11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 7 luglio 2013

1994


« A questo, pertanto, siamo giunte? » domandò la Campionessa di Kriarya, per tutta replica, non sforzandosi di celare il proprio più vivo disappunto per quanto in tal modo dimostratosi palesemente, per quella che la propria gemella, sicuramente, avrebbe considerato al pari di una mirabolante ascesa e che, diversamente, ella avrebbe finito per riconoscere soltanto qual una terrificante discesa, discesa in un oscuro precipizio dal quale, a quel punto, difficile sarebbe stato riemergere « Sei sicura di volere che questo nostro giuoco sia quindi condotto a carte scoperte, senza più alcuna mistificazione, senza più inganni dietro i quali celare la sola e reale essenza delle cose? »
« Gli inganni sono di conforto soltanto per chi, pur conscio di un torto, desidera negarlo alla propria mente e al proprio cuore, nascondendolo dietro a un pur fragile inganno, a una promessa destinata, presto o tardi, a infrangersi nel confronto con l’evidenza della realtà. » argomentò la triplice avversaria della mercenaria, scuotendo appena il capo a severo diniego delle posizioni lì appena assunte dalla propria interlocutrice, a giusta condanna di quanto da lei, ancora una volta e malgrado tutto, apparentemente difesa qual una giusta via di condotta, utile soltanto a lasciarne trasparire il vile carattere che pur il mondo ancora ignorava e l’esistenza del quale, proprio malgrado, ella aveva avuto occasione di scoprire molti, troppi anni indietro, quand’ancora bambina, quand’ancora innocente, divenuta vittima di tutto ciò « Purtroppo, però, malgrado siano passati quasi trent’anni da quell’infausta notte, è evidente quanto, in te, nulla sia cambiato, nulla sia mutato, se queste sono le sole argomentazioni che ritieni giusto offrire alla nostra attenzione. E, in ciò, è quasi umiliante, per noi, riconoscerti qual avversaria, offrirti tale dignità, nella considerazione di quanto, altresì, non ne meriteresti alcuna, non avresti diritto neppure a ipotizzarti, per noi, qual di reale ostacolo. Non nel confronto, per lo meno, con la nostra divina superiorità, tale da trascendere a comportamenti tanto… infantili?! »

Che il rapporto di Midda con la sorella avesse a doversi considerare complicato, non sarebbe stato né un mistero, né una sorpresa per alcuno. Al contrario, ove possibile, definirlo soltanto complicato sarebbe stata un’estrema semplificazione del medesimo, inadatta a coglierne la reale essenza e l’effettiva importanza.
Che il rapporto della stessa Figlia di Marr’Mahew con qualunque genere di supposta divinità, o proclamatasi tale, avesse a doversi considerare complicato, parimenti, non avrebbe dovuto essere considerato contraddistinto da particolare possibilità di sorpresa, da alcuna ragione di sbalordimento. Non, quantomeno, nel confronto con l’evidenza dell’ultimo appellativo con il quale ella avrebbe potuto essere conosciuta, se solo, da parte propria, non vi fosse stato un serio impegno a minimizzare il valore di quanto compiuto, l’importanza, altresì concreta, del risultato da lei condotto a termine, nell’assassinio nel dio Kah, padre del suo defunto sposo Desmair e amante di Anmel e, probabilmente, in conseguenza a quegli sviluppi, anche di sua sorella Nissa. Perché tale appellativo, semplicemente e pur straordinariamente, la descriveva quale non di meno che l’Ucciditrice di Dei.
Per tale ragione, nel ritrovarsi costretta al confronto con i deliri di quella propria interlocutrice, singolare o plurale che ella avrebbe avuto ragione di essere considerata, la donna guerriero dagli occhi color ghiaccio non poté che provare, nel profondo del proprio ventre, un istintivo moto di ribellione a ogni singola sillaba da lei scandita con tanta alterigia, rifiutandola con tutte le proprie energie, con tutte le proprie forze, in misura, ove possibile, maggiore, ancor più energica e viscerale, nel confronto con l’evidenza di quanto la folle, allora, fosse non soltanto una sua parente, ma anche e ancor più sua parente, a lei in tutto identica se non per pochi dettagli, primo fra tutti la presenza, inalterata, di un arto destro del tutto integro laddove a lei, ormai, era stata persino negata la propria protesi in nero metallo dai rossi riflessi. Un moto di ribellione che, malgrado tutto, ella si impegnò a trattenere segregato nel profondo del proprio spirito, non volendo concederle maggiore supremazia, su di lei e su quel loro confronto, rispetto a quanta, suo malgrado, non avrebbe già potuto vantare di possedere.
Così, laddove pur ella avrebbe voluto sputare contro quella supposta dea, qual tale, ormai, desiderava proclamarsi, tutto il proprio sdegno, se non, addirittura, tutto il proprio disgusto; da parte della Campionessa di Kriarya venne comunque mantenuto un contegno pressoché assoluto, e probabilmente tale da contraddire spiacevolmente le aspettative della propria interlocutrice.

