11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

venerdì 28 giugno 2019

2955


Nel merito della nostra piccola avventura nel tempo del sogno, durante la quale mi era già stata concessa, all’epoca di questi fatti, una fugace occasione di contatto con la mia controparte locale, in effetti, né io, né tantomeno Be’Wahr o Seem, egualmente presenti, avevamo avuto ragione di proferir verbo, di condividere testimonianza con alcuno, nel riconoscere quanto, in fondo, tutto ciò avrebbe avuto a doversi considerare così estraneo a ogni consueto raziocinio al punto tale da poter risultare quietamente folle… pur in un mondo ove la follia, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere pressoché di casa.
In ciò, quindi, lord Brote, al pari di chiunque altro, non avrebbe potuto sapere che, in effetti, io e Midda, la “sua” Midda, ci eravamo già incontrate: un incontro fugace, invero, fugace e particolarmente movimentato, tale da offrirsi privo di particolari momenti di introspettivo confronto, e, ciò non di meno, un primo, e allor ancor unico, momento d’incontro fra noi. Un momento d’incontro nel corso del quale, in verità, a stento ero stata in grado di presentarmi a lei e di esplicitare le ragioni della mia presenza in quel mondo, in quella realtà, nel ritrovarci, altresì, troppo impegnate a fronteggiare un pericolo inedito per entrambe, e il pericolo allor rappresentato da un vicario della regina Anmel, e della “mia” regina Anmel, e un vicario allor intenzionato, in maniera forse un po’ carente di senso della misura, a sfruttare il tempo del sogno per un solo e semplice scopo: eliminare non soltanto me o Midda, ma, attraverso di noi, qualunque altra Maddie o Midda esistente nell’intero multiverso. Insomma… una cosina da nulla.

« Deve essere davvero una persona interessante… » mi volli limitare pertanto a dichiarare, restando sufficientemente generica, nella mia asserzione, in termini tali da non poter giudicare effettivamente quella qual una menzogna da parte mia, neppure per omissione: il mio commento, infatti, avrebbe avuto a doversi ritenere così lontano da qualunque presa di posizione nel merito del mio eventuale, o non, rapporto con la Figlia di Marr’Mahew, tale per cui, allora, anche il più attento scrutatore dell’animo umano non avrebbe potuto che ritenersi quietamente soddisfatto da ciò, e proseguire oltre.

Una scelta, quella con la quale, in buona sostanza, ebbi a ingannare il mio mecenate, allor motivata da una certa stima nei suoi riguardi, e nei riguardi del suo intelletto, e di un intelletto che, certamente, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual privo di limiti e che, ciò non di meno, avrebbe avuto a doversi altresì giudicare sufficientemente confidente con l’animo umano in misura tale per cui una qualunque menzogna, e una qualunque menzogna pronunciata in maniera diretta e aperta innanzi a lui, ben poca aspettativa di successo avrebbe avuto a potersi riservare. Dopotutto, se sino a quel giorno era sopravvissuto in una città qual Kriarya, e lì era sopravvissuto nel ruolo di signore della stessa, di “lord” di quella capitale kofreyota, egli non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual propriamente un poco di buono… anzi.
Il mio trucco, comunque, ebbe a funzionare e, ancora una volta, egli non ebbe la benché minima ragione per sospettare che, nel confronto con la mia verità, qualche parte della storia mancasse. E non una porzione antica, quanto e piuttosto qualcosa di quietamente recente.

« Sì. In effetti lo è. » aveva semplicemente annuito, sorridendo appena, con malcelata tenerezza, nonché malinconico rimpianto, all’idea della distanza allor esistente fra lui stesso e quella cara amica, quella donna che, a modo suo, era comunque stata per molti anni protagonista della sua quotidianità, in termini tali per cui, allora, difficilmente non avrebbe potuto essere al centro di forti sentimenti d’affetto, se non, addirittura, d’amore, benché, ovviamente, un amore diverso da quello che egli doveva aver provato per la madre di suo figlio, per l’altrettanto sempre amaramente rimpianta Nass’Hya « Ma veniamo a noi… » aveva scosso il capo, come ad allontanare un certo senso di disagio nel confronto con il ricordo della mia corrispettiva, e di colei che, per quanto avremmo potuto tutti sapere, avrebbe potuto anche non fare più ritorno a casa, non fare più ritorno dai propri amici, dai propri cari, partita per un viaggio che, non diversamente dal mio, avrebbe avuto a intendersi in buona sostanza di sola andata « … ho un nuovo incarico per te e per i tuoi amici. Un incarico molto particolare e il successo del quale, forse, potrebbe contribuire a ricucire un antico strappo fra la famiglia reale di Kofreya e la figura propria della Figlia di Marr’Mahew. Uno strappo di cui, sia chiaro, non era stata Midda a essere protagonista, benché ufficialmente accusata di ogni colpa, quanto e piuttosto la sua gemella Nissa. » aveva quindi dichiarato, non potendo ovviare a una smorfia di disappunto nel pronunciare il nome di colei responsabile per l’assassinio della sua sposa, nonché madre del suo unico figlio.

