11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 28 luglio 2013

2015


« Brava! » esclamò, con trasparente e sincera approvazione per il suo intervento « Bravissima! » insistette, scandendo il ritmo del proprio plauso sui crani degli zombie a lei circostanti, infrangendoli in rapida successione con un volteggio fermo e deciso della propria ascia « Se non fosse che, dietro a tante straordinarie parole, non vi è alcuna volontà di modificare questo dato di fatto, semplicemente sostituendo un oppressore con un altro oppressore, non esiterei ad appoggiare pienamente la tua campagna, offrendoti tutto il mio supporto e la mia approvazione. » sancì, parlando senza volontà di scherno o di giuoco, in una franchezza tale da rendere, in effetti, inutile qualunque possibile giro di parole, nell’esprimere in maniera già straordinariamente tagliente tutto quanto avrebbe avuto necessità di dover esprimere « Purtroppo la morte che tu desideri condurre… che voi desiderate imporre sul mondo intero, non ha da intendersi qual preludio a un qualche cambiamento, qual transizione verso un periodo migliore, lasciando alle spalle quanto di più oscuro può aver caratterizzato il nostro mondo, la nostra realtà sino a oggi. »
« E se devo essere onesta, fra il nemico che conosco e voialtri, preferisco senza dubbio i nobili di Y’Shalf e i lord di Kofreya, i signori della guerra di Gorthia e i ricchi mercanti di Tranith, laddove alcuno fra loro mi ha mai danneggiato, a oggi, quanto invece tu ti sei divertita a compiere. » proseguì, instancabile nel menare colpi contro qualunque avversario tentasse strenuamente di strapparle la pelle e la carne dalle ossa, con ferocia animale, ricorrendo alle proprie unghie e ai propri denti « E se pur alcuni fra loro hanno cercato di uccidermi, hanno attentato alla mia vita, al mio presente e al mio avvenire, tutti loro si sono sempre ben guardati dal cercare di ferirmi colpendo coloro a me più vicini. Anche perché, nel momento in cui ciò è mai accaduto, la mia ira è stata implacabile e la mia vendetta impietosa… a dispetto di quanto non ho mai preteso nei tuoi confronti. »
« Lo ammetti, quindi?! » la interruppe Nissa, dimostrandosi più che soddisfatta per l’affermazione lì appena udita, per la dichiarazione che, forse, si era in ciò convinta di essere riuscita a estorcere alla propria gemella, a discapito di ogni suo ipocrita tentativo di negazione della realtà dei fatti, per così come, al contrario, da lei adeguatamente tratteggiata nelle proprie più sincere sfumature « La tua missione non ha da intendersi animata da alcun sentimento di giustizia, da alcun ideale superiore di vita o di libertà, ma soltanto da semplice, primitiva e brutale brama di vendetta, per non ammettere la quale ti sei sprecata in tanta falsa retorica prima d’ogni valore! » definì, a non voler offrire alcuna ambigua interpretazione a quanto allora dichiarato, a quanto appena asserito, a condanna della propria interlocutrice e di tutti i suoi menzogneri intenti, che pur tanto avevano apparentemente galvanizzato gli alleati che l’avevano ascoltata e, in tutto ciò, avevano riposto la propria fiducia « Bugiarda eri, e bugiarda sei rimasta, cara sorella. E dopo che ci hai ripetutamente tradito, trent’anni fa come molto prima ancora, tutto ciò non ci è più in grado di sorprendere, benché inevitabile sconforto non possa che animare il nostro cuore nel comprendere quanto, purtroppo, nulla sia cambiato e nulla possa sperare di cambiare… »
« Berah, zia di Ifra. Trent’anni, o poco più. Bella, stupenda anzi, coraggiosa e intelligente. » riprese voce la Figlia di Marr’Mahew, apparentemente ignorando le parole allora dedicatale per cambiare argomento… o, forse, per affrontare quello stesso discorso sotto un punto di vista completamente diverso « Ja’Nihr, sorella di Av’Fahr. Stessa età, benché avrebbe potuto ormai averne un terzo di più. Energica e carismatica, affascinante e letale come un grande predatore felino. » proseguì, intervallando ogni descrizione con una sequenza di duri colpi a discapito dei propri più diretti avversari nel mentre in cui le proprie gambe cercarono di riprendere ad avanzare in direzione di colei che sola avrebbe dovuto essere riconosciuta qual sua effettiva antagonista, unico traguardo eletto alla base di quella folle guerra, di quella sanguinosa battaglia nella quale, purtroppo, ben presto sarebbero iniziati sicuramente a cadere sempre più fra i propri alleati e, forse e terribilmente, anche qualcuno fra i propri più fedeli amici « Salge Tresand, capitano della Jol’Ange e padre di tuo figlio Leas. Sempre trent’anni. Nostro coetaneo. Un uomo la cui sola colpa è stata quella di essere capace di amare, e di amare in maniera assoluta e totale, come pochi potrebbero essere capaci di arrivare ad amare anche soltanto una sola volta in tutta la propria esistenza: amare la vita, amare la libertà, amare il mare, amare la propria nave, amare il proprio equipaggio. »
« … stai forse cercando di farci sentire in colpa per coloro che abbiamo ucciso nel corso di questi anni? » domandò la sovrana, dimostrando ben poca convinzione nel confronto con quell’eventualità, con quella prospettiva, non riuscendo a pensare di poterle dedicare il benché minimo valore, non, soprattutto, innanzi al tema sul quale avevano pocanzi fondato il proprio confronto « Perché ti assicuriamo che loro sono una ben misera rappresentanza, in termini numerici, di tutti coloro che sono morti per nostra volontà. E il totale che noi potremmo mai essere in grado di vantare, comunque, non raggiungerebbe neppure la metà di coloro che, innanzi agli dei tutti, verso di te possono rivolgere riconoscenza per la propria prematura fine. A incominciare da nostra madre! »

