11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 3 maggio 2009

478


R
a'Ahon osservò in silenzio il nuovo sole sorgere puntuale ad oriente, nell'annunciare l'inizio dell'ultimo giorno dell'anno, la transizione fra inverno e primavera. Un'alba quieta, tranquilla, in colori che non avrebbero potuto evitare di affascinare chiunque, nell'ammirare l'opera irrefrenabile del tempo, nell'alternarsi delle stagioni: chiunque, sì, ma non lui. Quella notte, nonostante la sua compagna l'avesse invitato in molteplici occasioni a non lasciarla sola nella loro tenda, attraverso numerose provocazioni tali per cui egli non avrebbe dovuto poterle opporre alcuna resistenza in conseguenza di una complicità d'amore maturata nel corso di un lungo cammino insieme, l'uomo non era riuscito a chiudere occhio ed aveva disertato ai propri piaceri, restando altresì ossessionato dal racconto della propria ospite, o prigioniera, rimasto in sospeso la giornata precedente.
Ben poco, invero, era ancora emerso da quella narrazione, all'interno della quale eccessivo spazio era stato lasciato per riportare inutili chiacchiere fra tre fuggiasche: un'audace mercenaria straniera, una giovane principessa viziata e la sua stessa cronista, una serva trascinata controvoglia in un'avventura non propria. Ciò nonostante, nelle premesse da lei poste e nell'accenno ad una misteriosa edificazione presente nelle montagne a loro sufficientemente prossime, egli era rimasto estremamente incuriosito, desideroso di poter apprendere ulteriori dettagli, maggiori particolari soprattutto nel merito delle cause per cui simile complesso avrebbe dovuto sospingere la guerra verso nuove vie, strade prima neppure considerate. Purtroppo, però, ogni sua curiosità era rimasta fine a se stessa, nella necessità per la giovane di recuperare le energie, di concedersi, suo contrario, un lungo sonno prima di poter riprendere il proprio racconto.

« Quale tuo medico, vorrei consigliarti di non sottovalutare l'importanza del riposo… »

Ad intervenire in simili termini fu la voce di Al'Ehir: nel sopraggiungere alle sue spalle, egli gli concesse immediatamente il proprio tono cordiale, sempre allegro quasi fosse dotato di un'energia inesauribile. E proprio da quella stessa forza, tutti i pazienti in cura presso il cerusico sembravano riuscire sempre a superare anche i momenti più drammatici, le situazioni peggiori, ritrovando attraverso il suo supporto, il suo sostegno una ragione per proseguire.
Un dono divino, quello concesso a quell'umile uomo, del quale il comandante dei guerriglieri non poteva evitare di dispiacersi nella consapevolezza dell'ingiustizia così condotta verso tutti i propri connazionali, nel mantenerlo per se stesso, lontano dalle folle dal quale avrebbero potuto trovare beneficio, sollievo. Purtroppo, però, anche la loro era paradossalmente una guerra e, in ciò, anch'essi non avrebbero potuto evitare di sporcarsi le mani, ricorrendo a mezzi a volte discutibili nella speranza di raggiungere l'obiettivo prefisso: se in conseguenza di tale situazione, pertanto, l'abilità terapeutica dell'uomo avrebbe dovuto essere negata ai molti per essere concessa unicamente ai pochi, a coloro che li avrebbero sostenuti ed appoggiati nella loro causa, così sarebbe stato.
Sperando che gli dei avrebbero potuto mai perdonarli per tanto egoismo.

« Sei mattiniero… » commentò il comandante, senza voltarsi verso il cerusico « Qualcosa non va con la tua ultima paziente, per caso? »
« Assolutamente. » scosse il capo l'altro, ponendosi al suo fianco « Riposa serena da quando vi siete lasciati ieri. Se mi posso permettere… per quale ragione non stai seguendo il suo esempio? »
« Riflettevo… rifletto. » rispose, correggendo immediatamente la coniugazione temporale del verbo appena pronunciato, nel sottolineare come l'azione non fosse affatto terminata.
« Pochi fatti quelli per ora presentatici che, comunque, hanno suscitato molto interesse da parte tua… noto. » sorrise, deciso a non lasciar cadere il dialogo, a non permettere il proseguo del monologo interiore nell'interlocutore « Perché immagino che tu stia riflettendo con tanta attenzione sulla narrazione offertaci da Fath'Ma. O erro? »
« Non erri. » replicò Ra'Ahon, voltandosi ora appena nella direzione del cerusico.
« E…? » insistette.
« Quella fortezza… l'edificazione di cui ha accennato prima di interrompersi: c'è qualcosa, attorno ad essa, che mi attrae ed al contempo mi inquieta. » rivelò, stringendo poi appena le labbra, evidentemente confuso a tal riguardo.
« Permettimi di supporre. » ipotizzò il cerusico, accarezzandosi il dorso del collo con la mano destra, in un gesto di evidente stanchezza muscolare « Stai cercando di comprendere le ragioni per le quali quell'edificio ha potuto influenzare l'andamento della guerra, costringendo le truppe di Y'Shalf e di Kofreya a trasferire il fulcro del proprio scontro più a meridione. »
« Esattamente. » annuì, per nulla stupito dalla perspicacia dell'altro, presente come lui nell'ascolto degli eventi raccontati dall'ospite « E' un pensiero fisso che non mi da pace… »
« Un pensiero positivo o negativo? » questionò con una certa retorica Al'Ehir, aggrottando la fronte innanzi a quella duplice alternativa, ambivalente e comunque carica di incognite in ogni sua possibilità, come già del resto sottolineato dall'interlocutore pocanzi.
« Non ne sono certo… » confermò l'uomo, riportando lo sguardo verso il sole nascente « Il ruolo svolto in un passato remoto lascerebbe ipotizzare l'eventualità di un impiego positivo di simile roccaforte per la nostra causa. »
« Però potrebbe anche celare un orrore privo di eguali, un mistero all'interno del quale alcun mortale dovrebbe osare spingere i propri passi, come le parole della nostra amica hanno lasciato intendere… » concluse il cerusico, esprimendo l'altra faccia della medaglia, tale da far nascere tanto dubbio, simile incertezza nel proprio comandante.
« Ancora una volta, esattamente. » annuì questi, socchiudendo appena gli occhi « Per tutta la notte ho riflettuto sull'eventualità di inviare una squadra in missione verso la zona indicataci, per ricercare una qualche conferma alle parole riportateci, una riprova della storia raccontataci… e, eventualmen… »
« Perdonami. » premesse l'altro, interrompendolo prima che potesse condurre a termine la frase in corso « Ma non sarebbe più prudente attendere prima di intraprendere qualsiasi scelta a tal proposito? Qualsiasi risorsa celata entro quella fortezza, pur ammettendone l'esistenza, non verrà di certo meno in conseguenza di uno o due giorni di attesa, o anche di un ulteriore mese, dove da epoche così lontane è in silente attesa. »
« Impossibile non concordare… »

Dove una parte del suo cuore, fin dal giorno precedente, nell'ascoltare le parole della fanciulla, aveva voluto credere in un dono provvidenziale offerto loro per la risoluzione perpetua del conflitto, nel bene o nel male; un'altra parte meno fiduciosa, meno confidente con il sentimento della speranza, pur tanto caro al genere umano, tale da spingere i mortali a sfidare insidie oltre ogni immaginazione, aveva altresì temuto l'eventualità di un atavico male rinchiuso fra quei ghiacci, forse perenni, per mano di eroi passati.
La loro mitologia, la loro storia, le loro ballate erano del resto colme di fantasiose e terribili epopee coinvolgenti ogni genere di mostri, di creature sovrannaturali, impegnate nell'unico scopo della distruzione del genere umano, nella singolarità di pochi malcapitati o nella complessità di intere nazioni, continenti: sempre simili imprese trovavano una lieta conclusione, nella vittoria di un inatteso campione sopraggiunto in difesa del concetto stesso di futuro. Abitualmente, però, alcuno era solito offrire valore a tali storie, considerate poco più che semplice intrattenimento, non più utile di una avvincente fiaba per porre a riposo bambini troppo agitati.
Ma se anche solo una di quelle novelle avesse celato un fondo di verità? Se anche solo una di esse non fosse stata il frutto di un'immaginazione troppo fervida, quali conseguenze avrebbero potuto gravare sul loro avvenire, nella sfida proposta ad un santuario dimenticato quale sembrava essere l'edificio indicato dalla prigioniera?

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