11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 3 luglio 2013

1990


Mantenendosi fedele alla politica che, sino a quel momento, l’aveva veduta non opporre resistenza fisica al nipote, nel ritrovarsi a essere, allora, indubbiamente certa di quanto quel momento avrebbe avuto a doversi considerare qual il peggiore per ipotizzare una qualunque ribellione, fosse anche e soltanto per il numero sempre crescente di avversari che avrebbero avuto esitazione a sterminarli tutti quanti al minimo segnale di problemi, di difficoltà nella loro gestione; la donna guerriero seguì l’invito a lei destinato e, con lentezza, con calma assoluta, si risollevò da terra, lasciando le braccia quietamente distese ai propri fianchi, lungo il proprio corpo, per non offrire, in ciò, il benché minimo margine di fraintendimento nel merito delle proprie intenzioni. Sebbene ella, infatti e ormai, non avesse più una mano in nero metallo dai rossi riflessi, animata in grazia a un’oscura stregoneria, che potesse esserle d’aiuto e di supporto in quel particolare frangente, dimostrando, al contrario, soltanto un baratro oscuro là dove, in un’epoca ormai quasi dimenticata, aveva albergato la sua estremità destra, prima di esserle amputata, insieme all’intero avambraccio, sin sotto al gomito, per un’immeritata condanna per pirateria, confusa quale ella si era ritrovata a essere con la sua gemella; tutt’altro che inerme sarebbe stata inevitabilmente giudicata dai propri potenziali boia, soprattutto laddove ella stessa non avrebbe mai potuto egualmente considerarsi priva di speranze, priva di possibilità, seppur in tal modo circondata, seppur così, ipoteticamente, privata di ogni possibilità di ribellione. Perché anche in quella condizione, anche in quella situazione, ella aveva avuto modo di elaborare più di una mezza dozzina di strategie alternative grazie alle quali essere certa di potersi non soltanto liberare, ma anche rimpossessare della propria arma e, repentinamente, condannare a morte il nipote traditore; possibilità che, sommate a tutte le altre soluzioni giudicate non parimenti infallibili, le avrebbero concesso non meno due dozzine di tattiche di evasione nelle quali potersi impegnare per tutelare il proprio diritto a esistere, la propria libertà di esistere e di esistere per quanto ella allora era, era sempre stata e, sino al proprio ultimo respiro, sino all’ultimo alito di vita, avrebbe continuato a essere, indifferente a quanto, diversamente, avrebbero potuto giudicare uomini e dei.
Nella saggezza propria della veterana di guerra; nell’esperienza di chi aveva combattuto in più battaglie di quante alcuno avrebbe potuto immaginare potesse essere possibile impegnarsi; nella capacità di attendere caratteristica di quell’anzianità che, proprio malgrado, ormai difficilmente avrebbe potuto negare essere propria, dall’alto di quasi quattro decadi di vita; tuttavia, la Campionessa di Kriarya era perfettamente consapevole di quanto avrebbe dovuto essere riconosciuto un momento ideale per combattere così come uno perfetto per temporeggiare, rimandando a un momento migliore, a una diversa occasione, la possibilità di predominare su ogni proprio avversario, su ogni proprio nemico. E quello per loro attuale, non avrebbe mai dovuto essere considerato nella prima alternativa, parte della prima ipotesi, benché ella, figlia del mare, avrebbe istintivamente preferito farsi ammazzare in luogo ad arrendersi a un gruppo di predoni, a una ciurma di pirati quali quelli a cui, in quel frangente, si stava volontariamente consegnando.

« E di loro… cosa ne facciamo?! » questionò uno dei nuovi giunti, il quale, sciabola in pugno, appariva trasparentemente desideroso di poter versare un tributo di sangue in onore della propria causa, forse e addirittura della propria isola, di Rogautt, la quale, allora eletta a una sorta di empia divinità, non avrebbe potuto restare indifferente alla possibilità di un simile sacrificio, di un tale olocausto, immolato sull’ara del proprio stesso culto.
« Traduceteli in cella, là dove sono già stati tutti rinchiusi lo scorso anno. » comandò Leas, palesando un interesse diverso da quello promosso da parte degli interlocutori, e volto, prima implicitamente e, subito dopo, esplicitamente, alla conservazione in vita, e in salute, di quel gruppo di dieci, utile garanzia al mantenimento di un certo controllo, di una ineluttabile influenza, sulla loro più importante prigioniera « Fino a quando le loro vite saranno conservate, ed alcun male verrà loro addotto, mia… zia non avrà ragioni di ribellarsi. In caso contrario, nessuno di noi, per quanto armato, potrà mai dirsi realmente al sicuro da lei e dalla sua ira. »

