11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 31 agosto 2008

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A
meno di cinque minuti dall’Arena un altro edificio d’importanza storica per la città di Garl’Ohr si presentava alla vista, così antico da non permettere a memoria d’uomo di ricordare in quale epoca tanto remota esso fosse sorto, forse addirittura da sempre esistito in quella posizione, su quelle fondamenta al centro della capitale: esso era la residenza Veling.
Ritrovando come unico attuale inquilino lo stesso lord Visga, ultimo erede della propria antica e nobile famiglia destinata con lui ad estinguersi per sempre a causa della sua incapacità a dar vita ad una nuova generazione, tale dimora si proponeva non dissimile alle altre erezioni gorthesi lì circostanti, in grezza e scura pietra non levigata, non levigata, priva di qualsiasi opera di abbellimento artistico o, semplicemente, visivo. Mai era stata intenzione di quel popolo, fin dalla notte dei tempi, la ricerca della bellezza, dell’estetica, laddove essa non avrebbe mai condotto ad un’utilità pratica, ad un fine ultimo necessario nella vita o nella guerra, soprattutto laddove i due concetti, vita e guerra, si ritrovavano ad essere considerati coincidenti in quelle terre. In tal modo, quindi, quel maniero si concedeva allo sguardo eretto su un’originaria ampia base quadrata, successivamente estesa con due ali per poter ospitare meglio i proprietari nei periodi in cui la famiglia si era ritrovata ad essere forte di una vasta progenie, non spingendosi però in altezza per oltre due piani, quasi temendo l’ascesa al cielo e preferendo in contrasto ad altri popoli il contatto ravvicinato con il terreno a cui i gorthesi sentivano di appartenere. Le camere patronali, le stanze in cui il solitario padrone della villa si ritirava alla sera, erano poste proprio nel cuore centrale della costruzione, delle più antiche pietre reggenti per quel luogo: al loro interno, in contrasto con quanto espresso esternamente, quelle stanze ritrovavano uno sfoggio di suntuosità quasi eccessivo, addirittura sgradevole, nelle ricche stoffe, nei preziosi ori e gioielli che tutto ricoprivano, creando un mondo alternativo a quello esterno, una realtà del tutto differente e, forse, blasfema, nella quale però le varie concubine scelte di volta in volta dal nobile non potevano evitare di ritrovarsi a proprio agio, vedendo in tanto sfarzo, in tanta ricchezza il proprio gusto tipicamente femminile vanir stuzzicato nei giusti modi, attraverso le migliori proposte loro possibili.
Quella sera, al pari del resto della città, anche la residenza Veling si sarebbe dovuta ritrovare privata di una propria vita, laddove ogni interesse era stato rivolto all’Arena ed allo spettacolo in corso in essa: certamente i servi non erano stati ammessi al circo, secondo le disposizioni da sempre esistenti in Gorthia, ma tale inibizione non li aveva ritrovati scontenti, potendo godere, in tal senso, della possibilità di lasciare il proprio lavoro e fare ritorno alle proprie famiglie, nella periferia della capitale, almeno per qualche ora, per il tempo in cui si sarebbero prolungati i giochi. E nella presenza di una sì importante ospite, era probabile che tale manifestazione non avrebbe trovato rapidamente fine, laddove anche al termine dei combattimenti, alla prevedibile vittoria di Midda Bontor, il vero spettacolo avrebbe solo avuto inizio, in una lunga notte di festeggiamenti, di riti in onore dell’Unico e dei guerrieri, o della singola donna guerriero, che da egli sarebbero stati benedetti nella propria sopravvivenza. Vuote, pertanto, avrebbero dovuto presentarsi quelle mura, senza timori per furti o per altri misfatti in una città, in un regno che non prendeva in considerazione alcun indice di criminalità, non per assenza di una legge a stabilire cosa fosse lecito e cosa no, non per assenza di organi atti ad amministrare simile giustizia terrena, altresì per l’estrema severità di tali provvedimenti che inibivano qualsiasi interesse da parte di malintenzionati nei confronti di quelle terre, di simili città. L’ultima esecuzione che si ricordava in Garl’Ohr risaliva, in effetti, a quindici anni prima di quel giorno, quando un servitore era stato sorpreso a sottrarre del cibo al proprio signore non contento del compenso quotidiano riconosciutogli per il proprio lavoro: in una realtà dove il sangue e la morte si trovavano ad essere non le principali ma le uniche unità di misura del valore di una persona, alcun interesse sarebbe mai stato rivolto verso un sistema carcerario o verso forme di punizione diverse dalla pena capitale per qualsiasi misfatto, fosse anche il più banale.

