11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 15 maggio 2009

490


« N
on per contrariarti, ma credo sarebbe meglio dire "dove siamo?"… » mi corresse la Figlia di Marr'Mahew, ritrovando la propria freddezza, il proprio autocontrollo nel riportare le proprie pupille ad essere due semplici capocchie di spillo in un oceano di ghiaccio azzurro « … anche se, indubbiamente, di questo passo diventerà assolutamente retorica nel proprio proporsi. »

Avanzando in maniera costante, lungo un'ideale linea retta nel corso della quale non una svolta, non un bivio, non una porta si era concessa a noi prossima, impossibile sarebbe stato per noi essere partite da un atrio poligonale, quasi circolare, per fare ritorno, nel retrocedere, fino ad un ampio salone rettangolare: purtroppo, però, in contrasto ad ogni idea di raziocinio, in opposizione ad ogni possibile logica, tale fu l'ambiente che ci venne offerto innanzi agli occhi, annullando completamente eventuali speranze non solo di fuga ma, anche, di banale orientamento all'interno della fortezza.
Illuminato da una doppia serie di pesanti lampadari circolari appesi al soffitto, colmi di candele grondanti cera, e riscaldato da ben due enormi camini ricavati sui due lati principali di tale perimetro, posti per la precisione a destra ed a sinistra rispetto alla porta da noi attraversata per ritor… arrivare a quella sala, quel nuovo locale si presentava del tutto coerente con i vani già visitati ed il corridoio percorso. Le sue pareti, ancora una volta, si presentarono straordinariamente candide e lucenti, quasi neppure una pur minima traccia di fuliggine, di polvere, di sporco potesse minacciare simile pallidezza: un concreto paradosso, in realtà, nel considerare come i due focolari si dimostrassero sufficientemente estesi, in dimensione, da poter ospitare al proprio interno non semplicemente una sedia ma addirittura un intero letto a baldacchino, avanzando ancora spazio per un comodino e, forse, una cassapanca. Su tali splendide superfici immacolate, alcun genere di ornamento si ammetteva allo sguardo lungo i due fronti maggiori mentre, al centro del lato minore, a noi opposto e distante non meno di cento piedi, un quadro risaltava quasi violento nel contrasto con il bianco imperante. Ad eccezion fatta per esso, i due camini ed i lampadari, conteggiabili in quattro coppie in totale, infatti, null'altro era posto all'interno di quell'area e, forse proprio in conseguenza di tale situazione circostante, la cornice scura e la tela dipinta in colori caldi, quasi cupi in determinati punti, risultavano essere l'unico vero fuoco d'attenzione nella sala, quasi la medesima fosse stata realizzata all'unico scopo di ospitare tale quadro.

« Midda… » sussurrai, forse cercando in quelle poche lettere, in quel nome, una sorta di protezione spirituale, un sigillo di difesa contro qualche oscuro anatema.

Impossibile sarebbe negare come fossi sempre più turbata dagli eventi in corso. Nel sorreggere ancora la principessa priva di sensi fra le mie braccia, mi ritrovai ad essere incerta fra concedere la mia attenzione verso la sala alle mie spalle o nei confronti del corridoio dal quale avevamo cercato evasione: tale dubbio, egoisticamente, non derivava in verità da una volontà difensiva, da un desiderio di protezione da qualche ancora ignota minaccia, quanto piuttosto esattamente il contrario, nella speranza di scegliere la direzione verso la quale mino orrore avrebbe potuto essere riservato al mio sguardo.
Vi è mai capitato di sentire qualcuno diffidavi da sentimenti di angoscia, in quanto il peggiore fra tutti è sicuramente essere quello nei riguardi della paura stessa?
A me era successo e, come solitamente accade in tali frangenti, avevo liquidato simile consiglio considerandolo pura oratoria, priva di qualsivoglia fondamento: solo nel mentre degli eventi di cui vi sto presentando ora narrazione ebbi, parimenti, occasione di riconoscere quanta verità fosse celata in tal concetto. Perché nonostante ai miei occhi, al mio sguardo, alcun genere di visione, spaventosa o meno, si fosse ancora concessa, nel mio cuore, nel mio animo, concreta sofferenza mi stava già a lungo dilaniando per quanto, involontariamente, stavo immaginando potesse attendermi dietro ad ogni angolo, celata in ogni possibile ombra. In questo, purtroppo, la reazione di Nass'Hya, non semplice crisi di un istante ma, al contrario, ripetuta risposta ad uno stimolo da me o dalla mercenaria non colto, si stava rivelando essere negativamente fondamentale, proibendomi qualsivoglia speranza di guadagnarmi quiete, serenità, pace.

