11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 21 luglio 2013

2008


Tale, del resto, era sempre stata, e per sempre sarebbe stata, Midda Bontor, colei che tanti straordinari e altisonanti appellativi era stata in grado di conquistare, e di conquistare con la forza delle proprie azioni, con l’audacia delle proprie scelte e con la fermezza del proprio spirito: una donna guerriero. E in quanto tale, in quanto ciò che di più vicino avrebbe mai potuto esistere a un’incarnazione in umane proporzioni della Guerra, quale principio assoluto ancor prima che semplice e distruttivo evento; ella non avrebbe mai potuto concedersi di restare in balia delle proprie emozioni, dei propri sentimenti, in misura tale da vederla offerta in sciocco sacrificio alla sconfitta. Al contrario, in lei, per lei, anche le emozioni peggiori, anche gli orrori più intimi e desolanti, non avrebbero potuto fare altro che spronarla a combattere, e a combattere con ancor maggiore energia rispetto a quanto non avesse eventualmente compiuto sino a quel momento, traducendo tanto la propria paura, quanto la propria ira, la propria depressione così come la propria isteria, non in semplici pianti o grida, quanto e piuttosto in urla di battaglia, e in gesti concreti, reali e assoluti nel confronto con i quali alcuno, né uomo, né donna, né mortale, né immortale, avrebbe potuto pur vagamente rendere propria l’illusione di una qualche possibilità di salvezza, di trionfo, di imposizione al di sopra della morte che, altresì, ineluttabile, sarebbe sopraggiunta, spazzandoli senza pietà, senza permettere loro maggiore prospettiva di futuro di quanto non avrebbe potuto essere offerta dall’infuriare della più terrificante tempesta che mai angolo di mare avesse conosciuto.
Che ella non fosse, in quel momento, in quel particolare frangente, lieta di quanto scoperto; che ella non fosse soddisfatta alla rivelazione offerta da Be’Sihl, e tale non soltanto da annunciare quanto la morte del proprio sposo non fosse effettivamente sopraggiunta, così come inizialmente creduto e pur, successivamente, già non più concretamente sperata qual tale, quanto e ancor peggio che questi fosse sopravvissuto in lui, in modi e dinamiche ancor da chiarire, e pur tali da comprovare un’omertosa omissione da parte del proprio amato nei suoi riguardi, uno sgradevole silenzio da parte sua, sicuramente derivante dalla consapevolezza di quanto tutto ciò non l’avrebbe mai appagata; che ella avrebbe preferito poter rinnegare troppi punti fermi della propria esistenza in quegli ultimi anni, in maniera tale da potersi permettere, impassibilmente, di riscriverla a proprio piacimento; avrebbe dovuto essere considerato tragicamente vero, irosamente vero, tristemente vero. Ma che, malgrado tutto ciò, ella non avrebbe, ancora una volta, dovuto essere considerata qual già sconfitta, già vinta, già abbattuta, non dal fato, non tantomeno dalle proprie emozioni, dai propri sentimenti, per quanto forti e disorientanti; avrebbe dovuto essere considerato altrettanto vero, altrettanto concreto e concreto almeno quanto sarebbe risultato il suo desio, allora, di porre quanto prima la parola fine a quel folle conflitto, a quella battaglia nella quale ogni pur minimo senso di raziocinio sembrava, istante dopo istante, sempre più smarrito, sempre più perduto.
E soltanto folle, del resto, non avrebbe che potuto essere considerata quella situazione: non soltanto al suo sguardo, quanto e ancor più allo sguardo di chiunque a lei circostante, di chiunque fosse lì, in quel frangente, realmente consapevole di quanto stesse accadendo, e di chi avessero a doversi riconoscere, alla luce anche di quell’ultima evoluzione, i principali soggetti protagonisti di quel conflitto. Perché se pur, in apparenza, lo scontro null’altri era che fra due sorelle gemelle, qual conclusione di una vita intera spesa in un’orrenda faida che le aveva viste poste l’una qual avversaria dell’altra; al di là della mera evidenza, di una tanto superficiale analisi, non di meno immediato sarebbe stato cogliere quanto, allora, in lotta, fossero anche l’empio spirito di una sovrana defunta da secoli e un mostro osceno da lei evocato, in contrasto al figlio semidivino di questa e alla sua non voluta sposa. E il fatto che una delle due gemelle fosse anche la suddetta regina, suocera dell’altra; nonché il fatto che il semidio fosse anche l’amante della propria stessa sposa; non avrebbe certamente contribuito a rendere il tutto più lineare, più comprensibile e più apprezzabile. Al contrario.

