11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 21 maggio 2009

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T
rovo estremamente difficile identificare parole utili a descrivere le sensazioni che mi furono offerte in quel momento, in quell'occasione, dove a malapena sono in grado di ricordare la dinamica di simili eventi. Credo che il termine di paragone più appropriato, in effetti, possa essere quello di un tuffo, un salto all'interno di un fiume, di un lago o del mare.
Avete mai provato a gettarvi di schiena all'interno di una distesa d'acqua?
Sicuramente almeno una volta, da bambini vi sarà capitato. In simile occasione, in tale gesto, il mondo intero attorno a sé sembra per un istante essere ancora presente, per poi scomparire risucchiato all'interno di un vortice di mille colori in movimento, un turbinio di effetti stupefacenti per quanto assolutamente naturali: è la nostra vista ad essere sommersa, sconvolta, spiazzata da un elemento nuovo, inatteso, non la realtà a noi circostante, eppure, ovviamente, tutto appare relativo allo sguardo di chi si ritrova a vivere una simile situazione. E così avvenne anche per me. Per quanto la sala ed i suoi spettri, quell'ambiente comunque impossibile da considerare appartenente alla norma, non si fossero mossi, non avessero mutato, almeno credo, alcuna delle proprie caratteristiche, ai miei occhi tutti loro sembrarono essere trasportati velocemente lontano, divenendo confusi ricordi impressi nella mia memoria più recente: attorno a me, davanti al mio viso, solo colori confusi, annebbiati, tinte a volte cupe a volte splendenti, quali quelle adoperate all'interno del quadro, lo stesso in cui, paradossalmente, io ero stata trascinata, stavo ancora venendo trasportata.
Comprendo quanto tale discorso possa sembrare assurdo, fuori da ogni norma, ma spero vorrete convenire con me come l'idea di entrare all'interno di una tela, di quella particolare opera, non si sarebbe potuta considerare completamente fuori dall'ordinario nella riprova propostami dalla presenza, al suo interno, delle mie due compagne. Nella particolare situazione emotiva in cui mi ero ritrovata a versare, addirittura, forse quel particolare colpo di scena si dimostrò essere il meno inaspettato, in meno incredibile, apparendo al contrario quasi atteso per quanto non sperato, benvoluto per quanto temuto. Se pur non mi sarebbe stato concesso di sapere ove sarei giunta, se pur non mi sarebbe stato permesso di conoscere il termine ultimo di quel viaggio, in me era la forza d'animo derivante dalla certezza di star raggiungendo le mie compagne, di starmi spingendomi a loro, per condividerne il destino.
Forse… probabilmente… sarei comunque stata perdute, nel confronto con spettri ugualmente presenti al di là del quadro, nonché con l'oscuro padrone di quella dimora lì imperante in prima persona: ma, almeno, non sarei rimasta sola, isolata rispetto a coloro con cui avevo condiviso quegli ultimi giorni e che avevo imparato ad apprezzare come persone, per quanto non ne avessi ancora condiviso i pensieri e, probabilmente, neanche gli intenti finali. Una magra consolazione, o presumibilmente tale agli occhi della maggior parte delle persone, sebbene per me, in simile frangente, si poneva praticamente fondamentale, unica necessità, sola possibilità di ritrovare un contatto con la mia realtà, con la mia quotidianità attraverso esse.
Così, quando la vista mi fu nuovamente concessa quale limpida, definita, nel dimostrarmi il dettaglio di un nuovo mondo del tutto simile al pretendente per quanto straordinariamente diverso, non potei che esultare nel ritrovare contatto diretto con la Figlia di Marr'Mahew, nonché la principessa sua protetta.

« Sia lode agli dei! » esclamai, con trasporto tale che, nell'udire simile affermazione, chiunque avrebbe dato per scontata la mia salvezza, la mia riuscita fuga da ogni pericolo e non, peggio, il raggiungimento di un nuovo stadio d'orrore quale, effettivamente, era stato per me.
« Fath'Ma?! » commentò la mercenaria, neppure volgendosi nella mia direzione e pur riconoscendo la mia voce, nel dimostrarsi troppo concentrata nei confronti dei propri avversari, dei pericoli posti davanti a sé.
« Algul! » sottolineò Nass'Hya, riconoscendo immediatamente la natura delle creature che mi erano state vicine in quel viaggio, per merito delle quali ero riuscita a giungere a loro « Ci serve il fuoco contro di loro! » aggiunse poi, ricordando quanto occorso in occasione del primo ed ormai storico scontro fra Midda ed una di quelle jinn vampire, dove proprio in virtù del fuoco ella aveva ottenuto una possibilità di vittoria nei confronti della propria nemica altrimenti inviolabile.
« No… aspettate… » la interruppi, levando d'istinto le mani, per esprimere un concetto comprensibilmente privo di senso eppur istintivamente corretto per me, nel mio cuore « Sono alleate! »

