11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 26 luglio 2013

2013


Malgrado il desiderio in tal modo espresso, o quantomeno anche soltanto accennato, nell’ipotesi di discreto ritiro da tutti loro così supposto, dal coloro che lì avrebbero voluto imporsi quali il terrore dei mari del sud, e forse di ogni mare, e che pur, paradossalmente, avrebbero altresì dovuto ammettere una certa inquietudine per la piega assunta dagli eventi; un’eventuale ritirata, un eventuale abbandono della battaglia, e dell’intera Rogautt da parte loro, avrebbe dovuto essere allora riconosciuto qual, altresì, improbabile, se non, addirittura, impossibile, in conseguenza all’evidenza di quanto, di lì a poche miglia di distanza, si stava iniziando a schierare allo scopo di arginare una simile emorragia e, soprattutto, al fine di non permettere ad alcuno di quegli uomini e di quelle donne di trovare ipotesi di salvezza nella fuga da quel conflitto, da quella battaglia nella quale, pur, inizialmente, tutti loro avevano avuto ragione di esaltarsi e che, al contrario, ormai sembrava soltanto destinata a un collettivo abbandono, nell’aver perduto fondamentalmente di vista le motivazioni per le quali quello stesso insano giuoco avrebbe avuto ragione d’essere giocato, e, in esso, il loro spirito immortale avrebbe dovuto rischiare d’essere maledetto, nell’impossibilità a trovare il giusto riposo lì non velatamente suggerita dall’imperversare di quell’orrida piaga negromantica pur scatenata, per volontà della loro stessa sovrana, in loro, supposto, sostegno. E l’ostacolo che, in tutto ciò, avrebbe potuto impedire una qualunque ipotesi di ritirata alla flotta pirata più devastante che mai Storia avrebbe potuto offrire memoria; altro non avrebbe dovuto che essere riconosciuta nella flotta regolare più ampia che mai, parimenti, Storia avrebbe potuto ricordare.
Perché laggiù, a una manciata di miglia da Rogautt e, in tal direzione, in costante approccio, avvicinamento, allo sguardo di un ipotetico osservatore esterno così come delle vedette di stanza sui vascelli pirata ormeggiati più al largo, venne lì, straordinariamente e inaspettatamente rivelata una schiera di navi a dir poco smisurata, battenti vario genere di bandiere, da quelle delle capitali di Tranith, che con il mare avevano avuto da sempre rapporto naturale e quasi figliale, a quelle dei porti di Kofreya, Gorthia e Y’Shalf, meno confidenti e pur, non per questo, assolutamente estranee a simile ambiente, includendo, tuttavia e follemente, persino stendardi offerenti richiamo a province e capitali dell’entroterra di tali i regni, che mai, mai prima di allora, avevano sventolato sulla cima dell’albero di una qualunque goletta, corvetta o galeone, nella totale assurdità che simile associazione avrebbe rappresentato. Una flotta non di meno variegata, quindi, di quanto non avrebbe potuto vantare di essere quella pirata e, al contrario, forse e persino più eccentrica, nell’assurdo paradosso rappresentato dal ritrovare lì mobilitati non soltanto nazioni da sempre in guerra fra loro, quali Kofreya e Y’Shalf, ma, addirittura, prive di qualunque tradizione marittima, di qualunque confidenza con quei territori dai più considerati soltanto metafora di morte, e di morte in modi tanto raccapriccianti da non poter neppure essere presi coscientemente in esame. Una flotta, in tutto ciò, non soltanto improbabile nella propria stessa esistenza, ma addirittura impossibile, e che pur, presto, si sarebbe abbattuta su Rogautt e sulla sua ormai minacciosa presenza con una furia che, necessariamente, sarebbe passata alla storia, nei secoli a venire.
Fu così che, nel mentre in cui al centro di Rogautt la battaglia continuò a imperversare e a crescere in intensità, nella costante sfida fra forze sempre più devastanti quali quelle, istante dopo istante, richiamate dalla volontà malata della sovrana usurpatrice; nella sua più estrema periferia, oltre i confini delle sue spiagge e, più precisamente, nelle acque a sé circostanti, un nuovo focolare bellico ebbe ragione di essere alimentato, benché oggettivamente impari avrebbe avuto a doversi riconoscere la sfida fra le navi pirata, nella maggior parte dei casi rimaste quasi prive di equipaggio in conseguenza all’importanza degli eventi ai quali era stata offerta l’aspettativa di poter seguire a terra, nell’esecuzione della Figlia di Marr’Mahew, della Campionessa di Kriarya e loro, mortale avversaria, e quell’Impossibile Armata, che dalla propria avrebbe avuto, indubbiamente e legittimamente, il vantaggio di una sorpresa incontestabile, in inconfutabile. E benché ancora a relativa distanza ebbe a iniziare tale nuovo scontro, gli echi di quanto avvenne non poterono evitare di espandersi con incredibile rapidità, raggiungendo in breve tempo anche la costa e, da lì, in centro dell’isola e colei che ne avrebbe dovuto rappresentare lo spirito: Nissa Bontor.
Per un fugace istante, nel confronto con tutto ciò, persino la regina dei pirati dei mari del sud fu costretta ad arrestare il proprio incedere, la propria offensiva per così come più volte ipotizzata a discapito della gemella, con terrificanti fasci di energia nera, scaricati in più riprese a suo discapito e, ciò non di meno, puntualmente incapaci a raggiungerla, andandosi a impattare in posizioni da lei repentinamente liberate o, peggio, persino contro corpi di propri alleati, di propri servi, in tal modo da lei stessa condannati a morte. Un intervallo breve, quello che si ritrovò a dir poco obbligata a concedersi, per volgere la propria attenzione all’orizzonte più lontano, e pur visibile dall’alto della posizione sopraelevata per lei propria sul colle che sovrastava l’intera Rogautt e sul quale era stato eretto il suo palazzo, la sua dimore; e ciò non di meno un intervallo che non mancò di essere perfettamente distinto da chiunque a lei prossimo, primi fra tutti la sua gemella Midda, i suoi alleati El’Abeb e Be’Sihl, e gli altri nove della Jol’Ange, che, pur non potendosi riservare la medesima leggerezza, non volendo rischiare di essere costretti a pagarla con la propria stessa vita, ebbero allora pressoché immediata comprensione di quanto stesse accadendo e delle motivazioni alla base dello stupore che non mancò di invadere la fredda maschera di superiorità dietro la quale, sino a quel momento, la donna si era coerentemente celata.

