11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2925, inizia oggi una nuova avventura della nostra serie regolare, la cinquantasettesima, dal titolo "Un bagliore di speranza"!

Questa avventura, oltre a ricollegarsi a "Il tempo del sogno", tornerà, nella propria ambientazione iniziale e in diversi, necessari riferimenti, alla seconda avventura della serie
"Reimaging Midda".
Ergo, per chi dovesse avere piacere ad approfondire i retroscena, l'invito non può che essere a recuperare "Camminando sui vetri rotti".

Per tutti gli altri, come di consueto... buona lettura!

Sean, 29 maggio 2019

sabato 29 giugno 2019

2956


« Probabilmente ancora la conosci troppo poco per poterla realmente comprendere, ma Kofreya, al pari di Y’Shalf, non sono nazioni complicate. In questo mondo, e in questo mondo antico, esistono altri regni che possono vantare una Storia decisamente più lunga di quella di Kofreya o di Y’Shalf. E più è lunga la Storia di un popolo, necessariamente più complicato diventa rapportarsi con la stessa, con le sue sfumature, con i suoi intrecci. » aveva voluto quindi iniziare a spiegarmi, invitandomi ad accomodarmi in quello che, a tutti gli effetti, era il suo studio « Ma per due regni, come quelli di Kofreya e di Y’Shalf, la cui origine non affonda nella leggenda, nel mito, ma soltanto nella Storia… beh… tutto diventa necessariamente più facile da comprendere. Nel bene o nel male. »
A quelle parole non avrei potuto fare altro che annuire, e così feci, prendendo posizione là dove mi era stato richiesto di fare.
« Prendi questa guerra… questa guerra eterna fra le nostre due nazioni. » aveva continuato, accomodandosi a sua volta, dopo che io mi fui seduta « Praticamente nessuno sa perché abbia avuto inizio e non poche sono le spiegazioni con le quali, in molti, tentano di dare un senso a tutto questo: c’è chi parla di antiche faide familiari; c’è chi riversa ogni colpa sulla palude di Grykoo, che già, maledetta di suo, non può che prestarsi alla perfezione a una tale chiave di lettura; c’è chi inventa maledizioni e quant’altro. Ma la verità è solo una… la guerra è un affare conveniente. » aveva dichiarato, stringendosi appena fra le spalle, in una frase che, probabilmente, per chiunque, in quel mondo, sarebbe risultata di difficile comprensione, ma che per me, proveniente da una realtà meno epica rispetto a quella, non avrebbe potuto che apparire praticamente retorica « Tanto per il re, quanto per il sultano, tanto per Kofreya, quanto per Y’Shalf, la guerra è un affare conveniente: utile a rendere più coeso il proprio popolo in opposizione a un nemico comune; utile a distrarre il proprio popolo da altre e più gravi questioni, come, banalmente, la povertà e la fame che pur, in molti, devono patire in favore della ricchezza di pochi; utile a contenere la crescita demografica, evitando che in troppi possano sperare di raggiungere la mia veneranda età; utile, ancora, a giustificare qualunque decisione più o meno arbitraria argomentandola qual necessaria in funzione della lotta contro l’avversario. Insomma… comunque la guardi, la guerra non può che essere qualcosa di positivo per chi è al potere e per chi, al potere, desidera restare. »
« E’ un discorso... che dimostra estrema sagacia. » non avrei potuto fare altro che constatare, e così constatai, sorprendendomi, in verità, di quanto straordinariamente moderna avrebbe avuto a potersi ritenere quell’analisi e, soprattutto, di quanto tale analisi stesse provenendo, allora, non soltanto da un uomo di quel mondo, ma, ancor più, da un guerriero, e, in ciò, da qualcuno che della guerra non aveva voluto ovviare a rendere il proprio stile di vita.
« Ti sorprende che un ex-soldato mercenario possa arrivare a dichiarare simili parole?! » aveva quindi ridacchiato Brote, scuotendo appena il capo « Beh… se sono arrivato alla mia età, e alla mia posizione, è proprio perché un giorno, letteralmente immerso fino al collo nelle viscere dei miei avversari, ho avuto modo di comprendere quanto, dietro a tutto quello che stavo facendo avrebbe avuto a doversi intendere una simile ragione. E una ragione a confronto con la quale soltanto stolido sarei stato a continuare la mia vita come guerriero, senza cercare, a mia volta, di approfittare della situazione, e di iniziare, a mia volta, a guadagnare dalla guerra. E a guadagnare veramente da tutto questo. » aveva allor confessato, in un’ammissione assolutamente sincera e trasparente da parte sua, una confidenza che, probabilmente, si era potuto così concedere sol perché lì posto a confronto con il volto di una vecchia amica… il volto di Midda Bontor « Ma sto decisamente uscendo fuori dal seminato… e, per tutti gli dei, in questo non posso che iniziare a sentirmi davvero vecchio, smarrendo la concentrazione su quanto desideravo dire per rincorrere altri pensieri, altre idee, altre riflessioni! »