E le jinn, senza attendere la conclusione di simili rapidi dialoghi, furono ancor più veloci, nel riprendere il contrasto con gli spettri già iniziato nella sala speculare a quella, l'ambiente da cui eravamo fuggite e che, incredibilmente, ritrovai allora impresso in un quadro esattamente dove era stato prima l'altro per me, come se all'interno di esso fossi stata in precedenza e non lo fossi ora. Racchiusa in una cornice assolutamente identica a quella che avevo già avuto modo di analizzare, infatti, si concedeva l'immagine di una terza algul, compagna rimasta volontariamente a difesa di quella retrovia, impegnata nel confronto con un numero sterminato di spettri, dimostrando un mondo, una realtà apparentemente lontani, forse irraggiungibili, ma che fino ad un attimo prima era stato tutto per me, aveva rappresentato l'universo intero, la mia esistenza, il mio destino.
Inutile sottolineare come, tutto ciò, non avrebbe potuto evitare di generare grande confusione in me, per quanto, comunque, altre priorità si posero in primo piano innanzi all'attenzione di tutte noi, incarnandosi nella voce bassa, profonda, eppur roboante, dell'anfitrione di quella ricca cena.

« Affascinante dimostrazione, mia cara! » commentò, restando ancora seduto sul suo trono, appena piegato in avanti nel protendersi nella nostra direzione « Un potere innato, incontrollato, eppur tanto forte da riuscire a richiamare simili creature a tua protezione… »

Tali parole, simili affermazioni, mi colsero alla sprovvista, nell'ignoranza del soggetto destinatario delle medesime. Per quanto fosse evidente, infatti, come egli si stesse rivolgendo a noi o, meglio, ad una fra noi, definire con precisione colei verso la quale tanto interesse fosse rivolto, dal mio punto di vista, sarebbe stato impossibile. In quel momento, per quanto, ne sono consapevole, sarebbe stato assurdo, arrivai addirittura a credere che quel mostro avesse offerto la sua attenzione proprio a me: del resto ero stata io a giungere accompagnata da quegli inattesi rinforzi, da quel nuovo baluardo preposto a difesa del nostro piccolo gruppo, della nostra compatta compagnia, ed in assenza di qualche conoscenza sull'intero contesto di tale dialogo, su eventuali affermazioni precedenti, ogni supposizione avrebbe goduto del medesimo valore, dello stesso diritto ad essere presa in considerazione.
Nonostante tutti i legittimi dubbi a simile riguardo e per quanto una tale attenzione mi avrebbe onorata, oltre che terrorizzata, non vi sarebbe potuta essere alcuna ragione per considerarmi quale interlocutrice di quella creatura e, per questo, portai lo sguardo alle mie due compagne, a cercare di cogliere da loro una qualche reazione rivelatrice.

« Il tuo arrivo all'interno di questo mio dominio è la più chiara dimostrazione di quanto il destino abbia operato attivamente nel permettere questa occasione d'incontro. » proseguì egli, offrendo quello che sarebbe potuto essere interpretato quale un ampio sorriso « Non puoi negarlo… non puoi rifiutare l'evidenza quand'essa è tanto chiara dall'apparire quasi oscena. »

Nel marasma, nella confusione incredibile generata dal combattimento continuo, instancabile, incessante, fra gli spettri e le due algul, carnefici impietose verso simili prede ancor prima che concrete occasioni di sfida, un silenzio e una quiete assolutamente contraddittorie si concessero quali sole reazioni alle provocazioni del padrone di casa, rivelatrici, per quanto ne avrei potuto intendere io, di un'assoluta mancanza di comprensione sulle stesse.

Egli, comunque, non demorse, incalzando ancora una volta: « Possibile che in tutti questi anni tu non ti sia mai accorta di nulla? Possibile che tu non abbia mai offerto attenzione ad una lunga serie di eventi misteriosi occorsi attorno a te, puntualmente necessari nel mantenerti salva la vita? Non avrai forse ritenuto semplice casualità tanta fortuna, tanta benedizione "divina" attorno alla tua sorte, o lo hai fatto? »

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