« Vedi cara… » riprese quindi voce, con tono del tutto inalterato rispetto a quello già reso proprio pocanzi, e tale da mantenere quel confronto su un piano estremamente freddo, incredibilmente distaccato, benché apparisse evidente come, comunque, nulla di freddo e nulla di distaccato avrebbe mai potuto contraddistinguere quel momento, quel confronto, non da parte della mercenaria, non, tantomeno, da parte delle sue tre avversarie « Non è mia abitudine cercare vanto per le mie imprese, per i miei successi e per i miei trionfi, i quali, in genere, corrispondono alla sconfitta e alla morte di qualcuno. Ciò nonostante, prima di permetterti di illuderti che io, veramente, non rappresenti una qualsivoglia ragione d’ostacolo a tuo discapito, ti inviterei a riflettere su quale destino abbia caratterizzato chiunque si sia mai posto sui miei passi, chiunque abbia mai tentato di porre prematura conclusione al mio cammino. E, in ciò, forse ti renderai conto come, da parte tua, possa essere una letale imprudenza quella volta a ritenermi realmente priva d’ogni concreta occasione di minaccia a tuo discapito… o a vostro discapito, se preferisci il plurale. » avvertì, concedendo allora un lieve sorriso, carico di ironia e di sarcasmo, ironia e sarcasmo che non avrebbero mai potuto compiacere né Nissa, né le altre sue due alleate.

Ma, ancora una volta, la superiorità tanto insistentemente proclamata dalla regina di Rogautt non venne in alcuna misura tradita, benché suo fu l’acume di cogliere, fra tutti i possibili esempi che avrebbero potuto essere addotti a difesa di quanto dichiarato, di quanto proclamato, proprio quello che più avrebbe dovuto suscitare il suo sdegno, che più avrebbe dovuto sospingerla a smarrire tutta la tracotanza, la boria, la superbia della quale risultava essere non semplicemente satura ma, ancor più, tracimante. Al contrario, suo si dimostrò addirittura essere l’interesse a indirizzare il loro confronto, il loro dialogo, proprio in quella direzione, forse a dimostrare quanto, da parte sua, non avrebbe mai potuto essere intesa alcuna ritrosia in tal senso, qual dimostrazione trasparente e indubbia, o per lo meno tale proposta, di tutta la sua effettiva e incontestabile superiorità… la sua divina superiorità, quale era stata promossa essere.

« Se speri che il pensiero di quanto hai compiuto in blasfema offesa al nostro amante, il dio Kah, padre di nostro figlio Desmair, tuo sposo, possa essere per noi ragione di istintiva reazione a tuo discapito, in tua opposizione, ci dispiace essere costrette a contraddirti, Ucciditrice di Dei. » chiarì, persino concedendole il riconoscimento intrinseco in quell’appellativo, in quella definizione, del valore da lei stessa ipoteticamente promosso qual proprio, benché evidente apparve, da parte sua, la più concreta assenza di brama a riconoscerle ragione in tal senso « Perché laddove egli non è stato neppure in grado di assolvere a un compito semplice qual quello assegnatogli, qual quello riservatogli, così come spiacevolmente scoperto in conseguenza al fallimento del nostro vicario; comunque indegno avrebbe dovuto essere riconosciuto non soltanto qual alleato ma, più in generale, qual dio… e il tuo intervento, in ciò, ha soltanto anticipato una condanna che, successivamente, sarebbe stata nostra premura imporgli, non appena gli eventi avessero comprovato, come è stato, tutta la sua sciocca inettitudine. »
« … che il dio degli istinti primordiali non avesse a doversi considerare un genio, comunque, direi che avrebbe dovuto essere messo in preventivo, vecchia mia. » commentò la mercenaria, quasi non lasciandola neppure finire di parlare prima di soggiungere quella nota a margine « E, per carità, ti chiedo di evitare di riferirti a quel mostro qual tuo amante… perché il pensiero di voi due insieme è quanto di più osceno e nauseante potrebbe mai essermi offerto di immaginare. »


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