermi edotto a tal riguardo, allor scopo di prendere visione dei capi di accusa e di poter rispondere per ognuno di essi. »

Il bovino omuncolo aveva giocato bene le proprie mosse e, in pochi, quieti gesti, aveva elevato un’importante schema difensivo attorno a sé, a proteggersi da qualunque possibile libertà resa propria dal collega e, soprattutto, a evidenziare quanto, dietro a tali libertà, avesse allor a doversi intendere una pericolosa violazione della legge, e di quella stessa legge che, in tutto ciò, lo stava accusando di aver avuto a violare. Un’accusa la quale, tuttavia, ove l’operato dello stesso Pitra Zafral non si fosse dimostrato quantomeno irreprensibile, avrebbe avuto a cadere in maniera naturale, rischiando, al contrario, di avere a tramutarsi, in maniera a dir poco grottesca, in un’accusa a discapito dello stesso accusatore accusante.
Di ciò, proprio malgrado o propria fortuna, difficile a discriminarsi, il colossale magistrato era perfettamente a conoscenza, in una misura spiacevolmente utile a permettergli di comprendere quanto, allora, qualunque ulteriore insistenza in quella direzione avrebbe avuto a dover essere semplicemente intesa qual un gesto di autolesionismo, un masochismo giuridico a confronto con il quale, pertanto, egli di sarebbe ritrovato necessariamente in svantaggio, nella più palese ed evidente mancanza di rispetto alla legge che, in ciò, avrebbe avuto a dimostrare.

« Ha ragione, accusatore Torr. » chinò appena il capo, a rendere evidente quella propria sconfitta, e quella sconfitta della quale si era reso, purtroppo, protagonista in conseguenza a un approccio troppo ingenuo a un altro accusatore, e in conseguenza a un approccio troppo ingenuo, e semplicistico, alla legge stessa, quella legge nella difesa e nell’amministrazione della quale si era adoperato da forse ormai troppi anni senza troppi, particolari problemi, nella misura lì utile a non essere neppure in grado di separare, idealmente, la legge da se stesso, che della legge, piuttosto, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual semplice araldo « Ti rivolgo la mia più sincera richiesta di scuse per questo disguido e per il disturbo che mi sono ingiustamente permesso di arrecarti. » dichiarò, a meglio evidenziare il senso di quell’ultima ammissione, e di quell’ultima ammissione di conscia colpevolezza da parte propria « La mia mente, probabilmente negativamente plagiata da troppi anni spesi a identificare il crimine dietro alle azioni più semplici, più banali, si è ritrovata a voler identificare della malizia ove altresì non era, spingendomi a rendermi protagonista di un comportamento a dir poco inqualificabile e, soprattutto, ingiustificabile. »

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