11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 17 luglio 2013

2004


Il rapporto fra Midda e colui che, in quegli ultimi anni, aveva iniziato a farsi chiamare El’Abeb, aveva avuto inizio circa dieci anni prima, nello stesso periodo in cui, per cercare una qualche unità di paragone, era iniziato quello fra lei stessa e la dolce Camne Marge, un rapporto che, oggettivamente, non era riuscito a essere nella stessa misura in cui ella avrebbe probabilmente preferito riuscisse, né, tantomeno, era stato in grado di riservare loro maggiore possibilità di relazione rispetto a quanto, nel corso di quegli ultimi anni, non ne fosse stato concesso alla mercenaria e all’uomo con la faccia di scheletro.
In quell’epoca, la Figlia di Marr’Mahew ancor non conosciuta con tale soprannome, aveva appena fatto ritorno in Kriarya da una pericolosa e movimentata missione all’interno della palude di Grykoo, la stessa pocanzi citata da El’Abeb, dalle profondità della quale aveva salvato l’allora fanciulla Camne, vittima designata di un empio culto a diversi dei minori, fra cui, manco a dirlo, lo stesso Kah che, anni dopo, ella avrebbe ucciso. In tal contesto, per mera fatalità, le due donne avevano allora incrociato il cammino di un giovane mercenario tranitha, un guercio che, complice un indulgere eccessivo nei piaceri dell’alcool, si era spinto a sfidare la mercenaria dagli occhi di ghiaccio senza alcuna possibilità di sopravviverle. Sola sua fortuna, in tutto ciò, fu il disinteresse da parte della stessa a pretendere la sua vita qual tributo per l’offesa subita, limitandosi, semplicemente, a batterlo senza, tuttavia, ferirlo, se non nel proprio orgoglio. Solo il giorno seguente, comunque, il guercio aveva avuto modo di ricambiarle il favore, nel momento in cui ella, precipitata dal tetto di un edificio qual conseguenza di un dardo che l’aveva colpita a tradimento, avrebbe potuto finire facilmente preda di qualunque tagliagole della città del peccato: egli, malgrado quanto fosse accaduto, o forse proprio per quanto era accaduto, scelse allora di raccoglierla da terra e di ricondurla dall’unico uomo che, sapeva, si sarebbe preso cura di lei… Be’Sihl Ahvn-Qa. I giorni a seguire, per la donna, non erano stati fra i più semplici, proprio malgrado vittima di una brutta infezione che l’aveva vista danzare, non poco, con la morte. Tuttavia, alla fine ella era sopravvissuta e, accanto a Be’Sihl, al suo capezzale, aveva trovato un giovanissimo garzone di nome Seem, che di lì a qualche tempo le avrebbe chiesto la possibilità di divenire suo scudiero, e lo stesso guercio tranitha, candidatosi in tal modo qual suo alleato.
La collaborazione con il guercio, tuttavia, si dimostrò meno proficua e duratura di quanto, dopo circa un anno, avrebbe iniziato a essere quella con Howe e Be’Wahr: a dividerli, infatti, fu una spiacevole differenza di opinioni nel corso di una battaglia contro uno schieramento della Confraternita del Tramonto, un’associazione di mercenari desiderosa di estendere il proprio dominio anche sulla caotica Kriarya, l’unico baluardo in cui, ancora, era possibile esercitare tale professione senza essere costretti a unirsi a loro. In tale battaglia, però, Midda Bontor era stata allora trascinata contro la propria volontà, ragione per la quale, non appena le venne offerta occasione di ottenere quanto desiderato, la liberazione di Camne, nel contempo rapita dalla stessa Confraternita, ella si disimpegnò dal conflitto, in quello che, allo sguardo del guercio, apparve essere un profondo tradimento.
Poco più di un anno dopo tali eventi, le strade di Midda e del guercio si incrociarono nuovamente all’interno del Cratere, un carcere segreto sito all’interno della Terra di Nessuno, nel quale l’uno era stato trascinato in conseguenza alla sventurata conclusione di quell’infausta battaglia, mentre l’altra era stata condotta in maniera volontaria, benché la consapevolezza di ciò ella avesse evitato bene di condividere con i propri presunti carcerieri. In tale occasione, una giustificabile avversione da parte del guercio aveva reso il loro confronto particolarmente breve e vivacemente combattuto, risolvendo, alfine, la questione con un necessario nulla di fatto. Proprio in tale contesto, per la prima volta, la Figlia di Marr’Mahew, quale ormai aveva iniziato a essere conosciuta, aveva avuto possibilità di incontrare l’ultimo El’Abeb prima del guercio, un vecchio guerriero stanco che, all’interno del Cratere, aveva cercato di dar vita a una comunità degna di essere definita tale, in luogo a disordine violento e primitivo che lì avrebbe altrimenti potuto coinvolgere chiunque, colpevoli e innocenti, fra questi ultimi primi fra tutti i figli del Cratere, coloro che all’interno di quel malsano ambiente tossico erano nati e cresciuti, e avrebbero potuto essere ben riconosciuti da una fondamentale caratteristica della loro pelle… l’assenza di una qualunque pigmentazione, tale da renderli albini. E proprio alcuni figli del Cratere, fra i quali gli stessi figli di El’Abeb, si erano a lui opposti, dando vita, all’interno di quel ristretto ambiente, a una seconda comunità e, con essa, a un’insensata guerra.
Delle ragioni dell’una o dell’altra parte, comunque, alla mercenaria dagli occhi color ghiaccio non era importato particolarmente. E alla prima occasione utile, compiuta la missione per la quale si era inoltrata all’interno di quell’ambiente, si era impegnata anche per uscirne, aprendo involontariamente la via che, di lì a qualche tempo, sarebbe servita anche a tutti gli abitanti del Cratere per evadere a loro volta, dietro la guida di un nuovo El’Abeb… il guercio! Tale, infatti, egli era divenuto succedendo alla morte del precedente e rendendo propria la sua particolare maschera, una maschera stregata che, come anche all’attenzione di Nissa Bontor aveva voluto chiarire, non gli aveva concesso semplicemente l’aspetto caratteristico di El’Abeb, ovviamente attualizzato alla sua struttura fisica e alla sua età, ma anche ogni memoria, ogni reminescenza passata. Un retaggio in grazia al quale il guercio, del quale ella non aveva mai conosciuto il vero nome, era stato allora in grado di rendere proprio un ruolo di condottiero e di patriarca, dando vita a una nazione errante, un popolo senza terra, una colonna di morte, che aveva iniziato a girare in ogni regno di Qahr, alla ricerca della possibilità di una vita libera da tutte quelle regole in conseguenza alle quali ognuno di loro, a modo proprio, era divenuto un reietto.
E proprio con la promessa di offrire, alfine, una terra a quella nazione, un luogo in cui vivere, e vivere liberi, a quel popolo, Midda Bontor era stata in grado di sancire, qualche tempo prima, un’alleanza con El’Abeb. Un’alleanza in conseguenza alla quale egli aveva condotto la propria gente a infiltrarsi all’interno di Rogautt, in previsione del giorno in cui la resa dei conti fosse sopraggiunta e la Figlia di Marr’Mahew, la Campionessa di Kriarya, l’Ucciditrice di Dei, la donna oggettivamente più potente di tutto quell’angolo di mondo, se non del mondo intero, si sarebbe ritrovata costretta a rispettare la parola data e, con essa, a concedere agli uomini e alle donne della colonna di El’Abeb la propria terra promessa, un luogo ove edificare il proprio regno e vivere, alfine, in pace.

