11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 24 maggio 2009

499


I
l tentativo, anche se definirlo tale sarebbe in verità improprio dove l'azione, effettivamente, venne condotta a termine, d'attacco proposto dalla mercenaria e la controffensiva del suo avversario si erano alternati tanto rapidamente da non concedermi quasi il tempo di comprenderle, di assimilarle. Ai miei occhi quegli eventi si dimostrarono, come ripetuti ad una lentezza estrema, solo dopo troppo tempo, solo quando la mia compagna e protettrice si stava già presentando sdraiata a terra, apparentemente incapace di muoversi.

« … matrimonio?! » sussurrai, ripetendo meccanicamente l'ultima parola ascoltata, cercando di recuperare quanto perduto, di rimettermi in pari con la realtà troppo frenetica attorno a me, pur faticando non poco in tal senso.
« Ahio. » commentò Midda, scuotendosi piano da terra, cercando evidentemente di riprendere coscienza e scontrandosi probabilmente in ciò con le difficoltà fisiche derivanti dalla violenza subita, non solo nel colpo del mostro, ma nell'impatto prima contro il soffitto e poi contro il suolo.
« Potete considerarmi forse nostalgico per i tempi che furono… » sorrise egli, avanzando piano nella nostra direzione, con una flemma estenuante quasi il suo stesso corpo si proponesse estremamente pesante per lui « Ma ogni tanto gradisco ancora avere una compagna al mio fianco… sebbene non sia semplice trovare chi si possa concedere in maniera adeguata per simile ruolo. »
« Stai… parlando di me?! » espresse con voce comprensibilmente tentennante la giovane aristocratica, terrorizzata innanzi al proposito del colosso nei propri riguardi « Io… non sono ciò che tu pensi… che sia… »
« Lo sei, mia cara. Lo sei. » annuì, con malcelata soddisfazione « E, oltre a ciò, sei anche più affascinante rispetto alla mia novecentodecima sposa… »
« Cosa?! » esclamò, sgranando gli occhi in conseguenza di quell'ultimo dettaglio.
« Non mi fraintendere, non è mio costume essere superficiale in simili scelte, soffermarmi sulla mera fisicità senza cercare qualcosa di più. » precisò il mostro, evidentemente fraintendendo le ragioni dello stupore concessogli « Senza dubbio, comunque, la tua bellezza non si potrebbe mai presentare quale fattore negativo in un discorso di questo genere. Al contrario, se mi concedi l'onestà, credo di bramare la nostra prima notte insieme come non mi accadeva dalla mia ottocentonovantaseesima moglie. »
« Cosa?! » ripeté ella, cercando di retrocedere ma non potendo ottenere grandi possibilità di fuga nel ritrovarsi costretta con le spalle al muro « Io dovrei essere la tua novecentoundicesima sposa? » esplicitò per maggiore chiarezza, per quanto impossibile sarebbe stato dire se più sconvolgente, in tale discorso, sarebbe dovuto essere considerato l'intento del mostro o la sua lunga serie di mogli passate.
« Per quale altra ragione ritieni che mai ti avrei permesso di giungere a me, principessa? » sorrise il colosso.

Egli, completando il proprio lento cammino ed arrivando innanzi a lei, si concesse in tutta la propria mole con una sproporzione a dir poco grottesca nei riguardi di colei che esprimeva volere quale propria sposa, quale propria compagna: l'intero corpo della giovane, in effetti, avrebbe potuto trovare una qualche possibilità di confronto con lui solo dove fosse stata considerata una sua singola gamba… zampa… insomma, avete inteso. Chinandosi in avanti, nell'abbassare il proprio mostruoso capo verso di lei, il mostro mise a dura prova la stabilità emotiva di Nass'Hya, in un simile confronto: personalmente, al suo posto, non sarei riuscita a resistere, non avrei potuto mantenere coscienza nel ritrovare quell'orrendo volto vicino al mio. Soprattutto, poi, al pensiero del ruolo che egli avrebbe voluto avere al mio fianco o, meglio, del ruolo che egli avrebbe voluto che io avessi al suo. L'aristocratica, però, per quanto evidentemente sconvolta, doveva aver raggiunto lo stesso grado di indifferenza all'orrore che poc'anzi aveva distinto anche me, nel confronto con la moltitudine di spettri: posta di prepotenza oltre i propri limiti, non poté fare altro che esplodere in un'evidente reazione d'isteria, ridendo senza più alcun controllo.
E ad approfittare di quell'occasione, della distrazione da lei involontariamente provocata con la propria voce cristallina impegnata in quella risata, fu la Figlia di Marr'Mahew.
Come per il precedente attacco, anche in questa occasione non ebbi modo di seguire in tempo reale quanto posto in essere, ricostruendo solo a posteriore la dinamica dei fatti. In tale rievocazione, pertanto, potei comprendere come la mercenaria, per quanto ovviamente lesa dalla forza di cui era stata bersaglio, aveva soltanto simulato la propria prematura sconfitta, per ritagliarsi del tempo per riposare e, soprattutto, un'occasione propizia a porre una conclusione ora definitiva sull'accaduto. Nel notare la posizione assunta dal mostro per avvicinarsi alla propria candidata sposa, ella non aveva indugiato un solo ulteriore istante, risollevandosi prontamente da terra, impossessandosi nuovamente e rapidamente della propria spada tanto banalmente lanciata in sua prossimità e gettandosi, con nuova foga omicida, in contrasto dall'avversario.