« … che cosa…?! » esitò Nissa, con i propri occhi color ghiaccio ancora puntati verso quel sito ancora lontano e, ciò non di meno, più vicino di quanto non avrebbe mai potuto attendersi di individuarlo, nell’ipotesi, non di meno assurda, di potersi effettivamente attendere di individuarlo « Chi… osa?! » sbottò, furibonda, non potendo riconoscere bandiere e stendardi, non a tale distanza, proprio malgrado, e per fortuna dei suoi avversari, ancora vittima di alcuni inviolati limiti umani.
« Tutti osano! » replicò la sua gemella e nemesi, senza sforzarsi a celare la soddisfazione derivante dalla conferma che, fortunatamente, ogni strategia era stata rispettata e ogni scadenza stabilita aveva alfine offerto i propri frutti, in una coordinazione per il successo della quale, sinceramente, non sarebbe stata pronta a scommettere neppure un soffio d’oro « I ricchi mercanti di Tranith, così come i signori della guerra di Gorthia, i lord di Kofreya e i nobili d’Y’Shalf. E, soprattutto, l’intera Confraternita del Tramonto! » proclamò, elencando con precisione la formazione in tal modo schierata, a dimostrazione di quanto fosse non soltanto informata di tale sviluppo, ma, probabilmente, avrebbe avuto a doversi indicare qual principale artefice del medesimo, promotrice di un evento così sensazionale da non poter trovare alcun termine di paragone.
.« E, a dispetto di ogni divisione interna, di ogni rivalità insormontabile e di ogni faida secolare, che mai avrebbe potuto giustificare la loro unione… essi si sono uniti contro di te, sorella. Si sono uniti contro voi tutte! » proseguì e puntualizzò, accettando, per la prima volta, di considerarla apertamente quale un’unità composta, una pluralità allorché la singola figura che ella pur appariva essere « E lo hanno fatto… lo abbiamo fatto, abbiamo concretizzato tutto ciò, per quanto impossibile, al solo scopo di dimostrarvi come alcuno, in quest’angolo di Qahr così come, certamente, nell’intero mondo conosciuto, sia o sarà mai disposto a permettere alla vostra follia di imperversare nuovamente, oggi come già in avvenuto in passato, come già occorso in quegli anni oscuri dei quali ci siamo stolidamente permessi di obliare memoria… e che pur, alcuno, desidera tornare a subire senza, in ciò, essere pronto a sacrificare la propria vita per il proprio diritto alla vita e alla libertà! »

Parole cariche di entusiasmo, riecheggianti di un carisma straordinario, quelle che la Figlia di Marr’Mahew si permise di rendere proprie, e di condividere non soltanto con la gemella e avversaria, ma anche, e ancor più, con chiunque lì attorno circostante; che non poterono evitare di colmare i cuori di ogni suo alleato, di ogni uomo o donna che a lei stava allora offrendo riferimento, di un sentimento di fiducia nella loro causa, e nella loro vittoria; qual alcun altro discorso, alcun altro incitamento, avrebbe potuto loro riservare, avrebbe potuto loro donare.


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