11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 22 luglio 2013

2009


Per quanto l’ingresso in scena di quel nuovo, potente pezzo, all’interno della loro già complicata partita, avrebbe potuto suggerire alla sovrana di Rogautt ottime ragioni per cedere all’ira, inveendo non soltanto in contrasto alla propria gemella, o nuora che dir si volesse, ma anche nei confronti del suo amante, o marito e per lei figlio, nell’aver questi apparentemente reso del tutto inutile, fine a se stesso, l’intervento del proprio vicario, del potente primo-fra-tre lì ridotto a una semplice macchietta, a una figura a contorno della scena laddove avrebbe potuto esserne il protagonista principale; da parte della stessa Nissa, o Anmel, od Oscura Mietitrice, secondo le proprie preferenze, tutto ciò non diede adito ad alcun genere di sconforto né, banalmente, ad alcuna palese dimostrazione di disapprovazione e condanna, dimostrando di preferire, a differenza rispetto alla controparte, accogliere quell’evento, quella rivelazione, quale qualcosa di pur atteso, annunciato, previsto, in misura tale da non riservarsi dubbi su se ciò fosse accaduto, a su quando, altresì, ciò sarebbe accaduto. Un quando che, allora, non avrebbe più riservato alcuna possibilità di sorpresa, non si sarebbe più dimostrata qual un’incognita, offrendole in tutto ciò, altresì, occasione per elaborare l’accadimento e comprendere il modo in cui, meglio, avrebbe potuto renderlo ininfluente nel confronto con il conflitto in corso.
A vantaggio della regina, infatti e senza particolare possibilità di sconvolgente e inattesa epifania, avrebbero potuto essere lì evocati ben altri due vicari, altri due alleati ancor più forti e potenti, ove possibile, anche nel confronto con primo-fra-tre. Ciò non di meno, per quanto, tali risorse non fossero mai state impiegate in contrasto alla sorella o ai suoi alleati, riservando qual proprio, quantomeno, un certo… possibile fattore sorpresa; l’utilità che sarebbero stati in grado di rendere propria, nel porre sfida diretta contro la donna guerriero o il suo compagno, sarebbe comunque stata nulla, nel non poter riservare qual propria alcuna particolare speranza di successo superiore a quella del loro, minore, compagno. Soltanto vano, in simile analisi, sarebbe stato quindi qualunque eventuale impiego di tanto potenti risorse in un simile contesto, in una tale situazione, anche e soltanto nell’ipotesi di poter, per loro tramite, sterminare tutti gli altri alleati, e amici, della coppia.
Per propria fortuna, e per palese disgrazia dei propri antagonisti, un altro potere, un’altra capacità le era sempre stata propria, persino nei lunghi anni in cui, Anmel e l’Oscura Mietitrice, erano restate intrappolate all’interno di quel diadema maledetto allor indossato e sfoggiato da parte di Nissa Bontor. Un potere di natura negromantica che, a partire dal luogo ove il diadema era stato sepolto, era stato nascosto e protetto agli occhi del mondo al fine di ovviare all’eventualità di un possibile ritorno di quell’empia sovrana, figlia dell’ultimo dei faraoni di Shar’Tiagh, aveva avuto modo di diffondersi sulle terre circostanti, avvelenandole nella propria più intima natura, per così come anche pocanzi rammentato da El’Abeb. E quella che, in un lontano passato, era stata una laguna florida, piena di vita, vegetale e animale, in cui sarebbe stato sufficiente gettare un amo legato a una lenza anche senza alcuna esca per riuscire a pescare un esemplare da non meno di due piedi di lunghezza; per causa sua, per effetto della sua negativa influenza, si era tramutata in un’orrida palude, un luogo non soltanto malsano ma, esplicitamente, malato, all’interno del quale soltanto terrificanti mostri avrebbero potuto sperare di prosperare, fra schiere di non morti continuamente alimentate da qualunque malcapitato che, a quel territorio, ai confini di Grykoo, avesse avuto la sciagurata idea di offrire sfida.
Ma se tanto terrificante avrebbe dovuto essere riconosciuto il suo potere in quegli anni, in quei secoli nei quali ella era rimasta sopita; quanto e ancor più temibile avrebbe dovuto essere valutato ciò che Anmel Mal Toise avrebbe allora potuto compiere ove pienamente cosciente di sé e del mondo a sé circostante?

