11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 16 agosto 2008

219


N
el quantitativo di dieci anime si poté misurare la dimensione del contingente preposto alla sicurezza dell’accesso al Cratere, uomini e donne scelti fra la gente facente capo a Sa-Chi per custodire la risorsa più preziosa controllata da quella cittadella, da quell’insediamento. A garantire l’immediata possibilità di comunicazione fra il complesso fortificato e l’ingresso era stato realizzato un complesso meccanismo di segnalazione, la cui esatta funzionalità non era nota a nessuno al di fuori dei dimessi, da utilizzare ogni qual volta qualsiasi attività fosse rilevata in quella zona: azionato dalle stesse guardie, tale allarme permetteva un richiamo immediato delle forze operanti nella cittadella, rendendo loro possibile l’accoglienza di qualsiasi nuovo prigioniero, come era accaduto anche per la Figlia di Marr’Mahew, o l’erezione di un’immediata nuova linea difensiva a protezione di tale frontiera, nonostante la distanza che separava quelle due zone fra loro prossime.
Oltre un giorno di cammino richiese lo spostamento della coppia di fuggitivi attraverso le lande deserte del carcere per raggiungere nuovamente quel punto di focale interesse dalla città di El’Abeb. Concedendosi anche una pausa per ritemprare la mente ed il corpo, i due arrivando ivi in piena notte, pronti ad approfittare delle tenebre per conquistare rapidamente la zona in un piano che risultava essere al contempo estremamente semplice e potenzialmente efficace: tale strategia prevedeva un’azione diversiva da parte di Tamos, il quale si sarebbe dovuto mostrare chiaramente alle guardie per attirarne l’attenzione nel mentre in cui Midda avrebbe mosso il proprio attacco a sorpresa agli elementi che fra quelle sentinelle fossero risultati più vicini all’azionamento dell’allarme, a prevenire tale spiacevole possibilità. Sbarazzatisi di simili intralci, le altre guardie sarebbero potute essere facilmente contrastate, facendo ottenere ai due fuggiaschi una rapida possibilità di vittoria e, da lì, di evasione dal Cratere: la mercenaria, infatti, aveva anche elaborato una strategia per aggirare il complesso meccanismo di sicurezza rappresentato dalle porte multiple, nel percorrere un’ipotetica via della cui natura non aveva ancora voluto condividere alcuna informazioni con il suo compagno di ventura.

« La sorte ci arride… » sussurrò la donna guerriero, appostata insieme al marinaio in attesa dell’attuazione della strategia pianificata « Sono pochi e fra loro non vedo Jodh’Wa. »

L’assenza dell’albino tigrato offriva senza dubbio un forte incremento alle probabilità di successo di quella tattica, laddove uno scontro con il figlio di El’Abeb avrebbe sicuramente previsto da parte della mercenaria un impegno maggiore rispetto a dieci semplici guardie quali erano quelle davanti a loro proposte. Evidentemente, nella propria qualità di guerriero più forte fra i dimessi, nonché nel proprio ruolo di fratello di Sa-Chi, all’uomo era richiesta una permanenza in città, a prevenire nuovi attacchi da parte dei loro avversari, piuttosto che venir sprecato in semplice ronda attorno a quell’ingresso. Del resto, per quanto le era stato dato di conoscere, i tentativi d’offesa rivolti a loro discapito si proponevano da sempre verso l’insediamento, laddove dirigersi direttamente alla meta senza avere alcuna idea su come affrontare le difese lì erette dai custodi della prigione non avrebbe portato ad alcuna possibilità vittoria ed, al contrario, avrebbe concesso agli difensori di quel limite l’occasione di riorganizzarsi ed imporre sugli aggressori una triste sconfitta: in una simile consapevolezza, l’impiego di un così ristretto contingente a sorvegliare quella zona doveva essere stato più che sufficiente fino a quella fatidica notte e, di certo, vana sarebbe stata considerata la presenza di un personaggio tanto potente in tale contesto.

« Muoviamoci… » incitò Midda, rivolgendosi al proprio compagno prima di separarsi da lui.

Scivolando rapida e leggera nelle tenebre, la donna guerriero si mosse simile a spettro tale da far rabbrividire lo stesso Tamos nell’osservarla entrare in azione, il quale non ebbe esitazioni nel ritenere che proprio in virtù di simili capacità, di tale destrezza, il mito, la leggenda esistente attorno al di lei nome trovava continuamente vigore e ragion d’essere laddove, altrimenti, ella sarebbe apparsa solo una fra le tante, mercenaria non diversa dalla carne da macello normalmente gettata dai mecenati nel campo di battaglia senza pietà e senza contegno. Ma la Figlia di Marr’Mahew non era una come altre e prima che egli potesse finire di formulare quel pensiero ella era già scomparsa, in attesa della sua mossa: concedendosi così alcuni respiri profondi, per riprendere il controllo del proprio battito cardiaco e delle proprie emozioni prima di muoversi a sua volta, il giovane guercio estrasse i due pugnali che aveva condotto con sé e si preparò ad affrontare i dimessi.