Il riferimento alla genitrice, morta negli anni immediatamente seguenti alla sua fuga da casa, dall’isola natia, per cercare altrove la propria fortuna, e un senso alla propria stessa esistenza, nel soddisfare il desio in lei da sempre forte d’avventura e di sfida; venne trascurato dalla Campionessa di Kriarya non di meno di quanto, in apparenza, non fosse stata la precedente provocazione, vedendola insistere nel proprio elenco e, soprattutto, nel proprio costante progresso verso di lei e, in ciò, verso la desiderata conclusione del loro confronto, della loro battaglia, quasi quelle parole non fossero neppure state pronunciate.
Dopotutto, e malgrado tutto, da parte della stessa mercenaria dagli occhi color ghiaccio, non avrebbe potuto essere espresso alcuno stupore, alcuna sorpresa, all’idea che la propria gemella la ritenesse responsabile per la morte di loro madre, laddove tale tragico evento, purtroppo, era stato concausa della faida incolmabile che si era venuta a creare fra loro, nell’impossibilità, da parte della sorella, di perdonarla non soltanto per la propria fuga, e per il triplice spergiuro che l’aveva accompagnata, ma ancor più per averla lasciata sola ad affrontare un dolore tanto grande qual quello, dolore che, inevitabilmente, era stato tramutato in rabbia e in desiderio di ottenere soddisfazione nell’imporle una sofferenza quantomeno equivalente a quella che ella aveva provato.

« Nass’Hya Al-Sehliot, principessa d’Y’Shalf per diritto di nascita, moglie di lord Brote di Kriarya per amore. La migliore giocatrice di chaturaji con la quale mi sia scontrata, oltre a essere, anch’ella, donna di rara bellezza. » proseguì pertanto, irrefrenabile, tanto verbalmente, quanto fisicamente « Hayton Kipons, alcalde di Konyso’M. Uomo di straordinaria saggezza e di incredibile fedeltà ai propri impegni, ai propri compiti, tanto da aggrapparsi alla vita anche oltre la morte, al solo scopo di non abbandonare alcuno fra coloro che a lui si erano affidati, per essere custoditi e protetti. »
« Stai iniziando a straparlare, sorella! » tentò di interromperla, ancora una volta, la regina di Rogautt, aggrottando la fronte con espressione necessariamente sorpresa, nel confronto con quell’ultimo nome da lei elencato « Non abbiamo mai conosciuto quest’ultimo individuo… né abbiamo mai ordinato la sua morte! »
« Ma egli è morto… ed è morto per mano di quella stessa ciurma di pirati nello sterminare la quale ho conquistato il nome di Figlia di Marr’Mahew, dea della guerra venerata proprio in quel di Konyso’M e delle isole lì prossime! » puntualizzò Midda, rifiutando la correzione suggerita dall’interlocutrice e, in ciò, evidenziando un ben diverso intento alla base dell’elenco che stava lì riunendo, una sequela di nomi, di volti e di ricordi che non avrebbero dovuto essere ridotti, banalmente, al computo di coloro che erano morti nel tentativo, da parte di Nissa, di rendere la sua vita intollerabile, insopportabile, carica di un senso di colpa continuo e ossessivo qual quello che le aveva in tal modo augurato « Ragione per la quale il suo sangue ha da considerarsi impregnare le tue mani insieme a molti… molti altri, i cui amici e parenti, oggi, si sono qui riuniti per chiederti conto di ciò! » esplicitò, con tono privo di una qualunque ragione di entusiasmo, laddove non avrebbe trovato motivo per cui gioire di tutto quel dolore, di tutta quell’insensata sofferenza.


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