11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 9 agosto 2008

212

In opposizione a ciò che chiunque si sarebbe atteso dopo l’ultima frase pronunciata dalla donna guerriero e dopo il di lei attacco a discapito del proprio interlocutore, egli non accettò sommessamente il destino impostogli ma, al contrario, nel momento in cui ella gli voltò nuovamente le spalle per riprendere ad allontanarsi, egli si rialzò tentennante, massaggiandosi il punto leso e cercando di recuperare la posizione eretta.

« Qui ed ora. » dichiarò, con voce appena soffocata.
La mercenaria arrestò il proprio cammino, senza però ancora voltarsi verso di egli, verso colui che evidentemente non desiderava dare seguito al di lei consiglio, prima di domandargli: « Cosa? »
« Mi hai sentito. » ripeté l’uomo, con tono più alto, più sicuro, osservandola con serietà « Qui ed ora. »
« Desideri affrontarmi qui? Ed ora? » chiese ella, voltando appena il capo verso di egli, per osservarlo con la coda dell’occhio « Tu contro di me, guercio? »
« Sì. » annuì egli, storcendo le labbra verso il basso « Tu ed io, sfregiata. Nessuno interverrà fra di noi… »
« Già una volta hai osato cercare questo momento: all’epoca eri ubriaco fradicio e per tale ragione ti risparmiai… perché desideri sfidare la sorte? » ricordò ella, scuotendo appena il capo e tornando a guardare innanzi a sé, allontanando il proprio sguardo da egli pur non riprendendo ancora il proprio cammino.
« Come hai giustamente riportato alla memoria, in quell’occasione ero ubriaco… ora non lo sono e tu meriti una lezione per la tua supponenza. » spiegò l’uomo, parlando ormai chiaramente, apparentemente libero dal dolore subito.
« Non confondere esperienza con supponenza, guercio. » commentò freddamente ella, voltandosi ora completamente verso di egli, per fissarlo con i proprio occhi di ghiaccio « Io ho iniziato a combattere probabilmente da prima che tu imparassi a gestire un’arma, ammesso che la tua medrath si possa definire tale. »

L’arma scelta dal guercio tranitha, pendente dai di lui fianchi anche all’interno di quel carcere in una versione ovviamente lavica, risultava infatti essere comunemente considerata al pari di una clava, per quanto giustamente pericolosa: di lunghezza moderata, variabile fra quella di uno stiletto e di una spada corta, la medrath presentava un’ampia lama triangolare, che ritrovava la propria base a contatto con un’elsa speciale posta non in perpendicolare all’impugnatura quanto in parallelo ad essa, permettendone così la presa al pari di un grosso tirapugni e non similmente ad una consueta arma da guerra. Alcun guerriero degno di tale nome sarebbe mai ricorso a tale scelta, laddove essa veniva favorita da tutti coloro che, normalmente dotati di un buon fisico e di una discreta attitudine alle risse, ritrovavano il desiderio di spacciarsi per combattenti, di rivendersi come mercenari, avendo in ciò, invero, il favore di molti mecenati i quali a basso prezzo potevano così assicurarsi della buona carne da macello per rafforzare le proprie fila.
Midda in passato aveva avuto molte occasioni di vedere l’uomo all’opera e per quanto ella dovesse ammettere una potenzialità di fondo, egli non avrebbe mai potuto rappresentare una reale minaccia, un nemico degno di tale nome per lei: il di lei nome, la di lei fama, non derivavano infatti da semplice vanagloria, ma dalla di lei bravura, dalla di lei capacità che le avevano permesso, almeno fino a quel giorno, di essere ancora viva, nonostante innumerevoli duelli, nonostante troppe battaglie. Nel di lei apparente scherno verso l’interlocutore, così, non era desiderio di sminuire le di lui capacità, quanto semplicemente di metterlo giustamente in guardia dalle proprie, prima che egli si convincesse a proseguire in quel cammino che non avrebbe mai potuto offrirgli un futuro.

« Oggi conoscerai la sconfitta, sfregiata. » sussurrò l’uomo, impugnando la propria arma nella mancina e ponendosi in guardia di fronte ad ella.

