11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 1 luglio 2012

1625


C
ondotta per la prima volta, insieme a Howe e Be'Wahr, al cospetto di Midda in conseguenza ai capricci, poi rivelatisi importanti decisioni strategiche, dall'autorità e dai soldi di una nobildonna di Kirsnya, lady Lavero, già sorella di un poco di buono con il quale la stessa donna guerriero aveva avuto a che fare qualche tempo prima; Carsa Anloch si era presentata, e poi effettivamente dimostrata, qual una mercenaria esperta nel campo dell'infiltrazione e della dissimulazione, una bugiarda perfetta capace di interpretare qualunque ruolo richiestole dal caso, e di interpretarlo tanto bene da annichilirsi temporaneamente in esso, arrivando persino a dimenticarsi della propria effettiva identità, salvo recuperarla al momento più opportuno, quando raggiunto l'obiettivo desiderato. Una bravura, quella da lei dimostrata, che troppo facilmente avrebbe potuto confondersi con un concreto disturbo mentale, una forma di pazzia estremamente pericolosa, ove non fosse stata correttamente gestita. E forse… forse era quello che era successo già in tre diverse occasioni, quell'ultima inclusa, nelle quali ella aveva deciso di rinnegare la propria dichiarata amicizia con la Campionessa di Kriarya per dichiararle, altresì battaglia, quasi ella fosse la prima fra i propri nemici. Forse, ove, in ogni precedente occasione, si era poi dimostrata una certa consapevolezza di fondo alla base delle sue azioni, consapevolezza che l'aveva resa apertamente colpevole per ogni sua scelta.
Possibile, tuttavia, che, come già palesatosi in occasione di quella che era stata pianificata qual trappola a discapito di Nissa Bontor, nella strategia della quale compito di Carsa sarebbe stato quello di introdursi fra i pirati, tanto da guadagnarsi una posizione di fiducia innanzi alla loro sovrana, utile a condurla al luogo concordato nel momento concordato; che ella avesse veramente votato in favore di una totale e irreparabile avversità a discapito di Midda Bontor, alla quale, per più e più volte, aveva ripromesso la propria più totale fedeltà, e dalla quale, addirittura, era stata persino ingaggiata per quell'occasione, per quell'incarico, non quale semplice favore d'amica, ma qual missione mercenaria nella quale la Figlia di Marr'Mahew avrebbe avuto il ruolo di mecenate? Possibile ciò?!
Possibile, anche, che, così come apparentemente accaduto, la sua gemella, Nissa Bontor, potesse aver avuto sufficiente carisma per riuscire a incantare Carsa, spingendola a obliare ai suoi impegni con lei per divenire a sua volta pirata; lei che, invero, neppure era nata qual figlia dei mari e che già, per riuscire a ottemperare alla sua missione iniziale, doveva essersi impegnata oltre misura, a vincere il suo innato e atavico timore per il mare e per tutte le sue minacce? Possibile ciò?!
Eppure eccola lì. Carsa Anloch. Innanzi a lei, con già due pugnali sguainati, e altri tre, o forse più, inseriti nella cintola attorno ai suoi sensuali fianchi. Indubbia, infatti, avrebbe dovuto essere considerata la beltà e la sensualità proprie di quella donna, non solo in grazia a un'età decisamente più giovane, ma anche, e soprattutto, per un corpo che difficilmente avrebbe potuto essere ignorato da alcuno, malgrado forme meno generose rispetto a quelle proprie di Midda, su di lei vincente, forse, solo per il fascino, la malia, che da una persona tanto straordinaria sapeva necessariamente e ineluttabilmente derivare.
Eccola lì. Carsa Anloch. Innanzi a lei, pronta ad aggredirla, ad aggredire colei che le si era sempre rivelata superiore, seppure per uno scarto assolutamente minimo, e che non per questo avrebbe ovviato ad attaccare, ad aggredire, cercando ancora una volta quella vittoria forse sperata e pur non ancora ottenuta.
Eccola. Carsa Anloch. Innanzi a lei, con occhi sgranati, incredula per quanto allora offertole dal fato, per l'occasione che il destino le aveva posto innanzi, per ingaggiar duello con la nemica giurata della propria sovrana e amica, di Nissa Bontor, a cui aveva volentieri offerto tutta se stessa, non semplicemente i propri servigi, ma ancor più il proprio cuore, in un affetto smisurato, per lei e per tutta la sua famiglia, per ognuno dei suoi figli. Perché lì, in effetti, non era Carsa Anloch, la mercenaria, ma Tahara, la pirata.
Tahara che sarebbe morta mille volte per la sua regina.
Tahara che sarebbe morta altre mille volte per i figli della sua regina.
Tahara che mai si sarebbe tirata indietro innanzi all'inconfutabile immagine della gemella della propria signora, così simile alla sua signora e al contempo così diversa.
Perché Midda Bontor, attorno a sé, aveva richiamato solo morte e distruzione, solo dolore e pena, condannando chiunque le si fosse mai avvicinato a indicibili sofferenze per mano di nemici che mai, neppure, avrebbe potuto immaginare di avere. Mentre Nissa Bontor, attorno a sé, aveva richiamato solo vita e prosperità, solo gioia e letizia, benedicendo la terra sulla quale camminava e, con essa, gli uomini e le donne che a lei erano fedeli. Midda Bontor era stata solo capace di rinnegare la sua famiglia, e di levare prima il pugno e poi la spada contro la sua gemella, che a lei aveva donato il proprio cuore. Nissa Bontor non solo non aveva mai abbandonato i propri cari, ma aveva dato vita a una nuova famiglia, con un figlio adolescente che l'ammirava quasi una dea, e due gemelle, ancor bambine, che altro non desideravano godere della sua compagnia, a dispetto dei numerosi impegni che con eccessiva insistenza l'allontanavano da casa per lunghi periodi.
Nissa Bontor era una pirata? Nissa Bontor aveva ucciso gli amici di sua sorella, per perseguitarla?
Forse. Probabilmente. Sicuramente. Ma Midda Bontor era anche peggio, laddove di propria mano aveva ucciso ripetutamente nemici e talvolta persino amici, generando la propria fama su una marea rosso sangue che nulla avrebbe avuto da invidiare a quella della propria gemella. Eppure l'una era considerata un'eroina. Mentre l'altra una pirata. L'una da ammirare. L'altra da combattere senza pietà.
Non un solo istante di esitazione, pertanto, fu proprio di Tahara, non un solo momento di attesa precedette il lancio quasi contemporaneo di due coltelli, di due pugnali, i quali, se solo l'altra non fosse stata sufficientemente attenta, pronta e agile, sicuramente l'avrebbero colpita, o addirittura uccisa.