« Se desideri chiedermi cosa stia accadendo, non farlo. » mi consiglio la donna guerriero, scuotendo il capo e prendendo una decisione in risoluzione alla mia evidente stasi, nel retrocedere ulteriormente inoltrandosi all'interno della vasta sala « Come l'altra anche questa domanda rischierebbe di iniziare a peccare involontariamente in retorica. »

Più incosciente che consapevole, venni trascinata psicologicamente dalla mia compagna nel muovermi attraverso quel nuovo locale, voltandomi ormai per cogliere pienamente ogni dettaglio del medesimo.
Fu così che, pur con ritrosia, inizia ad osservare il quadro esposto al termine della sala, ritrovando in esso, comunque, solo ragioni per ulteriore inquietudine e non speranze di risoluzione delle paure già in me dominanti. Su un lucente tela, infatti, era stato impressa per l'eternità la rappresentazione di un ambiente del tutto similare a quello all'interno del quale noi ci eravamo trovate, proponendo addirittura, nel medesimo, una coppia di camini lungo le pareti laterali, ritratte con una fedeltà a dir poco impressionante: il fuoco, pur intrappolato nella propria immagine da quei colori, sembrava guizzare realmente all'interno di tali focolari, probabilmente solo in conseguenza di qualche bizzarro gioco di luce prodotto dalle autentiche fiamme ad esso esterne, ma ugualmente capace, per questo, di affascinare e spaventare. Differentemente dalla sala da noi occupata, comunque, quella che l'ignoto artista aveva voluto illustrare, non si proponeva vuota quanto, in assoluta contrapposizione, colma di molteplici attività, vedendo numerosi protagonisti e comparse intrattenersi attorno ad una lunga tavolata riccamente imbandita, nello stile di un lussuoso pranzo di corte. Nuovamente allarmante, però, sarebbe stato cercare di soffermarsi sulle figure dei partecipanti a tale convivio, dove, per molteplici ragioni diverse, alcuna fra esse si sarebbe potuta definire riconoscibile allo sguardo di uno spettatore esterno: quasi fosse loro stata negata una propria identità, quelli che comunque si sarebbero ipotizzati essere uomini e donne, vestiti con abiti di varia foggia, celavano i propri volti, chi perché girato in un senso non favorevole; chi perché oscurato dietro ad una mano o ad un calice sollevati tutt'altro che casualmente; chi perché, ancora, immerso in un ombra proiettata proprio in tale direzione. Solo una personalità, un'immagine, risultava essere effettivamente chiara in simile confusione, emergendo dalla folla e stagliandosi sopra la stessa in una posizione d'onore, seduto al vertice della tavola su uno scanno signorile e, in questo, presentandosi evidentemente quale l'anfitrione di tanto fasto: anche di egli, però, sarebbe forse stato meglio non essere in grado di cogliere alcun particolare, neppur minimo, dove assolutamente lontano da ogni forma di umanità esso sarebbe potuto essere considerato, apparizione a dir poco mostruosa e tutt'altro che beneaugurante.
Apprezzata meglio, ammesso che tale termine possa essere indicato in questo particolare frangente, la proposta concessa dal quadro, mi distrassi immediatamente e volontariamente dal medesimo, quasi nel timore che una di quelle immagini potesse concretizzarsi solo in conseguenza dell'attenzione ad esse dimostrata.

« Chissà quanto potrebbe valere… » commentò Midda, sorridendo ed ammiccando nella mia direzione « Non è un'opera che si vede tutti i giorni in giro. »
« C-cosa vorresti dire?! » tentennai, non desiderando comprendere il concetto da lei espresso.
« Esattamente quello che ho detto. » confermò ella, abbassando appena la propria guardia nell'accettare l'evidenza della nostra solitudine in quell'ampio spazio « D'accordo che ci siamo perse, ma ignorare completamente la possibilità di racimolare un po' d'oro in conseguenza di tutto questo non mi sembrerebbe salutare… »
« Considerami una sempliciotta, ma in questo momento il mio solo desiderio sarebbe quello di riguadagnare la libertà, dove è evidente che non possiamo esserci semplicemente smarrite. » replicai, scandalizzata dal discorso proposto.

Nessun commento: