11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 27 luglio 2013

2014


Parole cariche di entusiasmo, quelle della Campionessa di Kriarya, che pur, la sua gemella e antagonista, la triplice nemica al centro, allora, di tanta determinazione collettiva, non accettò di subire passivamente; rifiutandole e rigettandole in contrasto alla propria stessa interlocutrice, con palese disprezzo per quella che, in quel frangente, ebbe soltanto a considerare qual…

« Ipocrisia! » gridò la sovrana di Rogautt, storcendo le carnose labbra verso il basso, a non tentare di camuffare o di soffocare tutta la propria più trasparente disapprovazione per quello che, da parte della sorella, avrebbe avuto a doversi intendere il discorso culmine, il proclama centrale, atto a giustificare, allora, quant’ella, con così tanti alleati, stava illudendosi di compiere, e, peggio ancora, di compiere per un bene superiore « Per quanto non ci possa sorprendere da parte tua, è comunque per noi spiacevole e sgradevole cogliere quanta falsità riesca ad animare il tuo cuore, in misura tale, forse, da convincerti della veridicità delle menzogne dietro le quali stai mascherando tutta la violenza delle tue azioni e dei tuoi proclami! Oggi come in passato… e come anche è accaduto in futuro, in molti, assurdi futuri nei quali siamo già giunte a questa stessa conclusione, a questo medesimo risultato! »
« Davvero stai ancora cercando di nascondere tutto questo dietro a un’idealistica lotta per la vita e per la liberta?! » la provocò, proseguendo e sputando veleno insieme a ogni singola sillaba scandita, nell’evidenza di una profonda insofferenza a tale prospettiva « Con quale coraggio ci parli di libertà, nel mentre in cui ogni tuo sforzo, ogni tuo interesse, ogni tua fedeltà è rivolta al mantenimento dell’ordine costituito da coloro che hai appena elencato quali tuoi alleati, quali promotori di questa epica rivolta in nostro contrasto? Credi realmente che ai più poveri, ai più disgraziati, a coloro che non si possono fregiare di titoli nobiliari, veri o presunti che essi siano, e che non possono vantare ricchezze straordinarie a sostegno della propria quotidianità, potrebbero mai dirsi realmente interessati a quanto qui sta accadendo fra noi? O che, per tutti loro, potrà mai esservi differenza alcuna, nelle proprie vite, nelle proprie esistenze dedicate alla pura e semplice sopravvivenza, e alla sopravvivenza dignitosamente concessa dal proprio duro lavoro, dal sudore della propria fronte e dalle piaghe sulle proprie mani, fra il passato che tu desideri, qui, difendere, e il futuro che noi, altresì, desideriamo loro promettere?! »
« Stolida… se davvero credi questo. Ipocrita… altrimenti! » ribadì, impietosa nella propria espressione di condanna nei suoi confronti « A chi serve, nulla cambia e mai cambierà nell’alternarsi di un padrone in favore di un altro padrone. Libertà non è concessa loro oggi, e libertà non sarà concessa loro domani. Vita non è concessa loro oggi, e vita non sarà concessa loro domani. E tu, con tutti i tuoi altisonanti discorsi, in alcuna direzione ti stai impegnando se non in quella di difendere e proteggere il dominio criminale di quei sovrani, di quei signori, che già oggi vivono in oscena opulenza, a discapito di coloro che si spaccano la schiena al solo fine di riuscire a riconoscere loro i tributi richiesti, onde evitare, altrimenti, di vedersi togliere anche quel poco che loro resta e finire, nel migliore dei casi, condannati a vita per tale mancanza. »