« Fratellone… » sussurrò Be’Wahr verso il proprio amico di sempre, al suo fianco anche in quel momento, in quella che avrebbe potuto essere la loro ultima ora, così come erano stati, l’uno per l’altro, nel corso di una vita intera, in tante, forse troppe battaglie, per poter essere elencate in maniera esaustiva « Mi canzonerai per il resto della mia esistenza se ora ammetto di essere leggermente confuso…? »
« Ti sorprenderò… ma no. Per questa volta non credo proprio… » negò Howe, scuotendo appena il capo ornato da lunghe e sottili trecce, identiche a quelle di ogni altro shar’tiagho lì nelle circostanze, a partire da uno dei tre protagonisti principali di quella faccenda, di quella questione per così come alfine evolutasi.

Proprio questi, Be’Sihl Ahvn-Qa, nel mentre di quelle stesse parole, di quel commento a margine scambiato fra i due fratelli mercenari, era appena intervenuto nella necessità di arginare l’attacco proposto dal vicario nel contempo in cui Nissa aveva scagliato, a discapito della propria amata, quel nuovo, potenzialmente letale, flusso di nera energia che, tuttavia e fortunatamente, non aveva avuto occasione di giungere a segno, di colpire il proprio obiettivo per così come, sicuramente, desiderato.
E sebbene, in grazia alla propria immunità di sangue, al proprio vincolo di parentela con la propria mai amata genitrice, Desmair non avrebbe mai potuto essere ferito o, tantomeno, ucciso in conseguenza a una qualche offensiva di primo-fra-tre; questi non parve minimamente interessato alla vanità dei propri attacchi, alla futilità dei propri sforzi, laddove, invero, non vennero mai indirizzati direttamente verso il locandiere, quanto e piuttosto verso gli altri nove della Jol’Ange, in difesa ai quali, puntualmente, egli intervenne, scudo umano fra loro e il potere che avrebbe potuto distruggerli, annichilirli sino alla propria più profonda e intima essenza…

« Be’S… » esitò la Campionessa di Kriarya, incerta persino con che nome potersi rivolgere effettivamente a lui, avvertendolo ancora quale il proprio compagno, il proprio amante e, ciò non di meno, non potendo ignorare quanto palese innanzi al proprio sguardo, la destrezza e la sicurezza con la quale egli stava vanificando ogni sforzo del vicario, in termini che non avrebbero mai potuto essere propri dello stesso uomo del quale si era innamorata, e che di lei si era innamorato, attendendo da lei una qualche decisione per quindici lunghi anni.
« Non preoccuparti per noi… » replicò l’uomo, lasciando temere, per un fugace istante, che l’utilizzo di quella particolare declinazione al plurale avesse a doversi intendere nella stessa misura in cui era a considerarsi la follia di Nissa e delle sue alleate, salvo intendere, un attimo dopo, come invece avesse a doversi considerare in riferimento all’intero gruppo dei propri primi dieci alleati, di coloro che, accanto a lei, si erano schierati nel lungo tragitto che aveva visto la Jol’Ange giungere, alfine, a Rogautt « Grazie a… tuo marito, posso fronteggiare senza problemi quella testa volante. Tu preoccupati soltanto di Nissa! »

Sicuramente, in un momento futuro, ammettendone l’esistenza, Midda e Be’Sihl avrebbero avuto molto di cui parlare nel merito del terzo incomodo rappresentato da Desmair e, soprattutto, del rapporto che questi aveva instaurato con lui.
Ciò non di meno, in quel momento, egli aveva ragione. E lasciarsi dominare da emozioni adolescenziali di tradimento e di sfiducia, in un tanto pericoloso frangente, non soltanto avrebbe dimostrato da parte sua una totale assenza di professionalità ma, ciò non di meno, avrebbe potuto quietamente compromettere l’esito di quel conflitto, di quella battaglia che, nella presenza alleata di un potere inatteso quale quello del crudele sposo, nemico della propria nemica, avrebbe potuto rendere propria una svolta indubbiamente più positiva, e, speranzosamente, volta a un numero inferiore di perdite, sul loro fronte, rispetto a quanto non fosse stata tristemente costretta a porre in preventivo.
Così, sforzandosi per offrire il proprio miglior volto al peggior giuoco al quale, proprio malgrado, avrebbe potuto rammentarsi di aver mai partecipato, la Figlia di Marr’Mahew si costrinse allora a rialzarsi dal suolo, là dove si era proiettata per sfuggire all’aggressione della propria gemella, e a tornare a prendere in esame il contesto a sé circostante con occhio tattico, nella volontà di trovare il modo per ribaltare la situazione e costringere la propri antagonista a impegnarsi in termini difensivi non di meno di quanto, sino ad allora, non si fosse impegnata in quelli offensivi.


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