11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 22 agosto 2008

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« S
ignore e signori… è con enorme piacere che vi offro il mio più caloroso benvenuto. »

Donne e uomini, giovani e vecchi, borghesi e nobili, fra i quali si potevano annoverare lady e lord appartenenti alle più influenti famiglie di tutta Gorthia, si erano dati appuntamento all’interno di quel teatro, di quella colossale edificazione, accomunati non unicamente dai patrimoni posseduti e dall’importanza dei propri nomi, per assistere allo svolgimento di quella che era una delle più antiche e rinomate tradizioni del regno: il circo.

« Non senza emozione, non senza orgoglio, ma assolutamente privo di falsità, voglio annunciare a tutti voi che questa sera l’Arena offrirà scontri epici, imprese mai viste prima, nella presenza di un’ospite assolutamente unica! »

Garl’Ohr era in Gorthia una fra le maggiori capitali di tutte le province, più vasta e popolata della stessa sede del potere sovrano, della famiglia reggente. Sita a meridione, essa si proponeva quale primo avamposto di civiltà, primo segnale di vita umana a nord della regione vulcanica, avvelenata ed invivibile, comunemente conosciuta con il nome di Terra di Nessuno, spartita quale confine non desiderato fra lo stesso regno ed il confinante, Kofreya. Vicino al mare pur mantenendosi sufficientemente distante da esso per trovare non un porto cittadino ma una vera cittadella satellite preposta a tale funzione, Garl’Ohr si concedeva esteticamente specchio della civiltà che l’aveva eretta e che in essa viveva, una popolazione molto più rude e più violenta di quelle circostanti, la quale imponeva alla propria architettura solo forme basse, grezze, prive di armonia, di una reale bellezza: edifici costruiti in solida pietra, tagliata direttamente dalle montagne che costituivano la quasi totalità della superficie del regno, non lavorate, non rese lisce, lucenti, gradevoli, ma lasciate al naturale, in una sorta di barbara e selvaggia naturalità. Tale era del resto il carattere di quel popolo, di quella gente, che nella forza fisica, nello scontro privo di regole, cercava il proprio onore, la propria elevazione verso gli dei, verso il dio Unico riconosciuto in quell’area, lo stesso che altre nazioni confinanti amavano definire con nomi quali Gorl o Gau’Rol: figli della terra e del fuoco tali essi si consideravano, e della terra cercavano la solidità, del fuoco l’ardore, la passione. Guerrieri, quindi, ma che non vedevano la guerra come un affare, che non osservavano la battaglia quale una possibile fonte di potere, quanto semplicemente un’occasione di gloria, di elevazione verso l’ideale divino indicato dalla loro fede: nessun mercenario partiva da Gorthia diretto al resto del mondo, laddove alcun abitante di quelle dure terre avrebbe mai accettato l’idea di guadagnare in conseguenza del proprio credo, compiendo ciò che ai loro occhi non era diversa da una preghiera elevata all’Unico e che, in tal modo, sarebbe divenuta una blasfemia.

« Molti sono coloro che su questa sabbia hanno combattuto. Molti sono coloro che su questa sabbia hanno incontrato il proprio destino. Molti sono coloro che su questa sabbia hanno potuto elevarsi verso il Fuoco Eterno, in conseguenza del proprio valore, della propria forza, della propria fede. »

L’Arena di Garl’Ohr si posizionava nel centro della città, monumento principale in essa che sopra ad ogni altro si imponeva con le proprie dimensioni, con la propria massa, tanto colossale da essere visibile, qualcuno sosteneva, fin dalla cima delle montagne: invero enorme era quell’ambiente, realizzato in roccia grezza come ogni altra erezione in città, in una forma leggermente ovale capace di accogliere oltre la metà dell’intera popolazione, per essere in grado di offrire spazio ad ogni spettatore lì fosse voluto giungere. Al circo non potevano ovviamente accedere le classi meno abbienti, le caste inferiori, e per questa ragione se a simili appuntamenti fossero giunti soltanto ospiti dalla medesima città molto sarebbe rimasto lo spazio inutilizzato. Altresì, dall’intera provincia, dalle altre capitali, in molti lì arrivavano almeno una volta al mese, per assistere a quegli eventi settimanali, tanto da non concedere mai neppure un posto in piedi libero sugli spalti, sugli enormi gradoni che costituivano i sedili in tale area. Ogni occasione risultava sempre essere unica, importante, meravigliosa ed irripetibile, ma quella sera la folla si era accatastata in maniera disumana, stringendosi al limite del soffocamento, per riuscire ad entrare, per poter accedere ed assistere a quanto in programma.