« Guercio! » gridò Midda Bontor, abituata a pensare a lui con tale nome e, in quel momento di crisi, ritrovandosi a essere praticamente impossibilitata a riferirsi a lui in altro modo, nel dimostrarsi sinceramente preoccupata per la sua sorte.

Laddove, infatti, pur non potendolo considerare un amico in senso stretto, non avrebbe neppure potuto considerarlo un nemico o un estraneo; ella non avrebbe potuto che ritrovarsi a temere per la sua morte, o per quella della sua amata Shu-La, non di meno di quanto non avrebbe potuto fare per qualunque fra i suoi dieci compagni a bordo della Jol’Ange, benché, tanto per gli uni quanto per gli altri, la responsabilità di quanto stava accadendo avrebbe dovuto essere addebitata unicamente a lei… a lei e alla sua richiesta di aiuto nei loro confronti.
Purtroppo, giunta quale era, propriamente, all’ultimo capitolo, alla sfida finale di quella storia protrattasi eccessivamente a lungo, una guerra durata una vita intera e che, ormai, avrebbe dovuto essere portata a compimento, in un modo o nell’altro; ella non avrebbe potuto fare a meno di richiamare a sé tutte le forze alleate, tutti i possibili amici e, ove necessario, persino i nemici, per cercare di arrivare a una risoluzione e, possibilmente, a una risoluzione positiva per se stessa. Ragione per la quale, fra i molti, ella aveva convocato persino l’intervento di El’Abeb e della sua micidiale colonna, richiedendo loro di agire in quel modo sicuramente pericoloso, in quel compito indubbiamente tutt’altro che banale o privo di rischi, e che pur, alla fine, aveva dimostrato una propria ragionevolezza… una ragionevolezza che, tuttavia, avrebbe allora potuto costare la vita allo stesso condottiero con il volto da scheletro.


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