Nelle dinamiche proprie della storia di quella Midda, e di quella Midda la cui storia, ancora, per me avrebbe potuto ovviamente vantare molte zone d’ombra, pur essendosi impegnati tutti i miei nuovi amici, e, in particolare, Howe e Be’Wahr, a cercare di sanare tali lacune; la tematica che, sicuramente, non avrebbe potuto ovviare ad attrarre il mio interesse, la mia curiosità, avrebbe avuto a doversi riconoscere proprio quella legata alla storia di Nissa Bontor, deceduta corrispettiva locale della mia amata Rín.
Forse in conseguenza a permanenze sempre troppo brevi per potermi concedere occasione di approfondire in tal senso, quel mondo, quella realtà, avrebbe avuto a doversi considerare la prima nella quale, in effetti, mi era stata concessa l’opportunità di ritrovare una tale anomalia, e un’anomalia non secondaria alle vicende che avevano contraddistinto la Storia di quel luogo… anzi. La trentennale faida intercorsa fra Midda e Nissa, infatti, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual uno degli eventi che più avevano contraddistinto la Storia recente di quel mondo, in un lungo, lunghissimo conflitto nel corso del quale molte persone, e persone amate, su ambo i fronti, avevano perduto la vita, e, particolare non da poco, in virtù del quale persino la geografia politica stessa di quell’angolo di mondo aveva avuto a essere riscritta, nella nascita, per mezzo di Nissa, di una grande e potente nazione di pirati, per così come, prima di lei, neppure avrebbe potuto immaginarsi essere possibile.
Affascinante, per me, tutto quello non avrebbe potuto ovviare a essere, e ancor non può mancare di essere, nel riflettere, per l’appunto, su quelli che dovrebbero essere i parallelismi fra gli universi del multiverso e, in particolare, fra Midda e me, e fra Nissa e Rín. Ma laddove, ad animare il rapporto fra me e Rín null’altro avrebbe potuto essere giudicato se non amore, a contraddistinguere quello fra Midda e Nissa doveva essere stato, piuttosto, un profondo risentimento, e un profondo risentimento della stessa Nissa nei riguardi della sorella che l’aveva abbandonata allo scopo di partire per vivere straordinarie avventure attraverso le vie dei mari…
… un profondo risentimento…
… l’aveva abbandonata allo scopo di partire…
… non credo di dover sottolineare ulteriormente le ragioni del mio interesse, e di un interesse, allora, quanto mai personale, nel non poter ovviare a domandarmi se, per caso, con la mia partenza, e la mia partenza sulle ali della fenice, non potessi aver posto i semi, nel profondo del cuore della mia amata Rín, per un’eguale evoluzione, e un’evoluzione a confronto con la quale, presto o tardi, ella non avrebbe mancato di fare la propria ricomparsa innanzi al mio cammino, e di farla per pretendere, in tal senso, il mio sangue, la mia vita e, magari, privarmi del mio braccio destro e sfregiarmi il volto, per così come, a tempo debito, era stato anche fra le nostre corrispettive locali.
No… Rín non avrebbe mai potuto fare qualcosa del genere. Non la mia Rín. Non la mia amata sorella.

« Dimmi tutto. » non avevo potuto allora ovviare a invitare il mio mecenate a esprimersi, a proseguire oltre, offrendo verso di lui un dolce sorriso d’incoraggiamento, speranzosamente utile a superare l’ombra di Nissa, improvvisamente calata non soltanto su di lui ma, incredibile a dirsi, anche su di me, nel porre nel mio cuore ineluttabili dubbi su quanto, con la mia partenza, non avrei potuto aver causato, e aver causato a danno dei miei cari, della mia famiglia, e, soprattutto, della mia amata gemella.

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