« Una leggenda vivente è fra noi oggi, è qui in questa meravigliosa notte di Epipma, per combattere contro ogni sorta di avversario, ogni genere di pericolo, nell’onorare con il proprio braccio, la propria lama, la sabbia di questa Arena ed il nostro dio, per quanto pagana si proponga ella nel proprio cuore, nel proprio animo. »

Sebbene mercenari non fossero offerti al mondo dalla popolazione gorthese, essi risultavano altresì estremamente benvoluti in senso opposto, per quanto lontani dalla luce della fede, per combattere all’interno dell’Arena, per concedere, con la propria vita o con la propria morte, gloria all’Unico: maggiore fosse stato il valore riconosciuto a tale guerriero, maggiore sarebbe stata l’importanza di tale combattimento, il dono concesso al loro dio, e nelle ricompense materiali offerte dalla cittadinanza di Garl’Ohr lunga si proponeva la lista di coloro che lì desideravano spingere la propria audacia, dimostrare il proprio talento. Solo volontari erano così i lottatori, mai prigionieri, mai costretti nella sfida che prevedeva il confronto con altri guerrieri e con bestie di ogni sorta e natura, anche laddove il pericolo si presentava elevato, in una tenue possibilità di sopravvivenza che solo i migliori avrebbe visto vittoriosi, vincitori, glorificati ed osannati dalla folla.

« In tutti i regni meridionali il suo nome è entrato nel mito, cantato in dozzine di ballate che ne descrivono la forza, il coraggio, l’indomabile presenza! »

Al centro dell’Arena, del vasto spazio sabbioso sul quale tutti attendevano l’arrivo dell’ospite d’onore di quell’evento, tanto incredibile da essere considerato unico ed irripetibile, era il presentatore, la cui voce forte e roboante risuonava perfettamente fino agli spalti più elevanti, in un’acustica incredibilmente perfetta per quell’edificio apparentemente tanto grezzo, ma che evidentemente doveva essere stato studiato nel garantire ad ogni spettatore di poter godere del circo nel minimo dettaglio, nel più leggero ansimo da parte dei combattenti, nel minimo ringhio da parte delle fiere. Verso quell’uomo era l’attenzione di ognuno, nonostante il chiasso immancabile della folla, derivante dal desiderio ormai insostenibile di poter vedere quanto loro promesso, di poter incontrare, nei limiti della situazione, una figura per loro così nota che probabilmente mai si sarebbero attesi all’interno di quella seppur importante celebrazione del valor guerriero.

« Freddo come il ghiaccio è il suo sguardo; ardente come il Fuoco Eterno è il suo animo; priva di pietà è la sua mano; ricco di grazia è il suo corpo: potrete forse innamorarvi di lei, ma ella sarà capace di concedervi solo morte! »

Un tuonante rullo di tamburi impose il silenzio sulla massa nell’annunciare l’ingresso nell’area centrale dell’ospite desiderata, la quale avanzò con passo deciso, schiena eretta, testa alta, nello splendore di una chioma corvina, di due splendidi occhi azzurri, di un viso candido ornato da efelidi e sfregiato da una cicatrice all’altezza dell’occhio sinistro. Un corpo statuario, con proporzioni sensuali, ammalianti, in tondi e sodi seni stretti da una fascia e coperti dai resti di una casacca sdrucita, in lunghe e muscolose gambe celate da pantaloni tanto rovinati da apparire simili a stracci più che a vesti, fu quello che si presentò davanti agli sguardi di tutti. Con vigore, con orgoglio forse, in opposizione ad un braccio destro completamente metallico, da sotto la spalla fino alla punta delle dita, oscuro nelle proprie tonalità che, alla luce delle torce, risplendevano in riverberi rossastri, ella mostrava il proprio braccio sinistro di carne ed ossa, ornato da complessi tatuaggi di colore turchese, tipici dei marinai del sud, e da una meravigliosa spada bastarda trattenuta in tale mano: la lama, perfetta in ogni dettaglio, meravigliosa nel suo apparire, scintillava negli azzurri riflessi tipici di una misteriosa tecnica di lavorazione del metallo propria dei fabbri figli del mare, una civiltà così lontana da quella gorthese che pur tanto vicini all’infinita estensione d’acqua vivevano, osservando la stessa con diffidenza, timore e sospetto.

« Signore e signori… Midda Bontor! »

1 commento:

coubert ha detto...

Arena?

Chissà che missione Levero le ha affidato!