11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 29 luglio 2013

2016


« Vendetta?! Forse. » acconsentì alfine a riconoscere la propria, in accordo alla posizione pocanzi espressa, in termini critici, dalla sua gemella « Ma non solamente mia. Questa è la vendetta di ognuno di noi… la vendetta di ogni moglie e di ogni marito, di ogni figlio e di ogni nipote, di ogni madre e di ogni padre, di ogni fratello e di ogni sorella, di ogni amico che si è visto privare di una persona amata per merito tuo o dei tuoi pirati. E che non accetta l’idea che gli spiriti dei propri cari possano avere di che rimproverarlo per aver permesso, in maniera passiva, che tu non restassi soltanto impunita ma, peggio, potessi addirittura ascendere al potere… e al potere sul mondo intero! » ridefinì.

E se nulla venne lì negato di quanto espresso dall’altra, ciò non di meno ella fu in grado di rovesciarne completamente, drasticamente, irrimediabilmente il significato, nel rifiutare che quell’addebito avesse a doversi considerare una questione di ordine puramente personale, avesse a doversi ritenere una sua iniziativa solitaria, riducendo chiunque lì si era schierato accanto a lei al ruolo di mero burattino, semplice marionetta i cui gesti e le cui azioni avrebbero dovuto essere ricondotte a una mera estensione dei suoi desideri, delle sue brame, senza che alcun valore aggiunto potesse essere loro riconosciuto, potesse essere loro attribuito, armi ancor prima che uomini e donne, risorse belliche ancor prima che alleati, e, in ciò, non di meno, sue vittime. Vittime inconsapevoli o no, vittime entusiastiche o meno, e pur, ineluttabilmente e impassibilmente, vittime.
Alcuno fra coloro che lì stavano combattendo e, in tal senso, sfidando apertamente la morte, tuttavia, avrebbe dovuto essere ridotto al mero ruolo di vittima, dal momento in cui, al contrario, ognuno, tanto nella propria singolarità, quanto nella loro espressione di gruppo, avrebbe potuto vantare assoluta coscienza delle ragioni per le quali lì si era sospinto: ragioni forti, ragioni di sangue, ragioni di vendetta e di morte, le loro, che, se anche non avrebbero potuto coinvolgerli personalmente in maniera diretta in quel conflitto, in quella battaglia, ciò non di meno li avrebbero potuto riconoscere qual  non di meno partecipi in conseguenza al sostegno, al supporto che, in tutto ciò, avrebbero potuto garantire a chi, lo prossimo, avrebbe potuto altresì definirsi effettivamente e concretamente coinvolto in tutto ciò. E anche coloro che, a dispetto di tutto ciò, non avrebbero ancora potuto vantare una qualunque ragione di sostanziale interesse emotivo in tali accadimenti, nel mancare di una qualche perdita da dover vendicare, di uno spirito invocante loro soddisfazione per quanto tragicamente subito per colpa di quei pirati e, soprattutto, della loro signora e padrona; non avrebbero potuto mancare di ammettere un personale e ciò non di meno importante interesse di ordine economico in quella battaglia, e nel confronto con l’esito della medesima. Se, infatti, El’Abeb e a tutta la sua terribile colonna, era stata allora promessa dalla stessa Figlia di Marr’Mahew la possibilità di conquistare, in tutto ciò, la possibilità di una terra da poter considerare qual propria, e nella quale poter vivere, alfine, nella serenità che loro era stata negata in qualunque altra e variegata nazione d’origine; ciò non di meno alla Confraternita del Tramonto, nella propria interezza, era stata garantita, da tutti i lord di Kofreya, così come da ogni altra ricca e potente figura lì allora coinvolta, una ricompensa superiore a ogni propria più semplice possibilità d’intesa, in misura sufficiente non soltanto da ottenere la disponibilità di quei mercenari, ma ancor più la loro più completa fedeltà, finanche alla morte, là dove richiesto.
In simile contesto, in tal situazione, nel confronto con quel tanto eterogeneo schieramento di forze, quindi e purtroppo, ogni tentativo da parte della regina di Rogautt per diffondere incertezza e dubbio fra gli alleati della propria gemella, al fine di poterla vedere abbandonata da parte di tutti, lasciata sola da chi ella si sarebbe altresì attesa avrebbe combattuto al suo fianco sino alla fine, fallì miseramente. E nel sottolineare, verbalmente, tale fallimento, la stessa Campionessa di Kriarya riuscì, con energica costanza, con inarrestabile dedizione, ad accorciare straordinariamente le distanze fra loro, nel mentre in cui, colpo dopo colpo, fendente dopo fendente, il numero di zombie, attorno a lei e ancor in grado di nuocerle, diminuiva vorticosamente preludendo all’ineluttabile confronto finale che, di lì a breve, non avrebbe più potuto essere rimandato, non avrebbe più potuto essere posticipato, nel ridurre, fondamentalmente, ogni questione, ogni antagonismo, a uno scontro diretto fra loro, dal quale soltanto una avrebbe potuto uscire viva, in un esito che, malgrado tutto, non avrebbe potuto allora definirsi qual scontato, qual ovvio o preordinato. Al contrario.

