11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 12 luglio 2013

1999


Amiche, patite la mia sorte?
Temete questo mio triste fato,
questo mio futuro desolato?
Amici, piangete la mia morte?
Voi che tanto m'avete amato,
per me in guerra siete andati
e a macabra fine preparati...
voi che mai m'avete lasciato,
qual complici, compagni, alleati,
siete tristi per la conclusione
di questa nostra letale missione,
a cui, purtroppo, siamo arrivati?

Sorelle, rifiutate l'afflizione!
Vi prego, or dovete ascoltare,
affinché non vi possa dominare
di morte alcuna disperazione;
e non vi abbia a subordinare,
del mio destino alcun terrore,
della mia pelle letal biancore,
dopo la mia fine a piegare.
Poiché, al più, solamente furore,
sarà dal mio spirto perdonato,
dalle mie ossa giustificato,
nel desio del sangue il sapore.

Fratelli, possa esser vendicato
questo mio sacrificio amaro!
Che io possa esser monito, faro,
per colui che, dopo me, sarà nato.
Affinché resti per sempre chiaro,
non alla più insensata violenza,
né alla più cieca prepotenza,
ho ceduto vita a prezzo caro,   
nell'esser privato d'ogni clemenza,
alfine costretto a rinunciare,
in questo momento ad abiurare,
innanzi voi tutti la presenza.

E che il mondo possa ricordare,
come in un giorno di primavera,
d'una vita migliore, la chimera,
con me qui non muore, non scompare.
Perché, se pur in ingrata maniera
mia voce è stata soffocata,
la sua coraggiosa ambasciata,
come una sventolante bandiera,
non potrà mai esser arrestata.
E chiunque, nella mia memoria,
racconterà un giorno questa storia,
negherà che sia dimenticata.

Non, però, per ricercar vana gloria,
spero che il nome mio persista,
che il ricordo domani resista;
non per semplice e stolida boria,
vi chiedo che il messaggio sussista,
anche al mio ultimo saluto,
prima che io sia alfin caduto;
ma perché nostra lotta non desista:
ch'io non sia stato abbattuto,
come, a lunga caccia terminata,
rabbiosa bestia alfin catturata,
senza compito aver adempiuto.

Che questa canzone sia cantata,
nel caldo dell'estate, in inverno,
oggi, e ancor dopo, in eterno,
finché guerra non sarà terminata.
E che non sia amore materno,
la tua avanzata a frenare,
tua giusta ira a moderare;
che non sia rimprovero paterno,
la tua lotta di ragion privare;
non finché resterà un po' di voce,
per gridare, con impeto feroce,
che libertà non ti potran levare!

Amor mio, che, in modo atroce,
ora soffri nel vedermi perire,
finanche a sentirti di morire;
ti chiedo d'essermi portavoce
e il mio sogno di accudire,
affinché nulla sia stato vano.
E benché il giorno sembri lontano,
benché ogni forza sembri svanire;
il tuo sentimento partigiano,
a paura arrendersi non abbia,
ma con dura, intransigente rabbia,
per te sia l'unico talismano.



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