11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 6 maggio 2009

481


C
i ritrovammo, dopo un lungo e non agibile cammino, innanzi alle enormi porte in pietra. Osservate dal basso, esse apparvero in verità ancor più grandi di quanto inizialmente supposto, prive di una qualsivoglia possibilità di proporzione definibile “umana”. Se non da divinità, certamente esse dovevano essere state scolpite e innalzate su… in quella parete rocciosa da creature comunque non umane, forse giganti figli di dei: nessun mortale, infatti, avrebbe potuto abbisognare di simili soglie, avrebbe potuto ricavare una qualche utilità, un qualche profitto dall’erezione di tali portali, dove mai essi sarebbero potuti essere azionati, mai sarebbero potuti essere aperti dalla forza, comunque limitata, di un intero esercito. Per concedervi una chiara idea in merito a quanto colossali quelle forme ci apparvero una volta giunte a contatto con esse, basti pensare che lo zoccolo di un enorme cavallo, scolpito in bassorilievo su quella roccia, si proponeva essere pari alla mia stessa altezza, facendomi smarrire ogni speranza di comprendere l'immagine esatta lì raffigurata, per quanto ora non avrebbe dovuto più apparire mutevole, imperscrutabile.
Innanzi a simile spettacolo, pertanto, la domanda più ovvia non poté che risultare immancabile nell'essere proposta, ancora una volta dalla mia voce ormai affermatasi quale unico contrasto a quella situazione, all'intento nel quale stavamo comunque tutte e tre procedendo una accanto all'altra…

« A costo di apparire banale, come entriamo? » domandai, levando il capo verso l'alto a perscrutare l'opera, salvo poi riabbassarlo immediatamente, colta da un senso di vertigine.
« Uhm… » commentò la mercenaria, osservando con un certo interesse la situazione, nel dimostrarsi tutt'altro che smarrita di fronte ad essa « Seguitemi. » suggerì poi, avanzando con passo deciso.

La principessa ed io, dopo esserci scambiate uno sguardo interrogativo, decidemmo di seguire la donna guerriero, incuriosite dall'apparente fiducia da lei dimostrata nel proprio incedere, quasi le fosse concessa un'informazione a noi ignota nel merito di simile architettura. Muovendoci, accompagnate dal mulo, lungo quella porta per noi simile a immenso muro, raggiungemmo in breve tempo un solco tagliato con netta precisione all'interno della roccia piena di quella parete, apparentemente illimitato nella propria verticale e limitato in larghezza, tale comunque da permettere agevolmente l'ingresso a persone di stazza non eccessiva: un concreto ed inatteso varco posto proprio su quella che avrebbe dovuto essere un'impenetrabile porta, aperto verso l'oscuro interno di quella fortificazione inumana.

« Per gli dei! » esclamò Nass'Hya, sgranando gli occhi.
« L'asino non potrà seguirci, ma noi tre dovremmo riuscire a passare tranquillamente… » sorrise Midda, indicando il passaggio « Ora non ci sono più scuse per restare fuori. »
« Ma come lo sapevi? » richiesi, smarrita non meno rispetto alla mia compagna, per quella rivelazione sorprendente « Perché eri a conoscenza di questa apertura, o no? Sei giunta qui con evidente convinzione, certa di trovarla… »
Una domanda del tutto legittima, alla quale la risposta non tardò a giungere, proponendosi effettivamente prevedibile eppure non scontata: « Più che altro lo immaginavo… » corresse, con aria divertita in conseguenza delle espressioni dei nostri volti « Per quanto colossale, questa resta comunque una soglia… e come tale deve prevedere la possibilità di aprirsi… » tentò di spiegare, attendendo poi qualche reazione da parte nostra.
Alcun segno di intendimento, però, le venne offerto, lasciandole trovare in noi solo silente attesa per una descrizione più puntuale, un ragionamento più dettagliato che fossimo in grado di seguire.
« Le comuni porte, dove formate da due ante contrapposte ma, anche, da una singola parte, prevedono sempre nel lato della loro apertura uno spazio utile a concedere il movimento alla stessa, nel considerare il suo spessore. » proseguì allora lei, cercando di venirci in aiuto « Un'intercapedine normalmente tanto minimale da non essere considerata dal nostro punto di vista, ma attraverso la quale, ad esempio, insetti o piccoli rettili possono trovare possibilità di violare le barriere da noi erette a nostra ipotetica protezione. »