« Preparati, Midda Bontor! » esclamò, dopo che quelle due micidiali lame vennero proiettate verso la propria destinazione, il cuore e la gola della mercenaria avversaria « Ignoro le ragioni per le quali tu non sia rinchiusa là dove dovresti, ma sarà mio piacere condurre la tua testa alla mia signora qual dimostrazione di fedeltà e di amicizia! »
« Carsa, maledizione! » replicò, per tutta risposta, dopo essersi quasi sdraiata all'indietro per ovviare a quell'assalto, poi recuperando posizione eretta in grazia a un deciso colpo di reni « Cosa diamine ti ha spinto a venderti a Nissa, in maniera tanto spudorata?!... » domandò, cercando di comprendere cosa stesse accadendo e di guadagnare istanti preziosi per elaborare una qualunque strategia, rimasta, proprio malgrado, priva di armi, al di fuori della sua protesi stregata.
« Non so con chi tu mi stai confondendo, "Figlia di Marr'Mahew"… è così che ti chiamano, vero? » contestò, scuotendo il capo e lasciando comparire nelle proprie mani una seconda coppia di pugnali « Ma alcuna parola, scandita dalle tue labbra, potrà mai incantarmi. Quindi risparmia le energie per combattermi… o muori, tentando di distrarmi con le tue chiacchiere! »

E non dimostrando la benché minima recettività innanzi a un nome che ormai non le apparteneva più, non era più parte della sua esistenza né sarebbe potuto esserlo al di fuori di brevi spiragli onirici di coscienza; la donna un tempo conosciuta come Carsa Anloch, e che ora rispondeva solo al nome di Tahara, e non di certo se e quando pronunciato dalle labbra dell'acerrima nemica della sua signora, si impegnò in un nuovo attacco, ora non gettando vanamente altre armi verso l'avversaria, ma saltando in avanti, e cercando contatto diretto con il suo corpo, con le sue carni e il suo sangue, con le quali sole si sarebbero potuto sfamare e dissetare le sue lame.
Così, la donna guerriero più famosa di quell'angolo di mondo, fu costretta a retrocedere e levare il proprio arto destro a difesa del suo corpo, senza risposte utili a saziare la sua brama di spiegazioni, senza il benché minimo indizio in merito a cosa potesse essere accaduto alla sua compagna d'armi, complice e, forse, un tempo, persino amica, per ridurla in quelle condizioni, per spingerla verso quell'apparente pazzia.

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