11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 3 luglio 2012

1627


M
algrado l'età maggiore rispetto a quella di Tahara, Midda avrebbe potuto vantare i benefici di una vita trascorsa in serio e appassionato allenamento fisico, al quale, ogni mattina, ogni sera e, spesso, anche nel corso della giornata, ella era solita dedicarsi, con assoluta abnegazione, quasi fosse un voto religioso. In grazia di ciò, quindi, nessun stupore avrebbe dovuto caratterizzare la sua reazione innanzi all'ennesima aggressione da parte della propria attuale avversaria, alla quale ella non reagì con la medesima staticità precedente, ma preferì opporre tutta la propria agilità e la propria velocità, balzando all'indietro in una amplia e meravigliosa capriola, che la vide appoggiare, per un fugate istante, entrambe le mani a terra, per poi ancora rigirarsi e riallungarsi all'indietro, a oltre sei piedi dalla propria posizione iniziale. Un'evasione alla quale la donna pirata non volle offrire alcuna evidenza di sorpresa, subito ratificando la propria strategia iniziale per inseguirla, per porsi sulle sue tracce e raggiungerla prima di una nuova capriola. Capriola che, nel ravvisare quella reazione, venne riconfermata e, in ciò, raddoppiata, e poi triplicata, in una sequenza di eleganti e rapide rotazioni e rivoluzioni della mercenaria all'unico scopo di allontanarsi dalla propria cacciatrice, dalla propria bracconiera, apparentemente tutt'altro che intenzionata a concederle tale opportunità, simile occasione di salvezza e di vita.
Quella continua e forzata sequenza di capriole portò la Figlia di Marr'Mahew a perdere una porzione tutt'altro che insignificante del terreno che aveva guadagnato attraverso la cittadella, respingendola, proprio malgrado, all'indietro, verso la baia e il mare sotto di loro. Una perdita che ella non avrebbe in alcun modo potuto gradire, neppure al confronto con la sopravvivenza in tal modo resa propria.
Rogautt, la città eretta sull'isola e necessariamente avente il suo stesso nome, date le dimensioni tutt'altro che elevate di tale superficie abitabile, era stata infatti obbligatoriamente edificata in lieve pendenza, in salita lungo quella che, forse, un tempo era stata una montagna e che, ormai, si palesava qual nulla di più di una collina particolarmente elevata, centrale a tutta quella porzione di terra emersa. E se la zona portuale, necessariamente, aveva trovato il proprio naturale sviluppo lungo la costa, e lungo la costa settentrionale, in particolar luogo, là da dove sole avrebbero potuto giungere delle navi verso l'isola; il palazzo che Nissa Bontor aveva fatto edificare qual sede del proprio potere sorgeva in una posizione sopraelevata rispetto al resto, tale da permetterle, facilmente, di dominare l'intera città e, innanzi a essa, tutto il porto con le numerose navi lì ormeggiate.
Per tale particolare conformazione geografica e urbanistica, quindi, nella volontà di raggiungere la propria gemella e regolare definitivamente ogni questione con lei, la donna guerriero più famosa di quell'angolo di mondo sarebbe stata costretta dal fato ad ascendere lungo quelle viuzze; nel mentre in cui, in conseguenza all'insistenza di Tahara, ella stava venendo obbligata a ridiscendere, non trovando ragione utile a tacere la propria contrarietà a simile sviluppo…

« Così non va bene. Non va affatto bene. » protestò sottovoce, impossibile dire se rivolta a se stessa o alla propria antagonista « Non mi posso permettere di perdere tempo giocando con lei, e non mi posso permettere di perdere terreno in conseguenza a questa sciocca, piccola giostra… »
« Sciocca, piccola giostra?! » ripeté l'altra, forse offesa da quella particole scelta di vocaboli.
« Certo… come altro puoi considerare tutto questo? » replicò ella, rimettendosi in piedi e, approfittando di quella inattesa parentesi di desiderata quiete, cercando di sfruttare quei pochi istanti concessile per elaborare una strategia alternativa a quella sventurata ritirata « Non lo vorrai ritenere un combattimento, spero bene. Quello che vedi sulla mia fronte non è sudore… è ancora l'acqua del mare, credimi. »