La mercenaria, in silenzio, restò in immobile attesa di una di lui scelta, di una di lui mossa, in piedi come si trovava in quell’istante senza assumere alcuna posizione particolare per la propria difesa o per impostare un’offesa verso la controparte. Lungo fu il periodo in cui i due si fronteggiarono in quel modo, in assenza del compimento del pur minimo gesto, in assenza della decisione chiara di aprire le ostilità: la donna, dal proprio punto di vista, non aveva ragione per incedere per prima contro l’avversario nella posizione di superiorità che le era propria; l’uomo, altresì ben consapevole di tale stato, aveva un giusto timore nell’iniziare qualcosa che aveva cercato, che desiderava, ma di cui non aveva certezza di poter uscire vivo.
Alla fine fu il guercio a tentare il primo movimento d’affondo verso di lei, caricando con assoluta mancanza di grazia, di eleganza, il proprio colpo sul fianco sinistro del corpo per poi spingerlo in avanti improvvisamente, come un normale pugno rivolto al collo di ella. La donna, disarmata quale si ritrovava ad essere nel confronto con egli, non temeva sconfitta forte della sua onnipresente arma, del proprio braccio destro, con il quale potersi difendere e poter recare offesa al proprio avversario senza fatica: in quel primo movimento, però, ella non pose subito in gioco tale risorsa, preferendo semplicemente sfruttare la propria agilità per schivare banalmente quel colpo e portare un calcio a vibrare contro i glutei dell’uomo, ad imporgli in tal modo una perdita di equilibrio che quasi lo fece ricadere a terra.

« Non sei cambiato per nulla… » commentò sconsolata la donna, scuotendo il capo « Credi ancora che combattere sia un fatto fisico ancor prima di una prova mentale. »
« Taci! » ringhiò egli.

Rigirandosi di colpo, l’uomo tentò di portare la propria lama ad aprire il ventre di lei, in un movimento irruente ed incontrollato, che nuovamente fu evitato senza sforzo, ritrovando addirittura la donna ad incrociare le braccia sotto ai seni per quanto quell’incontro iniziò ad essere considerato vano: irritato dalla reazione avversaria, il guercio condusse una serie di potenti colpi, che fenderono l’aria non solo con il braccio armato ma anche con quello disarmato, nella speranza di raggiungerla, nel desiderio di porre fine a quello scontro prima che ella potesse maturare la volontà di agire per conto proprio. Rapidi furono i passaggi delle di lei gambe, dei di lei piedi sul terreno roccioso, gesti che di volta in volta la allontanarono dalle traiettorie scelte dall’uomo, senza mai sospingersi a vere offese nei di lui riguardi nell’unica eccezione di continui calci assestati a suo discapito, misera reazione rispetto a ciò che altrimenti lei avrebbe potuto addurre.

« Stai rifiutando lo scontro! » esplose ad un certo punto l’uomo, nell’irritazione sempre crescente per quei gesti, per quell’assenza d’azione da parte della donna.
« Dovresti ringraziarmi per questo… saresti già potuto morire una dozzina di volte se solo avessi voluto… » sottolineò ella.

Forse ad offrire un incisività maggiore a tali parole, il di lei braccio destro si sciolse dalla posizione assunta per essere rapidamente rivolto dritto contro il mento dell’uomo, raggiungendo irrefrenabile il proprio obiettivo e colpendolo con decisione, nel rigettare in conseguenza di ciò egli all’indietro, non ancora stordito da ella solo in conseguenza di una di lei chiara volontà in tal senso.

« Arrenditi, guercio. » tentò di offrirgli un’ultima occasione la Figlia di Marr’Mahew, riportando a posto il braccio metallico « Ammetti la tua inferiorità e sarà mia premura accettare simile dichiarazione quale richiesta di scuse per quanto da te tentato: sporcarmi con il tuo sangue non aveva senso mesi fa e non ne ha ora, come i fatti chiaramente dimostrano. »
« Mai! » negò l’uomo, convinto delle proprie azioni, della propria scelta.
Ma quando alla mercenaria altro non sembrava restare che imporre la conclusione su quell’inutile scontro, segnando la fine della di lui esistenza verso la quale egli non sembrava riporre alcun interesse, una voce esterna al conflitto si intromesse fra loro, rivolgendosi verso il guercio con tono che non ammetteva replica alcuna: « Invece lo farai! »

2 commenti:

coubert ha detto...

Povero Guercio... :(

Sean MacMalcom ha detto...

Non ti preoccupare, guercio-fan! ;)
Questa comparsa era solo transitoria (ed utile per porre alcuni mattoncini)... in futuro ritornerà in una posizione decisamente più rilevante! :D