Ineluttabile soddisfazione, a quelle parole, dominò per un istante il cuore della mercenaria dagli occhi color ghiaccio, la quale fu più che lieta di verificare quanto, malgrado tutto, il giovane avesse compreso qualcosa di lei e di quanto pericoloso avrebbe potuto significare riservarle torto. Inesplicabile, tuttavia, in tale contesto, sarebbe rimasta una qualsivoglia analisi nel merito delle ragioni che potevano averlo spinto a compiere, a propria volta, un gesto tanto stolido quale quello del quale, in quel frangente, si era riservato incauta possibilità, quasi il tradimento del quale, comunque, si era macchiato, non avesse rappresentato, al suo sguardo, una ragione utile ad alimentarne le ire e, soprattutto, la bramosia di vendetta. Non, quantomeno, nei termini per ovviare ai quali egli aveva appena diffidato i propri compagni a riservarsi qualche pericoloso gesto a discapito dei loro prigionieri.

« Se pensi davvero che attenderemo quieti il momento in cui decidete di trucidarci, come bestie ignave condotte al macello, ti sbagli.. e ti sbagli di grosso, figlio d’una cagna che non sei altro… » ringhiò, comunque, per tutta replica, capitan Noal, dimostrando tutta la propria più viva contrarietà alla prospettiva loro promessa, a quella sorte che era stata comunque loro garantita, nell’assenza di altre possibilità, di altre soluzioni al di fuori di quella più tragica e, purtroppo, irreversibile, nelle parole da lui stesso scelte, ove necessario, apertamente espressa.

E come se, quella medesima affermazione, avesse avuto a doversi riconoscere quale un segnale concordato con i propri compagni, con i propri fratelli e le proprie sorelle, nell’annovero dei quali, giunti a quel punto, sarebbero necessariamente stati conteggiati anche Be’Sihl, Seem, Howe e Be’Wahr, per quanto non propriamente membri del suo equipaggio; tutti e dieci i sodali della Figlia di Marr’Mahew, pur ancora tenuta sotto la minaccia rappresentata dalla propria stessa spada, reagirono all’istante, muovendosi all’unisono per estrarre le proprie armi, ove riposte, e dispiegarsi in postura utile alla battaglia e, se si fosse reso necessario, anche all’ultima battaglia, alla lotta nella quale forse sarebbero egualmente e ineluttabilmente morti, ma, quantomeno, salendo in gloria ai propri dei con la consapevolezza di essersi guadagnati di diritto il loro rispetto, nell’aver affrontato l’ultima ora con coraggio, determinazione e forza, senza permettere ad alcuno di piegarli.
Un sacrificio, un martirio, il loro, che, comunque, non soltanto Leas Tresand offrì dimostrazione di non essere disposto a tollerare, quanto e ancor più anche la stessa Midda Bontor, la quale, soltanto per loro, scelse di concedersi una nuova possibilità di intervento, nella sola, ben scandita, volontà di richiamarli all’ordine e di ottenere, da parte loro, la dimostrazione di quanto tutta la fiducia sino a quel momento promessale non avrebbe avuto a doversi considerare mera chiacchiera…

« Fermatevi! » pretese, per la prima volta apertamente, non essendo, prima, intervenuta nel difendere una possibilità ancor prima di un’altra, un’ipotesi a discapito di un’altra, né richiedendo loro di impugnare le armi e di combattere per lei, con lei, e neppure invitandoli, altresì, a una estemporanea, spiacevole e pur necessaria, resa, qual, altresì, domandò allora « Morire qui, ora, non vedranno vendicati Ja’Nihr, Salge o Berah… né, tantomeno, tutti gli altri che, per colpa di mia sorella, se non, addirittura, per mano di mia sorella, sono stati crudelmente assassinati. Al contrario: sarà soltanto un modo per sottrarsi alla vera battaglia… e, con essa, al momento in cui, realmente, le loro inquiete anime invocanti soddisfazione, saranno finalmente accontentate, placate nel sangue di chi, realmente, ha definito la loro prematura dipartita. » dichiarò, con tono di voce fermo, autorevole ancor prima che autoritario, in conseguenza al proprio straordinario carisma che alcuno, non fra i suoi nemici, né tantomeno fra i suoi amici, le avrebbe mai negato di possedere « Quindi... fermatevi! »


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