« Salve gente! » esclamò, sorgendo dalle tenebre dal lato opposto a quello verso cui si era diretta la compagna « Mi hanno detto che ho guadagnato un permesso d’uscita! »
« Allontanati… » intimarono immediatamente le guardie, estraendo le proprie lame di pietra per volgersi ad egli « Nessuno può lasciare il Cratere! »
« Mi spiace per voi, ma credo proprio che non seguirò il vostro cordiale suggerimento… » commentò, prima di slanciarsi verso gli avversari, con i pugnali in mano.
« Attenti… è armato! » gridò una delle sentinelle, riconoscendo le due lame laviche prima non viste nell’oscurità.

Come programmato, la mercenaria colse efficiente e silenziosa l’occasione concessale dal marinaio, emergendo a sua volta dall’oscura notte vicino alle due guardie rimaste a controllare l’allarme, incerte ancora se porre in allerta la città oppure se gestire in autonomia il folle che solitario stava tentando loro offesa, ai loro occhi certamente non una minaccia reale: con un movimento rapido della mano sinistra e della lama trattenuta in essa la gola di una donna venne recisa da lato a lato nel mentre in cui il pugno destro, chiuso, crollò sulla base del collo di un uomo, con violenza tale da non concedergli alcuna possibilità di opposizione. Entrambe le guardie caddero a terra ed ella, a conclusione di quanto iniziato, non mancò di recidere la giugulare anche all’uomo, prima di gettarsi alle spalle degli otto superstiti in lotta contro Tamos.

« Sono in due! » tentò di avvertire un altro uomo.

Fugace fu tale richiamo, laddove pochi istanti dopo la sentinella che aveva gridato quell’avviso venne trafitta al cuore da uno dei due pugnali del marinaio, lanciato contro di egli nel mentre in cui l’altro si ritrovava impegnato a tener testa con l’unico pugnale rimastogli a due avversari. La tecnica di combattimento adottata, rispecchiando l’origine marina del tranitha, lo vedeva ricercare il proprio punto di forza in quella velocità, agilità ed equilibrio che solo una lunga vita trascorsa a bordo di navi poteva raggiungere, per poi essere posta in opposizione alla staticità ponderata dello stile adottato comunemente dagli abitanti della terraferma: il giovane, pertanto, muoveva le proprie membra rapidamente fra uno e l’altro avversario, evitando di impegnarsi con alcuno fra essi, evitando di ingaggiare un singolo duello che sapeva avrebbe potuto perdere facilmente, ed approfittando altresì delle tenebre come proprie alleate per sfidare tutti contemporaneamente. Non troppo diversamente agiva effettivamente anche Midda, figlia del mare a sua volta, sebbene i movimenti della donna non si proponessero di evitare lo scontro, di evadere dagli attacchi avversari, quanto più semplicemente di terminare nel modo più rapido possibile le loro esistenze, sorvegliandoli accuratamente in modo tale da non permettere ad alcuno di slanciarsi indietro, allo scopo di azionare il meccanismo dall’allarme.
Il combattimento, nonostante la disparità numerica iniziale, non si protrasse a lungo e non vide uscire vittoriosi i seguaci di Sa-Chi: tre furono uccisi da Tamos, mentre gli altri sette caddero sotto l’azione della mercenaria, instancabile, irrefrenabile in un confronto tanto banale, tanto elementare per le proprie capacità, per i livelli a cui era abituata. Del resto la preoccupazione principale per la donna in quel momento era rappresentata dai cerberi: nonostante una chiara via di fuga si fosse formata nella di lei mente, ella non aveva alcuna certezza di poter evitare facilmente quell’ostacolo, di poter aggirare quel pericolo ed ogni minima frazione di energia da lei posseduta doveva essere pertanto conservata al fine di non soccombere proprio in simile prova, in vista di uno scontro che, probabilmente, ancora una volta avrebbe avuto dell’epico.

3 commenti:

coubert ha detto...

Un altro scontro epico!!!

Non vedo l'ora arrivi dai cagnolini per scoprire come intende fermarli.
(Mica si porterà dietro dei cadaveri da gettargli in pasto per tenerli occupati?)

palakin ha detto...

Sarebbe cinico, ma magari efficace... :P

Sean MacMalcom ha detto...

@Coubert: vedremo un po' cosa succederà... ma intanto prima dei cagnolini ha un gattone da affrontare! :D

@Palakin: sicuramente! :D E certamente in linea con il carattere di Midda!