« Per te è tempo di morire! » sentenziò, con voce fredda e tagliente non meno rispetto alla lama da lei impugnata.

Con prepotenza la spada della donna guerriero affondò così nel fianco della creatura, venendo guidata con mano sapiente ad offrire un'impietosa condanna di morte nello squarciare, da lato a lato, il ventre pur muscoloso della medesima. Purtroppo, però, come già accaduto in precedenza, non una stilla di sangue si vide emergere da tale orrenda ferita e neppure, in verità, una pur minima traccia di organi interni: se condotta nei confronti di un comune mortale, l'azione della donna non solo avrebbe imposto la morte ma, peggio, avrebbe eviscerato completamente il proprio nemico, lasciando riversare le sue intestina sul pavimento in un indigesto spettacolo di sangue.
Contro il colosso rosso, al contrario, alcuna reazione del genere fu ottenuta, vedendo il medesimo, addirittura, voltarsi verso l'ipotetica nemica per osservarla con chiaro compatimento, nel negare ancora una volta ogni possibilità di vittoria contro di sé.

« Sarebbe stato meglio per te se non ti fossi più rialzata… » commentò allora, prima di menare un altro colpo nei suoi riguardi, ora con il dorso della mano.

Ma Midda, per quanto audace, non si sarebbe mai potuta considerare una stupida. Per questo, dopo essere stata adeguatamente formata dall'insuccesso precedente, si concesse più che preparata innanzi alla reazione alla sua offensiva, riuscendo non solo a scartare agilmente l'attacco rivoltole, ma anche a portare a segno un secondo gesto mirato, forse addirittura programmato fin dall'inizio. Nel momento in cui la mano del mostro si spostò pesante ma rapida nella sua direzione, risultando per volume e potenziale danno del tutto simile ad un ariete di legno slanciato contro una porta chiusa, ella si gettò all'indietro, ponendo la propria schiena al suolo e liberando, in tal senso, la traiettoria del proprio avversario, salvo poi concedersi di vibrare un nuovo violento colpo con la propria lama, ora in direzione della medesimo arto in movimento sopra di sé.
La lama dagli azzurri riflessi della spada bastarda non tradì neppure in questa occasione il valore delle proprie origini, della propria particolare lega forgiata secondo procedimenti noti solo a fabbri figli del mare, così come presentatami in profusi complimenti dalla sua stessa proprietaria durante i giorni in cui ancora il nostro viaggio insieme era sereno, tranquillo, privo di tanta angoscia e pericolo. Quasi stesse affondando nel burro, essa amputò di netto il braccio del colosso, a metà fra il polso ed il gomito, vedendo in conseguenza di ciò l'estremità del medesimo venir sbalzata oltre, a proseguire l'enfasi di un percorso interrotto.

« Non mi piace ripetermi… » rispose ella, ritrovando immediatamente una posizione eretta, nel risollevarsi dal suolo solo quasi sfiorato « … ma per te farò volentieri un'eccezione: muori! »

E in quelle parole, in tanto semplice messaggio già propostogli pochi istanti prima, la Figlia di Marr'Mahew non pose ulteriori ritardi, lasciando correre la propria spada, ancora tersa dal sangue che altresì avrebbe dovuto bagnarla, verso il collo taurino di quella creatura.

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