« L’inutile aborto che si vanta di essere nostro figlio può anche arginare il potere del nostro vicario, impedendogli di cancellare subitaneamente l’esistenza dei tuoi amici dal piano stesso della realtà… » ammise, ritrovando voce e riconoscendo loro quel piccolo successo, quell’occasione da loro in tal modo conquistata « Ciò non di meno, la medesima interdizione che protegge entrambi voi, immeritatamente, dai poteri del primo-fra-tre, non vi preserverà dall’assalto degli uomini e delle donne che hanno giurato di proteggerci, in vita così come in morte… »
« … Thyres… » gemette la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, ben comprendendo a cosa l’altra potesse star offrendo in ciò riferimento e, subito, voltandosi verso il gruppo dei dieci per cercare di porli in guardia dai cadaveri che avevano accumulato attorno a loro, al momento della loro ribellione « … zombie! » gridò, minimizzando il proprio avvertimento entro la più semplice sequenza di sillabe che mai sarebbe stata in grado di comporre attorno a quel tema, nel merito di quella minaccia.
« … e siamo pronte a scommettere che nostro figlio Desmair, nel suo nuovo corpo, non potrà vantare la medesima invulnerabilità che lo ha da sempre contraddistinto. » soggiunse la regina, prima di risollevare in posizione verticale il proprio scettro, il proprio tridente, spingendolo poi, con foga, a impattare al suolo con l’estremità inferiore della propria asta, in un gesto indubbiamente plateale e che, ciò non di meno, vide diffondersi, svilupparsi, da tale punto d’impatto, un’onda di straordinaria energia che, istante dopo istante, si allargò sempre più, non dissimile dagli effetti di un sasso gettato all’interno della placida acqua di una pozza, coinvolgendo nel proprio potere, nella propria negromantica forza, tutti i cadaveri che lì attorno erano già stati accumulati nella feroce rivolta degli uomini fedeli a El’Abeb « Non è forse vero?! » concluse, con un sorriso trasparente di malvagia soddisfazione, già volto a pregustare quanto, allora, sarebbe accaduto.

Scossi nel loro riposo, soltanto sperato qual eterno, coloro che, fra i pirati di Rogautt, erano caduti vittime della congiura ordita da Midda Bontor e dal suo potente alleato El’Abeb, che entro le fila di quei predoni e assassini, di quei razziatori e tagliagole, aveva infiltrato i propri rinnegati, oltre a se stesso e alla propria amata Shu-La; iniziarono a rianimarsi, lentamente ma inesorabilmente, riportati indietro, in un’illusione di vita che pur mai avrebbe potuto definirsi qual tale, benché egualmente lontana anche dalla morte, dal potere della loro sovrana. E per quanto gravi avessero potuto essere le ferite che li aveva veduti condannati, non soltanto ventri squartati o teste spaccate, ma addirittura capi decollati o arti mutilati, tutti loro si iniziarono a muovere ubbidendo al silenzioso richiamo della propria regina, di colei che a tale oscena esistenza di aveva convocati, camminando, chi ancor in grado di farlo, o strisciando, altrimenti, verso coloro riconosciuti quali propri antagonisti, non soltanto in riferimento alla stessa Midda e ai dieci della Jol’Ange, ma anche, nella piazza lì circostante, sui tetti lì attorno e nelle vie attigue, rivolgendosi in direzione di qualunque uomo o donna che non a Nissa Bontor e a Rogautt aveva realmente destinato la propria fedeltà, il proprio impegno di vita.
Ma dove anche, la piaga della negromanzia, in ogni propria accezione, avrebbe dovuto essere riconosciuta, nella loro realtà quotidiana, in ogni società di quell’angolo di mondo e, probabilmente, del mondo intero, qual parte concreta e attiva, tale da obbligare in qualsiasi rito, in qualunque tradizione, la cremazione dei morti qual unica soluzione certa al fine di assicurare loro imperitura possibilità di quiete, quantomeno oltre la vita così come, probabilmente, non era stata loro concessa in vita; tale confidenza, simile quieta possibilità di confronto con tanto orrore, non avrebbe in alcun modo reso più semplice, banale o scontato quel confronto, quella sfida, non laddove, purtroppo, alcuna arma, alcuna lama, mazza o dardo, a prescindere da quale materiale l’avrebbe mai costituita, avrebbe potuto sperare di rendere propria una qualunque possibilità di supremazia su chi non più in vita, neppure impegnandosi nel ridurlo nei più piccoli frammenti immaginabili. Perché fosse stata loro negata non soltanto la testa, ma anche qualunque altro arto, ciò non di meno essi avrebbero continuato a muoversi, avrebbero continuato ad avanzare, trascinando ogni propria singola parte con le unghie e con i denti, se necessario, fino a quando non fosse intervenuta l’azione purificatrice del fuoco a consumarne ogni forma, ogni singola traccia, ovviando alla loro minaccia e, ciò non di meno, restituendo loro la pace negata, in una soluzione che, purtroppo, non sarebbe stata allora attuabile da parte di alcuno fra i compagni della Figlia di Marr’Mahew, a meno di non voler offrire alle fiamme l’intera isola, sacrificando in tal senso anche le proprie stesse vite.


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