« A tal punto hai a noia la vita, sorella, da voler giungere a sprecarla sì rapidamente? » tentò di provocarla, o forse e soltanto di porla in guardia, abbandonando, allora, ogni ulteriore argomentazione nel merito di quanto sino a un istante prima al centro del loro confronto, nel riconoscere, in ciò, tacitamente, la vittoria della propria avversaria, nell’accettare quanto, da parte propria, ogni insistenza in tal direzione avrebbe avuto da doversi ritenere vana, priva di qualunque possibile utilità, fosse anche e soltanto nel tentativo di distrarla, di rallentarla, in una misura, altresì, miseramente fallita « O forse, ancora, ti illudi di poterti scontrare con noi e di poter sopravvivere o, addirittura, vincere, quasi fossimo una fra le tante facili sfide che hanno contraddistinto la tua esistenza sino a oggi?! »
« E’ interessante notare come, innanzi all’assenza di ulteriori argomenti utili a sostenere le tue affermazioni, tanto repentino sia il cambio di registro da parte tua, improvvisamente dimentica di ogni profonda ideologia e, altresì, interessata a facile scherno… » evidenziò, non negandosi un sorriso di trasparente soddisfazione innanzi a ciò che non avrebbe potuto considerare altro che un sentimento di « Paura: ecco cosa sembra. Sembra proprio che tu abbia paura, cara la mia sorellina… malgrado tutto il tuo presunto potere, malgrado tutta la tua tanto conclamata forza. »

Ma anche ove, effettivamente, soltanto reazione di meditabondo timore avrebbe potuto essere allora intesa alla base di un tale intervento, di una simile presa di posizione nei suoi confronti, soprattutto a seguito degli altisonanti interventi precedenti; Nissa Bontor, o un’altra delle entità in lei allora dominanti, non sembrò in alcun modo voler tollerare una simile insinuazione nei suoi confronti, offrì l’evidenza di non poter accettare l’idea di una qualche sudditanza psicologica innanzi alla propria gemella, così odiata e combattuta da una vita intera. Motivo per il quale, allora, allorché rispondere nuovamente con una qualche nuova frase utile, soltanto, a concedere il tempo alla controparte di avvicinarsi ulteriormente a lei, la signora dei pirati dei mari del sud fece nuovamente roteare il pericoloso tridente fra le proprie mani, per puntare, ancora una volta, la sua triplice estremità verso il cielo e andare a impattare, con il capo opposto, sul terreno sotto ai propri piedi, generando una nuova onda di energia non dissimile da quella che, poco prima, aveva rianimato i cadaveri dei propri defunti uomini e donne, trasformandoli in zombie. Una seconda, incredibile onda di potere, quella che da lei, lì, si espanse, che non volle, allora, incanalare tuttavia alcuna energia negromantica, nel preferire spendersi in un obiettivo diverso, in un impegno più ardito e, in ciò, speranzosamente destinato a lasciar assumere al loro confronto una piega diversa da quella che, sino a quello stesso momento, lo aveva spiacevolmente contraddistinto.
Fu così che, dal medesimo terreno sotto i suoi piedi e sotto i piedi di tutti, sul quale il tridente aveva riversato l’impeto da lei ivi incanalato, iniziarono a emergere mani e braccia, arti non di carne, viva o morta che essa fosse, quanto e piuttosto di pietra, che, ciò non di meno, si mossero dotati di una propria animazione, sebbene non di una propria autodeterminazione, al fine di trascinare alla luce del sole calante di una giornata ormai morente, decine e decine di corpi del medesimo materiale, figure dalle sembianze vagamente umane, seppur evidentemente soltanto abbozzate, che, immediatamente, presero posto accanto agli zombie già evocati, unendosi a loro in un solo, condiviso, obiettivo: la distruzione di chiunque fosse schierato a favore della supremazia di Midda Bontor!

« Spero che vorrai perdonare il pressapochismo con il quale abbiamo dato vita a questa nuova generazione di gargolle… » ironizzò la sovrana, osservando due fra quei soldati di pietra afferrare la propria gemella per le gambe, nel coglierla di sorpresa nella propria ascesa verso l’aria aperta, verso il mondo di superficie « Per quello che può valere, comunque, ti assicuriamo che non sono meno efficienti delle altre che hai già conosciuto in passato… e che, di te e dei tuoi amici, non lasceranno altro che brandelli di carne sanguinolenta e di ossa infrante! »


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