Parole cariche di amarezza, e non di meno riecheggianti di altrettanto straordinario carisma, quelle che la regina dei pirati dei mari del sud volle rendere proprie, scandendole con energia e convinzione, in maniera tale che alcuno potesse negare di averle udite, di essere stato raggiunto dalle medesime; che non poterono evitare di essere ascoltate e soppesate da chiunque lì attorno, tanto dai pirati a lei fedeli, o quantomeno un tempo tali, così come da coloro che a lei avevano giurato avversione, e che, ciò non di meno, non poterono evitare di riconoscere un certo fondo di verità in tutto ciò.
Perché Nissa Bontor, così esprimendosi, null’altro aveva compiuto che tratteggiare un semplice ed estremamente realistico ritratto di quanto stava allora avvenendo, della realtà per così come conosciuta da tutti, e come, purtroppo, da tutti loro quotidianamente subita, in maniera inevitabilmente passiva. A incominciare dallo stesso El’Abeb, e da tutti gli uomini e le donne a lui fedeli, soltanto una schiera di reietti avrebbe dovuto essere in loro identificata, semplici disgraziati che, nella maggior parte dei casi, si erano banalmente ma imperdonabilmente macchiati dell’orrido crimine della propria povertà, povertà per rifuggire alla quale, talvolta, l’unica colpa compiuta era stata quella di rifiutare il pagamento dei dovuti tributi ai propri signori, ai propri governanti, i quali, del tutto indifferenti alle ragioni dietro a una simile scelta, si erano limitati a esprimere un voto di condanna, per sfuggire al quale la macchia avrebbe dovuto essere considerata la più innocua soluzione applicabile. Del resto, a prescindere dall’esempio lì rappresentato da quegli uomini e da quelle donne fra i quali, tuttavia, non mancavano anche veri criminali, borseggiatori e tagliagole che, unendosi alla causa del condottiero con la faccia da scheletro avevano sperato di poter cambiare il proprio stile di vita, per riservarsi un futuro diverso dal proprio passato; non avrebbero dovuto essere dimenticati altri inconfutabili e forti segni concreti tanto in Kofreya, con i briganti, quanto in Y’Shalf, con i guerriglieri, nella maggior parte semplici contadini, allevatori, artigiani che, oppressi eccessivamente dal prezzo di una secolare guerra da loro stessi mai desiderata, erano arrivati a rivoltarsi apertamente contro il potere sovrano, non più riconosciuto qual legittimo, ormai privo di qualunque mandato divino, pur ammettendone l’esistenza.
E se, con quelle parole cariche di amarezza, la sovrana di Rogautt avrebbe potuto allora già vantare una certa vittoria morale nei confronti della propria antagonista e di chiunque a lei si era lì schierato, ciò non di meno ella non si trattenne dall’incalzare ancora in tal direzione, desiderosa di fugare qualunque ipotetico dubbio in tal senso.

« Siamo state chiamate Oscura Mietitrice… a sottolineare quanto nostra prerogativa abbia soltanto a intendersi la morte e la distruzione, l’annichilimento totale, in un netto rifiuto della vita, in ogni sua accezione, altresì rappresentata dalla cosiddetta Portatrice di Luce. » riprese, esprimendosi apertamente nel richiamare all’attenzione di tutti tali nomi tanto carichi di significati, qual retaggio di un’atavica orma impressa nel cuore di ognuno di loro « Possibile che, tuttavia, tu, così intelligente, così sagace, non ti sia mai fermata per un solo istante a riflettere su quanto il principio da noi rappresentato sia alla base stessa della vita e del proprio corso naturale? Perché l’esistenza, fine a se stessa, è priva di qualunque significato, come potrebbe ben dimostrarsi l’esempio di nostro figlio Desmair. »
« La vita tende in maniera naturale alla conservazione del proprio stato, all’appiattimento delle proprie prospettive; mentre è nella morte che viene garantito il costante mutamento dello stato delle cose, e la crescita verso un futuro migliore, verso una prospettiva sempre nuova e, potenzialmente, sempre più ricca e benevola di occasioni. » argomentò, senza dimostrare la benché minima esitazione in ogni propria tesi, lì difesa, metaforicamente, a spada tratta, non di meno di quanto, fisicamente, si stava allora difendendo con la solidità propria del suo terribile tridente « Non è nella vita che alcuno potrà mai conquistare la libertà di cui tanto indegnamente vai parlando, riempiendoti la bocca con arroganti retoriche prive di contenuto. La vita è schiavitù e oppressione. Mentre ciò che noi promettiamo… ciò che noi offriamo è veramente libertà. » concluse, con convinzione pur senza apparente soddisfazione per quanto era appena stata costretta a dichiarare, nel netto rifiuto delle asserzioni pocanzi proclamate dalla propria gemella.

E se questa stessa, la Campionessa di Kriayra, non fosse stata, in tutto ciò, ancora impegnata a difendersi strenuamente dagli attacchi degli zombie contro di lei indirizzati per volere di colei che tanta arringa aveva promosso in quel lungo monologo, per volontà della sua antagonista; probabilmente si sarebbe riservata la possibilità di applaudire in direzione della medesima, o, quantomeno, di accennare un applauso in assenza, sempre per sua responsabilità, di una destra contro la quale spingere a battere la propria mano mancina.
Un riconoscimento, quello che le avrebbe in tal modo tributato, che avrebbe dovuto essere considerato del tutto privo di sarcasmo o ironia da parte sua, e animato, piuttosto, da una reale e concreta approvazione per quanto da lei appena dichiarato. O, per lo meno, per come ella era stata in grado di dichiararlo, con una scelta di termini, di tempi e di toni sì azzeccata da non poter ovviare a trovare facile possibilità di breccia nei cuori di chiunque, nello sfoggio di un’abilità indubbiamente notevole e, in ciò, meritevole di sicura lode.


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