Solo allora, tanto io, quanto la principessa, potemmo comprendere il perché della presenza del varco individuato dalla mercenaria, spalancando nuovamente occhi e bocche per lo stupore derivante dall'ovvio, scoperto prima quale ignorato. Un ragionamento semplice, elementare quello che la Figlia di Marr'Mahew ci aveva offerto, che quale entrambe avremmo dovuto compiere autonomamente, senza il suo aiuto, senza quel chiaro indirizzamento ma al quale, altresì, probabilmente non saremmo giunte, non nei minimali tempi proposti da lei.

« Un'intercapedine che, nelle dimensioni paradossali di queste porte, assume proporzionalmente ed incredibilmente una misura fuori dal comune, tale da concederci una via d'accesso alla fortezza, altrimenti inespugnabile… » sussurrai, completando il processo mentale avviato dalla donna guerriero, meravigliata da simile conclusione.
Purtroppo, però, ben lontano dal considerarsi terminata si sarebbe dovuta considerare quella constatazione, come dimostrò Nass'Hya ritrovando voce dopo di me: « Ciò, purtroppo, significa che nel confronto con coloro che hanno realizzato questa soglia, noi potremmo essere considerate semplici insetti o, eventualmente, piccoli rettili… » commentò, riproponendo le parole appena ascoltate.
« In effetti. » annuì la donna guerriero, non potendo assolutamente negare l'evidenza derivante da ciò « Se fossero state concepite quale forma di contrasto da normali esseri umani, probabilmente non avrebbero dimostrato un errore tanto palese. »

E benché quell'ultima nota, condivisa dalle due principali voci a favore dell'esplorazione del maniero, avrebbe potuto essere considerata utile a dissuaderci dal proseguire in quel proposito, imperterrite e, probabilmente, stolide per simile scelta, cercammo un punto entro il quale offrire maggiore riparo e protezione al nostro compagno quadrupede, prima di avventurarci oltre quel varco.
Personalmente non avrei potuto negare una certa affezione nei confronti dell'asinello, fedele complice nel corso di quel lungo viaggio, di quella fuga da Y'Shalf e da tutto il passato di tradizioni, usi, costumi e religioni che essa rappresentava con il proprio stesso nome. Per questo vissi con una certa negatività quel distacco, la separazione a cui fummo obbligate: mio timore, naturalmente, era il freddo, nemico giurato dal quale stavamo cercando evasione, difesa, protezione, avrebbe potuto prevalere nei confronti dell'unico compagno lasciato alle nostre spalle nell'impossibilità per esso di superare quel pertugio al nostro fianco. Simile malinconia, comunque, venne presto superata da un momento quasi grottesco del quale mi ritrovai ad essere spettatrice, tragicomico dove, quasi, esso sembrò rendere impossibile anche un'altra importante presenza al nostro fianco.

« Thyres! » sbuffò a gran voce Midda, storcendo le labbra « Odio l'imbarazzo di queste situazioni… »

Come non essere poste in soggezione, del resto, nel momento in cui la dimensione dei propri seni sembra impedire un movimento per altri assolutamente naturale?
Sì… forse non ho avuto modo di sottolinearlo prima d'ora, ma una caratteristica fisica fondamentale di quella donna, accanto agli occhi color azzurro chiaro, simile al ghiaccio, allo sfregio sul suo volto, ad un braccio destro di nero metallo dai rossi riflessi e ad un braccio sinistro completamente ricoperto da tatuaggi in tonalità ancor celesti, era data da proporzioni decisamente generose, in conseguenza delle quali, inizialmente, ella temette di non riuscire ad attraversare il passaggio trovato, pur ponendosi di profilo innanzi al medesimo.

« No… per carità. » insistette, sollevando le mani per stringere i seni contro il proprio petto, a cercare di soffocarne la mole « Non fatemi invidiare le amazzoni tal’harthiane, per favore… »

2 commenti:

Palakin ha detto...

! Ecco! Pure un paio di battute ogni tanto non fanno male... :P

Sean MacMalcom ha detto...

Grazie!!! :D