« Doveva essere tutto vuoto, vero? Tutto tranquillo, eh?! »

Invero, per quanto deserte sarebbero dovute essere le stanze della dimora di lord Visga, tutt’altro che tali esse risultavano: da un lato per volontà dello stesso proprietario, che accanto alle donne anche ad altri esseri viventi offriva il proprio amore, la propria passione, mantenendone quattro cani da combattimento sempre accanto a sé nella propria villa, in quell’ambiente altrimenti troppo solitario e triste; dall’altro lato per desiderio di un intelletto esterno a quel regno, che i propri piani avevano rivolto nell’occasione offerta, e volontariamente creata, dalla presenza di Midda Bontor nell’Arena per permettere a propri agenti di agire indisturbati, il più a lungo possibile, all’interno del vasto edificio, alla ricerca di un obiettivo ben definito. Purtroppo per i secondi, però, i primi erano stati una sorpresa non prevista, un dato stupidamente non considerato che, in quel momento, li stava vedendo confinati in uno stretto ripostiglio, con i quattro grossi ed inferociti animali ad attenderli in silenzio fuori dalla porta, pronti a sbranarli ad il minimo passo falso in tal senso.

« Te la prendi con me? Avrebbe dovuto essere premura di Carsa informarci di questi cuccioloni troppo cresciuti! Che colpa ne posso avere io? »
« E’ stata Carsa per caso a rifiutarsi di accoppare quelle bestiacce quando avremmo avuto comodamente la possibilità di farlo? »
« Stai iniziando a diventare noioso, Howe… » storse le labbra verso il basso l’imputato in quel singolare processo verbale « Ti da così tanto fastidio che io abbia anche una coscienza? »
« Non l’avrei mai definita “coscienza”, Be’Wahr… si chiama “idiozia” dalle mie parti! » rimproverò nuovamente l’uomo chiamato Howe verso il compagno, stretto davanti a lui « Fra tutti i dannati animali di questo mondo, proprio verso i cani dovevi offrire il tuo personale rispetto? Perché non ai gatti, per Lohr! Almeno con quelli il massimo pericolo che avremmo corso sarebbe stato di essere graffiati… »
« I cani sono creature meravigliose: se solo superassi i limiti della tua ignoranza riusciresti ad apprezzarli anche tu… »
« Vallo a spiegare a quel figlio d’una cagna che mi ha azzannato un braccio mentre cercavo di estrarre la spada: diamine, hai concesso a quel piccolo demonio di farmi più male di quanto non ce ne abbiamo fatto cinque cerberi poche settimane fa. »

Il silenzio calò per un istante fra i due, che nell’oscurità del loro rifugio non poterono neppure essere in grado di scambiarsi uno sguardo, di studiare le reciproche espressioni in quella situazione così paradossale dall’apparire assolutamente comica anche per loro stessi: una fra le migliori coppie di mercenari di tutti i regni del sud posta in assedio da quattro mastini. Nei lunghi anni della loro fraterna collaborazione, Howe e Be’Wahr erano stati in grado di tenere testa ad eserciti, di abbattere creature fantastiche di cui solo il pronunciarne il nome avrebbe diffuso il panico fra la maggior parte delle popolazioni, ed in quel momento, senza alcuna dignità, essi avevano cercato protezione in tre piedi di spazio contro quattro comunissimi cani, scendendo ad un livello tale nel quale neanche il più scalognato fra i ladri si sarebbe abbassato.

« Howe… » riprese dopo poco una delle due voci, rivolgendosi al compagno.
« Dimmi, Be’Wahr. » invitò l’altro, sospirando appena per il nervoso accumulato.
« A Carsa e Midda eviteremo di raccontare questi dettagli, vero? » domandò con il tono adatto ad un bambino desideroso di nascondere ai propri genitori l’ultima marachella compiuta.
« No. » negò con sarcasmo la controparte « Ovviamente racconteremo loro tutto quanto: come evitare di sottolineare questo meraviglioso risultato raggiunto, mentre una concupisce da due settimane il padrone di casa e l’altra rischia in questo stesso momento la vita nell’Arena per offrirci l’occasione di agire con la maggior discrezione possibile? La sincerità mi sembra la via migliore da seguire… assolutamente. »
Un altro momento di silenzio si propose a quell’affermazione, salvo poi essere infranto nuovamente dalla voce di Be’Wahr: « Sei arrabbiato con me, Howe? »
« Ovviamente sì. E mi domando in che modo tu possa averlo intuito… »

2 commenti:

Tanabrus ha detto...

Bellissimo il siparietto Howe-Be'Wahr!!! :D

E finalmente scopriamo cosa fa Midda lì all'arena: sfrutta la propria popolarità per attirare gente e far entrare in azione i suoi "nuovi compagni"... sarà interessante vedere cosa stanno cercando.

Sean MacMalcom ha detto...

Ogni tanto bisogna sapersi prendere un po' in giro! :D
Troppa serietà rischia di far male, altrimenti!