11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 13 maggio 2009

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« L
a questione sta diventando insopportabile, Al'Ehir. » si confidò o, più propriamente, si lamentò il comandante della guerriglia, nel rivolgersi al proprio cerusico.
« Mi dispiace che tu viva tutto questo in maniera così emotiva, amico mio. » commentò l'uomo, aggrottando la fronte nell'accompagnarlo lontano dalla loro ospite, nuovamente caduta addormentata nel cedere alla stanchezza imperante sulle proprie membra « Conosci le regole: nel resto dell'accampamento è la tua legge a valere, ma in questa tenda è solo la mia voce ad avere importanza… »
« A volte penso che tu ti stia approfittando eccessivamente di questa concessione. » replicò Ra'Ahon, storcendo le labbra « Quella donna è una potenziale nemica per quanto ci è dato di sapere: potremmo anche non essere tanto delicati con lei… »
« Non permettere che la tua curiosità ti spinga verso comportamenti dei quali non potresti poi perdonarti. » lo rimproverò il medico, con tono quasi paterno, nel lasciare insieme a lui i propri alloggi e ritrovare, esternamente, la luce del giorno « Nel giorno in cui una giovane donna, una gracile serva, potrà rappresentare un pericolo per la nostra causa, avremo solo ed evidente conferma di quanto sbagliate siano le nostre filosofie. »

Il comandante tacque a quell'osservazione, non potendo trovare alcuna possibilità di replica innanzi ad essa.
Per quanto, in verità, la bramosia di conoscenza lo stava rendendo simile ad un assetato vagante nel deserto, alla ricerca disperata di una fonte d'acqua, non avrebbe comunque mai potuto negare quanto simili parole si ponessero a ragione: non a caso, del resto, egli aveva sempre duramente perseguito e condannato comportamenti violenti da parte dei propri subordinati nei confronti del basso volgo, sebbene meno pericoli e meno difficoltà li avrebbero attesi nel confronto con semplici servi ancor prima che con i loro signori. Ciò nonostante, il senso stesso della loro esistenza, del loro movimento, non avrebbe mai potuto trovare in simili disgraziati le vittime della propria ira, nel dimostrarsi altrimenti addirittura peggiori di coloro che avrebbero voluto perseguire, dei regnanti che avrebbero voluto contrastare. Un pensiero, il suo, comunque non condiviso da tutti i guerriglieri, da tutti i comandanti della guerriglia, i quali gestivano poi i propri subalterni secondo i propri desideri, talvolta senza porsi particolari questioni morali simili a quelle. Probabilmente, addirittura, se Fath'Ma fosse giunta presso un campo diverso dal loro, ad un altro insediamento di guerriglieri, il destino che l'avrebbe attesa sarebbe stato di gran lunga peggiore rispetto a quanto lì concessole, alle cure ed alle premure da loro riservatele.