Parole, quelle, che ancora una volta non riuscirono a soddisfare la controparte e che, per tal ragione, senza particolari preavvisi, lanciò il pugnale mantenuto sino a quel momento nella propria destra contro il cuore della propria avversaria, della nemica giurata della sua signora, pregando, in tal offensiva, di riuscire a raggiungere quel tanto sospirato bersaglio offrendo, in tal modo, giusto compenso per tutta l'irriverenza da questa mostrata sino a quel momento.
Ancora una volta, tuttavia, quell'offensiva non ottenne la conclusione sperata e, incredibile a dirsi, in tal occasione la Figlia di Marr'Mahew ebbe modo di dimostrare, ancora una volta, il merito indubbio e assoluto per tutti i propri titoli, spingendosi a compiere un gesto altamente improbabile, forse persino impossibile, e che pur ella tradusse in realtà, piegando il proprio corpo lateralmente, verso destra, per ovviare a quell'aggressione e, nel contempo, sollevando la mancina allo scopo di inseguire la traiettoria di quel pugnale e, prima che potesse allontanarsi da lei, afferrarlo, e afferrarlo saldamente, in maniera tale da renderlo proprio, da prendere possesso di quella stessa lama scagliata qual augurio per la sua, tutt'altro che da lei stessa apprezzabile, dipartita. Dipartita che in quell'atto ella non solo scongiurò ancora una volta, ma che, al contrario, si pose nell'interessante posizione di poter reciprocamente suggerire all'antagonista.
Ma veramente avrebbe potuto e dovuto considerare Carsa un'antagonista?
Tahara, sicuramente, lo era. Ma Carsa? Era giusto considerarle la medesima persona, graziando l'una qual riconoscimento all'altra, oppure sarebbe stato più corretto giudicarle separatamente, condannando l'una senza porsi troppe domande sul destino dell'altra?!
Incertezza, la sua, che ancora una volta ebbe modo di dimostrarsi compromettente, laddove, per la propria salvezza, l'unica scelta corretta sarebbe stata quella di porre, quanto prima, fine a quella letale, piccola giostra, così come ella l'aveva definita, piuttosto che concedere alla controparte di riservarle un nuovo attacco, con il quale tentare di definire una diversa conclusione a tutto quello. Così facendo, altresì, la Campionessa di Kriarya concesse una sgradevole opportunità al nemico, e questi, non perché pirata ma in quanto semplice avversario, non esitò a colpire o, per lo meno, a tentare di colpire.

« Muori! » esclamò, lasciandosi precipitare verso di lei e, con entusiasmo, cercando di affondare nelle sue budella con l'unico pugnale ora rimastole in mano, non ancora accompagnato dal quinto ancora presente nella sua cintola, unico di quel suo modesto arsenale.

Ma proprio quell'azione, che pur avrebbe potuto condurla al successo, che pur avrebbe potuto ottenere un ottimo riscontro, nella morte della donna guerriero; non fece altro che imporre una momentanea interruzione a quel confronto, a quel duello, non concluso ma, in ciò, semplicemente sospeso, rimandato, forse di un quarto d'ora, forse di più. Il tempo, per lo meno, allora necessario a permettere al pugno di nero metallo dai rossi riflessi della Figlia di Marr'Mahew di raggiungerle il capo, e di imporle una violenza tanto intensa quanto controllata, utile a non fratturarle il cranio, e a condannarla, in ciò, a morte certa; ma solo da spingerla a perdere i sensi, a obliare la realtà e tutti gli impegni che ella riteneva quali propri in essa, nel mentre in cui l'altra avrebbe avuto modo di proseguire nel proprio intento iniziale, ascendendo sino al palazzo della regina dei pirati, alla corte della sua nemesi.
E dove a Tahara non fu concesso il tempo di comprendere il proprio fallimento; alla mercenaria non fu dato modo di gioire per il proprio ipotetico successo, ove, in quell'azione ella si era ritrovata costretta a rinunciare a un confronto civile con colei che voleva ancora considerare una propria alleata, al di là dell'evidente dimostrazione in senso contrario da parte di inconfutabili fatti e difficilmente fraintendibili parole. Purtroppo, in quel momento, dalle sue azioni, dalle sue scelte, dipendevano molte più vite di quelle che avrebbe potuto gradire da lei dipendessero, ragione per la quale, pur senza ucciderla, non avrebbe potuto evitare di agire in quella direzione, di porla fuori combattimento per il tempo utile a concederle di completare quanto avrebbe dovuto completare, di compiere quanto andava compiuto.

« Buonanotte, Carsa… » sussurrò, accogliendola al volo fra le proprie braccia, al fine di evitare, per lei, un brusco incontro con il lastricato sotto ai loro piedi « Spero che un po' di sonno ti sarà utile a rinsavire, quanto sufficiente a non permetterti di incrociare ancora i miei passi. Perché, la prossima volta, potrei non riuscire a trattenermi come ora… »

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