« Se ti può consolare a me succede continuamente… anche senza essere poi “così” vecchia. » avevo quindi ridacchiato, a stemperare la questione, non che, in verità, avrei potuto considerare Brote “così” vecchio, benché nel confronto con l’aspettativa di vita media di quel mondo, obiettivamente, anche Howe e Be’Wahr non avrebbero più avuto a doversi fraintendere qual due giovanotti… e, con loro, io stessa.
« Comunque sia… come stavo dicendo, Kofreya e Y’Shalf non sono due nazioni complicate. » aveva quindi ribadito, cercando di ricollegarsi al discorso iniziale « Ciò non di meno, in un mondo decisamente più antico e più complicato rispetto a quanto mai questi due regni potrebbero sperare di essere, o di diventare, il fatto di non essere poi due nazioni complicate non può che risultare, a tratti, decisamente svilente. In termini tali per cui, allora, anche in Kofreya e Y’Shalf non si può ovviare a tentare di ritrovare, o addirittura di inventare, una Storia antica, un’origine mitica, là dove, altresì, assente. »
« Posso comprendere… » avevo confermato a confronto con tali parole, mentre esempi di molte situazioni assimilabili nel mio mondo d’origine non avrebbero potuto ovviare ad affollare la mia mente nel confronto con quella narrazione « … anche da dove vengo io non sono mancati, nel corso del tempo, nazioni desiderose di promuovere la propria identità nel ricercare nell’epica classica un senso alla propria stessa esistenza. »
« Bene… in questo, allora, ti potrà essere anche più facile apprezzare il resto della questione. » aveva sorriso egli, ammiccando appena « E ti potrà essere anche più facile comprendere perché la famiglia reale di Kofreya possa essere disposta anche a offrire indulgenza plenaria per tutte le colpe imputate alla Figlia di Marr’Mahew laddove la missione dovesse essere condotta a compimento. » aveva ribadito, in un’affermazione quanto mai interessante, se non direttamente per me, quanto e soprattutto per la mia corrispettiva, e la mia corrispettiva il cui nome, comunque, stava lì venendo accomunato alla sottoscritta, provocando un pericoloso cortocircuito nel confronto con il quale, pertanto, troppo facilmente avrei potuto essere io stessa riconosciuta colpevole di colpe non mie « E tutto al solo fine di recuperare un gioiello… e un gioiello antico. Una gemma, grossa come un pompelmo, il cui valore, ancor prima che economico, ha da esser riconosciuto in termini di fama, di prestigio, nell’essere stato da sempre promosso, da parte della famiglia reale, qual evidenza di un mandato divino in loro favore, di una benedizione celeste a loro vantaggio, dono del dio Gorl in persona, da lui plasmato nella fucina del monte Gorleheist. »
« Rammento male o un’avventura di Midda ebbe a riguardare proprio il recupero di qualcosa di simile…?! » lo avevo così interrotto, sicura di aver già sentito qualcosa di simile o, quantomeno, di aver già sentito pronunciare quei nomi in riferimento a una gemma… o erano due?!
« Ti stai probabilmente riferendo alle gemme di Sarth’Okhrin, che la tua… sorella maggiore… ebbe a recuperare per me molti anni or sono. » aveva quindi replicato egli, faticando a esprimere verbalmente il concetto di corrispettiva dimensionale, e, in tal senso, preferendo semplificarlo nell’indicare la Figlia di Marr’Mahew, piuttosto, qual una sorta di mia sorella maggiore, per l’appunto « Quello è un altro discorso… e, soprattutto, un discorso decisamente più veritiero rispetto a quello di cui stiamo parlando ora. Perché l’Occhio di Gorl, così come è tale gemma è stata enfaticamente soprannominata, non ha nulla di speciale a parte il fatto, per l’appunto, di essere una pietra preziosa di dimensioni improbe: nessun potere, nessuna magia, è in verità connessa a quel gioiello. Benché, ovviamente, i reali di Kofreya preferiscano lasciar credere una realtà decisamente diversa. »
« Capisco… » avevo annuito, salvo poi soggiungere « E immagino che questa gemma, questo Occhio di Gorl, sia scomparso in qualche zona non propriamente salubre… in termini tali per cui, allora, il nostro intervento possa avere un qualche significato. »
« Esattamente. » aveva confermato Brote, annuendo con quieta soddisfazione innanzi alla mia perspicacia, per così come lì appena dimostrata « Per quanto gli inquisitori della famiglia reale sono stati in grado di ricostruire, pare che un ladro al soldo di Y’Shalf sia stato in grado di infiltrarsi a palazzo, nella capitale, e di sottrarre l’Occhio di Gorl dalla teca entro la quale era custodito. Tuttavia, la fortuna che proverbialmente arride gli audaci, non è stata d’aiuto al ladro nel mentre in cui ebbe a tentare di fare ritorno in Y’Shalf… »

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