« Offrile la possibilità di narrare la propria storia secondo i propri tempi… » gli suggerì Al'Ehir, con tono condiscendente « Sono sicuro che se non la forzeremo non ci nasconderà nulla di ciò che ritiene di aver vissuto. Al contrario, imponendole pressioni potrebbe anche decidere di non collaborare ulteriormente con noi, richiudendosi in un assoluto silenzio… o peggio. »
« D'accordo. » acconsentì Ra'Ahon, salvo subito dopo ritrovarsi dubbioso in merito ad un'espressione adoperata dal proprio interlocutore « Scusa… hai per caso detto che ella "ritiene" solamente di aver vissuto questi eventi?! Vuoi forse dire che se li è immaginati? »
« La mente, fra tutte le parti che compongono il nostro corpo, è forse quella in merito alla quale ogni nostra cognizione è purtroppo estremamente limitata ed potenzialmente inesatta. » ammise il cerusico, nel rivelare chiari limiti del proprio mestiere, della propria stessa formazione.
« Spiegati. » insistette l'altro.
« Non c'è molto da spiegare. In effetti, vi sono molte linee di pensiero a tal riguardo, fra loro in assoluto contrasto, come in ogni campo scientifico o religioso appartenente alla nostra quotidianità. » proseguì allora, similmente incitato « Alcune frange, più progressiste, vorrebbero addirittura provare a sperimentare degli interventi, come estrema risorsa in situazioni assolutamente critiche. Altri gruppi, più conservatori, vedono qualsiasi ipotetica azione nei riguardi del cerebro quale un'azione quasi blasfema, ponendolo come limite da non oltrepassare. »
Nel notare lo sguardo del medico a sé rivolto, quasi a cercare un qualche segnale d'intendimento, il comandante non poté evitare di confessare la propria ignoranza in simili contesti, eccessivamente accademici ed estremamente lontani da questioni di ordine più pratico nel confronto con le quali egli era nato e cresciuto: « Chiedo perdono per la mia limitatezza… ma non comprendo… »
« E' un discorso lungo e complesso nel quale io stesso rischierei di smarrirmi, non possedendo sfortunatamente alcuna verità a tal riguardo. » sottolineò comunque il suo interlocutore, concedendogli assoluzione per simile ignoranza « Considera che vi è persino chi, nella mente e non nel cuore, vede risiedere la nostra forza vitale, l'alito di vita che anima le nostre membra, basando simili tesi su ipotetici supposti di negromanzia: simili studiosi argomentano le proprie ragioni specificando come un non morto non abbisogni di un cuore per esistere, per potersi muovere, assolvendo ai desideri del proprio oscuro padrone. Un'assol… »
« Aspetta… ti prego. » richiese l'uomo, levando le mani in segno di resa « Lasciamo un attimo da parte la stregoneria, dove comunque la mia affermazione si è proposta ambigua. » ammise, sorridendo verso l'amico « Quello che non intendo, oltre ovviamente a tutto ciò di cui stai parlando, è come Fath'Ma possa credere di aver vissuto tutto quello di cui ci sta rendendo partecipi senza che effettivamente sia stato così. »
« Ah… » commentò il medico, ritrovandosi per un istante in imbarazzo per aver equivocato la questione, spingendo il discorso in una direzione del tutto superflua « Beh… molto semplicemente la nostra giovane ospite ha evidentemente vissuto per diverse settimane in una situazione di grande affaticamento fisico, mentale ed emotivo e questo potrebbe aver spinto la sua mente ad rielaborare le proprie esperienze in un contesto assolutamente fantasioso per concederle evasione dalla realtà attorno a sé. Se non rammento male, sono anche stati documentati alcuni casi similari… »

Ra'Ahon accolse in silenzio quella spiegazione, riflettendo ora seriamente nel merito della stessa, formulata finalmente in termini sufficientemente chiari anche per lui.
Forse ingenuamente, egli non aveva mai posto alcun dubbio nel merito del discorso della giovane serva, ritrovandola troppo stravolta, eccessivamente affaticata per considerarla capace di mentire. Inoltre la storia da lei proposta, nel proprio lento eppur costante progredire, stava assumendo toni sempre più assurdi e proprio in virtù dell'estrema improbabilità degli eventi narrati, la credibilità degli stessi si stava dimostrando, dal suo punto di vista, sempre più forte. Nessuna persona, per quanto fiduciosa delle proprie capacità nel mentire, avrebbe mai narrato con malizia di eventi così fuori dal comune aspettandosi di essere creduta. Purtroppo, però, la congettura articolata dal cerusico avrebbe potuto rivelarsi quale una terza soluzione, una via d'incontro fra la sincerità e la menzogna: l'inconsapevolezza. Se davvero la memoria di Fath'Ma fosse stata plagiata dal fato al fine di imporle dei ricordi per lei non propri, ella avrebbe comunque dimostrato assoluta trasparenza nell'esprimere, altresì, falsità prive d'eguali.
A chiarire ogni possibile ambiguità, in definitiva, solo una possibilità sembrava così tornare a proporsi con foga su di loro, inizialmente fortemente sostenuta dallo stesso comandante e, solo successivamente, temporaneamente rimandata in attesa di maggiori dettagli, di spiegazioni più chiare da parte della loro prigioniera o ospite che dir si volesse.

« Ad eliminare ogni dubbio, naturalmente, potremmo inviare un manipolo di uomini fra le montagne… a ricercar traccia di simile edificazione. » riprese, quindi, l'uomo, tornando alla propria idea iniziale « Una semplice missione esplorativa, con l'esplicito ordine di non avanzare verso la fortezza anche laddove venisse individuata. »

Ed il cerusico, che per propria indole avrebbe voluto nuovamente insistere in favore della prudenza, dell'attesa paziente dell'inevitabile conclusione della giovane, riconobbe di aver evidentemente commesso un passo falso nel voler evidenziare una possibile assenza di fondamento in quelle bizzarre cronache.

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